di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 gennaio 2023
Sei giorni fa, al centro di permanenza e rimpatrio (Cpr) di Torino già noto per le cronache come il suicidio di Moussa Balde avvenuta a maggio del 2021, si sono verificate nuove proteste da parte di alcuni migranti che hanno dato alle fiamme i materassi. Fortunatamente la protesta è rientrata subito, ma rimane ancora il dramma di questi luoghi di contenimento dove i migranti trattenuti hanno meno diritti dei detenuti stessi. Il 19 dicembre scorso è morto un migrante nel Cpr di Restinco, a Brindisi. Secondo quanto si è appreso, l’uomo è morto intossicato durante una protesta - sempre materassi bruciati - scoppiata all’interno del centro nel cuore della notte. Da febbraio 2020 questa è l’ottava morte di detenzione. I Cpr non trovano pace senza una riforma radicale del sistema di detenzione amministrativa. Otto morti in tre anni. Aymen Mekni, morto nel Cpr di Caltanissetta con il sospetto di cure non adeguate; Vakhtang Enukidze e Orgest Turia, morti nel Cpr di Gradisca d’Isonzo dopo episodi poco chiari il primo e a seguito di una overdose da farmaci il secondo; Wissem Ben Abdel Latif, morto in contenzione all’ospedale San Camillo di Roma, dove era stato portato dal Cpr di Ponte Galeria; Moussa Balde, come già detto morto suicida nel Cpr di Torino, dove era finito dopo essere stato vittima di un brutale pestaggio a Ventimiglia; Ezzedine Anani e Arshad Jahangir, suicidati sempre a Gradisca. Poche settimane fa si aggiunge la morte al Cpr di Brindisi. Per quest’ultima morte due migranti sono stati arrestati (dal Cpr alla galera) e tre denunciate per aver provato a ribellarsi. Il sistema punitivo non manca, ma quello preventivo, ovvero il rispetto dei diritti, latita ancora.
di Fabrizio Caccia
Corriere della Sera, 11 gennaio 2023
Le navi Ocean Viking e Geo Barents ad Ancona: “Costretti a un viaggio più lungo”. arrivata ieri sera al porto di Ancona, dopo 85o miglia e cinque giorni di navigazione, sfidando “onde alte anche sei metri”, la nave Ocean Viking della ong Sos Mediterranee, con a bordo i 37 migranti soccorsi al largo della Libia la scorsa settimana. La Geo Barents di Medici senza frontiere, 73 naufraghi salvati, dovrebbe approdare invece stasera o al massimo domattina.
di Marco Omizzolo
Il Manifesto, 11 gennaio 2023
Il nuovo decreto Meloni-Piantedosi è la chiusura del cerchio. Esso impone alle navi delle Ong di portare immediatamente a terra i naufraghi e dunque, di fatto, vieta di fare ulteriori salvataggi dopo il primo.
di Hassan Bassi
Il Manifesto, 11 gennaio 2023
Durante il tradizionale discorso di fine anno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è rivolto, per alcuni secondi, direttamente ai giovani, sul tema delle morti sulle strade a causa degli incidenti. Il Presidente ha richiamato i giovani conducenti a guidare con prudenza, facendo riferimento all’eccesso di velocità, alla guida disattenta ed alla guida in stato di alterazione da consumo di alcol e sostanze stupefacenti. Questo passaggio del discorso è stato subito strumentalizzato con dichiarazioni proibizioniste e criminalizzanti dai soliti noti protagonisti della demagogia sul tema delle droghe, stravolgendo l’appello alla responsabilità individuale e a non sottovalutare i rischi del traffico veicolare espresso dalla prima carica dello Stato.
di Tonino Perna
Il Manifesto, 11 gennaio 2023
Da quando è scoppiata questa maledetta guerra in Ucraina si è percepita subito una nuova dimensione del conflitto giocato oggi su più piani, che sempre più spesso troviamo sulla stampa con la qualificazione di “guerra ibrida”. Significa una guerra che si conduce non solo sul piano militare, ma anche su quello della propaganda, diventata un’arma ugualmente letale, ed anche sull’uso degli hackers e della cyberwar che mettono fuori gioco interi sistemi logistici e possono mettere in ginocchio un paese più delle armi.
