di Angelo Palmieri
orvietonews.it, 24 novembre 2025
C’è un contatore che gira in silenzio, lontano dai talk show: è quello dei suicidi in carcere. Da anni la cronaca restituisce un sistema penitenziario in affanno, sovraffollato, dove lo spazio si restringe, l’aria manca e la violenza cresce, rivolta contro gli altri o contro se stessi. Dentro questo orizzonte di crisi strutturale si inserisce una storia piccola, nata a Orvieto ma dal respiro più ampio. Un’esperienza che prova a scalfire l’idea di carcere come discarica sociale, come “istituzione totale” - direbbero Goffman e Foucault - che separa, isola, neutralizza non solo i corpi ma anche le parole. Ha un titolo semplice: “Io non sono qui”, la nuova serie di podcast di Radio Orvieto Web che ha portato i microfoni dentro la Casa di Reclusione, affacciata sul centro storico, incastonata nel tufo, a pochi metri dalle stesse vie attraversate ogni giorno da turisti e residenti: il carcere non come altrove, ma come parte viva del territorio.
unfoldingroma.com, 24 novembre 2025
Dal 28 novembre al 18 dicembre, in occasione del Giubileo dei Detenuti, La piattaforma editoriale torna con un nuovo progetto dedicato al polo penitenziario più grande d’Italia. Una città nella città. Un quartiere nel quartiere. Un polo penitenziario che è il più grande d’Italia, con una sezione femminile tra le più grandi d’Europa. Ogni giorno qui si svegliano in oltre duemila tra detenuti e detenute, e centinaia sono le persone che, sempre ogni giorno, escono ed entrano per lavoro, assistenza o per visitare i propri familiari rinchiusi.
di Michelangelo Zama
ilnuovodiario.com, 24 novembre 2025
Al Polo di Lugo due incontri per conoscere e imparare da una storia di rivalsa. Lunedì 24 il primo appuntamento pubblico, il 25 quello riservato alle scuole. “Ero un bullo”. Un titolo breve, ma che parla di sbagli e cambiamenti quello del libro di Andrea Franzoso, scrittore ed educatore, oltre che ex carabiniere, pubblicato nel 2022 per raccontare la storia di Daniel Zaccaro: milanese classe 1992, prima rapinatore di banche poi laureato in Scienze dell’educazione e della formazione, un passato all’istituto penale minorile Cesare Beccaria e al carcere di San Vittore.
di Cristian Arni
consulpress.eu, 24 novembre 2025
È possibile raccontare la poesia da chi vive in condizioni di restrizione? Può la poesia, dar voce a chi voce non ha? Anche in luoghi così bui, cupi e in qualche modo percepiti come remoti, luoghi dove la vita certo non scorre facilmente è possibile parlare di poesia come atto di speranza e fiducia, per questo presentiamo sotto la nuova silloge di Francesco Certo intitolata “Oltre le Sbarre” (Ensemble Poesia, Collana Alter, pagine 120, prezzo 15 euro). Da dove è partito l’autore? Quali sono stati gli interrogativi che si è posto per raccontare la vita in versi di un immaginario detenuto?
di Elisa Forte
La Stampa, 24 novembre 2025
Oggi ha 29 anni e vive a Udine. Quando ne aveva 14 sua mamma è stata uccisa. E prima di lei sua nonna, da suo nonno. Dopo il baratro, ha scritto un libro che racconta la sua rinascita e la sua battaglia. Da “figlio di nessuno” a testimone. Pasquale Guadagno a 14 anni ha visto la sua famiglia spezzarsi. A 29 sta iniziando una nuova vita. Da quando il 25 aprile 2010 il padre Salvatore ha ucciso sua madre Carmela Cerillo porta dentro di sé la ferita di un dolore indelebile. Lui è anche il nipote di una vittima e di un carnefice: il nonno materno uccise la nonna, lasciando anche sua mamma orfana di femminicidio. Tragedie continuate nel silenzio, nell’abbandono, nelle porte chiuse che lo Stato non ha mai aperto per lui e per sua sorella. “Sì, siamo stati lasciati soli. Quando ho deciso di fare psicoterapia l’ho pagata io, euro dopo euro: ho fatto un mutuo che pago ancora ma è stato il miglior investimento della mia vita”.
