di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 9 giugno 2025
Fine vita, adozioni gay, procreazione: gli italiani restano scettici. ma il consenso cresce sui diritti civili: quasi sei su dieci dicono sì al riconoscimento dei figli di coppie dello stesso sesso. Fine vita, procreazione assistita, diritti civili, droghe e prostituzione. Fotografare l’opinione degli italiani sui temi etici rientra tra le sfide più complesse. Perché oscilla, arretra, spacca i cittadini quasi sempre a metà, come dimostra anche l’ultimo Rapporto Italia curato dall’Eurispes. Che da anni “conduce un’indagine sistematica volta a rilevare l’opinione pubblica italiana su questioni di rilevanza etica, giuridica e sociale, fornendo un quadro evolutivo delle percezioni collettive riguardo a tematiche di primaria importanza”.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 9 giugno 2025
Seppure siano lontani i livelli di antisemitismo di Francia e Germania, anche nel nostro Paese stereotipi e leggende culturali sono duri a morire. In Italia l’antisemitismo non urla: sussurra. Non si manifesta in cortei e svastiche, ma si insinua nelle pieghe della disinformazione, negli stereotipi che resistono al tempo come pietra dura, nella pigrizia culturale di chi confonde l’ebreo con l’israeliano, il popolo con il governo, la Storia con l’opinione. Non siamo la Francia delle sinagoghe sorvegliate da militari armati, né la Germania delle aggressioni ai luoghi di culto ebraici documentati ogni anno. Ma anche da noi il pregiudizio esiste, magari diluito con la vecchia giudeofobia di matrice cristiana.
di Youssef Hassan Holgado e Marika Ikonomu
Il Domani, 9 giugno 2025
Nedzad ha 33 anni, Aisa ne ha 23 e due figli. Nati in Italia, senza cittadinanza. Gli ostacoli del reddito e della residenza sotto continue minacce di sgombero. Nel campo di via Salone il tempo è fermo. All’ingresso, due vigili siedono annoiati in una volante. È un posto lontano da tutto, nella periferia est di Roma. A giugno fa già caldo nei container, ad agosto è invivibile. “Non c’è nulla. Per andare in città dobbiamo prendere il treno, ma d’estate non passa mai”, dice Aisa Husovic. Ventitré anni e due figli da crescere, si è ritrovata al punto di partenza dopo che il comune di Guidonia, alle porte di Roma, ha sgomberato l’insediamento di via Albuccione, dove vivevano diverse comunità Rom.
di Massimo Sideri
Corriere della Sera, 9 giugno 2025
Lo scontro tra l’uomo più ricco del mondo e il più potente, Elon Musk e Donald Trump, via X e Truth, le due piattaforme che controllano, ci riporta al passato. Odio e amore: nonostante ne parlino spesso male, sembra irresistibile l’attrazione che i magnati e i potenti provano per l’informazione. E non da oggi: lo scontro tra l’uomo più ricco del mondo e il più potente, Elon Musk e Donald Trump, via X e Truth, le due piattaforme che controllano, ci riporta al passato.
Gaza, l’esercito israeliano sequestra la nave della Freedom Flotilla e porta l’equipaggio in Israele
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 9 giugno 2025
Un’attivista a bordo: “Quel mare non è di Netanyahu”. Dopo mezzanotte i motoscafi della marina militare israeliana accerchiano il vascello. Nei giorni scorsi, il Corriere ha parlato con Yasemin Acar: “Non possiamo salvare due milioni di persone stremate, ma non possiamo nemmeno accettare quell’inferno”. Non sorprende, ma vedere i video e le foto dei dodici attivisti della Madleen, la nave umanitaria della Freedom Flotilla, con le mani alzate mentre eseguono l’ordine di gettare i telefoni in mare, fa una certa impressione.
