di Vincenzo Vitale
Il Garantista, 4 gennaio 2015
Perché? Perché gli indizi sono forti. Ma il Codice prevede criteri diversi per la carcerazione preventiva. Veronica, accusata d'aver ucciso il piccolo figlioletto Lorys, resta in carcere. Il Tribunale del Riesame di Catania, dopo una udienza particolarmente lunga ed una altrettanto durevole camera di consiglio, ha intatti rigettato la istanza di scarcerazione.
Notizie Radicali, 4 gennaio 2015
Ricovero per motivi di "prudenza" in una struttura sanitaria a Roma per Marco Pannella. Il leader dei Radicali ha accettato le condizioni postegli dai medici pur di continuare lo sciopero totale della fame e della sete a sostegno delle condizioni dei detenuti nelle prigioni italiane.
di Tony Zermo
La Sicilia, 4 gennaio 2015
È andato in pensione da procuratore generale di Catania, ma è anche stato a lungo al centro delle più grandi inchieste di mafia che la storia giudiziaria italiana ricordi. Giovanni "Gianni" Tinebra, 73 anni, non ha mai amato le interviste, ma si concede al vostro cronista che trascorse vicino a lui gli anni delle indagini per la strage Falcone e per la strage Borsellino.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 4 gennaio 2015
È un penitenziario dove si lavora la terra e si allevano gli animali: la recidiva è solo del 20%. Il carcere di Gorgona è l'ultima isola-penitenziario italiana, la più piccola dell'Arcipelago toscano, tra le più verdi: pini, lecci, macchia mediterranea e pure una varietà autoctona di olivo. Un carcere dove le celle sono aperte e i detenuti - attualmente circa 70- lavorano la terra e soprattutto allevano gli animali.
Ma rischia di ritornare ad essere una colonia penale perché il Governo - a causa della famigerata "spending review"- vuole vendere i 165 animali da allevamento. Per questo motivo l'amministrazione comunale di Livorno ha inviato il 3 dicembre, una lettera indirizzata ai ministri Orlando e Galletti, e per conoscenza al presidente del Consiglio Renzi, nella quale si chiedeva di bloccare da subito il procedimento di vendita degli animali legati al progetto per la rieducazione dei 70 detenuti del carcere dell'isola di Gorgona.
"Spero che il governo receda da questa scelta", commenta il sindaco Filippo Nogarin. "Tale procedimento inevitabilmente condurrebbe alla fine del progetto e con esso questo carcere modello, molto apprezzato dal ministero degli Interni, rischia seriamente la chiusura. Va da sé che la vendita di questi animali, che hanno consentito ai carcerati d'intraprendere un percorso virtuoso, porterà inevitabilmente alla soppressione degli stessi.
Tutto questo in nome di una spending review nella quale non si tiene affatto conto che per i detenuti che hanno preso parte a progetti di questo tipo, una volta scontata la pena, la percentuale di recidiva è di un quarto rispetto alla media nazionale di chi esce da case circondariali che non prevedono tali percorsi lavorativi".
Nella lettera veniva inoltre richiesta la convocazione di un tavolo di confronto tra amministrazione carceraria ed enti locali, allargato alle Onlus che si battono per i diritti degli animali. Ma ad oggi il Comune non ha ancora avuto nessuna risposta. Eppure gli animali sono considerati i primi educatori per i detenuti che - come ha ricordato un'assistente capo della polizia penitenziaria - arrivano su richiesta dopo aver scontato più della metà della pena.
Hanno la possibilità, oltre a vivere in un contesto di libertà, di imparare un mestiere. Se le statistiche parlano di una recidiva stimata intorno all'80% tra i detenuti che non lavorano, a Gorgona si attesta sul 20%.
Tanto sono le iniziative sviluppate dagli anni 90 - come l'impianto di una vigna che ora, con l'accordo firmato dal precedente direttore Giampiccolo, vede coinvolta l'azienda Frescobaldi e produce il bianco Gorgona - che hanno fatto della colonia penale una sorta di laboratorio verde. L'isola oggi mostra i segni del tempo, i fondi hanno subito una fortissima riduzione ma si cerca di rilanciare progetti, con la collaborazione del mondo di fuori sempre con lo scopo di formare e fare assumere i reclusi. Dopo il vino potrebbe accadere ad esempio con attività legate all'accoglienza sull'isola, dove si potrebbero "riportare le scolaresche come in passato", anche se il grande scoglio rimangono i collegamenti con la terraferma.
