di Fulvio Ervas
Il Domani, 10 settembre 2025
Sono due gli obiettivi: avvicinare i giovani al mondo del lavoro e togliere i cellulari in aula. Pare arduo riuscire a convincere un adolescente, mentre sta seduto, a non sbirciare mai uno schermo. Scrivendo di istruzione, c’eravamo lasciati con le polemiche suscitate dai rifiuti di svolgere la prova orale dell’esame di Stato. Riparte, fra poco, il nuovo anno scolastico e si annunciano tante novità. Inevitabilmente si parla di una ristrutturazione dell’esame finale, a riprova che questa presunta macchina per sfornare cittadini formati e responsabili contenga tante e tali vibrazioni d’assetto che deve essere revisionata regolarmente.
di Alessandro Perissinotto
La Stampa, 10 settembre 2025
La storia di Yosif, precipitato in un cantiere a Torino, è quella di tanti emigranti italiani del passato, sospesi tra due terre senza appartenere a nessuna. Morti lontano da casa. Dopo esserci riempiti la bocca per decenni con espressioni come “Villaggio globale” o “Mondo interconnesso”, comprendiamo che certe parole, certi concetti valgono solo per chi se li può permettere; per tutti gli altri il mondo è rimasto quello di 150 anni fa. A ricordarci che il mondo è a due velocità (altro vieto luogo comune, ma difficile da contestare) è, in questi giorni, la morte, a Torino, di Yosif Abdel Malak Gamal, l’operaio egiziano precipitato da un cestello elevatore.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 settembre 2025
Ha pubblicato la “fotografia del richiedente asilo apparentemente ammanettato, manifestamente inconsapevole dello scatto e con il volto non oscurato, con il seguente commento “preso uno dei due evasi da Poggioreale”. Con questa accusa undici associazioni che si occupano di immigrazione e carcere hanno segnalato alcuni post che il deputato di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli ha diffuso sulle sue pagine Facebook e Instagram lo scorso 19 agosto.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 settembre 2025
Mediterraneo Due vittime, cinque ricoverati: hanno inalato idrocarburi. Detenuta l’Aurora Sar. La Sea-Eye 5 a Brindisi, costretta a un viaggio di 40 ore: “Disumano”. Aumentano gli arrivi via mare (+5%), ma diminuiscono le richieste d’asilo (-25%). Dalla scorsa domenica a ieri in Italia sono arrivate via mare circa 2.400 persone. La gran parte ha toccato terra sull’isola di Lampedusa. Il viaggio più drammatico è stato quello di un barcone di otto metri che trasportava 44 persone di nazionalità egiziana, eritrea, etiope, gambiana e algerina: a bordo, nella notte tra lunedì e martedì, i militari della guardia di finanza hanno trovato due morti, probabilmente a causa dell’inalazione di idrocarburi, e tre intossicati.
di Giulio Cavalli
La Notizia, 10 settembre 2025
Caracas: “Roma non ci ha mai chiamati” per il caso Trentini. 300 giorni senza negoziato tra silenzi e missione a vuoto. L’accusa è nitida, e oggi ha un nome e una data: un funzionario diplomatico venezuelano sostiene che “il governo Meloni non ha mai chiamato Caracas” per discutere del dossier di Alberto Trentini, cooperante italiano detenuto in Venezuela da novembre 2024. La scrive nero su bianco Il Fatto Quotidiano, spiegando come l’anonimo funzionario venezuelano ritenga questo atteggiamento “infantile”, nonché segno di “distacco e mancata volontà politica”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 settembre 2025
Il carcere è un luogo che dovrebbe togliere la libertà per un certo periodo di tempo, ma non la vita. Eppure, nelle ultime ore il Paese ha contato altri tre nomi sulla lunga lista dei morti in cella: due casi a Rebibbia e una giovane di 26 anni a Sollicciano. Un fine settimana di morte che porta il conteggio dei suicidi tra i detenuti a livelli che non possiamo più considerare numeri “fisiologici”. La 26enne di Sollicciano - originaria della Romania, entrata in carcere circa un anno fa - è stata trovata impiccata all’alba nella sua cella. Era in corso un’ispezione da parte del comitato europeo sulla tortura, e appena il giorno prima nella stessa sezione era scoppiato un incendio che aveva intossicato agenti penitenziari: scene che dicono tutto sul livello di degrado in cui vive chi è rinchiuso.