La Repubblica, 11 gennaio 2023
Amnesty International: la professoressa rischia più di sette anni di carcere. La sua colpa è aver chiesto un’indagine indipendente sull’uso delle armi chimiche nella regione del Kurdistan iracheno.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 10 gennaio 2023
Tra i firmatari Massimo Cacciari, Gian Domenico Caiazza, don Luigi Ciotti, Gherardo Colombo, Elvio Fassone, Luigi Ferrajoli, Giovanni Maria Flick, Tommaso Montanari, Moni Ovadia, Livio Pepino, Nello Rossi.
Arriva oggi all’attenzione della Cassazione l’incartamento relativo alla decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma che ha respinto un reclamo avanzato dal difensore di Alfredo Cospito, l’anarchico al 41 bis e da due mesi in sciopero della fame, contro il regime del carcere duro. Si tratta di un passaggio procedurale in vista della fissazione dell’udienza in cui verrà affrontato il ricorso presentato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini. Intanto anche l’ex Ministro dem della Giustizia Andrea Orlando si esprime a favore della revoca del carcere duro: “Mi auguro - ha scritto su twitter - che il ministro Nordio raccolga l’appello di giuristi ed intellettuali per la revoca del 41 bis a Cospito”. L’appello è quello “Per la vita di Alfredo Cospito” rivolto al Guardasigilli e all’Amministrazione penitenziaria da parte magistrati, avvocati, personalità della cultura tra cui Massimo Cacciari, Gian Domenico Caiazza, don Luigi Ciotti, Gherardo Colombo, Elvio Fassone, Luigi Ferrajoli, Giovanni Maria Flick, Tommaso Montanari, Moni Ovadia, Livio Pepino, Nello Rossi. Come ricordano i firmatari “Alfredo Cospito è a un passo dalla morte nel carcere di Bancali a Sassari all’esito di uno sciopero della fame che dura, ormai, da 80 giorni”. “Lo sciopero della fame di detenuti potenzialmente fino alla morte è una scelta esistenziale drammatica che interpella le coscienze e le intelligenze di tutti - proseguono i firmatari dell’appello (che può essere sottoscritto a questo link https://forms.gle/jtekmZS4zsdLPUht6).
di Giulia Merlo
Il Domani, 10 gennaio 2023
L’anarchico Alfredo Cospito, detenuto nel carcere di Sassari in regime di carcere duro dove sta scontando una pena certa non ancora determinata in via definitiva, è in sciopero della fame da 83 giorni per protestare contro il regime ostativo e il 41 bis. Ha perso 35 chili e, come ha dichiarato nell’ultima udienza davanti al Tribunale di sorveglianza di Roma, si considera “condannato in un limbo senza fine, in attesa della fine dei miei giorni” e non intende sospendere lo sciopero.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 gennaio 2023
L’allora guardasigilli Angelino Alfano ha abrogato la norma che dava questa facoltà. La misura, nata per evitare che un boss invii pizzini al suo gruppo criminale, non si attaglia all’attività palese e non occulta dell’anarchico.
di Alberto Cisterna
Il Dubbio, 10 gennaio 2023
Sul caso Cospito si sta scrivendo tanto e la mobilitazione di intellettuali e dei ceti meglio strutturati della pubblica opinione è possente. Tuttavia, il crollo visibile dell’egemonia culturale esercitata per decenni dalla sinistra italiana, e dai circoli radical dell’intellighenzia a lei vicina, rischia di veder assestato un altro duro colpo da una sorta di latente irritazione che pervade strati non marginali della pubblica opinione nazionale a sentire discutere della sorte dell’anarchico.
- Cos’è il 41 bis e come vivono i detenuti sottoposti al carcere duro
- Caro ministro Nordio, accenda nelle celle la luce della Costituzione
- C’è qualcosa di meglio del carcere
- Riforma Cartabia. “Oggi troppi imputati costretti a trascorrere la vita nei tribunali”
- Manca la firma della vittima, i ladri presi e già liberi. Ma sulla riforma bilanci a marzo










