Ansa, 27 gennaio 2015
Resta ancora molto confusa la situazione nel carcere della capitale mauritana Nouakchott dove, da alcuni giorni, un gruppo di detenuti appartenenti alla corrente salafita dell'Islam, dopo una rivolta, hanno preso in ostaggio un numero imprecisato di guardie. I salafiti, impossessatisi di alcune ali del reclusorio, hanno comunicato, via internet, con l'esterno lanciando dei messaggi contrastanti, alcuni dei quali minacciavano l'esecuzione delle guardie in caso di loro mancata liberazione.
Ma questa mattina la situazione, pur potenzialmente pericolosa, sembra ridimensionarsi perché è stato accertato che i rivoltosi, contrariamente a quanto avevano fatto trapelare, non sono armati di fucili o anche solo di coltelli, ma solo dei manganelli sottratti ai loro ostaggi quando questi ultimi hanno tentato una incursione nei locali in mano ai salafiti. Sembra che la rivolta sia scoppiata quando un gruppo di salafiti che, scontata la loro condanna aspettavano di essere scarcerati, hanno avuto comunicato uno slittamento delle procedure di liberazione, peraltro senza una apparente giustificazione, almeno a loro giudizio. Intorno alla prigione, riferiscono testimoni da Nouakchott, sono state dispiegate alcune unità di sicurezza, che fanno ritenere come imminente una azione di forza.
Ristretti Orizzonti, 26 gennaio 2015
Gentile Ministro Orlando, siamo la redazione di Ristretti Orizzonti, la rivista realizzata da detenuti e volontari nella Casa di reclusione di Padova. Vorremmo avanzarle una proposta molto concreta: quella di organizzare gli Stati Generali sulle pene e sul carcere qui, in questa Casa di reclusione.
di Elton Kalica
Ristretti Orizzonti, 26 gennaio 2015
Dato che di solito, quando ho un giornale in mano, mi limito per lo più ai titoli e mi fermo a leggere solo gli articoli che trattano il tema della giustizia, potrei essere considerato uno di quei noiosi lettori monotematici della stampa quotidiana. Una curiosità, la mia, determinata dalla mia lunga conoscenza del sistema penitenziario italiano, e dal mio attuale lavoro di giornalista.
Il Mattino di Padova, 19 gennaio 2015
Il Parlamento finalmente si è accorto delle famiglie dei detenuti. Quando hanno partecipato, nel carcere di Padova, lo scorso dicembre, al seminario "Per qualche metro e un po' di amore in più", alcuni parlamentari hanno ascoltato gli interventi di tante figlie di detenuti, e dei loro padri, e poi si sono impegnati a fare propria la battaglia per una umanizzazione vera delle carceri, che deve passare attraverso un autentico e profondo miglioramento dei rapporti delle persone detenute con le loro famiglie.
di Michele Ainis
Corriere della Sera, 26 gennaio 2015
Eduardo De Falco era un panettiere di Casalnuovo, paesone di 50 mila abitanti a due passi da Napoli. La mattina del 19 febbraio 2014 un paio d'ispettori del lavoro entrano nel suo locale; dietro il bancone c'è la moglie; lei non ha un contratto d'assunzione, dà una mano al marito, anche perché da un po' di tempo quel forno arranca per arrivare a fine mese; loro però si dimostrano inflessibili, nonostante le preghiere, e i pianti, del suo titolare.
di Mauro Calise
Il Mattino, 26 gennaio 2015
Lo scontro frontale col governo, all'inaugurazione dell'anno giudiziario, colpisce ma non sorprende. Colpisce per i toni durissimi, talora addirittura sprezzanti, che non dovrebbero fare parte del repertorio istituzionale in una occasione ufficiale. Ma, ormai, in Italia siamo abituati a vivere sopra le righe.
di Cosimo Maria Ferri (Sottosegretario alla Giustizia)
Il Tempo, 26 gennaio 2015
L'apertura dell'anno giudiziario è da sempre l'occasione per parlare di giustizia e analizzare i risultati raggiunti e le criticità emerse e anche se non fa notizia in alcuni distretti è stato dato atto dello sforzo e della spinta riformatrice del governo e del coraggio nell'affrontare questioni da anni irrisolte. Va anche detto che negli anni alle condizioni di lavoro dei magistrati e al funzionamento effettivo degli uffici sono stati anteposti spesso argomenti di natura ideologica sia dallapoliti-ca che dall'Anm.