Tre intanto sono stati assunti dalla General appalti che sta sostituendo il vecchio generatore elettrico e ripristinando il fotovoltaico. "L'obiettivo - ha spiegato Carlo Mazzerbo, l'attuale dirigente dell'isola - è fare di Gorgona un'isola dei diritti, dello Stato, dei detenuti e anche degli animali", che, al pari degli uomini - aggiunge Marco Verdone, dal 1990 veterinario a Gorgona dove ha introdotto l'omeopatia - "devono avere una vita e una fine degna".
Per questo si punta a eliminare la macellazione, ai fini anche del percorso rieducativo dal punto di vista animalista. Intanto la 'grazià l'hanno avuta Valentina, mucca di 13 anni, e Bruna, scrofa salva grazie ai bimbi di una scuola.
Il modello Gorgona è esportabile? Mazzerbo osserva che "a parte aprire le celle, come ha imposto l'Europa, si vuole dare un contenuto alle giornate detentive". Ovvero "cambiare la prospettiva" di chi è dentro: non più subire il carcere, ma diventare parte attiva di un progetto, responsabilizzando i detenuti.
Tra loro a Gorgona c'è Yang, cinese di Wenzou, che con l'aiuto dell'agronomo di Gorgona Francesco Presti, cura l'orto certificato biologico: ha spiegato che da piccolo accompagnava il padre nelle risaie, ma è la prima volta che "lavora la terra, mi piace".
"Il giorno vola, altra cosa stare tra quattro mura, è sempre un carcere ma è un'oasi", aggiunge Santo, italiano, ancora 6 anni da scontare, addetto alla vigna di cui non ha mai assaggiato il vino: gli alcolici sono vietati. Samir, Jorge e Yassine, nati in Bangladesh, Spagna e Marocco, stanno al caseificio e hanno imparato a fare i formaggi.
Riccarda e Roberto curano gli animali, Benedetto lavora in cantina, si occupa delle api, realizza sculture: in carcere è da 26 anni, ne deve scontare altri 4: "Qui si riassapora la vita". A Umberto, dentro dal 1996, mancano 18 mesi: lavora in vigna ma non sa cosa farà una volta fuori. Del suo vecchio carcere ricorda le urla e la tv sempre accese. L'isola è "altro" ed è contento quando ci sono visitatori, come in occasione della presentazione della nuova vendemmia del vino Gorgona: "Il mondo si accorge di noi, aspettiamo queste giornate per far vedere il carcere in modo diverso, che le persone si possono anche riscattare".
Ma tutto questo rischia di tramontare se il Governo non ritira il provvedimento di vendita degli animali che metterebbe a serio rischio il successo dell'intero progetto di rieducazione che, piuttosto, andrebbe incentivato, valorizzato e diffuso all'intero sistema penitenziario nazionale.
Il Garantista, 4 gennaio 2015
Detenuti islamici a lezione di diritto per evitare ogni forma di radicalismo religioso. Tutti i mercoledì, fino a maggio, i cancelli del carcere bolognese della Dozza si apriranno per accogliere insegnanti, professori universitari, mediatori, imam ed esperti di cultura islamica. Si parlerà di primavera araba, del ruolo della famiglia e della donna nel mondo musulmano, di Sharia e in generale delle costituzioni arabo-islamiche.
Sarà lo scopo del corso "Diritti, doveri, solidarietà. La Costituzione italiana in dialogo con il patrimonio culturale arabo-islamico", un percorso di sette mesi e ventiquattro lezioni nato da un'idea di frate Ignazio De Francesco, islamologo e volontario dell'Avoc (associazione volontari carcere), con la collaborazione dell'Ufficio del garante regionale delle persone private della libertà e del Centro per l'istruzione per gli adulti di Bologna, che ormai da anni si occupa dei corsi scolastici all'interno del carcere.
"Si tratta di detenuti che già frequentano la scuola della Dozza - spiega la garante regionale Desi Bruno - e che studieranno il rapporto tra la nostra Costituzione e il diritto islamico. Un'iniziativa molto importante che si propone di facilitare il loro inserimento ed evitare qualsiasi forma di integralismo. Un modello che cercheremo di esportare anche in altri istituti delia Regione".
A seguire i detenuti in questi 7 mesi ci saranno, oltre alle diverse figure previste, i docenti del Cpia. Quest'ultimi, oltre alle lezioni sui temi del progetto, si occupano ormai da anni della scuola per adulti all'interno della Dozza. "Sono circa 200 i detenuti iscritti al nuovo anno scolastico - dice Filomena Colio, insegnante da 23 anni nel carcere bolognese.
