di Giansandro Merli, Eleonora Martini
Il Manifesto, 22 aprile 2026
Restano i provvedimenti già finiti sotto la lente del Csm. Fermo preventivo e limitazione del gratuito patrocinio potrebbero finire alla Consulta. Grazie al trucchetto di un nuovo decreto che rimedia al pasticcio della mancia agli avvocati pro-rimpatri, la legge di conversione del dl sicurezza otterrà, dopo il voto della Camera, la firma del capo dello Stato. Il quale effettua un controllo preventivo per evitare incostituzionalità palesi, ma non è l’organo deputato a verificare che le leggi ordinarie rispettino il dettato della carta fondamentale. Questo ruolo appartiene alla Consulta. E qui sono almeno due i punti del dl che potrebbero scricchiolare nel caso, non semplice né immediato, siano sollevati davanti alla Corte.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 22 aprile 2026
Pasticciaccio brutto Sicurezza, via il riferimento al Cnf, il contributo anche senza rimpatrio. Ma prima l’aula voterà il testo incostituzionale. Le opposizioni occupano l’aula in segno di protesta. Oggi il voto sulla fiducia, entro venerdì il via libera. In nessun caso un governo aveva rivendicato la bontà di un pasticcio. Un decreto modificherà il decreto, così che il secondo cancelli una norma incostituzionale contenuta nel primo. Non sembra complicato e pasticciato: lo è ed è la soluzione definitiva del governo, confermata ieri prima dalla premier e poi dagli altri ministri, per salvare il pacchetto sicurezza che ha rischiato di saltare per i rilievi del Colle all’articolo sugli incentivi agli avvocati che promuovono i “rimpatri volontari e assistiti”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 22 aprile 2026
Rimedio inedito per eliminare la norma del decreto sicurezza bocciata da Capo dello Stato e avvocati: domani il correttivo e la fiducia sul testo originario. Una giornata particolare. Ma forse la citazione cinematografica migliore è un’altra: una battaglia (persa) dopo l’altra. Il governo, la sua maggioranza, cercano a fatica di uscire dall’incidente sul decreto sicurezza. Dopo l’ipotesi di un emendamento correttivo con terza lettura lampo a Palazzo Madama, la giornata di oggi produce un altro schema. Complicato. Molto. Ma forse sostenibile sul piano giuridico, come ipotizza, interpellato dal Dubbio, il costituzionalista Giovanni Guzzetta: “Se davvero, come suggeriscono le indiscrezioni di stampa, ci si prepara a deliberare in Consiglio dei ministri un decreto correttivo che modifichi la norma contestata sugli incentivi agli avvocati, e se davvero si provvederà a pubblicare contestualmente in Gazzetta ufficiale sia la legge di conversione del decreto sicurezza, sia il decreto legge correttivo, evidentemente siamo di fronte a un provvedimento a efficacia sospensivamente condizionata”.
di Angela Stella
L’Unità, 22 aprile 2026
“Si trasforma l’avvocato in un cacciatore di taglie, eppure nessuno di quanti erano per la separazione delle carriere, a parte i penalisti, fa un fiato. Il loro non è mai stato garantismo, ma tutela dei privilegi di una parte”. “Io trovo stupefacente che nell’intero schieramento politico dei favorevoli al Sì per la separazione delle carriere, con la sola eccezione degli avvocati, nessuno, ma proprio nessuno, dei sedicenti garantisti abbia fatto sentire la propria voce in queste ore”. Chi parla è Luigi Manconi, ex professore di sociologia, ex senatore, presidente della associazione “A Buon Diritto”, editorialista di Repubblica.
di Paolo Borgna
Avvenire, 22 aprile 2026
Il compenso di 615 euro al legale che convinca il migrante assistito a rimpatriare lede un diritto costituzionale e stravolge e umilia il ruolo del difensore, in contrasto con i principi della giurisdizione. La norma, inserita nell’ultimo decreto sicurezza (art. 30 bis), che prevede un compenso di 615 euro all’avvocato che convinca il migrante assistito a rimpatriare è stata bloccata dal presidente Mattarella. È un’ottima notizia, che conferma l’importanza del ruolo di garanzia del Capo dello Stato. Ugualmente ottima è la notizia che, immediatamente e unanimemente, tutti gli organismi dell’avvocatura e il sindacato dei magistrati hanno denunciato che questa norma non solo lede il diritto di difesa (art. 24 della Costituzione) ma stravolge e umilia il ruolo dell’avvocato. E anche questa è una conferma: che la “cultura della giurisdizione” accomuna magistrati e difensori.
