di Chiara Carvelli
Il Resto del Carlino, 17 novembre 2024
Il direttore dell’Ipm Alfonso Paggiarino fotografa la situazione della struttura “Tantissimi stranieri non accompagnati: comunità sature, non c’è alternativa al carcere”. Trentanove detenuti totali, di cui 26 custodie cautelari e 13 definitivi. Sono questi i numeri dell’Istituto penale minorile del Pratello che da dodici anni è diretto da Alfonso Paggiarino, al suo ultimo anno di attività prima di lasciare Bologna e andare in pensione.
di Serena Spinazzi Lucchesi
Gente Veneta, 17 novembre 2024
L’impatto è stato duro. Anche se la realtà del carcere già la conosceva. Don Massimo Cadamuro alla fine di luglio è stato designato dal Patriarca Francesco come cappellano del carcere maschile di Venezia. “Quando è mancato don Antonio Biancotto mi è stato chiesto di assumere l’incarico a Santa Maria Maggiore. Una realtà che mi era già capitato di incontrare, assistendo spiritualmente alcuni parrocchiani che erano stati ospiti. Ma l’impatto è stato caldo, violento. Il periodo estivo è stato difficilissimo. Ci sono stati dei gesti estremi, purtroppo”, ricorda il sacerdote. In questo triste computo, sono purtroppo tre i suicidi che si sono verificati negli ultimi mesi a Santa Maria Maggiore, di cui uno proprio a luglio, mentre l’ultimo è di appena una settimana fa.
di Eleonora Pavan
Il Gazzettino, 17 novembre 2024
La libreria Giunti e alcuni privati cittadini hanno consegnato circa 40 libri. Importanti anche gli incontri con gli atleti della nazionale olimpica: hanno condiviso con i ragazzi storie di riscatto. Da una parte c’è stata la conclusione dell’attività fatta in collaborazione con l’Associazione nazionale atleti olimpici e Azzurri d’Italia di Treviso, che una volta alla settimana per tutto l’anno hanno condotto degli incontri per trasmettere i valori dello sport ai ragazzi e farli fare attività pratica. Dall’altra, c’è l’inaugurazione di una nuova biblioteca all’interno della struttura, con una quarantina di libri messi a disposizione dalla libreria Giunti e donati da privati per incentivare i ragazzi alla lettura.
di Federica Pacella
Il Giorno, 17 novembre 2024
Al Museo di Santa Giulia di Brescia, detenute di Verziano guidano i visitatori nella mostra di Khalid Albaih, promuovendo dialogo e comprensione. Progetto educativo e di riabilitazione in collaborazione con enti locali. Ask me, ovvero l’arte raccontata dai detenuti. A partire da questo week-end, al Museo di Santa Giulia prende vita il progetto voluto da Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei e Casa di Reclusione di Verziano, ideato e progettato in collaborazione con Act Associazione Carcere e Territorio O.d.V. - E.T.S., grazie all’impegno di Carlo Alberto Romano, in occasione della mostra dell’artista dissidente sudanese “Khalid Albaih. La stagione della migrazione a Nord”. A disposizione dei visitatori oggi dalle 14 alle 18, ci sono due detenute di Verziano, formate dai Servizi educativi di Brescia Musei, in qualità di mediatrici culturali per aiutare il pubblico a comprendere meglio i contenuti e le ragioni della mostra.
a cura di Davide Pelanda
Ristretti Orizzonti, 17 novembre 2024
Sarebbe stato davvero interessante poter vedere i risultati in un serio faccia-a-faccia tra i giornalisti e i detenuti. Ci hanno provato a scrivere un progetto, qualche tempo fa, alcuni educatori e la Garante comunale di Torino della casa circondariale Lorusso-Cutugno. L’idea era proprio quella di un serio confronto tra i detenuti, spiegando le loro reali condizioni di vita in carcere e i giornalisti piemontesi. Il tutto per scrivere una narrazione la più reale possibile, senza veli, senza pregiudizi, senza affidarsi a qualche velina dell’amministrazione.
di Ugo Cundari
Il Mattino, 17 novembre 2024
Prova a narrare il Sistema “da dentro”, partendo dalla “Tempesta” di Shakespeare e di Eduardo. Nell’istituto penitenziario minorile di Nisida prende servizio un attore toscano. Il suo compito è convincere i ragazzi detenuti a mettere in scena “La tempesta” di Shakespeare, con il napoletano utilizzato da Eduardo De Filippo nel 1984, ma con testi che fanno riferimento alle tempeste che ogni detenuto ha attraversato nella sua vita.
