di Giuseppe Sarcina
Corriere della Sera, 5 gennaio 2026
A Washington il meccanismo è sempre più veloce e determinato. Mentre i leader europei si muovono in ordine sparso. Donald Trump accarezzò l’idea di impadronirsi della Groenlandia già nel 2019, nel corso del suo primo mandato. All’epoca la sua proposta suscitò una risata irrefrenabile e collettiva nel Parlamento di Copenhagen. Oggi, purtroppo, c’è poco da ridere. La Groenlandia fa parte della Danimarca, sia pure con lo status di “Territorio speciale”. Danimarca significa Nato e Ue. Che cosa vuole fare Trump, attaccare gli alleati? Il segretario di Stato, Marco Rubio, consiglia di “prendere sul serio” i proclami del presidente Usa. Dopo la notte di Caracas è più difficile dargli torto. Per ora, comunque, nelle capitali europee prevale l’incredulità: di fatto nessuno crede che il Pentagono possa inviare i marines a occupare la Groenlandia, magari facendo leva sulla base aerea di Pituffik, nella parte settentrionale della grande Isola.
Iran. Scontri e barricate per le strade: quindici manifestanti uccisi, 70 città e villaggi coinvolti
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 5 gennaio 2026
Sale il bollettino dei morti e delle violenze mentre le autorità cercano di mostrarsi comprensive con le richieste e le frustrazioni dei commercianti. Gli iraniani e le iraniane conoscono a memoria le strategie della Repubblica islamica per dirottare la realtà. Non si stupiscono quando Ahmad Reza Radan, il comandante delle forze di polizia, racconta alla televisione di Stato che “nelle ultime due notti sono iniziati gli arresti mirati di leader che incitavano il popolo”. Secondo Radan questi aizzatori di masse avrebbero confessato di aver ricevuto “dollari” per creare scompiglio. “Le dichiarazioni sotto torchio sono un classico”, scrive Samira, da Shiraz.
Avvenire, 4 gennaio 2026
Elaborata da magistrati e giuristi. La soluzione ai problemi carcerari in una prospettiva di accompagnamento. La drammaticità della situazione carceraria impone soluzioni nuove, originali e realistiche, raccogliendo gli appelli accorati di Papa Francesco, di Papa Leone, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il grido di dolore del mondo penitenziario. La proposta di un indulto “differito” maturata in seno al convegno “Il diritto alla speranza nel cinquantennale dell’Ordinamento penitenziario, nell’anno del Giubileo della Speranza e nel triduo del Giubileo dei Detenuti” intende coniugare responsabilità, sicurezza, speranza, clemenza e prevenzione.
di Ferdinando Terlizzi
cronacheagenziagiornalistica.it, 4 gennaio 2026
Alessandria, Udine, Biella: fine anno di morte e fiamme, sovraffollamento medio al 138,5% e 79 suicidi nel 2025. Ma il dato “balla” tra fonti diverse, e racconta comunque la stessa emergenza. Suicidi in cella, la pena che diventa abbandono: perché nelle carceri italiane si muore così Il caso di Alessandria e i roghi di Udine e Biella sono la fotografia di un sistema penitenziario saturato: troppe persone, troppa fragilità psichica, servizi insufficienti e una prevenzione che arriva tardi. Il confronto europeo (Consiglio d’Europa - Space) mostra che l’Italia viaggia su livelli di suicidio in carcere superiori alla mediana continentale.
torinoggi.it, 4 gennaio 2026
“Il dato più allarmante sulle carceri italiane è che parliamo di 238 morti riconducibili alla malasanità penitenziaria in un solo anno, di cui 79 per suicidio. Una situazione che nulla ha a che vedere con le responsabilità della Polizia Penitenziaria”. Lo dichiara Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, commentando i dati relativi alla mortalità e al numero oscuro dei fantomatici ricoveri urgenti nelle carceri italiane. Secondo Beneduci, la narrazione pubblica continua a “ripetere lo stesso errore”, ovvero associare automaticamente ogni morte in carcere alle responsabilità del personale di Polizia. “È un’equazione sbagliata - afferma - perché la presa in carico clinica, psichiatrica e farmacologica dei detenuti è competenza esclusiva della sanità pubblica presso gli istituti di pena”.
di Italo Di Sabato*
ilgiornaledelmolise.it, 4 gennaio 2026
La fine del 2025 consegna al sistema penitenziario italiano un nuovo simbolo della sua crisi profonda: l’autorizzazione all’uso dello spray urticante da parte della polizia penitenziaria. Uno strumento che i sindacati definiscono di difesa, ma che molti osservatori considerano l’ennesimo tassello di una deriva repressiva nei confronti delle persone detenute. Il via libera è arrivato con un provvedimento firmato a fine anno da Stefano Di Michele, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). Una decisione che si inserisce in un quadro già segnato da sovraffollamento cronico, carenza di personale e compressione sistematica dei diritti fondamentali.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 4 gennaio 2026
Conte: bocciate le nostre proposte, basta spot. Serracchiani: finora sorpresi in negativo. “Aspettiamo. E speriamo”. Il leader M5S Giuseppe Conte sintetizza così la risposta delle opposizioni all’idea del governo di rilanciare sulla sicurezza chiedendo la collaborazione delle forze di minoranza, viste le critiche ricevute sul tema. Il piano, anticipato ieri dal Corriere, prevede la riedizione, in chiave amministrativa, di norme contro la criminalità, soprattutto giovanile, che erano state stoppate sul piano penale, con la novità che anche i genitori potrebbero essere chiamati in causa per i comportamenti illegali dei minori.
di Fabio Martini
La Stampa, 4 gennaio 2026
L’ex presidente del Senato: “La Repubblica nata dal patto tra avversari. Oggi ci si insulta sui social e i cittadini reagiscono disertando le urne”. Nei suoi primi 80 anni, la Repubblica ha vissuto eventi memorabili, momenti spartiacque che hanno segnato un prima e un dopo, come il maxi-processo a Cosa nostra di 40 anni fa, che è stato evocato dal Capo dello Stato nel messaggio di fine anno e che Pietro Grasso, protagonista come giudice a latere, storicizza così: “Oggi nel governo del Paese c’è una certa retorica sovranista e autocelebrativa sull’Italia tornata sulla ribalta internazionale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 gennaio 2026
L’avvocato palermitano non ha dubbi: “Il processo accusatorio impone questa riforma”. Avvocato Stefano Giordano, qual è l’argomento più forte per votare Sì? “Questa riforma completa la svolta accusatoria voluta da Giuliano Vassalli. L’articolo 111 della Costituzione impone logicamente la separazione delle carriere: in un processo accusatorio PM e giudice devono essere strutturalmente distinti. Oggi appartengono a un unico corpo, condividono formazione, correnti. C’è una violazione delle disposizioni di attuazione del CPP: il PM dovrebbe stare allo stesso livello del difensore per la parità delle armi, ma in molte Corti d’Appello, compresa Palermo, e in Cassazione, il Procuratore Generale sta in un banco sovraordinato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 gennaio 2026
Il giudice di sorveglianza e dirigente Anm: “In pericolo l’indipendenza, non l’efficienza”. Paola Cervo, giudice di sorveglianza, componente della Giunta Esecutiva Centrale dell’Anm per AreaDg, il Governo ha scelto di non indire ancora la data del referendum. Come giudica questa mossa. “Come un atto costituzionalmente dovuto. C’è una raccolta di firme in corso. L’art. 138, co. 2, Cost. recita che le leggi sono sottoposte a referendum quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
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