di Valeria Valente*
Il Dubbio, 24 aprile 2026
Il provvedimento approvato dalla maggioranza viene descritto come risposta al disagio urbano, ma secondo le opposizioni riduce garanzie e libertà senza risultati reali. Per anni la destra ha costruito parte della propria identità politica sulla sicurezza. Non come una politica pubblica tra le altre, ma come il terreno su cui giocare un’eterna campagna elettorale e rivendicare una presunta superiorità rispetto alle forze di opposizione. Oggi, a quasi quattro anni di governo Meloni, quella promessa si misura con la realtà. E la realtà racconta altro: la sicurezza non è aumentata, mentre cresce la percezione di insicurezza nelle città e si riducono libertà e garanzie. L’ultimo decreto sicurezza, che sarà approvato proprio oggi in via definitiva dalla maggioranza alla Camera, rappresenta il punto più avanzato - e più grave - di questo fallimento. Non solo non risolve i problemi che dichiara di affrontare, ma segna un salto di qualità nella compressione dei diritti. Tra i provvedimenti adottati da questa maggioranza in questo ambito, è il più liberticida.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 24 aprile 2026
Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza n. 14575/2026. Nei procedimenti di estradizione verso l’estero, la requisitoria del procuratore generale non deve essere necessariamente tradotta. Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza n. 14575/2026, chiarendo che l’atto che avvia la procedura non è tra quelli per cui la legge impone la traduzione obbligatoria. Non è infatti essenziale affinché l’imputato conosca le accuse. Il caso era quello di un cittadino cinese fermato a Malpensa di cui gli Stati uniti avevano chiesto l’estradizione per una serie di reati.
di Floriana Guerriero
Corriere dell’Irpinia, 24 aprile 2026
“La politica continua a non occuparsi delle carceri, semplicemente perché non garantisce consenso”. A sottolinearlo il Garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello nel corso del confronto “Oltre le sbarre”, tenutosi questo pomeriggio a Palazzo Caracciolo. Un confronto che diventa anche l’occasione per lanciare delle proposte concrete: “È tempo di smetterla con il ricorso costante al carcere, come unica risposta possibile alla violazione delle leggi. Il decreto sicurezza approvato dal Senato ha previsto l’introduzione di 19 nuovi reati, introducendo la figura del poliziotto penitenziario infiltrato, che rappresenta un problema innanzitutto per gli altri poliziotti e lo stesso direttore. Il rischio è quello di trasformare il carcere in una bomba ad orologeria.
di Francesca Morandi
laprovinciacr.it, 24 aprile 2026
La denuncia di Camera penale e Nessuno Tocchi Caino. La mattina la visita in carcere, il pomeriggio la conferenza a Palazzo comunale per denunciare non solo “il sovraffollamento”: 599 detenuti contro la capienza regolamentare di 384; dei 599, 360 sono fragili (problemi psichici o di tossicodipendenza). Ma anche la “carenza endemica di personale, educatori, agenti di polizia penitenziaria”. E il “degrado”. Padiglione vecchio. Quando, stamattina, Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino, è entrata nella sezione infermeria di Cà del Ferro, “mi si è stretto il cuore: abbiamo trovato il degrado più totale.
di Mauro Ferri
goodmorningpiacenza.it, 24 aprile 2026
Più persone in galera non significa più sicurezza per chi sta fuori. Nel 2025 sono stati 230 i detenuti delle Novate che hanno beneficiato della misura dell’affidamento in prova al servizio sociale, in aumento rispetto ai 172 dell’anno precedente. Tuttavia sono ancora troppo pochi. Scontare la pena fuori dalle mura del carcere abbatte infatti il rischio di ricadere nella spirale dei reati, i dati del Ministero della Giustizia parlano chiaro: per chi ha svolto misure alternative alla detenzione il tasso di recidiva si attesta al 19-20 %, contro 69-70 % di chi resta chiuso in una cella. A sottolineare la scarsa efficacia riabilitativa dell’istituzione penitenziaria ci sono inoltre i dati puntuali del Rapporto Antigone.
