di Giulia Ribaudo
Il Foglio, 27 settembre 2025
Nel tempo trascorso in carcere, si dissolve la distinzione tra chi dà e chi riceve, e quasi anche
quella tra chi viene premiata e chi punita. C’è la cura del danno, c’è una sorellanza disordinata e
imperfetta che crea relazioni difficili da trovare altrove, perché sono spogliate dalle convenzioni
della vita libera. L’incontro di fragilità diverse e lei che dice: “Di’ la verità, noi siamo il tuo alibi”.
La Casa di reclusione femminile di Venezia si trova sull’isola della Giudecca, in Fondamenta delle Convertite. Per raggiungerla prendo il vaporetto della linea 2, scendo a Palanca e percorro la fondamenta costeggiando il canale, al campo San Cosmo attraverso un ponte, cammino e mi ritrovo davanti a un portone che quasi si confonde con gli edifici vicini, riconoscibile soltanto dal tricolore, dallo stemma e dalle telecamere che ne sorvegliano l’ingresso. Dal 2016, ogni venerdì o sabato pomeriggio, varco quella soglia per organizzare con le donne gli incontri di Ias - Interrogatorio alla scrittura, un progetto dell’associazione Closer di cui sono volontaria.
di Alessia Arcolaci
vanityfair.it, 27 settembre 2025
Diana, Roberta e Anna vedono i mariti in carcere, ma non possono abbracciarli. I giudici hanno autorizzato le stanze dell’amore, ma gli ostacoli ci sono ancora. Se il desiderio di riabbracciarsi fosse un paesaggio con alberi dal fusto largo sui quali scende pacifica la prima neve, la storia di Diana e Diego (nomi di fantasia), che non si abbracciano da quando lui è finito in carcere, dovrebbe apparire ai nostri occhi con la stessa candida tenerezza. Ma quando si sconta una detenzione, la dolcezza è la prima cosa a essere recisa. E allora, se vogliamo continuare a immaginare questa coppia come quel tenero paesaggio imbiancato, dobbiamo fare lo sforzo di vedere la neve scendere nell’auletta dai colori pallidi adibita ai loro colloqui, dentro al carcere. Con le sedie messe una di fronte all’altra, fissate al pavimento così da non avvicinarsi troppo. E sotto lo sguardo attento di chi deve controllare.
di Massimo Gramellini
Corriere della Sera, 27 settembre 2025
Il delitto infinito di Garlasco si sdoppia e, come un mostro mitologico, all’improvviso mostra due teste: mentre la procura di Pavia continua a indagare sull’assassino o gli assassini di Chiara Poggi come se già non ci fosse un condannato con sentenza definitiva in galera, quella di Brescia accusa di corruzione il collega che per primo si occupò del caso. All’ex procuratore Mario Venditti, oggi presidente di un Casinò, non viene contestato un errore professionale, umanamente sempre possibile, ma la malafede. Avrebbe, cioè, dirottato le indagini da Andrea Sempio in cambio di denaro.
di Goffredo Bettini
Il Dubbio, 27 settembre 2025
Il tema del processo penale sta da sempre, come interesse e impegno, alla radice della mia persona. Lo devo a mio padre, avvocato penalista repubblicano, che mi ha coinvolto fin dall’adolescenza dentro il mondo della giustizia. E aggiungo che a quattordici anni mi iscrissi al Partito Comunista Italiano, non certo per una lettura dei testi sacri, di Marx, di Gramsci e tantomeno di Togliatti. Ma perché allora mi sembrò, quasi occasionalmente, che quel partito fosse uno strumento per affrontare il sentimento di dolore, di sofferenza che mi procurava vedere nel mondo, troppo spesso, la forza “offendere” la debolezza.
