di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 20 novembre 2024
A Malpensa, nel 2023, più di 200 stranieri sono stati rinchiusi in cella per giorni. Non potevano comunicare con l’esterno. Una cubana ha fatto ricorso, vincendolo. In Italia ci sono luoghi di detenzione amministrativa ancora più invisibili dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Come le zone di transito degli aeroporti, aree franche dove le persone straniere a cui è precluso l’ingresso nel territorio nazionale rimangono per giorni, private della libertà personale e costrette a sopravvivere in locali inadeguati e isolati dal mondo esterno. In assenza di un quadro normativo di riferimento.
di Errico Novi
Il Dubbio, 20 novembre 2024
I presidenti delle 26 Corti d’appello italiane hanno chiesto a Mattarella di fermare l’emendamento di FdI al decreto “Flussi” perché avrebbe reintrodotto il ricorso sulle richieste d’asilo. E invece l’emendamento lo cancella, quel ricorso. Capita, per carità, di non comprendere al volo il contenuto di una legge. Figuriamoci di un emendamento presentato in corsa. Ma a volte basta attendere. E invece no: i magistrati, l’Anm ma soprattutto i presidenti delle Corti d’appello (tutti e 26 i presidenti della Corti d’appello italiane!!!) non hanno aspettato. Hanno bombardato di critici l’emendamento della maggioranza sui migranti, al voto in queste ore alla Camera, senza nemmeno leggerlo. Si sono affidati a notizie di stampa. Eppure sono magistrati. Leggere gli atti è il loro mestiere. Conoscere le norme, e leggerle prima di interpretarle, è il presupposto, del loro mestiere. Niente: bordo di critiche. Ma non solo. Pure una lettera al presidente della Repubblica, addirittura con la richiesta per nulla velata di fermare le nuove norme. Un anatema contro il “disastro” che l’emendamento al Dl “Flussi”, a prima firma di Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia, avrebbe provocato all’intero sistema giustizia. Un “disastro” così epocale che, nella nota diffusa ieri, i presidenti delle 26 Corti d’appello hanno chiesto a Sergio Mattarella di scongiurare il baratro. Ma il baratro non esisteva.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 20 novembre 2024
“Perché lo fanno? Il motivo mi sfugge, ma è molto probabile che qualsiasi giudice arriverà alle stesse conclusioni alle quali si è arrivati nelle ultime settimane”. Andrea Natale, giudice a Torino e membro dell’esecutivo di Magistratura democratica, sembra quasi che con questo trasferimento di competenze alle Corti d’appello la destra voglia fare un favore a voi giudici delle sezioni immigrazione, lasciandovi senza lavoro.
di Roberto Spagnoli
Il Riformista, 20 novembre 2024
C’erano una volta gli Stati Uniti d’America, fortezza del proibizionismo globale, inventori ed esportatori della “War on drugs”. Oggi sono diventati probabilmente il più interessante laboratorio di nuove politiche delle droghe. Un cambiamento di prospettiva insolitamente rapido e talmente diffuso nelle opinioni dei cittadini che entrambi i candidati alla presidenza - Kamala Harris e Donald Trump - si sono detti, per esempio, a favore della legalizzazione della cannabis, con il vincitore Trump che sostiene anche l’allentamento delle restrizioni federali.
di Nathalie Tocci
La Stampa, 20 novembre 2024
L’invasione russa dell’Ucraina, che dura da oltre mille giorni, attraversa un nuovo ciclo di escalation da parte della Russia. L’attacco di droni e missili sulle città di Odessa e Sumy, così come il dispiegamento di circa 11mila soldati, missili e artiglieria pesante nordcoreani nella regione russa di Kursk - è la prima volta in cui soldati dall’Asia-Pacifico combattono su suolo europeo dalla seconda guerra mondiale - ne sono manifestazioni lampanti. Così come lo è la revisione della dottrina nucleare della Russia, proposta a settembre e approvata ieri dal presidente Putin.
