di Paola Suraci
Corriere della Calabria, 16 novembre 2025
A Reggio Calabria 47 detenuti rinunciano al cibo per denunciare strutture fatiscenti e condizioni di vita al limite. I Garanti chiedono risposte immediate. Rifiutano il cibo da oltre dieci giorni. La protesta, iniziata con 23 detenuti della sezione “Scilla” del carcere di San Pietro a Reggio Calabria, oggi coinvolge 47 uomini, tutti appartenenti al circuito di alta sicurezza. Un gesto estremo, ma preciso e determinato, con cui denunciano le condizioni di vita che considerano insopportabili: celle anguste, corridoi scrostati, spazi comuni ridotti al minimo e cortili esterni privi di riparo dal sole cocente o dalla pioggia.
di Paola Pioppi
Il Giorno, 16 novembre 2025
Continuano gli sfollamenti dei detenuti che giovedì hanno partecipato alla rivolta scoppiata in due sezioni della casa circondariale Bassone. Nel mirino sono finiti almeno 50 nomi, soggetti che hanno scatenato o anche solo preso parte alla violenta protesta, degenerata in gravissimi danneggiamenti delle sezioni coinvolte. Molti di loro sono ancora da identificare, in quanto fin dai primi minuti, i detenuti hanno preso di mira e sfasciato le telecamere presenti nei corridoi o puntate verso le celle. Ma in molti casi, gli agenti sono stati in grado di vederli.
di Manuela Plastina
La Nazione, 16 novembre 2025
Pubblico e privato insieme per ristrutturare l’istituto e rivoluzionarne la gestione. L’idea di Ance Toscana. Un progetto di riqualificazione per il carcere di Sollicciano, con il coinvolgimento anche degli stessi detenuti. Che sia una rivoluzione non solo per gli spazi fisici - attualmente in pessime condizioni - ma anche per come essi vengono utilizzati e concepiti. Un ripensamento, quindi, dell’intero sistema carcere: non una mera punizione, ma un percorso di riabilitazione. Nel nome di quel reinserimento sociale e di quella rieducazione ricordata - ma non abbastanza evidentemente - dall’articolo 27 della Costituzione.
Gazzetta di Mantova, 16 novembre 2025
“Così aiutiamo chi ha bisogno ad ascoltarsi e a sciogliere le emozioni negative. Con il calore dell’energia”. Non si ascoltavano più, costrette a osservare il mondo a spicchi e strisce, attraverso le sbarre. Senza più la prospettiva di un orizzonte certo, anche il sonno era diventato una punteggiatura inutile. Così per le detenute della casa circondariale di via Poma, coinvolte in un percorso di Reiki: articolato in quattro sedute, è stato riproposto dopo il gradimento della prima edizione (domani l’ultimo incontro). L’iniziativa, incoraggiata dalla direzione della Casa circondariale, è dell’associazione Sos Reiki, che offre un servizio di volontariato a persone (“e amici animali”) in situazioni di sofferenza fisica ed emotiva.
youtvrs.it, 16 novembre 2025
Cosa faresti se il tuo migliore amico finisse in carcere? Da questa domanda nasce “TheRAPia”, il progetto ideato dalla rapper marchigiana Miss Simpatia, al secolo Sandra Piacentini, che per rivedere un amico detenuto ha varcato le porte della Casa Circondariale di Montacuto ad Ancona. Quell’ingresso, però, si è trasformato in qualcosa di molto più grande. “Pensavo di entrare per rivedere Hamza. Invece ho visto il paese. Nudo. Marcio. Segreto. Non è fiction. Qui parlano i veri detenut”, racconta l’artista.
