di Annamaria Corrado
Il Resto del Carlino, 5 aprile 2023
La presidente di Ravenna Festival risponde alle domande dei redattori del giornale interno. Tra le curiosità emerge la sua passione per il rap: “Mi piace da morire e mi incuriosiscono i testi”.
di Arianna Finos
La Repubblica, 5 aprile 2023
Su Disney+ “The good mothers”, il racconto delle vicende di Lea Garofalo, Giuseppina Pesce e Concetta Cacciola. Nel cast Micaela Ramazzotti, Gaia Girace e Valentina Bellè. Reduce dalla vittoria come migliore serie televisiva dell’ultima Berlinale, arrivano su Disney+ le storie di Lea Garofalo (e sua figlia Denise), Giuseppina Pesce e Concetta Cacciola, tre donne capaci di ribellarsi al sistema patriarcale della ‘ndrangheta pagando un prezzo altissimo, spesso la vita, a volte senza il sostegno delle istituzioni. Prodotta da Wildside (gruppo Freemantle), vincitrice del Berlinale Series Award, “The good mothers” è disponibile dal 5 aprile su Disney+.
di Giovanni Valentini
Il Fatto Quotidiano, 5 aprile 2023
Non si può non concordare con Emma Bonino quando sostiene, come ha detto recentemente in un dibattito sulle cosiddette “famiglie arcobaleno”, che “la tela di fondo di questo governo è il proibizionismo”. In quell’occasione la leader radicale discuteva del riconoscimento dei figli e delle figlie di genitori omosessuali.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 5 aprile 2023
Nuova indagine sul fenomeno a dieci anni dall’ultima: la situazione è peggiorata. “Facevo cose stancanti per una ragazzina di 13 anni, lo puoi fare per qualche tot di giorni ma dopo un po’ crolli, non ce la fai. Non hai una vita sociale, nel senso non hai amici, non puoi uscire, quindi la tua adolescenza non te la puoi godere”. F. è nata a Palermo, oggi ha 17 anni. La sua è una delle testimonianze raccolte in “Non è un gioco”, indagine sul lavoro minorile in Italia condotta da Save The Children. Il risultato è una stima di 336mila bambini e adolescenti che hanno avuto un’esperienza lavorativa prima dei 16 anni, l’età in cui diventa consentito dalla legge. Si tratta di circa un minore ogni quindici.
di Marco Omizzolo
Il Manifesto, 5 aprile 2023
“Nella mia esperienza l’unica legge vigente in alcune aziende dell’Agro Pontino è quella del padrone, che decide tutto a partire da chi deve lavorare, quante ore di lavoro deve fare e quanto dobbiamo essere pagati. Se qualcuno si lamenta non ti richiama più, oppure ti insulta o minaccia in modo brutale. L’ho visto personalmente minacciare braccianti del Bangladesh e indiani con fucili e pistole per farli tacere dopo tre mesi di lavoro svolto senza stipendio”.
di Salomè Archain e Emilio Santoro
Il Manifesto, 5 aprile 2023
Il 30 marzo la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), nel caso J.A. e altri c. Italia (ricorso n. 21329/18), ha condannato all’unanimità l’Italia per la detenzione de facto dei migranti nell’hotspot di Lampedusa e per l’illegittimità del respingimento collettivo verso la Tunisia a cui erano stati sottoposti i ricorrenti nell’ottobre del 2017. La Corte ha ritenuto che vi sia stata una violazione di due articoli della Convenzione Europea dei Diritti Umani, il 3, divieto di trattamenti inumani o degradanti, il 5 par. 1, 2 e 4, diritto alla libertà e alla sicurezza, e dell’articolo 4 del Protocollo n. 4 (divieto di espulsione collettiva degli stranieri) allegato alla Convenzione.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 5 aprile 2023
L’accoglienza “obbligatoria” resta un tabù, anche nel Pd di Schlein (che la promosse). Erano i primi mesi del 2018 e l’attuale ministro dell’Interno Matteo Piantedosi era prefetto a Bologna. Onde evitare di fare “il prefetto cattivo” e imporre l’apertura di nuovi Centri di accoglienza straordinaria (Cas), Piantedosi chiedeva che in tutti i comuni della provincia venisse aperto almeno un progetto Sprar (oggi Sai), il sistema di accoglienza ordinaria organizzata in piccoli progetti per lo più gestiti dalle amministrazioni comunali attraverso il terzo settore.
di Liana Milella
La Repubblica, 4 aprile 2023
Sono 740 i condannati sottoposti alla misura speciale, di cui 12 donne. Sono tutti mafiosi, tranne tre terroristi e l’anarchico Cospito. “Troppi” detenuti al 41bis. “Per troppo tempo”. “Fino all’ultimo giorno di detenzione”. “Con restrizioni assurde come l’obbligo di comprare solo una melanzana e una zucchina”. “Con un 41bis dentro lo stesso 41bis, con oltre 40 persone chiuse nelle cosiddette ‘aree riservate’, sottosezioni con soli 2-4 detenuti”.
di Angela Stella
Il Riformista, 4 aprile 2023
La denuncia nel rapporto del garante dei detenuti Palma. Alcune restrizioni “non appaiono allineate alla finalità del regime detentivo”. C’è una “sospensione del trattamento”. Così si rischia di violare la Costituzione.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 4 aprile 2023
Il Rapporto e le richieste del Garante dei detenuti Mauro Palma. Alfredo Cospito ma non solo. Sottoposte al regime di detenzione speciale 41bis ci sono attualmente circa 740 persone, tra cui 12 donne, distribuite in 60 sezioni all’interno di 12 carceri. A parte il detenuto anarchico e tre brigatisti rossi del tempo che fu, sono tutti condannati (613) o in custodia cautelare (121) per associazione a clan mafiosi. Sei gli uomini internati nella “Casa lavoro” di Tolmezzo di cui solo due sono ancora in età lavorativa e operano in una serra, quindi per pochi giorni l’anno. Ciascun recluso sottoposto al 41bis può comunicare solo con gli altri detenuti o internati facenti parte dello stesso “gruppo di socialità” (composto di 4 persone al massimo).
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