di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo
Il Dubbio, 4 febbraio 2026
Con una recente pronuncia delle Sezioni Unite Penali (n. 2648/26), la Corte di Cassazione ha definitivamente chiarito ciò che da tempo andava affermando in modo sempre meno esitante: il procedimento di prevenzione non è, e pare non dover essere, un processo giusto. È un diritto speciale, ridotto, subordinato. Un diritto minore per interessi ritenuti tali. Nel ribadire la distanza strutturale dal processo penale, la Corte non si limita a descrivere una differenza di modelli, ma ne trae una conseguenza di valore: le garanzie che presidiano l’accertamento penale non sono automaticamente trasferibili nel procedimento di prevenzione, perché i beni coinvolti - in particolare la proprietà - non godrebbero dello stesso rango costituzionale della libertà personale. Da qui, la legittimazione di un sistema probatorio più povero, di rimedi più angusti, di un accesso alla tutela straordinaria rigidamente contingentato.
di Maria Teresa Caputo*
altalex.com, 4 febbraio 2026
Risponde del reato ex art. 391-ter c.p. anche il familiare che non censura e incentiva l’uso illecito dello smartphone del detenuto (Cassazione n. 1787/2026). L’ingresso illegale di smartphone negli istituti penitenziari è un fenomeno largamente diffuso ed evidentemente non sufficientemente contrastato nonostante la previsione del reato ex articolo 391-ter del codice penale che dovrebbe agire da deterrente. Tralasciando i casi di agenti penitenziari corrotti, il rischio che i cellulari entrino, nascosti in pacchi contenenti indumenti o alimenti, in occasione di visite di parenti e amici, è elevato. A tanto di aggiungano i casi di lanci di telefonini oltre il muro di cinta e di droni che, indisturbati, sorvolano gli istituti penitenziari per effettuare consegne “a domicilio”.
di Emanuele Lentini
brindisireport.it, 4 febbraio 2026
Alberto Villani era recluso nel carcere di Bari, mentre le udienze si svolgevano davanti alla corte d’assise di Brindisi. I famigliari hanno espresso l’intenzione di donare gli organi. La vicenda di cronaca risale al settembre 2023: la donna era stata picchiata e carbonizzata. È stato dichiarato morto nella mattinata di oggi, martedì 3 febbraio 2026, Alberto Villani. Originario di San Michele Salentino, aveva 50 anni ed era a processo con l’accusa di aver ucciso sua madre, la 71enne Cosima D’Amato. Villani era recluso nel carcere di Bari, risale a domenica il gesto estremo. Trasportato in condizioni disperate presso il Policlinico, i medici ne avevano certificato la morte cerebrale. I famigliari hanno espresso l’intenzione di donare gli organi di Villani. Aveva una ex compagna e tre figli, tutti maggiorenni.
di Rocco Currado
Il Mattino di Padova, 4 febbraio 2026
Dopo i due suicidi dentro le celle, la denuncia di Ostanel (Avs): “Vittime del sovraffollamento, monitoraggio della Regione”. Quattrocento sessantasette atti di autolesionismo in un solo anno. È il dato che scuote la città e riporta sotto i riflettori la situazione del Due Palazzi. “Situazione carceraria drammatica: a Padova nel 2025 467 atti di autolesionismo tra detenuti, quasi 9 su 10 tra persone in attesa di giudizio o che scontano pene brevi”. Chiesto anche l’intervento del Presidente Stefani.
di Daniele Bovi
umbria24.it, 4 febbraio 2026
Più di un anno fa era stato firmato un accordo per la realizzazione di progetti di assistenza e cura ma nessuno si è fatto avanti. Le patologie psichiatriche rappresentano una delle problematiche più gravi del carcere perugino di Capanne; nonostante ciò, per ora non si è trovato nessun psichiatra che abbia voluto - o potuto date le condizioni poste dal bando e le difficoltà del contesto - dare sostanza all’accordo siglato più di un anno fa tra Regione, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e Provveditorato regionale per la Toscana e l’Umbria. E così, nelle scorse ore, l’Usl Umbria 1 si è vista costretta a riaprire i termini del bando nella speranza che qualcuno, stavolta, si faccia avanti.
