di Simona Musco
Il Dubbio, 5 maggio 2025
Il governo ha approvato un nuovo decreto Sicurezza, scatenando forti polemiche per l’adozione della forma d’urgenza, considerata da molti una forzatura istituzionale. La premier Giorgia Meloni ha difeso la scelta come necessaria per onorare gli impegni presi con i cittadini e per rafforzare le tutele verso le forze dell’ordine. Il decreto (39 articoli) introduce nuovi reati, aggrava pene esistenti e prevede misure contro terrorismo, criminalità, occupazioni abusive e disordini pubblici. Le opposizioni e alcune associazioni parlano di norme sproporzionate, repressive e di dubbia efficacia, che rischiano di ledere diritti civili e aggravare il sovraffollamento carcerario.
di Nicola Canestrini
Il Dubbio, 5 maggio 2025
Invece di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, lo stato li crea, colpendo in modo sproporzionato le categorie più vulnerabili della società. Negli ultimi anni, in molti ordinamenti democratici anche europei, si è assistito a un incremento dell’adozione di misure legislative che privilegiano un approccio securitario e populista, attribuendo un potere crescente alle forze dell’ordine e al contempo restringendo diritti e libertà fondamentali. In Italia, la legislatura attuale ha consolidato questa tendenza con l’introduzione di nuove fattispecie penali, l’inasprimento delle pene e la marginalizzazione di specifiche categorie sociali.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 5 maggio 2025
Le politiche securitarie sono sempre di moda e la politica (tutta) investe ogni anno in pacchetti e decreti legge che riducono spazi di libertà. L’attuale esecutivo, in continuità con i precedenti anche d’opposti schieramenti, ha fatto della sicurezza una bandiera da sventolare ai comizi, nelle aule del parlamento, nei talk show e sui social. Tema dalla forte presa mediatica e sociale, viene spesso declinato con tomi allarmisti e annunci altisonanti per giustificare l’introduzione di misure “autoritarie” e l’applicazione di politiche securitarie, come il recente decreto sicurezza. Ma sotto le cortine di fumo del dibattito politico qual è la situazione concreta?
di Errico Novi
Il Dubbio, 5 maggio 2025
È di pochi giorni fa il “successo” rivendicato dal governo italiano per la gestione dei funerali di Papa Francesco. La presenza improvvisa, e concentrata in poche ore, di gran parte dei leader mondiali a Roma ha messo alla prova l’efficienza di forze dell’ordine e servizi di d’intelligence. In Italia, si ricorda spesso, corpi dello Stato e apparati di sicurezza hanno fronteggiato per anni minacce per lo più sconosciute nel resto delle nazioni progredite. Paese di frontiera durante la guerra fredda, lo Stivale è stato teatro di tensioni violentissime per una presenza di forze politiche filosovietiche, e di gruppi extraparlamentari in alcuni casi armati, sconosciuta al resto d’Europa.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 5 maggio 2025
“Viviamo un’epoca nella quale molti Governi cercano di liberarsi dei limiti fissati dalle Costituzioni”. La professoressa Tania Groppi, ordinaria di Istituzioni di diritto pubblico presso l’Università di Siena e membro dell’Associazione Italiana Costituzionalisti, è tra gli oltre 250 giuspubblicisti che hanno sottoscritto un documento per stigmatizzare fortemente il dl sicurezza, nel merito e nel metodo, e che ha unito avvocatura, magistratura accademia.
di Irene Famà
La Stampa, 5 maggio 2025
Le Camere Penali hanno indetto l’astensione da udienze e altre attività per il 5, 6 e 7 maggio. Il motivo: “Grave offesa dei principi costituzionali”. Le Camere penali protestano contro il Decreto Sicurezza, entrato in vigore il 12 aprile. Così l’avvocatura penalista ha indetto tre giornate di sciopero nazionale il 5, 6 e 7 maggio con astensione dalle udienze e da ogni attività. Il decreto, sostengono gli avvocati, rappresenta un grave offesa ai principi costituzionali e alle garanzie fondamentali dei cittadini. E l’obiettivo della protesta è uscire dalle aule di tribunale per sensibilizzare la società civile.
vocididentro.it, 5 maggio 2025
Voci di dentro aderisce alla battaglia contro il Decreto Sicurezza lanciata da un ampio fronte di organizzazioni della società civile, tra cui A Buon Diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Cnca, Forum Droghe, L’Altro Diritto, La Società della Ragione, Ristretti Orizzonti, Forum Disuguaglianze e Diversità e Sbilanciamoci. E parteciperà alla manifestazione nazionale del 31 maggio a Roma.
di Silvia Pogliaghi
trendsanita.it, 5 maggio 2025
C’è un paradosso che si ripete nei penitenziari italiani: per molte persone, l’ingresso in carcere rappresenta il primo vero accesso alle cure. Un dato che interroga il sistema sanitario e rafforza la necessità di un’integrazione strutturale tra carcere e territorio. Dal 2008, con il passaggio della sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, questo obiettivo è diventato norma. In Lombardia, dove si contano tra gli 8.800 e i 9.000 detenuti - circa la metà negli istituti milanesi - il modello di erogazione si distingue: non è in capo alle ASL, ma ad Aziende Ospedaliere come l’ASST Santi Paolo e Carlo.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 5 maggio 2025
Il compagno di cella dorme, lui mette in atto il proposito di chiudere con la vita impiccandosi con un lenzuolo. Sulla tragedia costata la vita a un romano di 55 anni, da una vita residente a Terni, in carcere a Sabbione da un paio di settimane dopo l’aggravamento del divieto di avvicinamento a sua madre, sta indagando il pm, Giorgio Panucci. A dare l’allarme, nel pomeriggio del primo maggio, il compagno di cella della sezione destinata all’accoglienza del penitenziario ma per il 55enne purtroppo non c’era più nulla da fare.
di Massimo Solani
rainews.it, 5 maggio 2025
Dietro l’ennesimo gesto estremo, avvenuto nel penitenziario di Terni, c’è la grande questione del disagio psichiatrico dei detenuti in Italia. Massimiliano si è impiccato in una cella del carcere di Terni il primo maggio, senza che nessuno si accorgesse di lui. E, senza che nessuno si accorgesse di lui, aveva praticamente vissuto gli ultimi mesi della sua vita. Dal novembre scorso, da quando cioè il tribunale lo aveva allontanato dalla casa popolare che divideva con l’anziana madre perché accusato di maltrattamenti in famiglia.
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