di Francesco Semprini
La Stampa, 20 novembre 2024
Cinque Stati ufficialmente nucleari, altri quattro di fatto, compresi Israele e la Nord Corea. Nei silos di tutto il mondo ci sono 12mila ordigni, tre quarti in possesso di Stati Uniti e Russia. È di almeno 12.100 unità il totale combinato delle testate atomiche conservate negli arsenali nucleari di nove Paesi, mentre sono 22 sono gli Stati in possesso di materiali utilizzabili per armi nucleari, secondo i dati di Arms Control Association. Gli Stati dotati di armi nucleari sono Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, ufficialmente riconosciuti come in possesso di armi nucleari dal “Trattato di non proliferazione nucleare” (Tnp), che riconosce gli arsenali nucleari di questi Stati, ma ai sensi dell’articolo VI non ne prevede un mantenimento a livello numerico perpetuo.
di Alberto Sofia
Il Fatto Quotidiano, 20 novembre 2024
“Ho visto Giulio Regeni che usciva dall’interrogatorio, sfinito dalla tortura. Era tra due carcerieri che lo portavano a spalla, lo riportavano alle celle”. Questo il racconto di un ex detenuto palestinese in un video di Al Jazeera mostrato in Aula nel corso del processo sul sequestro, le torture e l’omicidio del giovane ricercatore universitario. Imputati nel processo sono 4 quattro 007 egiziani: ovvero, Usham Helmi, il generale Sabir Tariq e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, accusati del reato di sequestro di persona pluriaggravato (mentre al solo Sharif sono contestati anche i reati di concorso in lesioni personali aggravate e di concorso in omicidio aggravato, ndr).
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 19 novembre 2024
Siamo andati in pellegrinaggio alla Mecca dei detenuti, ma non abbiamo trovato la sacra moschea, non c’era un dio da pregare né una pietra nera da adorare. Il luogo che abbiamo visto è da tempo sconsacrato, lì dio è morto, le tavole della legge di ogni fede sono state frantumate. Non mette conto dire qual è il carcere che abbiamo visitato, perché è ormai un luogo comune a molti altri. In tutti il diritto si è volto al torto e, di torto in torto, la condizione è divenuta ormai, strutturalmente, di tortura. Ne abbiamo visitati 120 l’anno scorso e 90 quest’anno di luoghi di tortura, di torturati senza torturatori. Dove gli esseri viventi che li abitano e ci lavorano - i fuori legge e i tutori della legge, i nemici dello stato e i servitori dello stato - sono, tutti, condannati allo stesso degrado di umanità, a uno stato bestiale di abbandono e di infamia.
di Amedeo Laboccetta
Il Riformista, 19 novembre 2024
Le dichiarazioni rilasciate del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro in occasione della presentazione di una nuova auto per il trasporto dei detenuti (“è una gioia sapere che chi sta dietro quel vetro non lo lasciamo respirare”) sono raggelanti. Addirittura indegne, se solo si pensa che a pronunciare quelle parole è un uomo dello Stato e, per di più, avvocato. Gongolare per la realizzazione di un nuovo blindato in uso alla polizia penitenziaria, dalle caratteristiche - stando almeno al pubblico giubilo manifestato da Delmastro - non conformi a quel trattamento di umanità che deve comunque essere riservato ai detenuti, molti dei quali in attesa di giudizio e, come tali, presunti innocenti, significa non solo calpestare i più elementari principi di civiltà ma anche ignorare la lettera e lo spirito della nostra Costituzione.
di Davide Mattiello
Il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2024
“L’intima gioia” che il Sottosegretario alla “Giustizia” Andrea Delmastro ha voluto condividere col pubblico qualche giorno fa, oltre ad essere un’offesa ai valori repubblicani, potrebbe anche integrare il reato di istigazione alla tortura e per questo credo che sia stata una uscita tutt’altro che estemporanea. Temo che sia stata piuttosto una tappa ben studiata nel percorso tanto caro a Fratelli d’Italia che punta all’abrogazione del reato di tortura. Il fatto è noto e lo richiamo per sommi capi: il Sottosegretario Delmastro, commentando pubblicamente i nuovi mezzi a disposizione della Polizia Penitenziaria per il trasporto dei detenuti, in un climax retorico per nulla improvvisato, ha evocato l’intima gioia provata nell’immaginare quanto fossero rassicurati i cittadini italiani dal sapere come si possano incalzare, come si possano non far respirare i detenuti dietro quei vetri oscurati.
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