di Pietro Di Muccio de Quattro
L’Opinione, 27 settembre 2025
La riforma della magistratura (carriere separate di giudici e pubblici ministeri, due Consigli superiori diversamente formati, Alta Corte disciplinare) sta per compiere l’ultimo passo parlamentare. In primavera gli elettori diranno sì o no alla revisione della Costituzione. Politici e magistrati non sono su fronti contrapposti. L’opposizione sta con i magistrati. La maggioranza difende la legge voluta dal Governo e approvata in Parlamento. Risentiremo fino alla noia i pro e i contro triti e ritriti dentro le Camere, compresi i due rimasti sullo sfondo, come una piattaforma ideologica sommersa.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
Il Dubbio, 27 settembre 2025
Un caso giudiziario che diventa show da prima serata: così l’informazione ha reso vano il processo. Il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrar giusta senza esserlo. Con questa frase, attribuita a Platone, potrebbe cominciare questo libro. In tutte le epoche, evidentemente, uomini e donne hanno preferito credere a una verità piuttosto che a un’altra: per convenienza, per ignoranza, per vergogna e per timore o per fiducia in credenze ritenute plausibili, si finisce per costruire una realtà parallela, minuziosamente precisa, autentica quasi quanto quella che si lascia alle spalle. Nulla di strano, si dirà. Il mondo può essere talmente crudele da risultare insopportabile e se l’unico rifugio è l’immaginazione, che si trovi riparo lì dove si può.
di Simona Musco
Il Dubbio, 27 settembre 2025
Le redazioni esplodono. I titoli arrivano prima dei fatti. Hanno la forza di un verdetto, l’immediatezza di un pugno in faccia. Dal 28 giugno 2019 i giornali spremono l’ordinanza di custodia cautelare come un limone. Ogni riga interpretata, ogni frase gonfiata. Il processo? Non serve nemmeno. “Finti abusi e lavaggio del cervello per togliere i bambini ai genitori”, scrive il Corriere. “Scariche elettriche sui bimbi”, rincara il Mattino. Nessuna sentenza. Un’indagine appena avviata. Ma la storia è già scritta, il copione già distribuito. Bibbiano, piccolo paese emiliano, diventa una parola oscura, un sinonimo di orrore. I giornalisti inseguono notizie, audio, dettagli. Alimentano il fuoco. “Mostri malati di cupidigia”, “bimbi strappati alle famiglie”, “un affare da cinque miliardi”. Nessun condizionale. Si parla al presente. Si accusa. Si condanna.
di Cesare Battisti
L’Unità, 27 settembre 2025
L’illusione di cambiare il mondo con il fragore delle armi e l’arroganza del diritto di vita e di morte sulle persone. Ritrovarsi in una cella tanto tempo dopo a ricordare fatti e malfatti successi mezzo secolo prima, rianimare il contesto che li ha generati e risentire gli umori e le speranze che li hanno accompagnati. Fare questo sforzo di memoria senza cedere alla tentazione di piegare gli avvenimenti a propria convenienza è una lotta che mi fa trascurare perfino il carcere. I suoi deleteri effetti, con l’addio interminabile alla vita e il tormento dei familiari, che stanno fuori ad aspettare e non potranno mai capire il prezzo che stanno pagando per un debito contratto in un passato che loro non hanno mai vissuto.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 27 settembre 2025
La Cassazione, sentenza n. 32019 depositata oggi, ha chiarito che l’inutilizzabilità riguarda solo violazioni di regole di rango costituzionale o sovranazionale. Nel giudizio abbreviato, non sono rilevabili le inutilizzabilità derivanti da violazioni delle regole di acquisizione della prova, salvo che si tratti di divieti probatori espressivi di principi o disposizioni costituzionali o sovranazionali. Ne consegue che sono utilizzabili, anche contra alios, le dichiarazioni rese da persona sentita come informata sui fatti, benché già gravata da indizi di reità e dunque da assumere quale indagato. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 32019 depositata oggi, respingendo il ricorso dell’imputato condannato per false dichiarazioni fiscali, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, al fine di far figurare elementi passivi fittizi.
di Luigi Manconi e Federica Delogu
La Repubblica, 27 settembre 2025
Dopo oltre 20 anni dall’ultima volta l’assemblea Capitolina si è riunita tra le mura di Rebibbia: “Le carceri diventino il sedicesimo municipio”. Sette ordini del giorno approvati all’unanimità. Martedì 23 settembre l’Assemblea Capitolina, ovvero il consiglio comunale di Roma Capitale, si è riunita dentro le mura del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso. Erano presenti trentanove consiglieri tra maggioranza e opposizione, il sindaco Roberto Gualtieri, la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, la presidente del Tribunale di sorveglianza, la direttrice dell’istituto. Ma erano presenti soprattutto tre delegazioni di persone detenute: una da Rebibbia Nuovo Complesso, una dall’istituto femminile e una dall’altro carcere romano, Regina Coeli.
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