di Lucio Luca
La Repubblica, 17 novembre 2024
S. è un mafioso palermitano che vive nel quartiere di don Pino Puglisi e vuole redimersi. Il romanzo per immagini di un reporter. “A Brancaccio non c’è niente. Niente, tranne la noia. Quella che, con il suo manto scuro, abbraccia ogni cosa”. Brancaccio è il quartiere più a sud di Palermo. Chi lascia la città - o chi ci arriva venendo dall’altra parte - si imbatte per forza in questa terra di nessuno, “un avamposto di frontiera. Una lingua di strada di un chilometro e mezzo che racchiude tutto il male e il bene di questa incomprensibile città”. È brutta Brancaccio, quasi come se fosse stata costruita da una mente diabolica che ha deciso di concentrare da queste parti un piccolo popolo di “sfigati” per trasformarli in pericolosi criminali. Perché in un posto del genere diventare cattivi è facile, quasi obbligatorio: qui vince la legge del più forte, qui se non ti adegui alle regole rischi di fare una brutta fine. E pure se ti adegui, visto che fin da bambini a Brancaccio il sangue e la violenza sono il pane quotidiano.
di Roberta Polese
Corriere della Sera, 17 novembre 2024
“Vivo in Sicilia con 1400 euro al mese e una vecchia Volvo”. L’ex portavoce dei centri sociali del Nordest guida l’Ong Mediterrarea. Nel suo nuovo libro c’è uno scritto di Francesco: “Amico del Papa... Mia madre ha gridato al miracolo”. La fede, il Veneto lasciato 15 anni fa, i figli, i migranti e la politica: “La sinistra? Smetta di parlare di poveri e inizi a stare con loro”. Il collegamento video con Luca Casarini dalla sua casa di Palermo inizia con una lieve inflessione siciliana e finisce un’ora e mezza dopo in dialetto veneto. Si parte dal libro “La Cospirazione del bene”, scritto con Gianfranco Bettin, edito da Feltrinelli. Dentro c’è uno scritto di Papa Francesco, oggi, domenica 17 novembre, ci sarà l’anteprima alla Fondazione Feltrinelli di Milano insieme al cantante Ghali. Presentazioni: Casarini è l’ex capo dei disobbedienti, portavoce dei centri sociali del Nordest, oggi guida la ong Mediterranea che salva migranti nel mare. Per non aver rispettato le leggi ora è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Mestrino, 57 anni, ha avuto la sua massima esposizione tra il 1990 e il 2010, anni ruggenti del Nordest, succedeva di tutto: da un lato le grandi infrastrutture (Passante, Mose), dall’altro le lotte per la casa, contro la guerra, contro la globalizzazione selvaggia. Negli stessi anni nelle stanze segrete del Veneto i banchieri delle popolari organizzavano la rovina della classe media, gli imprenditori pagavano tangenti ai politici, le multinazionali provocavano un inquinamento senza pari. Avremmo scoperto tutto, dopo.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 17 novembre 2024
L’assemblea “A Pieno regime” si allarga, manifestazione nazionale il 14 dicembre. Ferrajoli: “Contro la svolta autoritaria globale unire la protesta italiana a quella del resto del mondo”. “Se la sala fosse stata vuota, cari compagni e compagne, saremmo qua di nuovo nel regno della sfiga invece siamo qua nel regno della possibilità”. Quando interviene Rolando, dei centri sociali del nord est, a circa mezz’ora dall’inizio dell’assemblea nazionale contro il ddl Sicurezza, il colpo d’occhio è notevole. Almeno 500 persone tra l’aula magna della facoltà di Lettere della Sapienza e l’atrio. La scommessa che si è data la rete A pieno regime, del resto, è poderosa: portare a Roma il 14 dicembre almeno 100mila persone per la manifestazione nazionale contro i provvedimenti del governo Meloni che “criminalizzano la marginalità sociale”, inclusa la manovra che taglia sanità e istruzione. “A Padova qualche giorno fa c’erano 5mila persone in corteo - ragiona Rolando - credo che sia alla nostra portata”. Anche perché prima ci sono altre manifestazioni in cui confluire.
di Giovanni De Luna
La Stampa, 17 novembre 2024
Il gesto della P38 alla manifestazione è un brutto segnale di resa, più che di speranza. La voce dei nostri ragazzi è importante, non lasciamola inaridire nella frustrazione. Quelle tre dita a simboleggiare una pistola sono un brutto segnale. Di resa, più che di speranza. C’è da augurarsi che i ragazzi che hanno riproposto quel tragico gesto ne ignorino la storia e le implicazioni politiche. Quando nei cortei degli operai e degli studenti, nella seconda metà degli anni 70, apparvero le pistole vere, evocate da quel gesto e alla fine arrivate, per il “lungo ‘68” fu la fine. Un movimento che aveva scosso in profondità l’Italia conformista e democristiana finì così, agito da una violenza che apparve come una risorsa e fu invece una condanna.
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