di Stefano Giantin
ilnordest.it, 9 giugno 2025
Fa discutere l’istanza dei legali dell’ex generale condannato all’ergastolo. “Sottoposto a cure palliative e inguaribile, ha solo pochi mesi di vita”. Venticinque pagine per chiedere il rilascio anticipato di uno dei responsabili delle maggiori atrocità compiute durante la guerra in Bosnia: liberazione che potrebbe avvenire proprio nell’anno in cui si commemora il trentennale della sua “opera” più abietta: il genocidio di Srebrenica. È lo scenario che riguarda il caso di Ratko Mladic, ex generale serbo-bosniaco, leader militare dei serbi di Bosnia durante il conflitto negli Anni Novanta, condannato in via definitiva all’ergastolo per crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio: sulla sua coscienza atti efferati come l’assedio di Sarajevo e, appunto, i massacri del luglio 1995. Ma il boia di Srebrenica, da anni molto malato, non dovrebbe morire in carcere, bensì nel letto della sua casa, circondato dagli affetti più cari.
di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 8 giugno 2025
Immaginiamo una piazza. Un luogo popolata. Un’agorà viva, dove i cittadini parlano, ascoltano, dissentono, propongono. Per Jürgen Habermas, la giustizia non nasce né nei tribunali chiusi né nelle stanze silenziose del potere, ma in luoghi simili a questa piazza: luoghi dove si parla in condizioni di uguaglianza, dove si cercano ragioni valide, dove la parola è principio d’ordine e non solo strumento di influenza. La giustizia, nella sua forma più profonda, è il frutto di un discorso. E le istituzioni, in questa prospettiva, non sono altro che i pilastri di un discorso che è diventato struttura. Ciò che rende giusta una norma, dunque, non è il suo contenuto, ma la modalità con cui è stata accettata.
Il Fatto Quotidiano, 8 giugno 2025
L’allarme del procuratore di Palermo: “Separare le carriere non sposta di un giorno la durata dei processi. Cosa Nostra? Si sta concentrando sul boom turistico in Sicilia”. Una proliferazione di reati, che bloccherà la macchina della giustizia. È l’allerta lanciata con un’intervista a La Stampa dal procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia. “Il processo contro i mafiosi è un processo come gli altri e, bene o male, ancora si riesce a fare. Quello che non si riesce a fare è il processo normale, che il cittadino ha bisogno si svolga in tempi ragionevoli. Ora abbiamo un proliferare di reati, ma sempre con le stesse regole. Non possiamo aumentare i processi perché aumentano i reati: così si ingolfa tutta la macchina”.
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 8 giugno 2025
Intervista al giudice Giuseppe Gennari che afferma che la scienza non sempre aiuta nell’accertamento della verità. “I magistrati italiani non sono preparati a maneggiare i progressi della scienza, e il rischio è che finiscano ostaggio del sapere scientifico, determinando gravi ripercussioni sui diritti degli imputati e la credibilità del processo”. Giuseppe Gennari, giudice del Tribunale di Milano e autore di numerosi articoli e monografie sulla genetica forense pubblicati su riviste giuridiche internazionali, trae spunto dalla riapertura dell’indagine sul delitto di Garlasco per riflettere sull’arretratezza italiana in questo campo e sulle devastanti conseguenze.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 8 giugno 2025
Le ferite inferte dalle stragi mafiose, nella storia recente della Repubblica, sono fra le più difficili da rimarginare. A farle riaprire, a volte, concorrono la riapertura di un’inchiesta, un anniversario o la flebile speranza di scovare altri brandelli di verità giudiziaria nella ricerca dei mandanti. E nel frattempo può accadere, ed è il caso di cui ragioniamo, che nel calendario di un tribunale arrivi il giorno del “fine pena” per uno di quegli assassini che le suddette stragi - e molte altre efferatezze - contribuirono ad architettare e a eseguire. Ora tocca a Giovanni Brusca, classe 1957, già capo mandamento di San Giuseppe Jato e boss dei Corleonesi, soprannominato lo scannacristiani.
- La vendetta dello Stato contro Alfredo Cospito, l’anarchico seppellito al 41-bis
- Sicilia. Politiche sociali, accoglienza extra-carceraria di genitori detenuti con figli al seguito
- Bologna. L’allarme del Garante dei detenuti: “Dozza al limite, Pratello peggiorato”
- Milano. Il direttore di Bollate: “Lo scopo del carcere è restituire alla società dei buoni cittadini”
- Bergamo. Carcere fra i dieci con maggiore affollamento: i detenuti sono il 187,42% dei posti