I cittadini oggi avvertono un problema complessivo di efficienza del sistema giustizia. Evidenziando ciò, il premier Matteo Renzi non cercava lo scontro coni magistrati ma intercettava il senso comune dei cittadini, che vedono tempi troppo lunghi per avere giustizia. Ed è proprio nei magistrati italiani - secondo le classifiche Ue (vedi rapporto Cepej) tra i più "produttivi" d'Europa - che occorre ricercare l'alleato strategico per la sfida di una giustizia che cammini alla giusta velocità: né troppo rapida e sommaria, né troppo lenta e tardiva.
I magistrati già oggi sacrificano ore di riposo, fine settimana, vacanze, per scrivere sentenze, senza avere diritto a recuperi compensativi. Si può chiedere loro un ulteriore sacrificio, tagliare le ferie, ma i trenta giorni di riposo devono essere effettivi. Il Csm può evitare che nei giorni immediatamente precedenti e successivi alle ferie non vi siano udienze, così da evitare che le vacanze siano spese a scrivere sentenze.
E ancora: oggi tutti i lavoratori hanno diritto a essere retribuiti durante la malattia, per i magistrati non è cosi. Chi si ammala perde l'indennità giudiziaria. Si potrebbe quindi riconoscere la malattia evitando il taglio dell'indennità. C'è insomma da scrivere una nuova pagi-na per una giustizia di qualità e il governo lo sta facendo con serietà. Altro tema è poi quello del correntismo che è innegabile che esista dentro la magistratura e che abbia un peso nelle decisioni del Csm. Su questo da anni anche all'interno dell'Anm ho sempre chiesto di fare autocritica: nessuno si può chiamare fuori. L'indipendenza interna è un valore che deve essere salvaguardato e se non riesce a farlo da sola la magistratura, è inevitabile ce lo faccia la politica: ciascun magistrato deve sempre sentirsi libero di decidere senza preoccuparsi di dispiacere il collega che potrebbe giudicarlo nella sua carriera.
di Marco Galluzzo
Corriere della Sera, 26 gennaio 2015
Loro lo accusano di averli trattati come degli scansafatiche, senza rispetto istituzionale, addossando alla categoria i guai della giustizia. Lui ieri ha preso carta e penna e replicato agli attacchi ricevuti il giorno prima, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario: le contestazioni sono bollate dal premier come "ridicole", così come la questione delle ferie ridotte dal governo, "non vogliamo far "crepare di lavoro" nessuno, ma vogliamo un sistema della giustizia più veloce e più semplice, passo dopo passo ci arriveremo".
Matteo Renzi risponde a tutte le critiche ricevute, in modo esplicito, difendendo le recenti misure approvate dall'esecutivo, come il taglio delle ferie di 15 giorni: "Alcuni magistrati - scrive di prima mattina il presidente del Consiglio su Facebook - sfruttano iniziative istituzionali per polemizzare con il governo, mi dispiace molto, perché penso che la grande maggioranza dei giudici italiani siano persone per bene, che dedicano la vita a un grande ideale e lo fanno con passione. Ma trovo ridicolo - e lo dico, senza giri di parole - che se hai un mese e mezzo di ferie e ti viene chiesto di rinunciare a qualche giorno, la reazione sia, il premier ci vuol "far crepare (scritto in maiuscolo ndr) di lavoro".
Nella risposta del premier ai magistrati, che minacciano ricorsi alla magistratura amministrativa contro il recente provvedimento di Palazzo Chigi, c'è anche un'analisi dello stato dell'ordinamento giudiziario: "Bisogna valorizzare i giudici bravi, dicendo basta allo strapotere delle correnti che oggi sono più forti in magistratura che non nei partiti", scrive Renzi, aggiungendo che "l'Italia è la patria del Diritto prima che la patria delle ferie, merita un sistema migliore", anche per "la memoria dei magistrati che sono morti uccisi dal terrorismo o dalla mafia che ci impone di essere seri e rigorosi".
Nel replicare ai magistrati il capo del governo dice di sfidare anche un luogo comune: "A chi mi dice: ma sei matto a dire questa cose? Non hai paura delle vendette? Rispondo dicendo che in Italia nessun cittadino onesto deve avere paura dei magistrati. E i nostri giudici - aggiunge - devono sapere che il governo (nel rispetto dell'indipendenza della magistratura) è pronto a dare una mano. Noi ci siamo".
