di Manlio Viola
blogsicilia.it, 4 maggio 2025
“Non ci fidiamo dello Stato, non sappiamo se avremo mai giustizia”. Sono parole forti quelle pronunciate da alcuni parenti delle vittime della strage di Monreale. Parole che potrebbero sembrare figlie del dolore, di una emozione forte e devastante ma che in realtà rischiano di essere molto di più dello sfogo di un momento drammatico. La denuncia che ha avuto particolare eco a margine dei funerali di Salvatore, Massimo e Andrea, le cui giovani vite sono state spezzate da quella sparatoria, deve, però, farci riflettere oltre il singolo fatto, ancorché drammatico e inaccettabile.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 4 maggio 2025
Il decreto, in corso di conversione, che destina i centri albanesi anche a Cpr, presenta profili di illegittimità che probabilmente saranno rilevati pure dai giudici. E c’è il rischio di danno erariale, anche per i costi derivanti dal fatto che i migranti devono comunque tornare in Italia prima di essere rimandati al loro Paese. Mentre la gestione delle strutture in Albania avviene nell’opacità, sottraendo alla conoscenza pubblica quanto accade ai migranti, è in discussione alla Camera la legge di conversione del decreto (37/2025) che destina tali strutture anche a centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr).
di Eliana Riva
Il Manifesto, 4 maggio 2025
Un 35enne nigeriano forse colto da infarto. Presentata un’interrogazione. Il deputato Pd Stefanazzi: “Sono stato lì in visita ma non mi hanno detto nulla”. Era al Cpr di Restinco (Brindisi) dallo scorso gennaio e, nella notte tra l’1 e il 2 maggio, è morto nel suo letto apparentemente per cause naturali. La storia di un 35enne nigeriano filtra così, senza ulteriori spiegazioni, da uno dei centri di detenzione amministrativa in cui vengono trattenuti cittadini stranieri in attesa di espulsione. Sul corpo dell’uomo verrà eseguita un’autospia e solo allora si saprà di più su quanto è accaduto. Le prime testimonianze parlano di un infarto fulminante arrivato nel cuore della notte: inutili i soccorsi arrivati sul posto, inutili i tentativi di rianimazione.
di Isabella De Silvestro
Il Domani, 4 maggio 2025
Il politico annuncia un’interrogazione parlamentare: “Credo che questo cortocircuito dell’informazione sia peculiare del Cpr di Brindisi e di quello di Bari, città dai cui porti partono i trasferimenti verso l’Albania. I ragazzi detenuti in questi Cpr vengono spostati senza alcun preavviso, e solo una volta arrivati scoprono dove sono. Da lì dovrebbero contattare i loro legali che si trovano in Puglia: è indegno Quando si omette una morte, le ipotesi sono due: o c’è qualcosa da nascondere, oppure si ritiene che quella vita non conti. È difficile stabilire quale delle due motivazioni abbia prevalso nel caso del Cpr di Brindisi Restinco, dove il 2 maggio il deputato del Partito Democratico Claudio Stefanazzi, in visita alla struttura, non è stato informato del decesso di un uomo nigeriano di 35 anni avvenuto la notte precedente.
di Eliana Riva
Il Manifesto, 4 maggio 2025
Nonostante la nave abbia subito un gravissimo attacco armato in acque internazionali, la Guardia costiera le ha vietato l’entrata in un porto sicuro. Rimane in acqua al largo di Malta la Conscience, la nave della Freedom Flotilla bombardata nella notte tra giovedì e venerdì da due droni che hanno gravemente danneggiato i motori e il sistema elettrico. La falla causata dal raid è sotto controllo anche se la nave potrebbe riprendere a imbarcare acqua. Gli attivisti a bordo sono riusciti a far ripartire uno dei due generatori e hanno chiesto alle autorità di Malta un ingresso di emergenza. Ma, nonostante la nave abbia subito un gravissimo attacco armato in acque internazionali, la Guardia costiera le ha vietato l’entrata in un porto sicuro. La sagoma alla deriva rappresenterà per sempre la vergogna internazionale di una barca umanitaria bombardata e abbandonata a se stessa a dodici miglia dalle coste europee.
