di Mario Di Vito
Il Manifesto, 2 novembre 2025
Silenzio di morte Il governo tace, l’accordo anti migranti andrà avanti altri 3 anni. Nuove deduzioni alla Cpi per giustificare la liberazione del boia. L’ambasciatore Massari parla di nuove regole per la cooperazione. E cita la questione costituzionale sollevata dai giudici: non ha sbagliato Nordio, era sbagliata la legge.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 2 novembre 2025
Intervista a Steve Purbick, responsabile dei programmi di Msf in Libia. Non c’è più nessuna ong in Libia a occuparsi della sopravvivenza dei migranti. All’ultima rimasta, Medici senza Frontiere, il ministero degli Esteri di Tripoli ha inviato lo scorso 29 ottobre una lettera con l’intimazione di lasciare la Libia occidentale entro il 9 novembre. “È stato uno shock”, racconta al manifesto Steve Purbrick, responsabile dei programmi di Msf in Libia.
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 2 novembre 2025
Spostata la portaerei in prossimità del bersaglio, ormai chiaro: il Venezuela. Ma Caracas è solo una tappa per rimettere piede nel Giardino di casa Usa: l’America Latina. La strategia Usa spiegata. Otto paci e una guerra. Trump “il pacificatore” - non si stanca di ripeterlo - ha messo fine ai conflitti nei punti più cruenti del globo, dal Congo a Gaza. Tanto da meritare il Nobel - precisa con una buona dose di stizza -, scippatogli alla fine “per ragioni politiche”. Nel suo Continente, però, lo stesso presidente ha deciso di avviare un conflitto di intensità inedita. Una sorta di “nuova guerra dell’oppio” - o meglio, del Fentanyl - nel mirino formalmente ci sono i narcos, “il Daesh dell’Occidente”, “terroristi ansiosi di avvelenare i cittadini statunitensi”.
di Mitia Chiarin
La Nuova Venezia, 2 novembre 2025
Al Lido di Venezia in ansia per le sorti del cooperante Alberto Trentini a causa dell’escalation militare tra Usa e Venezuela. La Farnesina monitora. Solo qualche settimana fa si era parlato di una possibile svolta, i genitori preferiscono non parlare. Tra due settimane, il 15 novembre, sarà un anno che, senza accuse specifiche, Alberto Trentini, il cooperante del Lido di Venezia, si trova incarcerato nel duro penitenziario di Caracas, El Rodeo I, in Venezuela. Solo poche settimane fa sembrava vicino un concreto spiraglio per la sua liberazione. Ma ora tutto è in discussione per i venti di guerra tra Usa e Venezuela.
di Andrea Fiore
L’Identità, 2 novembre 2025
Mentre il mondo non ha ancora metabolizzato le guerre in Ucraina e Gaza, Donald Trump sembra pronto a spostare il baricentro del conflitto verso sud. Il Venezuela, dilaniato da anni di crisi, fame e repressione, rischia di diventare il nuovo bersaglio della politica estera americana. Ufficialmente si parla di narcotraffico, ma il vero obiettivo è chiaro: Nicolás Maduro, il leader boliviano che da anni sfida Washington e si rifugia in alleanze tossiche con regimi autoritari. Nel frattempo, un cittadino italiano, Alberto Trentini, è detenuto da oltre un anno in un carcere venezuelano. Un ostaggio silenzioso, dimenticato da tutti, strumentalizzato in un gioco geopolitico che non guarda in faccia nessuno.
di Luigi Manconi e Federica Delogu
La Repubblica, 1 novembre 2025
Sulle attività esterne in carcere ora decide il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap). Ecco le nuove regole per accedere a corsi e laboratori. Il 21 ottobre scorso, con una circolare, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap), ha modificato le regole da rispettare per ottenere l’autorizzazione alle attività educative, culturali e ricreative nelle carceri italiane. Nello specifico ciò che viene modificato è che, per i “soli” istituti in cui è presente una sezione di 41 bis, alta sicurezza o di collaboratori di giustizia (ossia i circuiti a gestione dipartimentale), anche quando nelle attività sono coinvolti detenuti di media sicurezza, sarà necessario inviare una richiesta di autorizzazione non più alla direzione del carcere, bensì all’autorità centrale: ovvero al Dipartimento stesso.
di Luca Sofri
ilpost.it, 1 novembre 2025
Per organizzare le attività culturali adesso ci sono regole più restrittive, che rischiano di ostacolare i pochi esempi positivi. Una recente circolare del DAP (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che dipende dal ministero della Giustizia) ha reso più complicate le procedure per organizzare attività culturali, educative e ricreative all’interno di alcuni tipi di carceri. Da ora in poi l’autorizzazione non andrà più chiesta alla direzione del singolo carcere, ma al DAP. È una cosa che potrebbe allungare i tempi per organizzare queste attività, e più in generale ostacolarle e rendere tutto più farraginoso.
di AltraCittà, Granello di Senape-Ristretti Orizzonti, Un Ponte per, Cooperativa Orizzonti
Ristretti Orizzonti, 3 novembre 2025
È stato, nel pomeriggio del giorno 29 ottobre annullato un evento previsto per il 30, un evento che era programmato da mesi nell’ambito del progetto Kutub Hurra (libri liberi) attivo da due anni e mezzo nella Casa di reclusione e nella Casa circondariale di Padova, oltre che in altri istituti penitenziari in Italia, realizzato dall’Associazione “Un Ponte per” e dall’Associazione tunisina “Lina ben Mhenn”. Questa cancellazione è avvenuta sulla base della Circolare n. 0454011.U del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del 21 ottobre 2025, che subordina all’approvazione dello stesso DAP la realizzazione di ogni iniziativa negli istituti in cui è presente una sezione di Alta Sicurezza, anche se l’iniziativa non riguarda la stessa Alta Sicurezza.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 1 novembre 2025
La riforma voluta dalla destra giustizialista (questo è il paradosso) scioglie un nodo costituzionale ma non affronta le ragioni vere dell’eccesso di potere dei Pm. La riforma della magistratura è stata approvata dal Senato, ora sarà sottoposta a referendum, e io - personalmente - ho un dubbio amletico. Votare sì al referendum - sì alla riforma - perché condivido il principio che l’ha ispirata, oppure non votare sì perché il referendum ormai si è politicizzato e se voti sì, di fatto, dai un voto di approvazione per questo governo che credo sia - dopo il governo Tambroni del 1960 - il peggiore che la Repubblica abbia mai visto?
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 1 novembre 2025
L’ordine di scuderia, a Palazzo Chigi, è chiaro: restare sul merito della riforma. Ma non sarà facile. La campagna referendaria sarà dura e il rischio di una sconfitta comunque cocente è concreto. Governo e maggioranza non hanno ancora messo a punto una strategia comunicativa precisa ma alcuni punti fermi sono già stati fissati: quelli che Giorgia Meloni ha riassunto nell’intervista al Tg1 rilasciata la sera stessa dell’approvazione della riforma. Il primo punto, il più importante e anche il più irrealizzabile, ordina di evitare ogni politicizzazione estrema dello scontro. Significa prima di tutto sgombrare il campo dall’eventualità di una crisi di governo in caso di sconfitta. Del resto, proprio la necessità di evitare una eccessiva personalizzazione dello scontro ha convinto Giorgia Meloni a cambiare strada in piena corsa, riponendo nel cassetto “la madre di tutte le riforme”, il premierato, per puntare sulla riforma della giustizia, bandiera di Forza Italia che la coinvolge direttamente molto di meno.
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