di Irene Famà
La Stampa, 17 novembre 2024
Lo storico: “I cortei esprimono l’intollerabilità di un momento, seppur in forme discutibili. Il pericolo terrorismo? È una retorica che serve a giustificare interventi repressivi”. Torino laboratorio di lotta. Da sempre. E il sociologo e storico Marco Revelli la spiega così: “La rivolta circola periodicamente sotto pelle, come la corrente elettrica, e ogni tanto emerge”.
di Marco Pasi
Il Manifesto, 17 novembre 2024
Gestazione per altri. Arrivata la firma di Mattarella che da lunedì renderà effettivo il ddl Varchi. La Gpa però è regolamentata in 66 Paesi e il “reato universale” potrebbe rivelarsi inapplicabile, oltre che incostituzionale. Da domani sarà presente in Gazzetta ufficiale il disegno di legge che renderà la Gpa (gestazione per altri) reato universale. Approvato in via definitiva il 16 ottobre in Senato, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dovrebbe aver firmato il ddl lo scorso 4 novembre, tre giorni prima della partenza per il suo lungo viaggio in Cina.
Ristretti Orizzonti, 17 novembre 2024
“Siamo già in contatto con oltre 50 coppie preoccupate per gli effetti della legge”. “La firma di Mattarella sulla legge Varchi è un atto dovuto, che non sorprende, vista la linea del Presidente di firmare anche atti in palese contrasto con la normativa europea, come nel caso della legge sulla carne coltivata poi annullata dall’UE”, hanno dichiarato Marco Cappato e l’avvocata Filomena Gallo, rispettivamente Tesoriere e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, “Siamo pronti a difendere tutte le coppie danneggiate da questa legge ingiusta e irragionevole.
di Luigi Ippolito
Corriere della Sera, 17 novembre 2024
Sono gli “incidenti d’odio non criminali”, casi in cui, pur senza che si configuri un reato, si finisce schedati dalla polizia per aver detto o scritto cose ritenute offensive. In un anno sono stati registrati in Gran Bretagna 13.200 casi. Una vicenda dal sapore kafkiano ha scoperchiato in Gran Bretagna la questione degli “incidenti d’odio non criminali”, casi in cui, pur senza che si configuri un reato, si finisce schedati dalla polizia per aver detto o scritto cose ritenute offensive. Domenica scorsa, di prima mattina, una nota commentatrice del Telegraph, Allison Pearson, si è vista comunicare a casa dalla polizia di essere indagata per un tweet dell’anno scorso: ma, un po’ come per Joseph K. nel “Processo” di Kafka, non le è stato detto di quale tweet si trattasse né chi avesse sporto denuncia. La giornalista non ha mai fatto mistero delle sue vedute di destra dura, dall’immigrazione al gender, ma grande è stato il suo choc quando si è ritrovata nel mirino delle forze dell’ordine.
di Annalisa Cuzzocrea
La Stampa, 16 novembre 2024
Che idea della giustizia ha il sottosegretario Andrea Delmastro? Dove ha imparato quel che sa delle responsabilità di un funzionario pubblico? In una sezione del Fronte della gioventù, a un concerto nazirock o a una festa di CasaPound? O forse alle cene di Capodanno in cui qualcuno spara per caso, come nella vicenda che ha coinvolto il deputato Emanuele Pozzolo a inizio anno a Rosazza, in provincia di Biella? A giudicare dall’ultimo video che lo immortala mentre celebra la nuova automobile blindata fornita in dotazione alla Polizia penitenziaria, il concetto di Stato del sottosegretario sembra piuttosto derivare dai film americani dove il “poliziotto cattivo” si occupa del “delinquente” appena arrestato con metodi tutt’altro che ortodossi.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 16 novembre 2024
“Far sapere ai cittadini chi sta dietro questo vetro oscurato, come noi non lasciamo respirare chi sta dietro questo vetro oscurato”. La presentazione di una nuova macchina blindata per trasportare detenuti sottoposti al 41-bis o all’alta sicurezza è diventata una parata. Con armi pesanti e espressioni enfatiche del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Frasi non proprio riguardose di quei principi inderogabili sul trattamento delle persone detenute che dovrebbero governare ogni paese autenticamente democratico. Sono certo che al Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ci siano le intelligenze sociali e professionali per far respirare i detenuti e assicurare loro un trasporto sicuro e non lesivo della loro integrità psico-fisica. E ci siano le intelligenze per investire non nell’uso di mitra, fucili o taser (come vorrebbe il ministro Salvini) bensì nel dialogo, nell’ascolto, nel proporre una pena conforme ai principi costituzionali.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 16 novembre 2024