di Errico Novi
Il Dubbio, 3 maggio 2025
In un’intervista al direttore dell’AdnKronos Davide Desario, la premier non cambia linea sul sovraffollamento e insiste con l’edilizia, cioè l’ampliamento dei posti. Ma almeno cita le parole di Bergoglio: “Perché loro e non io?”. Sembra poco. Ma un piccolo segno c’è. E riguarda il linguaggio. Giorgia Meloni risponde sul carcere. Lo fa nell’ambito di un’intervista al direttore dell’AdnKronos Davide Desario. Conclude con la consueta affermazione di intransigenza: “Non ho mai creduto che la strada per ridurre il sovraffollamento siano indulti e svuota-carceri”. E giù con l’altrettanto ricorrente teoria della “capienza” da adeguare alle “necessità”, cioè al numero dei detenuti.
di Angela Stella
L’Unità, 3 maggio 2025
“Non ho mai creduto che la strada per ridurre il sovraffollamento siano indulti e svuota-carceri”: così ieri in una intervista all’Adnkronos la premier Giorgia Meloni ribadisce la sua netta contrarietà a qualsiasi forma di atto clemenziale nei confronti dei detenuti. Lo fa nei giorni in cui anche all’interno della sua maggioranza si sta allargando il fronte a favore di una proposta di legge trasversale, a cui sta lavorando Nessuno Tocchi Caino, per un anno di riduzione di pena per tutti i detenuti, in memoria di Papa Francesco.
di Riccardo Tripepi
Il Dubbio, 3 maggio 2025
Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ha partecipato al congresso del Ppe a Valencia e ha raccontato al Dubbio la discussione sulla futura linea in un momento così delicato per il futuro dell’Ue, affrontando anche il dibattito italiano in tema di indulto e sovraffollamento delle carceri.
di Giuseppe Ariola
L’Identità, 3 maggio 2025
Rita Bernardini, lei è presidente di Nessuno tocchi Caino. Già solo il nome dell’associazione esprime un concetto fondamentale e troppo spesso ignorato rispetto all’universo delle carceri … Quanto incidono le attività di rieducazione dei detenuti sul loro effettivo reinserimento sociale? “Molto poco perché con il sovraffollamento che c’è, con gli organici ridotti all’osso di agenti penitenziari, educatori, psicologi, mediatori culturali, assistenti sociali, magistrati di sorveglianza, medici e infermieri, la detenzione è un incubo. Pochissimi svolgono lavori qualificanti o accedono a percorsi scolastici di vera riabilitazione. I dati parlano chiaro: i reclusi che scontano l’intera pena in carcere al 60% tornano a delinquere”.
vocididentro.it, 3 maggio 2025
Voci di dentro aderisce alla battaglia di Rita Bernardini affinché venga ripristinata la legalità nelle carceri, quantomeno mediante il riconoscimento di un indulto per coloro che devono espiare una pena residua di 12 mesi. Sono giorni convulsi e carichi di significato per chi si occupa di carcere. Soprattutto per noi di Voci di dentro che dal 2008 ci immergiamo come palombari nella torbida realtà delle prigioni d’Italia, spesso trattenendo il respiro per non essere sopraffatti dall’odore e dai rumori della disperazione che ormai conosciamo bene. Lo facciamo come volontari, qualcuno da ex detenuto, altri per formazione, e non perché siamo “buoni” o, peggio, “buonisti”, bensì perché crediamo che solamente con il contributo della società civile si possa superare il bisogno di vendetta alimentato dal populismo penale che imperversa. Un populismo penale che ha trasformato le carceri in luoghi dove regnano illegalità e sofferenza ben evidenziate dall’alto numero di suicidi e dai continui episodi di autolesionismo: spie di una crisi anche umanitaria.