Ma le iscrizioni sono aperte sempre proprio perché c'è un flusso continuo tra chi entra e chi esce". Un lavoro, quello di dare la possibilità di studiare ai detenuti, che riguarda tutte le carceri italiane e che ha lo scopo di dare una mano a chi sceglie di ricominciare con una nuova vita partendo dai libri e da un banco di scuola.
"Il sapere e la cultura aiutano a essere più liberi - dice Giovanni Schiavone, dirigente provinciale dell'Ufficio scolastico di Bologna - e questi progetti permettono di realizzare questi obiettivi". Nel frattempo il carcere della Dozza risulta meno sovraffollato rispetto agli scorsi anni. Solo tre anni fa erano in 1.200 a dividersi il poco spazio a disposizione, oggi sono in 622 rispetto però alla capienza massima di 482 persone.
di Gianni Bazzoni
La Nuova Sardegna, 4 gennaio 2015
Consulenti tecnici della famiglia di Saverio Russo al lavoro Esperti lettori del labiale stanno ricostruendo i dialoghi. Non si è fermata neppure durante le feste l'attività del team di esperti incaricati dai familiari di Saverio Russo - il detenuto trovato morto in carcere a Bancali il 6 settembre del 2014 - per cercare di chiudere gli accertamenti utili per la ricerca della verità sul decesso del giovane algherese.
L'attenzione dei consulenti di parte è rivolta, in particolare, alle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza interno della struttura penitenziaria di Bancali. E finora, una serie di difficoltà avrebbero impedito di verificare con certezza i movimenti in entrata e in uscita (nel corso della giornata in cui è maturata la tragedia) nella cella occupata da Saverio Russo.
Un Dvd, inizialmente malfunzionante, consegnato al consulente tecnico Mariano Pitzianti sarebbe stato in larga parte ripristinato con programmi sofisticati di recupero. Il filmato, quindi, sarebbe stato riparato e da quel momento sono cominciate le valutazioni tecniche (concorrono altri tre esperti della digital forensics) dalle quali sarebbe emerso che le interruzioni continue del Dvd deriverebbero da una masterizzazione non corretta su un supporto informatico danneggiato.
Il filmato è sotto la lente di esperti lettori del labiale per la trascrizione dei dialoghi che permettono agli esperti di decifrare le frasi, visto che nelle immagini è assente l'audio. In attesa della copia dell'hard-disk (richiesta dai legali della famiglia di Saverio Russo su indicazione dei consulenti tecnici), il lavoro va avanti e presto potrebbe essere definita la relazione da trasmettere all'attenzione del pubblico ministero che coordina l'inchiesta sulla morte in carcere di Saverio Russo.
Su quell'episodio ci sono, al momento, due posizioni contrastanti: quella del carcere e degli investigatori che hanno svolto la prima fase delle indagini che parla di suicidio. E quella della madre e degli altri familiari del detenuto che, invece, sostengono che il giovane algherese non si sarebbe mai ucciso "perché non ne aveva motivo" e, quindi, chiedono che vengano espletati tutti gli accertamenti per cancellare anche il minimo dubbio.
Gran parte delle verifiche si gioca sull'esame dei filmati del carcere. Per questo legali e consulenti tecnici insistono molto, oltre che sulla copia del Dvd con le registrazioni di quella giornata, sulla copia forense dell'hard-disk che tiene in memoria tutto e consente una ricostruzione reale degli accadimenti.
Nei giorni scorsi, nella cella sigillata di Bancali dove è morto Saverio Russo, c'era stata l'ispezione dei legali e dei consulenti della famiglia Russo, tra i quali anche la psicologa forense e criminologa Roberta Bruzzone, con avvocati, medico legale e altri tecnici. Un paio d'ore di foto, misurazioni, simulazioni, annotazioni di orari da collegare con possibili testimonianze. Saverio Russo, 34 anni, era stato trovato privo di vita nella sua cella la sera del 6 settembre 2014, inutili i tentativi dei soccorritori di rianimarlo. Venne formulata l'ipotesi di un gesto dimostrativo finito in tragedia. La famiglia chiede che venga accertata la verità.
di Alessadra Agrati
Il Tirreno, 4 gennaio 2015
Visita al carcere di Prato di una delegazione di Radicali. I detenuti sono 589 e vivono in pochi metri quadrati. Vittorio Giugni: "Lunghe liste di attese anche solo per una visita". Nonostante la diminuzione della popolazione carceraria all' interno della Dogaia si registra ancora sovraffollamento, alcune celle sono fatiscenti, mancano gli educatori e gli psicologi. È la denuncia di una delegazione di radicali composta da Vittorio Giugni, Simone Lappano, Maurizio Buzzegoli e Rosanna Tasselli, in visita al carcere in concomitanza con lo sciopero della fame e della sete di Marco Pannella.