di Daniele Mencarelli
Corriere della Sera, 24 novembre 2025
Michela Marzano nel romanzo “Qualcosa che brilla” racconta la fragilità degli adolescenti: i loro sintomi - disturbi alimentari, dipendenze, autolesionismo, fobie sociali - diventano l’unico linguaggio con cui manifestare una sofferenza altrimenti indicibile. Dialogo con uno scrittore-poeta, che i ragazzi li conosce bene. Quello che stiamo vivendo, senza enfasi alcuna, può definirsi senz’altro un tornante della Storia. Gli accadimenti hanno preso a correre in modo sfrenato, sarebbe bello poter dire verso qualcosa di nuovo rispetto all’umanità e ai suoi cicli. Invece no. Dal genocidio a Gaza alla guerra in Ucraina, come per un maleficio invincibile, l’uomo torna sui suoi passi, cambiano gli scenari, le tecnologie, ma la distruzione sembra punto d’arrivo e partenza inevitabile. Ma non tutte le generazioni hanno pari responsabilità.
di Ruggiero Corcella
Corriere della Sera, 24 novembre 2025
Un nuovo rapporto dell’Oms/Europa denuncia la grave inadeguatezza dei sistemi sanitari nella risposta alla violenza contro donne e ragazze, mentre i primi risultati del progetto EpiWE dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano come l’esperienza traumatica lasci segni profondi e duraturi, fino addirittura a modificare l’attività dei geni. La violenza contro le donne e le ragazze resta una delle più gravi emergenze sanitarie del nostro tempo. A denunciarlo è il nuovo rapporto dell’OMS/Europa, “Care, courage, change: health-sector leadership in tackling violence against women and girls” (“Cura, coraggio, cambiamento: leadership del settore sanitario nel porre fine alla violenza contro donne e ragazze”), presentato a Madrid.
di Melania Petriello
La Stampa, 24 novembre 2025
Migliaia di avvocate, assistenti sociali, volontarie e psicologhe fanno fronte a chiamate continue negli oltre 460 centri in Italia: “La pancia del Paese non è ancora cambiata”. Squilla il telefono. Di continuo, a tutte le ore. Nei centri antiviolenza, nelle case rifugio, al numero verde, persino sulle linee private, il tempo è scandito da quel suono. Chi risponde, chi si mette al lavoro quando una donna chiede aiuto? Altre donne. Le operatrici di tutta Italia, migliaia, in più di 460 strutture. Assistenti sociali, avvocate, psicologhe, sanitarie, professioniste, volontarie. Che inforcano occhiali speciali, le lenti di genere: guardare meglio, dare un nome alle cose. E stare, tenere l’albero nel vento, fare rete.
di Elisa Forte
La Stampa, 24 novembre 2025
Laura Ramaciotti, da settembre guida il Crui: “Una società più consapevole passa dalla scuola. Il rispetto non è un optional. Da studentessa e fino ad oggi per fortuna non ho subito violenze fisiche ma discriminazioni sì. Verso di noi c’è sempre una barriera di diffidenza. Pensi che quando 4 anni fa mi sono candidata a rettrice all’Università di Ferrara qualche collega ha avuto il coraggio di dire “non so se riuscirò a votare una donna”. Le donne devono ancora fare sempre uno sforzo in più per dimostrare di saper fare”.
di Gianni Oliva
La Stampa, 24 novembre 2025
“La scuola è il principale strumento di integrazione”, si legge da più parti. Tutti d’accordo. Ma la scuola non è il “banco alimentare”, dove la buona volontà dei volontari e la generosità dei donatori possono fare la differenza. La scuola è un’istituzione complessa, con parti che si integrano l’una con l’altra, dove l’indole positiva dei singoli non basta: la scuola ha bisogno di programmazione, di articolazione, di aggiornamento. In tempo di migrazioni, la scuola che integra non può essere la stessa scuola di prima aperta ai nuovi arrivati. Deve essere una scuola rinnovata. E senza pensare a improbabili rivoluzioni copernicane, qualche intervento si può fare: per esempio, a partire dall’insegnamento della lingua.
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