di Valeria Pacelli
Il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2025
I magistrati potrebbero voler esaminare carteggi e interlocuzioni che ci sono state nell’organizzazione del viaggio a bordo di un volo di Stato per riportare il libico a casa. Non solo il ministero della Giustizia e la direzione centrale immigrazione del Viminale. Nelle scorse settimane il Tribunale dei ministri di Roma, che sta indagando sulla vicenda del rimpatrio del generale libico Osama Njeem Almasri, ha chiesto di acquisire documentazione anche alle Agenzie di sicurezza, ossia agli uffici dei Servizi segreti italiani. L’indagine è quella a carico della premier Giorgia Meloni, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e di quello della Giustizia Carlo Nordio e del sottosegretario con delega ai Servizi, Alfredo Mantovano.
lecronachelucane.it, 16 marzo 2025
Si è tolto la vita ieri sera nel carcere di Melfi un giovane detenuto. Si tratta di un cittadino di origine tunisina di 25 anni, arrestato poco tempo fa per scontare una sentenza definitiva. Nonostante i soccorsi immediati, non c’è stato nulla da fare. A darne notizia il segretario generale della Uil-Pa - Polizia Penitenziaria, Gennarino De Fazio, il quale precisa: “Salgono così a 17 i detenuti che si sono tolti la vita nei primi 73 giorni dell’anno, cui bisogna aggiungere un operatore. La tragica media è di un suicidio ogni 4 giorni.
di Nicoletta Tempera
Il Resto del Carlino, 16 marzo 2025
Un altro detenuto morto in carcere. Un magrebino di 35 anni è stato trovato senza vita ieri mattina nel letto della sua cella. Era entrato nel carcere della Dozza di Bologna da appena una settimana. È stato il garante regionale per le persone private della libertà, Roberto Cavalieri a rendere pubblica la notizia. Da quel si sa il detenuto aveva iniziato da poco una terapia con il metadone, quando gli agenti della polizia penitenziaria sono entrati in cella non hanno trovati segni o tracce che porterebbero a pensare a un suicidio. Per questo motivo la Procura, avvisata dalla direzione del carcere dell’accaduto, ha disposto l’autopsia sul corpo dell’uomo. Servirà a stabilire con certezza la causa della morte. A gennaio era deceduto un detenuto 40enne di origini pachistane, che mentre camminava in corridoio si è accasciato, forse per un malore.
di Francesco Oliva
corrieresalentino.it, 16 marzo 2025
I familiari: “Vogliamo capire come è potuto accadere”. Giovane detenuto, di appena 30 anni, muore per un infarto. La vittima è Cosimo Giorgino, originario di Casarano. Purtroppo due giorni fa ha accusato un malore nel carcere di borgo “San Nicola”. La disperata corsa in ospedale, il ricovero, il tentativo, rivelatosi infruttuoso dei medici, di salvargli la vita. E ora i familiari voglio avere delle risposte e capire se Cosimo poteva essere salvato e se in carcere sia stato seguito con le doverose attenzioni. Dietro le sbarre seguiva una terapia di farmaci. Ed era anche tanto ingrassato. Giorni prima aveva confidato, nel corso di un colloquio, che gli stessi medici gli avevano parlato di un quadro clinico poco rassicurante e che si sarebbe dovuto sottoporre ad una serie di accertamenti. Le sue parole sarebbero state chiare: “Mi hanno detto che sono a rischio infarto”. Due giorni fa il malore. Nonostante i soccorsi siano stati tempestivi, una volta arrivato al Vito Fazzi, è spirato poche ore dopo.
immediato.net, 16 marzo 2025
Il carcere di Foggia è ormai al limite del collasso, con 642 detenuti stipati in una struttura progettata per ospitarne 300. Un sovraffollamento del 210%, che rende le condizioni di detenzione disumane e insostenibili, come denunciato dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe). Oltre alla carenza di spazi, la struttura è in emergenza anche per la mancanza di letti e materassi, mentre continuano ad arrivare nuovi detenuti senza alcun intervento per alleggerire la pressione su un carcere già saturo. “Se continua così - denuncia Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe - si dovranno ospitare i detenuti per terra”.
di Mariassunta Veneziano
lacnews24.it, 16 marzo 2025
Il dramma del carcere nel diario di un ex detenuto calabrese. Mario ha vissuto l’esperienza del penitenziario. Dove la vita diventa spesso impossibile, tanto che qualcuno decide di rinunciarvi. Oppure vi si aggrappa, come lui, affidando a carta e penna le proprie emozioni. Di quel momento Mario ricorda prima di tutto i rumori. Di passi, il tocco pesante sul pavimento che diventa rimbombo sulle pareti, sul soffitto, per poi andare a piazzarsi al centro del petto, da dove forse non uscirà più se non per tornare a galla durante la notte, in quelle notti lunghe in cui sforzarsi di tenere gli occhi chiusi sembra l’unico modo per non far entrare quello che c’è fuori. Ma i pensieri non hanno bisogno di occhi. Al buio, escono dalle tane come pipistrelli impazziti. E i rumori sono di nuovo tutti lì. I passi e poi un cigolio, un tintinnare di chiavi, lo sferragliare dei cancelli.
