di Andrea Malaguti
La Stampa, 1 dicembre 2025
È tutto per aria. I libri, giornali, le sedie. E i muri sono pieni di scritte. “Fanculo Stampa”. “Liberate l’Imam”. L’irruzione violenta, vigliacca e stupida come tutte le aggressioni, è avvenuta in un raro giorno di sciopero nazionale, quando la redazione era praticamente deserta. Un centinaio di teppisti invasati, antagonisti fuoriusciti da un corteo pro-Palestina, hanno scorrazzato come bufali nella nostra redazione centrale dopo avere riempito di letame le scale di ingresso, divelto la porta del bar, terrorizzato chi era nei locali intonando cori feroci: “Giornalista, sei il primo della lista”. “Giornalista, ti uccido”. Slogan da Brigate Rosse, chissà se lo sanno. Suppongo di no. Un’eredità inconscia che fa venire i brividi. Ora c’è puzza di fumo ovunque. Un quarto d’ora di follia, registrato minuto per minuto da telecamere che restituiscono occhi, gesti e voci di ragazze e ragazzi giovanissimi, direi ventenni, appena usciti dal liceo, forse poco più, guidati da una rabbia ideologica e senza senso, manipolata e manipolabile in un gioco più grande di loro che mette a rischio tutti.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 1 dicembre 2025
La parola è il suo presidio più esigente. Quando un giornale viene colpito, il bersaglio è il lettore con il suo diritto a essere informato. Il dissenso, se vuole restare democratico, ha bisogno di luoghi dove possa essere raccontato e riconosciuto. Una redazione è uno di quei luoghi e assaltarla significa decidere che il dissenso non deve essere esercitato dentro la democrazia, ma contro di essa. Un gesto di violenza come l’assalto alla sede de La Stampa rivela con chiarezza una deriva pericolosa, in cui il dissenso viene sostituito dalla coercizione: chi irrompe in una redazione non sta dicendo soltanto “non sono d’accordo”, sta pretendendo di decidere unilateralmente cosa sia legittimo dire e cosa no, chi possa raccontare e chi debba tacere, affermando con la forza che la propria voce valga più delle altre. Un simile gesto non esprime una critica al potere: manifesta la volontà di esercitarlo, di esercitarlo con violenza.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 1 dicembre 2025
Verrà assegnato mercoledì 3 dicembre al Museo della scienza e tecnologia di Milano. Per valorizzare i contributi scientifici che migliorino l’impatto sulla vita dei bambini, per promuovere il concetto di “cittadinanza scientifica” e per contribuire a politiche innovative concrete sui minori e le loro famiglie. Un Premio per sostenere l’attività di ricerca a favore dell’infanzia e dell’adolescenza. Per valorizzare i contributi scientifici che aiutino a interpretare i cambiamenti cogliendone l’impatto sulla vita dei bambini. Per promuovere il concetto di “cittadinanza scientifica”. E perché attraverso questo approccio, in concreto, si possano definire politiche innovative che promuovano i diritti dei minori e delle loro famiglie. È il “Premio Save the Children per la ricerca” - prima edizione - e verrà assegnato alle 10:30 di mercoledì 3 dicembre al Museo nazionale della scienza e della tecnologia “Leonardo Da Vinci” di Milano.
di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 1 dicembre 2025
Alberto è prigioniero in Venezuela da 381 giorni: media, intellettuali, politici, gente dello spettacolo e dello sport fanno troppo poco. È ora di liberarlo. Siamo diventati irriconoscibili a noi stessi oppure stiamo sbagliando tutti qualcosa. È evidente che è così, altrimenti non si spiega. La cosa che non si spiega è come sia possibile che ancora non si sia creato un movimento forte e pressante a favore della liberazione di Alberto Trentini. E quel poco che la famiglia, la madre Armanda, l’avvocato Ballerini, riescono ad alimentare come fiammella di attenzione, subito torna a spegnersi e il silenzio ricopre la scena su una vita italiana rubata e non ancora restituita.
di Anna Foa
La Stampa, 1 dicembre 2025
Il mondo crede che tutto vada bene, ma dal 10 ottobre sono stati uccisi 354 palestinesi. Usa e arabi si muovono per interessi. Sembra che ci siamo dimenticati di Gaza. Dopo tante manifestazioni a sostegno della Palestina che hanno riempito di grandi folle le strade italiane come quelle di molte altre parti dell’Italia e del mondo, dopo tanto parlare e scrivere, dopo che la distruzione di Gaza e l’uccisione di tante migliaia di palestinesi erano diventate l’argomento del giorno nelle nostre scuole, nelle nostre università, nei nostri talk show televisivi, a partire dal 10 ottobre, data di inizio della tregua, su Gaza e sulla questione palestinese è sceso il silenzio, o almeno qualcosa di molto simile al silenzio.