di Marco Lanterna
Il Foglio, 16 novembre 2025
Il potere della letteratura è di non agire direttamente nella storia, ma di agire sui singoli uomini che poi nella storia agiscono. Il come purtroppo rimane un fatto extra letterario. In questi tempi di sovrainformazione dove, per ogni accadimento, ai canali ufficiali si affiancano e sovrappongono quelli ufficiosi e alternativi dei social, in un coacervo non di disinformazione oscurantista, bensì al contrario di iperinformazione illuminista, però con conseguente e paradossale sparizione del vero nel riverbero dei veri, gioca ancora un ruolo decisivo la vecchia e bistrattata Letteratura. Ucraina, Gaza etc.: disponiamo di mille resoconti e reportage in tempo reale, una letteratura instant pressoché infinita, eppure la comprensione e fissazione di tali eventi storici sarà aiutata solo da singole e potenti testimonianze letterarie: in ultima analisi dall’arte. Sempre l’uomo, quasi a rivendicare quella scintilla divina che egli si assegna, pur dal fondo della barbarie avverte il bisogno di prender carta e penna per tramandare se stesso. Cosa invero commovente, perché mentre tutto cola a picco qualcuno si dà la briga di riporre un fragile cartiglio entro una fragile bottiglia per affidarla ai flutti incerti della posterità.
di Paolo Di Stefano
Corriere della Sera, 16 novembre 2025
Gli studenti dovranno essere accompagnato da un bravo insegnante di letteratura, di quelli e di quelle che sanno leggere e appassionare (ce ne sono tanti e tante). Sarà la volta buona che finalmente la scuola riuscirà a fare apprezzare la lettura ai ragazzi e alle ragazze, se l’educazione sessuale o affettiva, chiamiamola come vogliamo, passerà attraverso le pagine dei grandi romanzi. Chi è che insegnerà l’educazione sessuale o sentimentale o affettiva ai nostri figli e alle nostre figlie? Quali figure professionali o morali saranno le più adatte? Gli psicologi e le psicologhe? I filosofi? Gli scienziati? La psicoterapeuta o l’esperto dell’età evolutiva?
di Nadia Somma Caiati*
Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2025
Lo studio di Choudry e Rodriguez Gutierrez, realizzato in collaborazione con D.i.Re, mostra un problema comune ai sistemi giudiziari: una comprensione parziale della violenza familiare. Per molte donne europee, lasciare un partner violento non significa mettersi in salvo. Significa entrare in un nuovo labirinto: quello della giustizia familiare, che spesso finisce per aggravare il trauma della violenza. Un ampio studio condotto in cinque Paesi - Bosnia, Inghilterra e Galles, Francia, Italia e Spagna - solleva interrogativi sulla capacità dei sistemi giudiziari di proteggere donne e bambini. Quali sono le conclusioni della ricerca? La giustizia familiare, così com’è, rischia di riprodurre la violenza anziché contrastarla.
di Federica Pennelli
Il Domani, 16 novembre 2025
Non solo il ragazzo trasferito da via Corelli di Milano alla struttura di Gjadër, in Albania, valutato inidoneo al trattenimento. Come denuncia la rete Mai più lager, le storie legate al sistema di violenza detentiva dei Cpr sono molte, quotidiane e strutturali. L’infettivologo Nicola Cocco: “Il contesto detentivo che non può essere migliorato, riformato e nemmeno “monitorato”: può solo essere abolito”. Prima nove mesi nel Cpr di via Corelli a Milano, poi spostato nella notte nel centro di detenzione per migranti di Gjadër in Albania e ora valutato dalla Commissione vulnerabilità come persona non idonea al trattenimento, e rispedito in Italia.
di Leonard Berberi
Corriere della Sera, 16 novembre 2025
“Sarà il Patto europeo a dire come evolveranno i Centri per migranti. Le accuse? Parte del gioco”. Il primo vertice intergovernativo Italia-Albania di Villa Doria Pamphilj, a Roma, ha ribadito il rapporto sempre più stretto tra i due Stati e quello personale (e politico) tra i premier Giorgia Meloni ed Edi Rama. Il primo ministro balcanico si è addirittura spinto a dire che Italia ed Albania sono un “unico Paese”. Anche se la polemica - politica e giudiziaria - sui centri per migranti italiani in territorio albanese causa qualche mal di testa. “Quello che posso dire è che anche su questo dossier siamo stati e siamo al fianco del governo italiano”, dice Rama in un’intervista al Corriere.
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