Torino. La notte degli errori: a fronteggiare la rivolta all’Ipm agenti in servizio da due settimane
di Giuseppe Legato
La Stampa, 16 marzo 2025
Una relazione del Ministero svela le incredibili mancanze della notte tra il 1° e il 2 agosto: inerzia, indecisione, caschi e sfollagente chiusi in cassaforte. Pronte contestazioni disciplinari. La rivolta tra l’1 e il 2 agosto 2024 al carcere Ferrante Aporti di Torino, passata alla storia come una delle notti più travagliate in un penitenziario italiano negli ultimi 10 anni, non ha solo generato interminabili ore di guerriglia e una serie di misure cautelari per una decina di detenuti minorenni. Ha partorito anche quattro procedimenti disciplinari - la cui istruttoria è in corso - per altrettanti agenti e vice-ispettori della polizia penitenziaria in servizio quella notte.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 16 marzo 2025
Sono stati riammessi al lavoro i dieci agenti imputati e processati: la sentenza escluse il reato di tortura. Non torneranno ora in servizio alla Pulce, ma saranno destinati in via provvisoria ad altre strutture. Sono stati al momento riammessi al lavoro i dieci agenti della polizia penitenziaria imputati e processati per tortura aggravata nel carcere di Reggio, reato contestato dalla Procura che, al termine del processo di primo grado con rito abbreviato, è stato riformulato dal giudice Silvia Guareschi in abuso di autorità contro detenuti in concorso. I poliziotti non erano più operativi in via obbligatoria dal luglio 2023, in virtù delle norme sull’ordinamento del corpo di polizia penitenziaria, a seguito della misura cautelare interdittiva applicata dal gip Luca Ramponi che poi fu prolungata in via facoltativa.
di Gianni Bruno
buonasera24.it, 16 marzo 2025
Un progetto di accoglienza per detenuti in permesso premio; un protocollo d’intesa con una rete di partner e istituzioni, tra cui la Asl di Taranto, per la promozione della genitorialità e per il sostegno psicologico a bambini e adolescenti che devono affrontare il dolore di una madre o un padre tra le sbarre; la possibilità per chi è recluso di partecipare in presenza al Giubileo dei detenuti che si terrà a Roma dal 12 al 14 dicembre. Sono alcuni dei progetti messi in piedi dall’associazione “Noi e Voi” Onlus per l’anno santo indetto dal pontefice e presentati negli scorsi giorni al Mudit, in un incontro, a cui ha partecipato anche il garante regionale per i detenuti Piero Rossi, che è stato anche l’occasione per alcune realtà associative e club service di formalizzare donazioni a supporto di chi vive nel carcere Carmelo Magli di Taranto.
orvietonews.it, 16 marzo 2025
Martedì 25 marzo alle ore 11.00, presso il Museo “Emilio Greco” di Orvieto, la Casa di reclusione di Orvieto e la Caritas diocesana di Orvieto-Todi presenteranno il volume “Voci e colori di Speranza. Lo sguardo al futuro dei detenuti della Casa di reclusione di Orvieto per l’Anno Santo 2025”. Il volume raccoglie i lavori realizzati dai detenuti che hanno preso parte al laboratorio di pittura tenuto dall’artista Salvatore Ravo e a quello di scrittura guidato dall’arteterapeuta Anna Crispino. Filo condutture dell’intero volume è la speranza, tema dell’Anno giubilare in corso. I quadri realizzati e le poesie composte hanno fatto sì che ciascun detenuto “scegliesse - come scritto dalla direttrice della Casa di reclusione di Orvieto, Annunziata Passannante, e dal capo area educativa, Paolo Maddonni - il proprio modo per esprimere, con le parole o i colori della speranza, a che punto è arrivato con la riflessione sul proprio essere un uomo”.
- Sassari. Dal carcere agli archivi del Parco dell’Asinara per regalarsi una nuova possibilità
- Lettera a Sergio Ramelli, ostaggio ucciso da un odio degli estremismi senza memoria nero e rosso
- Perché il Manifesto di Ventotene non basta più
- I pacificatori disinteressati alla pace
- Più spese per le armi: favorevole solo un italiano su tre









