di Giansandro Merli
Il Manifesto, 19 giugno 2025
I giudici ribadiscono: i libici non possono essere considerati autorità Sar, la Libia non è un porto sicuro. La Corte d’appello di Catanzaro dà un’altra mazzata alla legge anti-ong firmata Piantedosi. Confermando l’impianto della sentenza di primo grado, da un lato smonta le accuse mosse dal Viminale alla ong Humanity e dall’altro ribadisce che i libici non possono essere considerati autorità che partecipa legittimamente ai soccorsi. “Rispetto ad altre sentenze la Corte aggiunge che tale dato vale a prescindere dalle condotte concrete, dunque a prescindere dall’uso della violenza come nel caso in questione. Perché la Libia non può mai essere considerata un luogo sicuro di sbarco”, spiega Giulia Crescini, legale della ong.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 19 giugno 2025
Bush jr. aveva mentito alle Nazioni Unite Putin e Netanyahu invece le ignorano. Dalla notte dell’attacco israeliano fioccano sui social e nei talk show i paragoni con la spedizione contro l’Iraq del 2003, giustificata allora da inesistenti “armi di distruzione di massa” che sarebbero state in possesso del dittatore iracheno Saddam Hussein. Allo stesso modo Israele, gli Usa e l’Europa impugnano il progresso dell’Iran nella costruzione della bomba atomica, che sarebbe stata a un passo, per legittimare l’attacco di Israele.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 19 giugno 2025
Il prof. Giuseppe Paccione analizza lo jus ad bellum e spiega perché la Carta dell’Onu resta il pilastro dei rapporti tra Stati. Nella guerra tra Israele e Iran il diritto internazionale è morto? È una domanda che tanti giuristi si stanno facendo in questi giorni. Il dibattito sulla violazione delle norme internazionali che regolano i rapporti tra le nazioni è stato affossato dalle analisi di opinionisti, esperti di geopolitica e generali a riposo. Eppure, senza diritto neanche la geopolitica potrebbe esistere e reggersi su solide fondamenta. Ne è convinto Giuseppe Paccione, professore di Diritto internazionale umanitario dell’Università “N. Cusano”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 19 giugno 2025
Per schiacciare le rivolte del movimento “Donna vita e libertà” il regime ha moltiplicato arresti, condanne ed esecuzioni capitali: le denunce dell’Onu. Il 16 settembre 2022 è una data spartiacque per l’Iran. Quasi tre anni fa veniva uccisa a Teheran Mahsa Amini. La ventiduenne di origini curde è stata picchiata a morte dalle Guardie della moralità. La sua colpa? Avere una ciocca di capelli fuori posto, non coperta dal velo. Da quel giorno gli iraniani hanno iniziato a protestare, rischiando tutti i giorni il carcere e la pena di morte. La loro voce si è alzata nel nome di Mahsa, che potremmo definire sinonimo di libertà, diritti, democrazia.
di Dalia Ismail*
Il Fatto Quotidiano, 19 giugno 2025
In Italia, l’adesione al movimento Donne, Vita, Libertà è stata rapida, visibile, unanime. Celebrità, influencer, politici e media hanno amplificato slogan, condiviso post, organizzato eventi. Ma mentre in Iran si pagava con la vita, qui si raccoglievano applausi. Nessuno rischiava nulla. Anzi, sostenere quella battaglia era perfettamente compatibile con gli interessi del nostro Paese, utile a rafforzare la narrazione “giusta” del mondo: noi, paladini dei diritti; loro, il regime da abbattere. Eppure oggi, di fronte all’aggressione israeliana contro l’Iran, molti di quegli stessi nomi tacciono. Oppure parlano in modo ambiguo, cercando un equilibrio impossibile tra due lati che non sono equivalenti. Alcuni danno la colpa “a entrambi”, altri evitano il tema, altri ancora si schierano apertamente con Israele. Nessuno, o quasi, ha ricordato che anche in questo caso esiste un diritto internazionale, che un Paese aggredito - l’Iran - ha diritto alla difesa. Le stesse voci che ieri si proclamavano solidali con le donne iraniane oggi non osano nemmeno pronunciare la parola “illegalità” a proposito dei bombardamenti israeliani.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 giugno 2025
Una fotografia impietosa quella tracciata dal vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ospite a Start su Sky Tg24. “Il sovraffollamento è drammatico: ci sono detenuti che vivono in 3 metri quadri”, ha denunciato, richiamando l’attenzione sulla stretta relazione fra politica giudiziaria e condizioni nelle carceri. Dalle sue parole emerge un invito al dialogo fra forze politiche: “Si può ragionare insieme, senza divisioni”, con l’impulso sottolineato anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Pinelli ha voluto smorzare ciò che considererebbe un falso mito: “È difficile dire che nuovi reati portino automaticamente al sovraffollamento”, ma nel contempo ha comunque riconosciuto l’equazione astratta tra stretta sulle pene e crescita dei detenuti.
di Angela Stella
L’Unità, 18 giugno 2025
Intervista al presidente di Antigone. Il sovraffollamento drammatico, le condizioni igieniche carenti e ad aggiungersi il caldo che rende ancora più insopportabili le condizioni di vita nelle prigioni italiane. Ed ecco che da nord a sud scoppia la protesta: Spoleto, Terni, Como, Aosta, Trapani. “II quadro entro cui queste proteste avvengono è un quadro disperato e disperante, che noi abbiamo raccontato nel recente rapporto, intitolato non a caso Senza respiro”, commenta il presidente di Antigone Patrizio Gonnella, intervistato dall’Unità.
di Livia Zancaner
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2025
Per la prima volta nella storia italiana anche le carceri minorili sono sovraffollate. E’ l’allarme lanciato dall’associazione Antigone, che nell’ultimo rapporto sulle condizioni di detenzione evidenzia un sovraffollamento in 9 istituti minorili su 17, a partire da Treviso, Milano e Cagliari. Secondo i dati aggiornati a maggio 2025 del Dipartimento per la giustizia minorile, i minorenni e giovani adulti dai 14 ai 24 anni detenuti negli istituti penali minorili italiani sono 600, con un forte incremento rispetto agli anni precedenti, in particolare da fine 2023, quando è entrato in vigore il decreto Caivano.
di Roberta Lisi
collettiva.it, 18 giugno 2025
La denuncia arriva dalla Fp-Cgil, i lavoratori e le lavoratrici che operano all’interno dei penitenziari sono lasciati soli. Saltano orario di lavoro, ferie e turni di riposo. È di meno di 24 ore fa la notizia di rivolta nelle carceri di Terni e di Spoleto. Fa caldo, il sovraffollamento è ormai un male atavico, basti pensare che nel carcere di Terni sono detenute 600 persone, 178 in più rispetto al massimo della capienza fissata a 422 e a fare le spese di una condizione invivibile, oltre agli stessi detenuti sono quanti operano negli istituti di pena.
di Manuela Perrone
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2025
Il lavoro in carcere “conviene a tutti”. Ai detenuti, nell’ottica del futuro reinserimento nella società. Allo Stato, che garantisce la piena attuazione dell’articolo 27 della Costituzione. Alle imprese, che possono allargare il bacino della manodopera di cui hanno bisogno. Nutrito da questa convinzione condivisa, cresce il progetto “Recidiva Zero”, che ieri a Roma, al termine della seconda edizione della giornata dedicata, ospitata presso la Scuola di formazione “Giovanni Falcone” del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, ha aggiunto una tessera chiave al mosaico: l’alleanza tra ıl Cnel e 16 associazioni datoriali, suggellata da un protocollo d’intesa.
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