I carcerati sono cinquecento ottantanove di cui duecento novantacinque stranieri e i restanti duecento novantaquattro italiani, definitivi trecento quarantuno e ottantanove in attesa del primo giudizio. "Alcune celle - spiega Buzzegoli - sono fatiscenti, con il riscaldamento non funzionante e gli interruttori della luce rotti, ma quello che ci preoccupa di più sono le condizioni in cui vivono i detenuti: le celle sono di quattordici metri quadrati, in cui sono sistemati anche gli arredi. Quindi a conti fatti ogni detenuto dispone di tre metri quadri di spazio".
La delegazione ha visitato la sezione alta e media sicurezza e tra le lamentele raccolte c'è anche quella della mancanza di educatori, psicologi e psichiatri. "In tutta la Dogaia - spiega Giugni - ci sono cinque educatori e tre psicologi, un numero insufficiente per i bisogni dei carcerati. Inoltre nonostante la presenza del personale infermieristico e la reperibilità di un medico h 24, le liste di attesa per una visita sono lunghe". Il personale a pieno regime dovrebbe essere di duecento sessantatré unità. Negli ultimi mesi sono arrivati sei ispettori, ma si registra ancora una carenza dell'organico. "È stata sperimentata, proprio per evitare il trasferimento da un carcere all' altro che implica l'utilizzo di personale - spiega Lappano - un servizio di videochiamata con i magistrati attraverso un circuito chiuso".
Corriere di Latina, 4 gennaio 2015
All'iniziativa "Satyagraha di Natale con Marco Pannella" prenderanno parte Giuseppe Rossodivita, Ilari Valbonesi e Alessio Fransoni. Saranno presenti anche il vice sindaco Enrico Tiero e lo scrittore Antonio Pennacchi.
Il carcere di Latina di nuovo al centro dell'attenzione mediatica. Dopo la lettera inviata da Papa Francesco ai detenuti di via Aspromonte, la casa circondariale del capoluogo pontino sarà oggetto di visita dei Radicali. L'iniziativa rientra i quella a carattere nazionale "Satyagraha di Natale con Marco Pannella" che i dirigenti nazionali e militanti del Partito Radicale e di Radicali Italiani stanno portando avanti in questi giorni di festività negli istituti penitenziari italiani. In particolare il 24 dicembre scorso a far visita ai detenuti di Regina Coeli anche Marco Pannella e Rita Bernardini, il 25 dicembre a Rebibbia e il 31 dicembre a Firenze, nel carcere di Sollicciano, anche il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti.
Lunedì 5 gennaio alle 11, la delegazione composta da Giuseppe Rossodivita (membro della direzione nazionale Radicali Italiani), Ilari Valbonesi (membro del Comitato nazionale Radicali Italiani) e Alessio Fransoni visiterà la Casa Circondariale di Latina, insieme al vicesindaco Enrico Tiero e allo scrittore Antonio Pennacchi. La delegazione sarà accompagnata dalla direttrice dell'Istituto Nadia Fontana e da don Nicola Cupaiolo, cappellano del carcere di via Apromonte. Al termine della visita, presso l'entrata casa circondariale, intorno alle 13.30, si terrà una conferenza stampa sulle risultanze della visita.
Tra gli obiettivi dell'iniziativa nonviolenta radicale: la rimozione immediata delle cause strutturali che fanno delle nostre carceri luoghi di trattamenti inumani e degradanti, l'introduzione del reato di tortura nell'ordinamento penale italiano, l'abolizione dell'ergastolo, la nomina del Garante Nazionale dei Detenuti, il rafforzamento del diritto alle cure e alla salute, l'affermazione della legalità nell'amministrazione della giustizia penale e civile, a tutela delle regole fondamentali della democrazia.
