di Giulia Merlo
Il Domani, 28 gennaio 2023
Davigo: “Lo Stato non può cedere ai ricatti” - Lo sciopero della fame non può essere un modo per ricattare lo Stato, è la posizione dell’ex magistrato Piercamillo Davigo. Il tema è tornato d’attualità perché il detenuto anarchico, Alfredo Cospito, condannato per strage e in carcere da dieci anni, sta digiunando da più di cento giorni per protestare contro il regime di carcere duro a cui è stato sottoposto e ora rischia la vita.
di Davide Varì
Il Dubbio, 28 gennaio 2023
Salvare l’anarchico Alfredo Cospito, certo. Salvarlo subito perché le sue condizioni di salute precipitano e non sono più compatibili col 41bis, forse neanche col carcere “normale”. Interpellato più volte e sollecitato da intellettuali e politici di vari partiti, il ministro Nordio è stato chiaro: la liberazione di Cospito dal 41bis dovrà necessariamente passare per una richiesta dell’autorità giudiziaria, che, “a fronte dell’aggravamento delle sue condizioni di salute può disporre una sospensione della pena o chiedere al Ministro una revoca del regime speciale”.
di Michele Passione*
Il Dubbio, 28 gennaio 2023
Una replica alle dichiarazioni dell’ex ministro dell’interno su Messina Denaro. Gent. Direttore, ho letto l’articolo a firma dell’ex Ministro Scotti, pubblicato sulla Stampa lo scorso 21 gennaio, che si inserisce nell’ambito del dibattito in corso su quel giornale e che ha già ospitato gli autorevoli interventi di Roberto Saviano, Gaetano Silvestri e Donatella Stasio.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 28 gennaio 2023
Così l’effetto dei tagli ha ridotto il sistema italiano uno dei peggiori d’Europa. Non saranno forse le sette piaghe bibliche che schiantarono l’Egitto dei faraoni, ma certo anche la giustizia italiana ha le sue piaghe. Croniche. Immutabili. E sotto gli occhi di tutti: tempi troppo lunghi per la definizione dei processi, massiccia prescrizione dei reati, giudici in perenne affanno per via di immani carichi di lavoro, personale amministrativo demotivato e paurosamente sotto organico, stabili vetusti e anche quelli abbastanza nuovi già pieni di acciacchi, caos tra leggi in continuo divenire e sentenze spesso in contraddizione tra di loro. Ce n’è abbastanza per alzare le braccia e scappare. E infatti. Il nuovo ministro Carlo Nordio, che da qualche settimana è passato dalla posizione di fustigatore a quella molto più scomoda di responsabile del buon andamento della giustizia, si è sfogato così in Parlamento: “Ho avuto vari contatti con autorità e con colleghi stranieri, ho ricevuto molti ambasciatori, e la lamentela unanime è che in Italia non si possa investire, perché l’incertezza del diritto e la lunghezza dei processi rendono antieconomico l’investimento”.
di Liana Milella e Conchita Sannino
La Repubblica, 28 gennaio 2023
All’apertura dell’anno giudiziario, le toghe sono allarmate da “riforme gravide d’incertezza”. La frattura a destra frena Nordio. Rilancio dei berlusconiani su intercettazioni e inappellabilità, valutano la proposta di indulto. Meloni e Nordio ritrovano la sintonia, come si evince dall’immagine face to face che li ritrae sorridenti a palazzo Chigi. Ma non ci sono altrettanti “sorrisi” sulla giustizia tra i partner della maggioranza. I lunghi coltelli prevalgono. E le divisioni sulle leggi sono ormai cronaca. Mentre si apre l’anno giudiziario in tutt’Italia e le toghe sono in allarme, come dimostra il presidente della Corte d’Appello di Palermo Matteo Frasca quando parla di “riforme gravide d’incertezza”. Certo, l’incertezza c’è, per via di contrasti, anche lapalissiani, che emergono di continuo. Al punto da frenare la voglia del Guardasigilli Carlo Nordio di passare dalle parole ai fatti.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 28 gennaio 2023
La riforma dell’improcedibilità voluta dall’ex Guardasigilli, senza risorse, rischia di far saltare migliaia di procedimenti penali. “La riforma Cartabia sull’improcedibilità costituisce una toppa peggiore del buco, e ce ne accorgeremo tra poco”, dice al Foglio un autorevole magistrato di Corte d’appello, riferendosi al meccanismo della tagliola introdotto nel 2021 per evitare il processo eterno “alla Bonafede”: trascorsi tre anni in appello e un anno e sei mesi in Cassazione, i procedimenti penali - salvo quelli per reati gravi come mafia e terrorismo - si interrompono (i termini diventeranno di due anni in appello e un anno in Cassazione dal 2025). Nella logica dell’ex Guardasigilli Marta Cartabia, l’intervento avrebbe dovuto essere accompagnato da una serie di misure volte a velocizzare i processi ed evitare la tagliola. A distanza di un anno e mezzo, però, di queste misure non c’è traccia.
di Gian Domenico Caiazza
Il Dubbio, 28 gennaio 2023
Un cruciale dibattito democratico viene affrontato con rodei polemici, ma senza una reale conoscenza del fenomeno e delle sue conseguenze. Premessa di ogni discussione seria: non è consentito a tutti di parlare di qualsiasi argomento. C’è un limite naturale, che è dato dalla complessità e dalla specialità del tema. Non c’entra nulla la libera espressione delle opinioni. È certamente questo il caso delle intercettazioni telefoniche, tema complesso e delicatissimo perfino per gli addetti ai lavori, sul quale occorrerebbe fare innanzitutto una buona informazione, prima di dar vita a interminabili ed infuocati rodei polemici in tv, sui media e - non ne parliamo - sui social. Proviamo a mettere ordine.
Intercettazioni, il pg Riello: “Nessun abuso, una stretta sui reati di corruzione sarebbe sbagliata”
di Manuela Galletta
La Stampa, 28 gennaio 2023
Sulla riforma Cartabia: “Questa legge ha seguito una strada apparentemente efficace ma semplice: eliminiamo i fascicoli. Ma eliminare i fascicoli è un’operazione burocratica, fare processi significa dare giustizia”. Diminuisce, seppur in maniera sensibile, il numero di omicidi e tentati omicidi (inclusi quelli legati alla criminalità organizzata), ma si avverte un aumento dei reati che hanno minori protagonisti, siano essi carnefici o vittime.
di Piero Tony*
Il Foglio, 28 gennaio 2023
Il guardasigilli non scopre l’America ma dice cose assolutamente ovvie: i più grandi errori giudiziari nascono dall’abuso delle intercettazioni. Perché una svolta è giusta e necessaria, contro l’Italia alla Kafka.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 28 gennaio 2023
Alle audizioni per l’indagine sulle intercettazioni aperta in Commissione Giustizia, gli esperti svelano i rischi del virus-spia. Manes: “Va limitato a mafia e terrorismo”.
- “23 anni ai domiciliari”: è il codice penale riscritto dalla stampa
- Una processione di magistrati per interrogare Messina Denaro
- Uno Bianca, nessun beneficio per i fratelli Savi: per i giudici non hanno completato la riabilitazione
- Germana Stefanini. Il sacrificio della “secondina” uccisa come Aldo Moro
- Palermo. “Ripristinate i colloqui telefonici quotidiani”: la petizione degli 800 detenuti del Pagliarelli