In occasione della presentazione della nuova autovettura blindata per il trasporto dei detenuti in regime di 41-bis, il sottosegretario alla Giustizia si è lasciato andare a commenti poco gradevoli. Dopo aver assistito alla presentazione della SsangYong Rexton Dream e-XDi220 (e il sovranismo?), la “nuova autovettura blindata con cellula detentiva, unica nel suo genere” che il Dap ha fatto costruire per il trasporto di detenuti in regime di 41-bis (miriadi?), con dotazioni tipo: “tre telecamere nell’abitacolo, chiusura della cellula detentiva automatizzata e temporizzata, blocca manette, blocca porte e blocca arma gestibili da consolle” (bazooka niente?) il sottosegretario alle galere Delmastro Delle Vedove ha confessato: “Sarò forse anche infantile, un po’ fanciullesco, ma l’idea di vedere sfilare questo potente mezzo, l’idea di far sapere ai cittadini chi sta dietro a quel vetro oscurato, come noi incalziamo chi sta dietro quel vetro oscurato, come noi non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato, è sicuramente per il sottoscritto un’intima gioia, e credo che in una visione molto semplificata dell’esistenza sia una gioia per tutti i ragazzi che si affacciano alla vita e vogliono scegliere di servire lo Stato nella Polizia Penitenziaria come prima scelta”. Io, in una visione molto semplificata, confesso che mi manca un commento di Ruotolo su X.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 16 novembre 2024
“Sarò forse anche infantile, un po’ fanciullesco”, a suo modo il dubbio lo sfiora. Poi però il sottosegretario alla Giustizia con delega al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Andrea Delmastro Delle Vedove, mercoledì alla pomposa cerimonia di consegna di una specie di auto robocop per il trasporto dei detenuti in regime di 41-bis e di Alta sicurezza, la “SsangYong Rexton Dream e-XDi220, nuova autovettura blindata con cellula detentiva, unica nel suo genere”, supera la remora e si lancia di fronte al picchetto d’onore degli agenti del Gruppo operativo mobile armati di mitra: “L’idea di vedere sfilare questo potente mezzo che dà prestigio, con il Gruppo operativo mobile sopra, l’idea di far sapere ai cittadini chi (scandisce, ndr) sta dietro a quel vetro oscurato, come noi incalziamo (scandisce, ndr) chi sta dietro quel vetro oscurato, come noi non lasciamo respirare (scandisce, ndr) chi sta dietro quel vetro oscurato, è sicuramente per il sottoscritto una intima gioia. E credo che in una visione molto semplificata dell’esistenza sia una gioia per tutti i ragazzi che si affacciano alla vita e vogliono scegliere di servire lo Stato nella Polizia penitenziaria come prima scelta”.
di Cesare Battisti
L’Unità, 16 novembre 2024
Dopo una serie di incontri con Mauro Cavicchioli, responsabile delle Cec (Comunità educanti con i carcerati) in seno all’Associazione Giovanni XXIII, voglio manifestare la mia intenzione di rendermi utile e con questa Associazione avviare un percorso di collaborazione e reinserimento di ex reclusi affidati alla sua Casa famiglia. Mauro mi ha indotto a rivedere alcuni miei punti di vista riduttivi sul carcere. Mi riferisco, un esempio, alla tendenza a ricercare per ogni dissesto, anche personale, responsabilità distanti, cause universali, ripieghi che finiscono quasi sempre per servire l’immobilismo. Questo approccio mi faceva sentire impotente di fronte all’attualità del dramma in cui versa la popolazione detenuta. Certe mie opinioni obsolete, atteggiamenti discutibili sono decaduti di fronte al convincimento che sia non solo possibile ma anche necessario riconoscere ora che “Soccorrere chi ha sbagliato è liberante per tanti ed è la via per costruire una società alternativa, nuova, giusta”.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 16 novembre 2024
Che Paese siamo, in che Paese viviamo, se perfino il Presidente della Repubblica ammette pubblicamente di aver promulgato leggi che non gli piacevano? E perché non le ha elencate, queste leggi, anche se le prime tre, le prime cinque, di una lista destinata ad allungarsi, è piuttosto facile indovinarle? A qualcuno dei ragazzi che ascoltavano Mattarella, ieri, magari saranno passate per la testa domande come queste. Avranno pensato che quello del Capo dello Stato era uno sfogo, una confessione, voce dal sen fuggita. E invece no: si è trattato di una rara e autorevolissima, per il pulpito da cui proveniva, lezione di diritto costituzionale vivente, tenuta non solo da un professore della materia, ma da un uomo a cui è toccato in sorte applicare la Costituzione nel momento in cui tutti i poteri dello Stato, che dovrebbero cercare di cooperare, sono in lotta tra loro.
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