varesenews.it, 4 febbraio 2026
Sarà impegnata per tre anni, con attenzione all’ascolto, alla salvaguardia delle relazioni e ai percorsi di risocializzazione, in particolare nella Casa circondariale del Bassone. “Un passaggio di grande valore istituzionale e civile”, afferma il sindaco Alessandro Rapinese. È una docente dell’Università degli Studi dell’Insubria, Gilda Ripamonti, la nuova Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Como. La scelta, avvenuta al termine di una procedura di selezione comparativa, è stata motivata dalla comprovata esperienza maturata nell’ambito del diritto penale, quale ricercatrice, docente e componente del Centro studi sulla Giustizia riparativa e la mediazione dell’Università degli Studi dell’Insubria, nonché dalle “caratteristiche di indipendenza, probità e obiettività” che emergono dal suo profilo professionale e umano, come si legge nel decreto di nomina del 19 gennaio.
lagazzettadelcalatino.it, 4 febbraio 2026
Il Consiglio comunale di Caltagirone ha approvato il regolamento per l’istituzione del Garante dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale. Il via libera è arrivato nella seduta di ieri sera, con l’ok alla proposta della Giunta municipale, modificata da un emendamento del centrodestra che attribuisce al Consiglio, e non al sindaco, la competenza per l’elezione del Garante. L’emendamento è passato con 8 voti favorevoli e 6 contrari. Unanime il riconoscimento dell’importanza della nuova figura, già condivisa anche in prima commissione. Divergenze, invece, sulle modalità di nomina. Per il centrodestra, che ha sostenuto l’emendamento con Ivana La Pera, Francesco Caristia, Sergio Gruttadauria e Antonio Montemagno, la scelta consiliare rappresenta “la migliore soluzione”. Critico il centrosinistra: Luigi Failla ha parlato di un emendamento che “sminuisce la figura del Garante”, mentre Pia Giardinelli ha auspicato una nomina unanime. Il provvedimento è stato illustrato dall’assessore alla Legalità Giuseppe Fiorito, che ha richiamato la centralità della tutela della persona e della dignità umana. Il Garante opererà per migliorare le condizioni di vita e il reinserimento sociale dei detenuti, anche attraverso attività di sensibilizzazione e l’esame di segnalazioni.
di Cristina Bertolini
Il Giorno, 4 febbraio 2026
“Incontro con il carcere” è il progetto pilota formulato dall’istituto Carlo Porta (liceo economico sociale) per i 22 studenti della classe quarta GS con la società “Armonia senza confini” e la Provincia di Monza e Brianza. Come spiega la dirigente scolastica Giovanna Lacatena, l’idea è nata da un incontro con il consigliere provinciale Giuseppe Azzarello, promotore del progetto, per offrire un’esperienza concreta con i detenuti del carcere di Bollate da aggiungere alle iniziative della scuola sulla legalità. “È cosa diversa spiegare Diritto e giustizia riparativa sui libri - fa eco la professoressa Anna Passoni - e far toccare con mano la realtà del carcere e di chi ha sbagliato e sta facendo un percorso riparativo e di rieducazione”. Il progetto ha portato a un protocollo d’intesa per spiegare ai ragazzi le conseguenze di bullismo e cyberbullismo, uso errato dei social media, conseguenze della solitudine e dello stigma sociale.
di Livia Zancaner
Il Sole 24 Ore, 4 febbraio 2026
C’è un luogo in cui abbattere il confine tra carcere e città è possibile, anche fisicamente. È il Teatro Puntozero Beccaria, prima sala teatrale in Europa costruita all’interno di un istituto penale minorile e, allo stesso tempo, aperta al pubblico. Il teatro si colloca infatti esattamente a cavallo delle mura del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano, con un doppio ingresso, uno dalla strada e uno dall’interno dell’istituto. Una scelta che incarna una visione precisa della giustizia minorile, fondata sulla continuità con la società civile. Dall’1 al 22 febbraio 2026 questo spazio ospita Alice Augmented, nuova versione di Alice nel Paese delle Meraviglie, spettacolo che unisce giovani detenuti e non.
Il Mattino, 4 febbraio 2026
L’iniziativa, curata dall’associazione Exit Strategy, ha visto un gruppo di detenute mettersi in gioco con il progetto “Mandragole”. La Casa Circondariale di Benevento, oggi, per qualche ora è stata un vero e proprio teatro, accogliendo l’esibizione delle detenute che hanno scelto di prendere parte al progetto “Mandragole. Tecniche di Teatro Partecipativo” a cura dell’associazione Exit Strategy e finanziato dal Fondo per la promozione e il sostegno delle attività teatrali negli istituti penitenziari. La restituzione finale di un percorso che ha visto impegnate una parte della popolazione femminile del carcere, mettendosi in gioco e lavorando su se stesse.