Al Satyagraha di Natale con Marco Pannella, hanno finora partecipato, con uno o più giorni di sciopero della fame, oltre 600 cittadini fra i quali 236 detenuti del carcere di Sollicciano assieme al Cappellano, Don Vincenzo Russo. Marco Pannella in sciopero totale della fame e della sete da oltre 90 ore da oggi prosegue la propria azione nonviolenta sotto controllo medico. Previsto per questa mattina il suo ricovero presso una struttura sanitaria di Roma dalla quale potrà eventualmente comunque allontanarsi per alcune ore. Il suo obiettivo è "difendere il messaggio alle Camere di Napolitano sulle carceri dai comportamenti opposti assunti dal presidente del Consiglio Renzi".
di Roberto Mistretta
La Sicilia, 4 gennaio 2015
L'ultimo appello in ordine di tempo per riaprire il carcere, fu lanciato invano nel febbraio del 2013. Ed infatti il carcere di Villalba continua a rimanere fuori dai circuiti di riconversione. Uno scandalo sotto gli occhi di tutti.
Si tratta di una mega struttura che potrebbe creare economia e nuovi posti di lavoro, ed invece, nonostante già costruita e potrebbe anche ritornare a funzionare coi dovuti accorgimenti, il carcere di Villalba fu tagliato fuori ancora una volta dall'intesa firmata nel 2010 tra Palermo e Roma per fare sorgere in Sicilia quattro nuove carceri, senza tenere conto delle carceri già edificate e chiuse da tempo.
Anni addietro, l'attuale presidente del Consiglio comunale Salvatore Bordenga, allora a capo di un comitato cittadino scrisse perfino al ministro della Giustizia chiedendo che venisse riaperta l'ex casa mandamentale.
Quando la struttura funzionava tra il 1985 e il 1990, ospitava circa 70 detenuti. Dopo la chiusura lo stabile fu ceduto al Comune di Villalba che, nonostante i diversi tentativi di affidamento all'esterno, non è mai riuscito ad utilizzarla, considerata la tipologia esclusiva della struttura. Abbiamo documentato, mentre altrove le carceri scoppiano, che nella struttura abbandonata di Villalba vi pascolavano pecore e cavalli. I problemi del carcere iniziarono quando il ministero della Giustizia chiuse la casa mandamentale e l'immobile passò al Comune e il personale di sorveglianza fu trasferito ad altre mansioni.
Il carcere di Villalba si compone di 32 celle a due posti, servizi igienici e docce annesse, la cucina per 250 pasti, la lavanderia, la mensa e spazi verdi per i detenuti, nonché padiglioni per gli uffici e gli alloggi del personale. Tutto disponibile, ma tutto chiuso. Nei magazzini sotterranei si trovano riserve idriche per 350 mila litri e una pompa per il cherosene (è stato anche realizzato l'impianto di metano). La zona lavanderia è ancora funzionante, l'attrezzatura della sala cucina è stata invece smontata e rimontata nell'asilo nido.
Nel braccio dove sono ubicate le celle, sez. A e sez. B, si trovano 16 celle a due posti per ogni sezione, dotate di servizi igienici (bidet, gabinetto e armadietti), armadi e comodini a muro, letti a castello fissati al pavimento, impianto di riscaldamento e antenna tivù. Ogni cella misura circa 4 metri per 2.20 ed è chiusa da due porte ferrate: una a giorno e una per la notte, dotata di spioncino. Ogni sezione è dotata di docce.
C'è anche una grande sala adibita a cappella. La zona per l'ora d'aria, si compone di circa 600 mq di spazi aperti delimitati da alte mura (circa 20 metri). Al piano superiore del carcere si trovano due appartamenti per il personale, ogni appartamento attrezzato di tutto punto misura circa 100 mq. Ma è tutto chiuso e abbandonato.
di Fabio Lugarini
www.cittadellaspezia.com, 4 gennaio 2015
L'associazione Marsia si pone l'obiettivo di sostenere i detenuti e le loro famiglie con avvocati, professionisti e psicologi. Davide Andreani, il segretario: "È un settore poco conosciuto dove pure la collaborazione dei cittadini sembra vacillare".
Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno. Le parole di Madre Teresa di Calcutta sono il segno della speranza, quello che anima l'esistenza di migliaia di volontari d'Italia, impegnati in piccole e grandi imprese quotidiane di solidarietà concreta. È nata alla Spezia l'associazione Marsia onlus, un sodalizio senza fini di lucro, che si propone di abolire il carcere e dare aiuto e assistenza ai detenuti e alle loro famiglie nonché alla comunità in cui opera.