di Sandro Marotta
La Stampa, 22 aprile 2026
“Ma c’è tempo solo 14 giorni”. Il reinserimento occupazionale e sociale dei detenuti a Cuneo, Saluzzo, Alba e Fossano. Due settimane esatte per presentare un progetto di formazione completo destinato ai detenuti. Questi sono i tempi per partecipare al bando della Regione Piemonte per il reinserimento socio-lavorativo delle persone recluse nelle carceri piemontesi, nel Cuneese sono 4 (Cuneo, Saluzzo, Alba e Fossano). La misura mette a disposizione complessivamente 5,7 milioni di euro, è stato aperto il 7 aprile e scadrà oggi, alle 12. Possono partecipare tutti gli enti che si occupano di formazione o orientamento lavorativo, anche in forma associata. L’obiettivo è finanziare quelle iniziative che aumentino le competenze soprattutto tecniche dei reclusi, in modo da rispondere ai “fabbisogni professionali” e favorire l’occupabilità dei detenuti. Nel concreto si tradurrà in una serie di corsi, con un monte ore variabile da 60 a 600. Ciascun progetto riceverà una somma a seconda di quanto richiede il proponente e del filone in cui rientra.
di Alessia Scarpa
lapiazzaweb.it, 22 aprile 2026
Romeo (Pd): “Situazione grave e narrazione non veritiera. Servono chiarimenti dal Ministero”. È destinato ad alimentare nuove tensioni istituzionali il caso del carcere minorile di Rovigo. A sollevare dure critiche è l’onorevole Nadia Romeo, deputata del Partito Democratico, che interviene con un comunicato nel quale contesta la ricostruzione fornita sulla gestione di una recente emergenza all’interno dell’istituto penitenziario. Secondo la parlamentare, la narrazione diffusa dell’episodio sarebbe “ambigua e lacunosa”, oltre che in parte non corrispondente al vero, e rappresenterebbe - a suo giudizio - una mancanza di rispetto verso la città e verso le forze dell’ordine coinvolte nell’intervento.
di Luciano Giacobbe*
catanzaroinforma.it, 22 aprile 2026
Il dibattito sulla recente conversione del decreto sicurezza ha sollevato preoccupazioni significative e fondate, come esprime il Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Catanzaro, Luciano Giacobbe. La sua attenzione si concentra in particolare sull’articolo 15 del provvedimento, che consente agli ufficiali di polizia giudiziaria di svolgere operazioni sotto copertura negli istituti penitenziari. Questa misura, già di per sé delicata, si colloca in un contesto di sovraffollamento e grave carenza di personale, decisamente distante da quanto previsto dall’articolo 27 della Costituzione, che sancisce il rispetto dei diritti dei detenuti.
Corriere del Trentino, 22 aprile 2026
Il titolare di “Ibris” forma i detenuti. Eventi durante l’estate nel locale in vista dell’inaugurazione. La pizza di Ibris “sbarca” in carcere. O meglio, per due volte la settimana, i detenuti hanno la possibilità di apprendere l’arte dell’impasto e i segreti della lunga lievitazione di Ibrahim Songne, titolare della “Pizza al taglio Ibris” e di “Ibris pizza & drink” di via Cavour. Da alcuni mesi anche insegnante. Dopo l’esperienza nella sezione maschile dell’istituto penitenziario di Spini di Gardolo, l’imprenditore 34enne originario del Burkina Faso e in Italia da quando ne aveva 12, passerà a breve anche al reparto femminile, per concludere il corso entro f i ne giugno. In vista dell’apertura di “Spini Pizza”, il progetto di reinserimento sociale dei detenuti promosso dalla Procura (voluto dall’ex procuratore capo Sandro Raimondi), con il coordinamento della Provincia, in collaborazione con il Comune, l’amministrazione penitenziaria e il Tribunale di sorveglianza, “che aprirà a fine agosto inizio settembre”, annuncia l’assessore alle politiche sociali, Mario Tonina.
ilmediterraneo24.it, 22 aprile 2026
L’associazione Un Nuovo Giorno coordina a Palermo le attività del progetto. Previsti sportello di ascolto, laboratori, orientamento al lavoro e assistenza sanitaria per persone detenute o in misura alternativa alla pena e per i loro familiari. Favorire il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute, sostenendole anche dal punto di vista psicologico, sanitario e relazionale. È questo l’obiettivo del progetto regionale “Restart - Salute e Inclusione”, attivo anche a Palermo e rivolto alle persone detenute negli istituti penitenziari siciliani o sottoposte a misure alternative alla detenzione, oltre che alle loro famiglie. Il progetto, finanziato dal dipartimento dell’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro della Regione Siciliana, opera in collaborazione con gli Uffici di esecuzione penale esterna e con i servizi territoriali. A Palermo è l’associazione Un Nuovo Giorno a promuovere le attività gratuite, accompagnando le persone in un percorso di orientamento, responsabilizzazione e ricostruzione della propria vita.
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