di Lirio Abbate
L’Espresso, 8 gennaio 2023
Il suo nome rappresenta il fallimento di una società precaria che non è riuscita a proteggere un giovane. Di una scuola che è costretta a formare gli studenti in luoghi pericolosi. Di un mondo produttivo che continua a mietere vittime.
di Enrico Marro
Corriere della Sera, 8 gennaio 2023
I genitori di Giuliano De Seta, lo studente 18enne morto in un incidente in una fabbrica specializzata nella piegatura dei metalli mentre era in stage, non verranno risarciti dall’Inail perché le leggi non prevedono la copertura per casi come questo. Norme retaggio di un mercato del lavoro che non contemplava figure ibride, metà studenti e metà lavoratori. Ora il governo annuncia che vi porrà rimedio. Ma questa lacuna è solo una delle tante di una legislazione carente verso i giovani. Che, quando va male, lascia esposti alla legge del più forte soggetti per loro natura contrattualmente deboli e, quando va bene, prevede un regime di tutele attenuate, in nome di un malinteso concetto di flessibilità.
di Simone Alliva
L’Espresso, 8 gennaio 2023
Rende sempre più difficili i salvataggi in mare, rischia di violare il diritto internazionale, non avrà impatti rilevanti sul fenomeno migratorio. Gli esperti smontano pezzo a pezzo la legge voluta dalla Destra.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 8 gennaio 2023
Mediterraneo. Il capomissione della Geo Barents di Medici Senza Frontiere: “Vogliono allontanare le navi umanitarie dalla zona di ricerca e soccorso senza pensare a nessun altro meccanismo sostitutivo”.
di Francesca Luci
Il Manifesto, 8 gennaio 2023
La rivolta iraniana. Giustiziati ieri Mohammad Karami e Mohammad Hussein per “corruzione sulla terra”. E si muore anche in carcere: almeno 16 vittime, per torture o mancate cure. Quindici detenute entrano in sciopero della fame. E oggi sono previste proteste in tutto il paese per il volo PS752.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 8 gennaio 2023
Giustiziati un campione di karate e un allenatore di bambini. L’Ue: sconvolti. Nominato nuovo capo della polizia famoso per la repressione del 2009. In un video su Twitter, si vede una lapide nera davanti a un tappeto che ricopre una bara. Il tappeto è sommerso da quelle che da qui sembrerebbero margherite bianche. Si sentono delle donne piangere. Una di loro ripete ossessivamente una frase che un utente del social traduce: “Che cosa hai fatto per meritarti questo, bambino mio”. È la madre di Mohammad Mehdi Karami, disperata. Il ragazzo aveva 22 anni e ieri il regime dell’ayatollah Khamenei lo ha impiccato in carcere accanto al compagno di proteste Seyed Mohammad Hosseini, 39 anni.
di Mario Giro
Il Domani, 8 gennaio 2023
L’Africa è afflitta da numerose guerre ma nell’ultimo trimestre del 2022 sono stati fatti vari tentativi di negoziato. Il 2 novembre 2022 è iniziata la tregua tra le forze federali etiopiche di Addis Abeba e il Fronte popolare di liberazione del Tigray, che ha portato all’accordo di pace del 12 dicembre. Anche nella Repubblica democratica del Congo, seppur senza accordi, l’azione militare dei ribelli dell’M23 sta iniziando a recedere dopo ripetute avvertimenti della comunità internazionale.
di Antonio Fiori
Il Domani, 8 gennaio 2023
Il 4 gennaio, il generale Min Aung Hlaing ha annunciato l’indizione di una nuova tornata elettorale, prevista per il prossimo agosto e già c’è la certezza che non saranno democratiche- In Myanmar sono trascorsi ormai quasi due anni da quando, all’alba del primo febbraio, i militari, guidati dal generale Min Aung Hlaing, si sono impossessati del potere attraverso un colpo di stato, formalmente giustificato dal fatto che le elezioni del novembre 2020 - da cui era emersa una schiacciante vittoria dalle Lega Nazionale per la Democrazia - fossero state viziate da brogli, peraltro mai rilevati dagli osservatori elettorali indipendenti. In realtà, l’obiettivo era quello di negare ad Aung San Suu Kyi e al suo partito di governare il paese ponendo i militari ai margini della vita istituzionale. Oltraggiati dalla sovversione del risultato scaturito dalle urne - dopo un decennio dall’inizio di un flebile processo di transizione alla democrazia - e indignati dalle violenze perpetrate dai militari ai danni della popolazione inerme dopo il colpo di stato, i cittadini birmani hanno provato ad appropriarsi del proprio destino. Molti hanno incrociato le braccia invocando un lungo sciopero, paralizzando il paese e rifugiandosi, al contempo, sotto l’ombrello protettivo approntato dal neonato Governo di Unità Nazionale - istituito in opposizione ai militari da attivisti, leader delle varie etnie e da quei politici che, pur risultando eletti, non hanno potuto sedere in parlamento a causa del golpe - che ha preso a offrire servizi scolastici e sanitari alternativi a quelli statali. Altri hanno invece preferito imbracciare le armi contro i soldati, malgrado l’assenza di qualunque preparazione militare, unendosi ai numerosi gruppi etnici armati o alle Forze Popolari di Difesa, una nuova milizia civile.
di Emiliano Moccia
vita.it, 7 gennaio 2022
Lo scorso anno 84 detenuti si sono tolti la vita negli istituti di pena. Con cinque suicidi, il carcere di Foggia è quello che ha registrato il maggior numero di episodi. Sovraffollamento e carenze di organico degli agenti creano non pochi disagi nella gestione.
di Michele Brambilla
huffingtonpost.it, 7 gennaio 2022
Colloquio con Nicola Boscoletto della cooperativa Giotto: “Noi facciamo la differenziata, e invece la prigione è un unico cassonetto in cui buttiamo tutto. Il lavoro salva chi ha sbagliato, ma è un privilegio riservato solo all’1.3 per cento. Le leggi sono buone, ma non sono mai applicate. Vi spiego, numero su numero, l’entità di un fallimento”.
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