di Angela Calvini
Avvenire, 10 novembre 2025
Al Tertio Millennio Film Festival “Our father” di Goran Stankovic si ispira a un fatto di sangue reale avvenuto di una comunità di recupero religiosa. Una comunità di recupero della Chiesa ortodossa, un gruppo di giovani in cerca di salvezza e un monaco dai metodi estremi. Fu un caso doloroso che sconvolse la Serbia nel 2009: un video, girato di nascosto con un cellulare, mostrava un ragazzo picchiato brutalmente con una pala in un centro di riabilitazione gestito da un sacerdote ortodosso Branislav Peranovic. Quel filmato, diffuso in rete, fece il giro del Paese e scatenò un dibattito profondo sul rapporto tra fede, potere e cura delle dipendenze. Il sacerdote fu spostato, ma aprì un altro centro di riabilitazione e nel 2012 fu condannato a 20 anni di carcere dichiarato colpevole di omicidio per avere picchiato a morte un tossicodipendente della sua comunità. A questa vicenda si ispira Our Father (Padre nostro), il primo lungometraggio del regista serbo Goran Stankovic, che verrà presentato oggi in concorso al Tertio Millennio Film Festival promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e che si concluderà domani, première italiana dopo il successo al Toronto Film Festival.
di Mattia Feltri
huffingtonpost.it, 10 novembre 2025
Nel Pd parte il dibattito sulla sicurezza: non si può lasciare l’esclusiva a Meloni (e ai suoi cinquanta nuovi reati). La criminalità non aumenta e restiamo il paese più sicuro d’Europa, ma i dati vengono ribaltati o distorti, e la cronaca nera è uno show. L’incredibile caccia ai ragazzini. Un terribile articolo di Veltroni (che dispiacere). Ogni un po’ riparte il dibattito sulla sicurezza, se sia un problema di destra o anche di sinistra. Ed è proprio la sinistra a riaprilo quando di problema se ne pone un altro: come sconfiggere la destra che, nel frattempo, sulla sicurezza ha costruito una politica di stampo mitologico.
di Claudio Laugeri
La Stampa, 10 novembre 2025
Ecco la situazione nelle nove città analizzate dalla ricerca Ipsos per Unipol. Per il 49 per cento degli italiani la microcriminalità è aumentata e soltanto uno su dieci degli intervistati ha percepito la diminuzione del fenomeno. Quattro italiani su dieci non si sentono sicuri la notte, nel proprio quartiere. È il risultato della ricerca Ipsos per l’Osservatorio Unipol, basata su un questionario sottoposto a un campione di mille persone tra i 16 e i 74 anni (rappresentativi di 44 milioni di individui) e su 720 interviste in 9 aree metropolitane (campione rappresentativo di 13 milioni di individui) del Paese. Le domande riguardavano la percezione della sicurezza, la microcriminalità, il fenomeno delle baby gang e l’impatto delle cronache dei media. Le città prese in esame sono Milano, Torino, Bologna, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Cagliari.
di Ilvo Diamanti
La Repubblica, 10 novembre 2025
La percezione delle organizzazioni criminali cambia su base territoriale. Sul Paese incombe lo spettro della “banalità del male”. La mafia è un fenomeno inquietante, percepito come tale dovunque. In Italia e non solo. Si ritiene, infatti, che si tratti di un fenomeno generale e generalizzato, in ambito “nazionale”, presente a livello territoriale un po’ ovunque. È ciò che pensano oltre 9 italiani su 10, senza significative distinzioni di area, secondo quanto rilevato dal sondaggio di Demos-Libera. Le differenze, invece, crescono quando si fa riferimento alle zone dove risiedono i cittadini intervistati. Quando, cioè, le persone sono sollecitate a guardarsi intorno. Nelle zone in cui risiedono. In questo caso, infatti, il timore, per quanto diffuso dovunque, appare più elevato nelle aree geograficamente “opposte”. Nel Sud e nel Nord-Ovest. In Sicilia e Campania, da un lato, e nel Nord-Ovest, dall’altro. Cioè, in Piemonte e in Lombardia. Meno nelle regioni del Centro-Nord Est.
