primalecco.it, 28 ottobre 2025
Giovedì 30 ottobre al Palazzo delle Paure la presentazione del libro di Luisa Bove, con istituzioni, mediatori e operatori penitenziari a confronto sul sistema carcerario e la giustizia restaurativa. Giovedì 30 ottobre 2025 alle 20.45, al Palazzo delle Paure, si terrà l’incontro pubblico “Respiro. Giustizie in dialogo”, in occasione della presentazione del libro “Respiro. Il carcere oggi tra condanna e riscatto” di Luisa Bove, giornalista per la Diocesi Ambrosiana. L’evento, promosso da L’Innominato - tavolo lecchese per la giustizia restorativa e dall’Ambito territoriale di Lecco, in collaborazione con il Comune di Lecco, rappresenta un’importante occasione di riflessione sul sistema penitenziario a partire da un confronto tra le istituzioni, i servizi della giustizia e l’esperienza territoriale lecchese.
di Giulio Lolli
bandieragialla.it, 28 ottobre 2025
Un evento dai risvolti unici si è svolto la scorsa settimana alla sala cinema del Carcere della Dozza in occasione del decennale della scomparsa del prof Massimo Pavarini, intellettuale, scrittore e docente presso l’Università di Bologna che ha dedicato il suo studio alla conoscenza e alla critica del sistema penale e penitenziario italiano, e del resto del mondo. Proponendo una sfida sullo stile di quelle lanciate da Massimo Pavarini, un suo ex allievo, il professor Davide Bertaccini assegnatario della cattedra di Diritto Penitenziario di Bologna, coadiuvato da due suoi ex studenti, la dottoressa Margherita Maestrelli e il dott. Lorenzo Mazza, ha deciso di dare voce comune a donne e uomini che la privazione della libertà la scontano sulla propria pelle, per far capire come prima o poi delle tante contraddizioni e ipocrisie, sofferenze e vergogne del nostro sistema punitivo se ne potrà fare a meno.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 28 ottobre 2025
La toccante testimonianza scritta di Nareto nel testo premiato al concorso per detenuti organizzato dalla Fondazione Società San Vincenzo de’ Paoli. Per le persone detenute la scrittura è una risorsa inestimabile. Strumento prezioso per rileggere il passato, prendere coscienza degli errori commessi e provare a metterli nero su bianco, fare i conti con il dolore procurato e con quello che divora l’anima, riannodare i fili spezzati dell’esistenza. Ed è anche un modo per dire a sé stessi e testimoniare alla società che l’uomo non è definito dal male compiuto, ma c’è sempre una possibilità di cominciare una nuova esistenza, già nel tempo della detenzione.
di Manuela Messina
Il Giornale, 28 ottobre 2025
Le storie di Youssef Barsom, Willy Boy, F., tutti giovanissimi dietro le sbarre. Un libro-inchiesta della giornalista Raffaella Di Rosa racconta le loro esistenze “minori”. Dall’Egitto alla Libia, dov’è stato rinchiuso in un centro di detenzione. E poi, attraverso il mare su un barcone, in Italia, dove è arrivato legato mani e piedi. C’era anche Youssef Moktar Loka Barsom, ad appena 18 anni, finito in cella per piccole rapine, nelle carceri italiane già sovraffollate. Non ne è mai uscito. È morto soffocato a settembre 2024 dal fumo di un incendio divampato a San Vittore.
garantedetenutilazio.it, 28 ottobre 2025
Il Garante Anastasìa è intervenuto alla presentazione del libro nel teatro di Rebibbia Nuovo complesso. “Le istituzioni totali tendono a uniformare le esperienze, la vita si deve uniformare a quella dell’istituzione, la personalità viene mortificata. Nel carcere, che è un’istituzione totale la prima necessità è quella di trovare modalità di espressione della propria personalità. Nella pena vi è un residuo di libertà che è l’espressione e il tatuaggio è una delle forme di coltivazione delle modalità di espressione”. Così il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, nel corso della presentazione del libro “Amomamma” che si è tenuta venerdì 24 ottobre nel Teatro della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo complesso.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 28 ottobre 2025
Le idee per esistere hanno bisogno della ragione e la ragione è quella che ci permette di avvicinarci, in punta di piedi, calcolando il vicino e il lontano, alla realtà. Se abbandoniamo la ragione, cadiamo nel grande fosso dei sensi e delle emozioni dove ciascuno rivendica i suoi interessi e le sue necessità. Come si spiega che il linguaggio degli insulti e della denigrazione ha prevalso sul confronto delle idee? Perfino nel popolare gioco sportivo, quando uno dei contendenti perde una partita o un duello, va a dare la mano all’avversario. Si tratta di una prassi di civiltà. Perché non può avvenire nell’uso quotidiano, sia in politica che nei tanti praticati social?
di Loris Serafini*
Avvenire, 28 ottobre 2025
La sussidiarietà come risposta da sola non basta: dev’essere parte di un progetto di rinnovamento fondato su dignità della persona, lavoro e bene comune. L’intervento di Giorgio Vittadini sulla crisi della democrazia e sulla cultura della sussidiarietà, pubblicato su “Avvenire” lo scorso 14 ottobre coglie un punto decisivo: la stanchezza della democrazia nasce dal logoramento del legame tra libertà e giustizia sociale. Ma la sussidiarietà, da sola, non basta: dev’essere parte di un progetto politico e culturale di rinnovamento democratico, fondato sulla dignità della persona, sul valore del lavoro e sul bene comune.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 28 ottobre 2025
Gli scenari di guerra spingono tanti a chiedere di riproporre il servizio militare di leva, servirebbe invece rilanciare lo spirito che invita a essere costruttori di pace. “In piedi costruttori di pace!”. Sono le indimenticabili parole di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, il 30 aprile 1989 in una strapiena Arena di Verona. Costruire la pace, non solo proclamarla, non solo denunciare gli attacchi contro di essa. Don Tonino, pastore della concretezza, parlava di chi “la pace la costruisce nel silenzio della storia o nell’esilio della geografia. Nei bagni di folla o nella solitudine dei deserti. Nelle foreste dell’Amazzonia o nel vortice disumano delle metropoli.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 28 ottobre 2025
La guerra, le battaglie che la scandiscono, non sono solo fatti, lontani o molto vicini: la guerra è una cultura. I suoi referenti non sono solo le città martoriate, i suoi strumenti non solo i Tomahawk o i carri armati; la sua minaccia non è solo l’invasione su larga scala o l’annientamento nucleare. La guerra può essere il nome di un Ministero, per venire alle più recenti decisioni governative statunitensi; un modo di pensare, agire, concepire l’uso della forza nella sfera pubblica per riportare ordine dentro e fuori i confini. La cultura della guerra, dunque, si afferma oltre l’impiego delle milizie, penetra credenze, convinzioni e piega a sé argomenti e parole.
di Miriam Romano
La Repubblica, 28 ottobre 2025
L’ex deputato: “Non sono riuscito a portare a termine il convegno all’università di Venezia. Impedire di esprimersi è fascismo”. Un’aula con le travi a vista, le pareti in mattoncini, un pubblico di uditori tra i banchi. L’ex parlamentare del Pd Emanuele Fiano, figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz, invitato ieri a parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia di “pace dei due popoli per i due stati”, è riuscito a stento a iniziare il convegno. “Dopo mezz’ora e appena due domande dal pubblico, mi è stato impedito di proseguire da un gruppo di studenti di sinistra che hanno esposto striscioni, si sono messi attorno alla cattedra, contestandomi anche cose che non ho mai detto”, racconta Fiano, presidente di Sinistra per Israele - Due Popoli Due Stati.
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