ilpiacenza.it, 24 aprile 2026
In carcere nascono nuove possibilità: due pomeriggi alla settimana viene organizzato un laboratorio di sartoria per otto persone. Tra ago e filo, nella Casa Circondariale di Piacenza, ha preso forma un’esperienza che va oltre la semplice attività manuale. È un percorso fatto di tempo, pazienza e apprendimento, ma soprattutto di possibilità di cambiamento. Da circa due anni è attivo un laboratorio di sartoria nato dalla collaborazione tra la Direzione dell’Istituto, l’Associazione Oltre il Muro, la Caritas Diocesana e il Comune di Piacenza, che ha contribuito a sostenerne i costi. Si tratta di un progetto che mette in rete istituzioni e terzo settore attorno a un obiettivo comune: offrire strumenti concreti per il reinserimento sociale delle persone detenute.
di Sofia Coletti
La Nazione, 24 aprile 2026
Un nuovo capitolo, l’ottavo, del prezioso progetto che attraverso il teatro vuole contribuire al recupero dell’identità personale e alla risocializzazione dei detenuti. Torna “Per Aspera Ad Astra - riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” promosso da Acri, realizzato con il sostegno di Fondazione Perugia e prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria: il risultato è lo spettacolo “Dalla costola di una colomba - Assemblea poetica” della regista Vittoria Corallo, liberamente ispirato da ‘Le tre ghinee’ di Virginia Woolf e in scena giovedì 14 maggio alle 18 alla Casa Circondariale di Capanne e lunedì 18 maggio alle 19.30 al Teatro Morlacchi, a ingresso libero.
monzatoday.it, 24 aprile 2026
È questo Ri-Creo, progetto dedicato al reinserimento e alla rieducazione attraverso la lettura e il confronto il cui primo appuntamento si è tenuto il 23 aprile nella casa circondariale di Monza e che si inserisce nell’iniziativa promossa da Orangle, realtà discografica già ideatrice del progetto Free For Music ovvero il primo laboratorio musicale in Italia realizzato proprio all’interno del carcere monzese. Protagonista dell’incontro - dove è stato presentato il libro “La legge del processo”, opera che racconta un percorso di trasformazione personale - l’autrice Luisa Belmonte Ingargiola, cofondatrice della realtà Parola della Grazia Milano, da anni impegnata in attività sociali, culturali e spirituali rivolte al sostegno delle persone in contesti di fragilità.
di Marzio Breda
Corriere della Sera, 24 aprile 2026
È la data fondativa del Paese e va festeggiata perché sta alla base della scelta repubblicana e della Costituzione. La linea ovviamente non cambia: il 25 aprile è la data fondativa del Paese e va festeggiata perché sta alla base della scelta repubblicana e della Costituzione, costituendo la base morale della nostra democrazia. Questa la posizione che il presidente ha sempre manifestato e che vale per tutti gli italiani e chiunque abbia responsabilità pubbliche non può starne fuori. A maggior ragione se ha responsabilità di governo. Non si discosterà da questi concetti l’intervento che il capo dello Stato svolgerà sabato a San Severino Marche per onorare l’anniversario della Liberazione. Nonostante alcune dispute divisive degli ultimi tempi, che ricalcano quelle andate in scena da ottant’anni in qua, Sergio Mattarella non sarebbe preoccupato per questa ricorrenza. Perché il clima generale sui valori della Carta, nata come repubblicana e antifascista, gli sembra mutato in meglio. In particolare tra i giovani, nonostante tutto.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 24 aprile 2026
Basterebbe riandare alla storia e al senso della Festa della Liberazione per trarre motivi e argomenti utili a deflazionare la ricorrente spirale della corsa normativa e per rafforzare la coesione nel corpo sociale, premessa per la vera sicurezza pubblica. Sarà una mera coincidenza, ma anche quest’anno, a ridosso della Festa della Liberazione, il dibattito pubblico ci consegna l’ennesima discussione sul cosiddetto decreto-legge “sicurezza”. Anche quest’anno, se possibile in misura più marcata, il tema cruciale è la legittimità costituzionale di alcune clausole di tale decreto. E siccome sarebbe del tutto stravagante pensare che la Costituzione repubblicana non abbia a cuore il bene sicurezza, sorgono spontanei alcuni dubbi: non è che si scambiano per attinenti alla sicurezza pubblica contenuti normativi che, più che alla sicurezza reale, attengono alla sicurezza ideologicamente o politicamente percepita? O ancora, non è che ciò che davvero si vuole è alzare polveroni, mettendo in difficoltà le istituzioni di garanzia (Quirinale, Corte costituzionale), piuttosto che risolvere concreti e precisi problemi di aumento della violenza, urbana e non?
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