di Paolo Di Stefano
Corriere della Sera, 10 novembre 2025
Nulla di più scandaloso e necessario perché il pianto dei familiari è più confortato quando ha un corpo e un luogo su cui piangere. Nulla di più osceno dello scambio di cadaveri di cui veniamo a conoscenza da giorni. 6 di qua, 90 di là, mille di qua, 30 di là, un conteggio penoso sia tra Israele e Gaza, sia tra Russia e Ucraina. Si sa che un cadavere israeliano vale 15 corpi di prigionieri palestinesi. Ci sono gli ostaggi civili massacrati, i detenuti massacrati nelle carceri, i soldati massacrati dalle bombe o dai carrarmati. Tutti massacrati.
valigiablu.it, 10 novembre 2025
Decine di palestinesi di Gaza isolati in una prigione sotterranea dove non vedono mai la luce del giorno, sono privati di cibo adeguato e non possono ricevere notizie dalle loro famiglie o dal mondo esterno. Grazie alla collaborazione degli avvocati del Comitato pubblico contro la tortura in Israele (Pcati), alcuni giornalisti del Guardian sono riusciti ad avere informazioni sulle condizioni di detenzione di palestinesi rinchiusi nella prigione di Rakefet, in Israele.
di Diego Motta
Avvenire, 9 novembre 2025
Il sociologo: il sistema penitenziario dovrebbe portare i libri in Tribunale, i detenuti non interessano più a nessuno. Siamo in regressione, cresce l’intolleranza anche linguistica e viene meno l’idea di comunità. Ci sono urla nel silenzio, che nessuno ascolta più. C’è un diffuso “dolore sociale” che stiamo sottovalutando, nella stagione dell’odio. Luigi Manconi si misura da una vita con l’idea di una società disumanizzata e, se possibile, adesso vuole dare ancora più voce a chi non ha voce. Con parole nette, calibrate. Nell’ufficio di Roma dell’associazione “A buon diritto”, dove ci riceve, non ha paura a chiamare le cose con il loro nome.
di Maria Fantauzzi e Luigi Manconi
La Repubblica, 9 novembre 2025
La sua lettera mette in luce le contraddizioni del sistema penale italiano nella reintegrazione dei detenuti in società. Nel 1998 un ragazzo sterminò la propria famiglia; uccise a fucilate la madre, il padre e il fratello. Condannato all’ergastolo, la pena fu ridotta a trent’anni di carcere per vizio parziale di mente. La vicenda, per via del mestiere della famiglia, venne ricordata sui giornali dell’epoca come la strage dei fornai. Del ragazzo, poi diventato uomo in carcere, non si seppe più nulla. Nel 2023, dopo oltre 26 anni di detenzione, l’uomo esce. Ma invece della libertà, poiché considerato ancora socialmente pericoloso dal giudice, viene condotto in una casa di lavoro nel modenese. Elia Del Grande, su cui fino a questo momento l’oblio era calato, torna sul giornali nazionali. Del Grande, infatti, da una settimana si è allontanato volontariamente dalla struttura di sicurezza e ha inviato una lettera a Varese News spiegando le motivazioni del suo gesto.
Italpress, 9 novembre 2025
“L’introduzione del lavoro all’interno del carcere serve non solo a combattere la noia e il bisogno, come diceva Voltaire, ma è anche una forma rieducativa prescritta dalla nostra Costituzione e imposta dalla nostra coscienza cristiana. Il nostro progetto ‘Recidiva zero’ consiste nel trovare un lavoro a chi esce dal carcere. Abbiamo visto che la recidiva, dal 40%, scende al 2% e soprattutto per i tossicodipendenti questa possibilità è la carta vincente”. Lo ha detto Carlo Nordio, ministro della Giustizia, intervenendo alla Conferenza Nazionale sulle Dipendenze a Roma.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 novembre 2025
Con il guardasigilli, in campo Sisto, Ostellari e il portavoce Specchia. Il sottosegretario di Fratelli d’Italia? Troppo tiepido. Se, come anticipato sul Dubbio, sarà il ministro della Giustizia Carlo Nordio il vero frontman della campagna referendaria per il Sì alla separazione delle carriere, all’inizio della prossima settimana molto probabilmente ci sarà una riunione tra il guardasigilli, il sottosegretario Alfredo Mantovano, la premier Giorgia Meloni e sua sorella Arianna, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia, per mettere su la squadra che accompagnerà il responsabile di via Arenula in questi mesi di maratone televisive.
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