di Angela Stella
L’Unità, 9 settembre 2025
Sessantuno: è il numero dei detenuti che si sono suicidati dall’inizio dell’anno nelle nostre carceri. Domenica una reclusa di origini rumene di soli 26 anni si è tolta la vita impiccandosi all’alba nella sua cella del carcere fiorentino di Sollicciano; sarebbe stata scarcerata fra circa un anno. Come denunciato da Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, nel carcere fiorentino “sono complessivamente ‘stoccati’ 565 detenuti, di cui 73 donne, in 358 posti disponibili (+158%), peraltro gestiti da meno di 400 agenti, quando ne servirebbero minimo 622 (-36%)”. Sabato un detenuto si era tolto la vita nel carcere di Rebibbia, a Roma. L’uomo, di 50 anni circa, si sarebbe impiccato. Nella notte di giovedì della scorsa settimana era stata una donna a togliersi la vita a Rebibbia femminile.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 9 settembre 2025
Per la prima volta un uomo ristretto nel carcere “Lorusso e Cotugno” di Torino ha ottenuto di scontare la pena ai domiciliari (anche) in ragione delle condizioni di sovraffollamento. L’uomo ha delle patologie, che erano state valutate come compatibili con la vita in carcere: con l’attuale situazione dell’istituto di pena, però, le condizioni sono diventate insopportabili. Maria Brucale, membro dell’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali italiane: “Questa pronuncia ha il merito di riconoscere l’afflizione aggiuntiva prodotta per i detenuti dallo stato indecoroso delle nostre prigioni”
di Andrea Bassi
Il Messaggero, 9 settembre 2025
Il decreto, a più di un mese dall’approvazione in consiglio dei ministri, è “atterrato” in Commissione giustizia alla Camera, dove dadomani inizierà il suo iter per la conversione. Un percorso che dovrà dunque essere veloce. Non solo perché il provvedimento altrimenti scadrà il prossimo 4 ottobre, ma soprattutto perché sulla giustizia civile i tempi per centrare gli obiettivi del Pnrr sono diventati davvero stringenti e i target appaiono ancora lontani. Andiamo con ordine. Entro giugno del prossimo anno, vale a dire tra poco più di nove mesi, dovranno essere “smaltiti” 235 mila vecchi procedimenti che giacciono nei cassetti dei tribunali (200 mila in primo grado e 35 mila in appello).
di Giulia Merlo
Il Domani, 9 settembre 2025
Il Pd ha organizzato audizioni informali contro la riforma “che è un attacco alle toghe”. Presenti Cgil e Uil, Acli e Anpi, ma soprattutto nomi di peso come Coppi e Cassano. Infine il Pd ha iniziato la mobilitazione contro la riforma della giustizia firmata da Carlo Nordio. Non che ci fossero dubbi sull’orientamento - i dem hanno votato contro la riforma costituzionale sia alla Camera che al Senato - e già molti singoli parlamentari si sono spesi in iniziative pubbliche, ma ieri si è svolto il primo evento davvero connotante. Di fatto si è trattato del via a quella che sarà una lunga campagna referendaria fino al voto al referendum previsto probabilmente per giugno 2026: l’autunno “di lotta e di piazze” chiamato dalla segretaria Elly Schlein.
- Parodi (Anm): “La riforma danneggia i cittadini, non i magistrati”
- Doveva essere il Csm della “svolta a destra” ma le nomine di peso premiano ancora le toghe progressiste
- Il sottosegretario Ostellari: “Togliamo i figli ai genitori che li mandano a rubare”
- Nessuna sanzione al pm che omette le verifiche pro indagato
- In caso di doppia sentenza conforme non c’è (sempre) “terzo grado”