L'idea è quella di svolgere attività di promozione di contatti e colloqui con i detenuti e le loro famiglie, durante e dopo la detenzione, progetti di accompagnamento e sostegno ai detenuti in permesso, nonché di messa alla prova con possibilità di inserimento lavorativo e di inclusione. Senza dimenticare la possibilità di organizzare laboratori ed attività culturali all'interno del carcere per favorire l'inserimento lavorativo.
La campagna tesseramento, inizia ogni anno nel mese di gennaio: i membri dell'associazione e i volontari sono impegnati nella raccolta fondi attraverso il tesseramento e le donazioni. La campagna promuove due forme, ugualmente importanti, per poter sostenere le attività di Marsia: il tesseramento soci e la raccolta delle donazioni per il progetto "Sostieni Marsia onlus per l'abolizione del carcere e per i diritti dei detenuti" (Iban IT84E0359901899050188517024). Senza dimenticare le cene per i sostenitori, i progetti di crowfunding, i tornei sportivi, le campagne annuali, i gazebo.
"La prima iniziativa - spiega Davide Andreani, segretario di Marsia onlus - è stata una serata dedicata alla presentazione del progetto con la collaborazione gratuita del gruppo musicale Visibì e Matteo Fiorino, in una serata al locale Portrait. Lo scopo era di dare visibilità a questa nuova realtà. Tutto nasce dalla volontà di due giovani avvocati, Gian Marco Benedetto che è il Presidente, ed Eva di Palma, la vice-Presidente. Io come terzo socio in ordine cronologico ne ho visto le potenzialità e sono rimasto entusiasmato dalla voglia di fare di questi due giovani e mi sono aggregato al loro lavoro".
Perché il carcere?
"Perché è un settore poco conosciuto dove pure la collaborazione dei cittadini sembra vacillare. È un tema delicato e ci stiamo lavorando sodo, attualmente con pochi esigui mezzi. Per questo al momento stiamo lavorando sulla visibilità della onlus. Abbiamo diversi progetti in cantiere, tra qui un blog virtuale (fatto di corrispondenza classica cartacea misto a internet, per il motivo che in carcere internet non può entrare). Un altro progetto è una serie di proiezioni cinematografiche al cinema Nuovo, in collaborazione con la Casa Circondariale della Spezia, per portare qualche gruppo di detenuti al cinema sempre con tematiche sociali".
I vostri obiettivi primari?
"Sensibilizzare e informare la popolazione sul tema del carcere, riconoscere il carcere come uno strumento inappropriato per redimere i mali della società, promuovere raccolte fondi per la ricerca, favorire un percorso formativo, sollecitare l'opinione pubblica a dare il proprio contributo nella battaglia per l'abolizione del carcere e per i diritti dei detenuti, produrre intenzionalmente, nell'ammontare più elevato possibile, esternalità sociali, che rappresentano uno dei più rilevanti fattori di accumulo di capitale sociale".
L'idea è quella di trovare altri volontari.
"Ci sono progetti che prevedono laboratori di artigianato e similari. Ci vorrà ancora un po' di tempo per avviare il tutto e sarà importante la partecipazione anche di più volontari. Per questo abbiamo un sito internet, una pagina Facebook dove puntualmente aggiorniamo gli amici delle novità e degli eventi. Tra l'altro siamo presenti con un nostro gazebo/stand in piazza del mercato le domeniche messe a disposizione dal comune per le associazioni di volontariato.
Qui cerchiamo di raccogliere fondi per i nostri progetti. Attualmente il Presidente è assente in quanto all'estero per finire la scrittura di un libro da lui scritto e prodotto interamente con le sue forze. Il libro parla della situazione degli obiettori di coscienza al servizio militare in Turchia che al momento vengono arrestati o perseguitati in quanto non esiste l'obiezione di coscienza".
Progetti ad hoc?
Per i detenuti abbiamo pensato a corsi di lingua italiana e educazione civica (storia e assetto pubblico dello stato) con l'aiuto del Provveditorato e la direzione delle carceri di Spezia e Massa. Poi un laboratorio di arti e mestieri, mentre per i soggetti alla prova proponiamo un progetto di recupero e riqualificazione urbana su aree dismesse o la partecipazione ai corsi per detenuti in qualità di degradate, anche con l'aiuto del Comune e del Parco delle Cinque Terre".
Il carcere insomma va superato e della cosa bisogna parlare.
"Interrompere una catena di silenzio etico e di ignoranza scientifica. Il silenzio del detenuto e quello della comunità. Permettere a professionisti ed alla comunità di misurarsi con la necessità di costruire misure alternative alla detenzione".
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