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 1 dicembre 2025
Con le forze di sicurezza in agonia, a guidare gli attacchi contro le bande sono le squadre di autodifesa. Nel caos di Haiti, linciaggi e violenze sono prassi. “O noi o loro, non c’è altra scelta”. “Amour, Jesus, King”. Annerite e leggermente deformate, le tre parole sono sopravvissute alle fiamme. È tutto quello che resta del murale che Mandela aveva realizzato nella sua camera. L’ultima opera. Scomparsa. Proprio come il corpo dell’artista 32enne e del padre che dormiva nella stanza di fronte. “So che sono morti, ho sentito gli spari, ho visto il sangue per terra. Ma, al contempo, non lo so. Alcuni giorni mi sveglio convinto che le gang li abbiano portati via, da qualche parte. Hanno perso molte truppe e magari li hanno fatti prigionieri per costringerli a lavorare per loro…”, racconta suo fratello Holly mentre si lascia alle spalle lo scheletro della casa. Fuori l’afa di Port-au-Prince si è sciolta in un’aria frizzante, la vegetazione tropicale si è trasformata in una distesa di pini e querce. Le montagne di Kenscoff, propaggine meridionale della capitale, sono tra le ultime distese verdi dell’isola: altrove gli alberi sono stati divorati dalla fame di legname, tagliato ed esportato dalle compagnie francesi a cui il regime dei Duvalier aveva concesso mano libera. La dittatura è finita nel 1985 ma il manto tropicale non è ricresciuto.
di Federico Guiglia
Alto Adige, 30 novembre 2025
Il referendum in arrivo numero 84 nella storia della Repubblica ha una caratteristica che lo rende diverso da tutti quelli - abrogativi, di indirizzo, istituzionale o, come questo, costituzionale - che l’hanno preceduto: ha rovesciato le posizioni dei partiti in campo. Il tema che vi si propone è concentrato in buona parte sulla futura composizione del Consiglio superiore della magistratura (per giuristi e giornalisti: Csm), che è l’organo di autogoverno. Ma riguarda anche la separazione delle funzioni, come prevede la legge voluta dal governo e osteggiata dall’opposizione di sinistra. I centristi alla Carlo Calenda hanno approvato la riforma e quelli alla Matteo Renzi si sono astenuti.
di Rosario Russo*
Avvenire, 30 novembre 2025
Le gravissime colpe della Magistratura sono quelle documentate dalle notissime chat con cui moltissimi magistrati ordinari avevano chiesto - e spesso ottenuto - dal “sommo sensale” Luca Palamara illeciti favori, così mercificando la loro autonomia decisionale. Condotte siffatte rilevano (come stabilito dalle Sezioni Unite della Cassazione) quanto meno come gravissimi illeciti disciplinari, ma il Pg della Suprema Corte non risulta avere esperito alcuna azione pur avendone l’obbligo e ha impedito perfino la conoscenza delle archiviazioni emesse. Ben vero la riforma Mastella del 2006 fece un pessimo “regalo” ai magistrati ordinari, consentendo al Pg della Cassazione di archiviare, senza alcun effettivo controllo, le notizie disciplinari classificate come di “scarsa rilevanza”.
di Gustavo Bialetti
La Verità, 30 novembre 2025
Una volta, almeno, giudici e pm andavano spesso in carcere per fare gli interrogatori. Anche per alleviare costi e rischi delle cosiddette traduzioni. Ma spesso il carcere è in periferia e a molte toghe non va di perdere tempo. È un peccato, perché alzare il sedere dalla sedia e vedere come si vive dietro alle sbarre è educativo per tutti, specialmente per chi detiene il potere di mandarci la gente. Così, ieri, un membro laico del Csm, Claudia Eccher, di professione avvocato, ha rilanciato la proposta di fa passare due settimane in carcere a tutti i futuri magistrati. A un convegno su “Libertà e giustizia penale” in Lunigiana, Eccher ha affermato: “Troppo spesso, la formazione del magistrato si concentra quasi esclusivamente sull’aspetto tecnico-giuridico. Il tirocinio di 15 giorni in carcere, a contatto con i detenuti, presente nella proposta di legge Sciascia-Tortora, non è una punizione o un’esperienza esotica.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 30 novembre 2025
La Corte costituzionale dichiara illegittima la norma (introdotta dalla riforma Cartabia) che escludeva l’esimente della particolare tenuità del fatto per i reati commessi contro le forze dell’ordine. Il caso nasce da una questione sollevata dal tribunale di Firenze per una manifestazione di dieci anni fa, e la Consulta ha così rivisto l’istituto della minaccia, resistenza e dell’offesa a pubblico ufficiale: fino a giovedì scorso, giorno del pronunciamento, la possibilità di non procedere alla punibilità per tenuità dei reati commessi contro gli agenti di pubblica sicurezza nell’esercizio delle loro funzioni, semplicemente, non esisteva. Invece, adesso, è stabilito che “l’esimente del fatto di lieve entità può essere riconosciuta per i reati puniti con la reclusione non superiore (nel minimo) a due anni”.
- Campobasso. Detenuto morto, disposta l’autopsia: accertamenti per chiarire le cause
- Alessandria. Nel carcere di San Michele, nel silenzio, in arrivo detenuti in regime di 41 bis
- Treviso. “Capire la violenza per cambiare: uomini in cammino”
- Brescia. Comunicare per non sparire: i detenuti si raccontano
- Verona. “Una vita dedicata ai fragili”, a don Carlo Vinco il San Martino










