di Viola Giannoli
La Repubblica, 21 gennaio 2023
La dottoressa Angelica Melia: “È in condizioni discrete ma siamo sull’orlo del precipizio, gli ho sconsigliato di camminare”. In sciopero della fame da tre mesi e un giorno, Alfredo Cospito, l’anarchico di 55 anni detenuto nel carcere di Sassari in regime di 41bis, “l’inferno dal quale mai mi faranno tornare a riveder le stelle”, non ha intenzione di interrompere la sua battaglia.
di Vitalba Azzollini
Il Domani, 21 gennaio 2023
C’è un profilo dell’arresto di Matteo Messina Denaro forse non indagato a sufficienza: la divulgazione di dettagli sulla sua salute, con la pubblicazione addirittura della sua cartella clinica. Si tratta di dati “particolari”, secondo la definizione del Regolamento europeo per la protezione dei dati personali (Gdpr), cioè sensibili, oggetto di specifica tutela. È lecito diffondere i dati sanitari di un soggetto noto, quando si dà una notizia che lo riguarda?
di Vincenzo Scotti*
La Stampa, 21 gennaio 2023
Roberto Saviano su La Stampa di martedì 17 obietta che l’”ergastolo ostativo”, al quale è stato sottoposto Messina Denaro, al pari di tanti altri boss della criminalità organizzata, “è oggettivamente una misura che contraddice la natura stessa della pena che serve a reinserire e non ad escludere” e ci ricorda anche che “l’ergastolo ostativo contraddice la natura stessa della Costituzione”. Saviano si inserisce in un dibattito anti 41 bis che ha ripreso forza da qualche tempo e si è allargato dopo la cattura del latitante di Castelvetrano. Già, dopo l’ultimo degli stragisti, Riina, la mafia aveva cambiato volto. Sarà forse un volto umano? Fosse così, certo, si potrebbero mettere finalmente da parte quegli articoli del codice, proposti con decreto legge da me insieme ai colleghi di governo, in cui non c’era solo il 41 bis ma un insieme di norme che completavano specificamente le leggi antimafia del 1991 e 1992 e consegnavano, soprattutto agli investigatori e ai magistrati, “strumenti” rivelatisi concretamente efficaci anche se rischiosi nella lotta alla mafia. In pratica agli uomini dello Stato veniva chiesto un prezzo altissimo: rischiare la propria vita.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 21 gennaio 2023
Antonio è stato condannato nel 2009 a 12 anni di reclusione per una rissa tra bande rivali. Nei due carceri milanesi in cui sconta la pena ha sempre svolto lavori “intramurari” per l’amministrazione penitenziaria e per cooperative.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 gennaio 2023
La residenza è un diritto fondamentale per i detenuti, riconosciuto dall’articolo 45 dell’Ordinamento Penitenziario. Ma risulta che quelli stranieri privi di permesso soggiorno rimangono senza identità anagrafica, e ciò è illegittimo perché comporta l’impossibilità di vedersi attribuita una carta di identità, di accedere a misure non detentive, di usufruire di prestazioni assistenziali spesso indispensabili e di attivare programmi di vita esterni una volta riacquistata la libertà personale. La denuncia arriva dal Garante nazionale delle persone private della libertà e lo ha fatto inviando le sue osservazioni, dal Capo Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia ai presidenti dei Tribunali di Sorveglianza.
di Luisa Brambilla
Corriere della Sera, 21 gennaio 2023
È tra le novità della Riforma Cartabia: chi è accusato di un reato e la vittima possono accordarsi per avere un colloquio chiarificatore. Che non cancella il processo, ma dà strumenti per guardare avanti. Ne parliamo con Claudia Mazzucato, docente di Diritto penale alla facoltà di Scienze Politiche e sociali dell’università Cattolica di Milano, che ha partecipato alla stesura della Riforma.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 21 gennaio 2023
Il professor Manes, già componente della commissione insediata dalla ex ministra: noi conseguenti con anni di dibattito, le modifiche sulla procedibilità a querela che adesso vuol fare il governo non sono correzioni.
di Giulia Merlo
Il Domani, 21 gennaio 2023
Mitja Gialuz, ordinario di procedura penale a Genova e membro della commissione Lattanzi che ha scritto la riforma, rifiuta le critiche di chi dice che chi ha scritto la riforma penale non conosce la vita vera dei processi nei tribunali.
di Francesco Merlo
La Repubblica, 21 gennaio 2023
Con lui il Paese si risveglia nel passato: giustizialisti contro garantisti, giudici contro politici. Neppure concentrando le loro forze, i vari De Magistris, Woodcock, Ingroia e via indietreggiando sino all’insuperabile Di Pietro, avrebbero saputo inventarlo meglio - e forse sarebbe giusto dire peggio - di così. Carlo Nordio suona infatti la carica come se fosse il ministro di Astio e Giustizia: “la democrazia dimezzata”, “il Parlamento supino”, “il pasticcio colossale”, “voi vedete mafia dappertutto”. Come se scrivesse il capitolo finale del suo libro “Giustizia ultimo atto”, Nordio si intesta dunque “la rivoluzione copernicana” e si trasforma nel Giustiziere della Giustizia.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 gennaio 2023
Le uscite del guardasigilli agitano Fratelli d’Italia. E qualcuno pensa già all’opzione Bongiorno. Il Guardasigilli Carlo Nordio rappresenta un problema per la maggioranza di destra-centro? Lecito chiederselo alla luce del fatto che proprio il ministro della Giustizia, quello più voluto e sostenuto dalla premier Giorgia Meloni, sia quello che sta creando più problemi al Governo in questi giorni. Candidato un anno fa da Fratelli d’Italia addirittura alla presidenza della Repubblica, ora rappresenta una vera grana soprattutto per Fratelli d’Italia; eppure Meloni lo aveva fortemente sponsorizzato anche quando Silvio Berlusconi stava minacciando di far saltare l’alleanza perché voleva a via Arenula Maria Elisabetta Alberti Casellati.