Alle parole del premier ha risposto l'Associazione nazionale magistrati, dopo poche ore, dicendo che "il problema non sono i magistrati, ma le promesse mancate, la timidezza in materia di prescrizione e corruzione, la proposta, alla vigilia di Natale, di depenalizzare l'evasione fiscale fino al 3%. Le critiche che vengono dai magistrati - si legge ancora nel comunicato dell'Anm, il "sindacato" delle toghe - sono dettate dalla delusione: noi riponevamo e vorremmo riporre fiducia nella volontà di fare le buone riforme, ma chiediamo coerenza tra parole e fatti.
Renzi vuole un sistema più veloce e più semplice? Blocchi la prescrizione almeno dopo la sentenza di primo grado, introduca sconti di pena ai corrotti che collaborano con la giustizia, estenda alla corruzione gli strumenti della lotta alla mafia". Ma non solo, è anche di "cattivo gusto" la citazione dei magistrati uccisi. "Le critiche delle ultime ore sono ingenerose", interviene in serata il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, "dispiace che l'Anm non colga il passaggio attuale per recuperare obiettività. Le nostre riforme non sono contro la magistratura, ma contro la paralisi che dura da troppi anni".
di Luca De Carolis
Il Fatto Quotidiano
L'avevano criticato, ancora, per quella riforma della giustizia che ignora l'emergenza prescrizione ma recide le ferie dei magistrati. E il fu rottamatore ha risposto con la milionesima mitragliata di accuse (offese?): "L'Italia è la patria del diritto, non delle ferie. La memoria dei magistrati uccisi dal terrorismo o dalla mafia ci impone di essere seri e rigorosi".
A sostegno del premier, tante voci di Forza Italia. In profonda sintonia, specialmente quando c'è da picchiare sui giudici. Nella graduatoria renziana dei presunti "gufi" i magistrati restano ai primissimi posti. E allora, ecco che la domenica del premier diventa quella del post su Facebook contro le toghe. La miccia, il discorso di sabato scorso del procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena, per l'inaugura - zione dell'anno giudiziario: "Pensavo che una delle prime riforme del governo Renzi sarebbe stata quella della prescrizione, e invece è stata quella che ha brutalmente ridotto le ferie dei magistrati". Postilla letteraria: "Il premier è come quel personaggio di Orwell secondo cui il grande rimedio ai problemi era far lavorare tutti fino a farli crepare di fatica". Ieri mattina, l'acuminata replica di Renzi.
"Oggi di nuovo le contestazioni di alcuni magistrati che sfruttano iniziative istituzionali (anno giudiziario) per polemizzare contro il governo" si lamenta subito. Poi mette la gamba: "Ridicolo dire che vogliamo far crepare di lavoro i giudici, noi desideriamo solo sentenze rapide, giuste. Vogliamo che i colpevoli di tangenti paghino davvero e finalmente con il carcere ma servono le sentenze, non le indiscrezioni sui giornali.
Un Paese civile deve avere una sistema veloce, giusto, imparziale". Il premier ritorna poi su un vecchio tasto: "Bisogna valorizzare i giudici bravi, dicendo basta allo strapotere delle correnti che oggi sono più forti in magistratura che non nei partiti". E gioca di ambiguità: "A chi mi dice "ma sei matto a dire queste cose? Non hai paura delle vendette?" rispondo dicendo che in Italia nessun cittadino onesto deve avere paura dei magistrati".
Infine, chiosa classicamente renziana: "Vogliamo un sistema della giustizia più veloce e semplice. E, polemiche o non polemiche, passo dopo passo, ci arriveremo". Nessun cenno al taglio dei tempi della prescrizione. Non così urgente, nello spartito del rottamatore che ai "gufi" togati ribadisce che decide lui, e chi non ci sta si arrangi.
Ma la partita dialettica non può ovviamente finire così. L'Associazione nazionale magistrati contrattacca, partendo dalla forma: "Non si può non trovare di cattivo gusto il richiamo ai magistrati uccisi". Quindi, la sostanza: "Il problema non sono i magistrati ma le promesse mancate, la timidezza in materia di prescrizione e corruzione, la proposta, alla vigilia di Natale, di depenalizzare l'evasione fiscale fino al 3 per cento".
Quanto alle correnti, "riaffermiamo il valore delle diverse sensibilità che costituiscono una risorsa dell'associazionismo". Interviene anche Magistratura democratica, che critica le distanze da Maddalena ("Su ferie assist a Renzi e goal"), ma punge anche il premier: "A che punto è la riforma della prescrizione?". Nella battaglia delle agenzie si schiera pure la Cgil, naturalmente contro il segretario del Pd: "Il grido di allarme lanciato da molti procuratori nell'apertura dell'anno giudiziario non può essere rubricato a una banale diatriba sulle ferie dei magistrati, grave la sottovalutazione del governo".
Ma Renzi non è solo. A soccorrerlo, una lunga teoria di forzisti, tanto per ribadire che il Nazareno prospera. Si va da Daniela Santanché ("L'Anm parla con lo stesso linguaggio di Magistratura democratica e gli sfugge un particolare non da poco: non è un partito") a Lucio Malan: "L'atteggiamento dell'Anm non serve a nulla, se non a riprodurre lo scontro con la politica". In serata, parla il ministro della Giustizia, Andrea Orlando: "Le critiche delle ultime ore al progetto di riforma sono ingenerose, andremo avanti perché le troppe polemiche di questi anni hanno determinato una paralisi e nuociuto gravemente al sistema".
di Alessandro Barbera
La Stampa, 26 gennaio 2015
Secondo il costituzionalista Stefano Ceccanti le toghe hanno supplito alla politica durante il terrorismo e Mani Pulite, ma adesso va recuperato l'equilibrio tra le istituzioni.
Professor Ceccanti, i rapporti fra politica e magistratura sono ai minimi termini. Siamo di fronte ad un corto circuito istituzionale?
"Non c'è dubbio. E il punto di massima frizione ha a che vedere con l'indagine sui presunti rapporti Stato-mafia. Non tanto per il fatto di aver chiamato a deporre il presidente della Repubblica, ma per quanto accaduto prima".
Ovvero?
"Ad un certo punto la Procura di Palermo decise che le telefonate erano utilizzabili perché - questa la tesi - essa stessa aveva il potere di decidere quando il presidente agiva o meno all'interno delle sue funzioni, interpretate unilateralmente in senso restrittivo: di fatto lo stravolgimento del dettato costituzionale".
C'è stato un accanimento nei confronti di Napolitano?
"Nulla accade per caso. Una parte della magistratura aveva individuato in lui la massima autorità politica in carica. E in effetti è quel che è accaduto fra il 2011 e il 2012, quando Napolitano fu costretto dagli eventi a ricoprire quel ruolo. Quando c'è una maggioranza che funziona, gli attacchi della magistratura sono rivolti al governo. Oggi c'è un presidente del Consiglio che vuole riportare l'equilibrio fra i poteri dello Stato alla sua fisiologia e un pezzo della magistratura si oppone".
A cosa dobbiamo il cortocircuito?
"C'è una corrente di pensiero - lo chiamerei di populismo giudiziario - per cui l'interprete vero del corpo elettorale, e più in generale della Costituzione, è la magistratura".
La genesi dello scontro è nel potere di supplenza iniziato nel 1992?
"Dal Dopoguerra sono due i periodi di supplenza della magistratura verso la politica: negli anni del terrorismo e con Mani pulite. Ora si cerca di farla vivere al di là delle ragioni obiettive di quei periodi. Se posso aggiungere, vedo nei miei colleghi costituzionalisti una certa timidezza nel denunciarlo: sta a loro difendere la logica dell'equilibrio tra i poteri".
Come se ne esce?
"Approvando la riforma istituzionale ed elettorale. Ma non una riforma qualsiasi, bensì una capace di assicurare governi di legislatura".
Il fatto che Renzi non sia stato eletto direttamente è un problema? Per essere coerenti con quel che dice bisognerebbe votare.
"È il primo leader dai tempi di De Gasperi ad avere insieme, e in modo non episodico, il ruolo di capo del governo e del partito di maggioranza. In passato è successo solo, per piccole parentesi, a De Mita e Fanfani".
Secondo alcuni la soluzione è la riforma della Giustizia.
"Non facciamo confusione. Quella serve a far funzionare meglio un servizio per i cittadini: oggi costa molto e funziona male. L'equilibrio tra i poteri lo realizzano l'Italicum e la riforma costituzionale. Sulla riforma della Giustizia c'è un veto corporativo della stessa magistratura, sulle riforme istituzionali obiezioni contrarie a trovare il giusto equilibrio fra i poteri".
- Giustizia: Livia Pomodoro "anche i magistrati giudici imparino a farsi giudicare"
- Giustizia: Ilaria Cucchi e la nuova inchiesta sulla morte del fratello "è una farsa..."
- Bologna: Direzione Ipm "i fatti riportati nell'articolo del 24 gennaio si riferiscono a 3 anni fa"
- Genova: Sappe; maxi rissa nel carcere di Marassi tra detenuti albanesi e latino-americani
- Siracusa: agente aggredito, ha riportato contusioni e ferite giudicate guaribili in 20 giorni









