di Rossana Certini
vita.it, 16 novembre 2024
Sono cinquanta i libri, in lingua araba, donati dall’associazione “Un ponte per” alla Casa circondariale patavina per avviare un progetto culturale che attraverso la lettura punta all’inclusione e allo scambio culturale tra i detenuti. La convinzione è che una riflessione condivisa sui principali temi del nostro tempo può aiutare ogni individuo a scegliere di cambiare il corso della propria vita. Superare il concetto di inclusione per giungere a quello di dialogo tra culture. Passare, dunque, dall’appartenenza a una cultura al confronto che arricchisce. Questa l’idea alla base del progetto: “Kutub Hurra/Un ponte per” avviato a novembre nella Casa circondariale di Padova grazie alla collaborazione tra le cooperative AltraCittà e Orizzonti, l’associazione Granello di senape, l’area educativa della Casa circondariale e il Garante dei diritti delle persone private o limitate nella libertà del comune di Padova.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 16 novembre 2024
Daccapo: un laboratorio di speranza e rinascita per i detenuti di Torino. Sandro, 61 anni, è un uomo che ha visto la vita da una prospettiva difficile. Cresciuto per strada e poi rinchiuso per oltre 35 anni tra le mura dei penitenziari italiani, oggi si trova al Lorusso e Cutugno di Torino. “Il carcere deve essere rieducativo, altrimenti non serve a nulla”, dice con fermezza, mentre intaglia il legno, trasformandolo in un volto di Gesù Cristo che sarà donato all’arcivescovo di Torino, Roberto Repole. Un gesto simbolico, un atto di restituzione che, per lui, è anche una forma di riscatto.
di Giovanni Iacomini*
Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2024
Si è svolto nella sala teatro della Terza Casa Circondariale di Rebibbia l’incontro finale dei detenuti che hanno partecipato al “MedFilm - festival del cinema mediterraneo” di Roma. Da oltre un mese si sono costituiti gruppi di studenti “ristretti” nei diversi settori del complesso penitenziario (sono ben quattro le distinte Direzioni, ognuna con una propria struttura amministrativa). Sotto la responsabilità di docenti dell’Istituto scolastico “J. von Neumann” di San Basilio, problematica periferia romana, e delle Aree educative e trattamentali carcerarie, in una serie di incontri sono stati visionati i 19 cortometraggi provenienti da diversi paesi che si affacciano sul Mediterraneo e anche oltre.
gonews.it, 16 novembre 2024
La proiezione domani al Teatro La Fiaba. È l’evento conclusivo della Settimana della Legalità promossa da Caritas Firenze con il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze, Fondazione Solidarietà Caritas, Libera Toscana e Associazione Seconda Chance Renato, un bambino di 8 anni, vive il difficile rapporto dell’assenza del padre, detenuto in carcere. Tra scuola e vita familiare cerca di capire il mondo di regole che sembra ingiusto mentre la madre affronta il peso emotivo della situazione. “Limbo” è il cortometraggio di Alexandros Lomis prodotto da Keep Digging Production da un’idea di Ubaldo Giusti e Samuele Zangara, che sarà presentato domani sabato 16 novembre alle 18 al Teatro La Fiaba (parrocchia Isolotto). E’ l’iniziativa conclusiva della Settimana della Legalità, ciclo di eventi sui temi del carcere, della giustizia e dell’uguaglianza sociale promosso da Caritas Firenze in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze e con la partecipazione di Fondazione Solidarietà Caritas, Libera Toscana e Associazione Seconda Chance. “Limbo” esplora le conseguenze della detenzione non solo sui detenuti, ma anche sulle loro famiglie mostrando il percorso tra isolamento e speranza di riconnessione. Dopo la visione del film seguirà un confronto con il pubblico sul tema carcere, lasciando spazio a domande, curiosità, riflessioni. “Il cortometraggio racconta la storia di una famiglia il cui padre è in carcere in un’altra città e ciò crea sofferenza data la distanza e la poca possibilità di fare colloqui in un ambiente ostile e non accogliente soprattutto per i bambini. Il padre spera di avere la possibilità di usufruire di un’accoglienza in misura alternativa alla detenzione ma questa non gli viene concessa per alcune questioni burocratiche e ciò aumenta il distacco, si perde la speranza e crea angoscia” racconta Alina Tamas, responsabile Area Giustizia e Carcere Fondazione Solidarietà Caritas Ets. La Fondazione Solidarietà Caritas offre due strutture per l’accoglienza residenziali per adulti beneficiari delle misure alternative alla detenzione, il centro Il Samaritano, una casa per l’accoglienza delle persone a fine pena, Casa Mimosa, e gli sportelli che gestiscono i servizi per la gestione dei Lavori di Pubblica Utilità (LPU), Attività di Volontariato per persone in esecuzione penale e Messa alla Prova (MAP) per adulti.
di Michela Santoro
laquilablog.it, 16 novembre 2024
Stamani la cerimonia conclusiva del Premio, al Ridotto del Teatro comunale.”Essere qui oggi è per me un’esperienza profondamente toccante. La poesia - ha dichiarato, da dentro il Carcere, il poeta e saggista, Durs Grunbein, ospite d’onore del XXIII Premio Letterario Internazionale ‘L’Aquila BPER Banca, intitolato a Laudomia Bonanni’ - è un linguaggio di libertà, una via per esplorare il mondo interiore e per comunicare emozioni e pensieri che spesso restano nascosti. Incontrare i detenuti e ascoltare le loro domande, mi ha ricordato quanto sia potente la parola, soprattutto in un luogo come questo, per riaffermare la propria umanità e trovare nuovi strumenti per affrontare la vita, una volta fuori da queste mura. È stato un onore, per me, entrare dentro il Carcere e condividere, con detenuti e studenti, questa passione per le parole e per le storie che portano con sé”.
di Michele Brancale
La Nazione, 16 novembre 2024
La psicopedagogista nata a Sesto Fiorentino era solita visitare i detenuti dell’ospedale psichiatrico di Montelupo, trascrivendone le storie che essi le raccontavano, raccogliendole in dei volumi: oggi c’è un trust che ne cura la pubblicazione. Il recente decreto carceri ha suscitato da agosto molte polemiche. La sensazione è che tanti nodi siano rimasti irrisolti, pur con alcune indicazioni positive, come quelle relative alla riabilitazione dei detenuti tossicodipendenti. Il punto è proprio rendersi conto di cosa sono le carceri oggi, in cui la popolazione è spesso caratterizzata da problemi psichici, tossicodipendenza e indisponibilità di casa quando si esce. L’ospedale psichiatrico di Montelupo può per certi versi fare da scuola a tutte le carceri italiane, dove la popolazione “psichica” è molto diffusa, anche per effetto delle tossicodipendenze, e vi sono centri clinici per i detenuti che presentano particolari patologie. Tutta la storia maturata tra le mura dell’ex ospedale può essere di grande utilità per affrontare non pochi aspetti dell’emergenza carceri, ma per farlo bisogna ascoltare e ascoltare tanto.
di Valeria Balocco
marieclaire.it, 16 novembre 2024
Gli incontri del giovedì: nel carcere di San Vittore a Milano un progetto con le carcerate ideato da Federica Berlucchi. Prima ci sono i cancelli automatici e poi un portone di ferro. Lì lasci la tua borsa e il cellulare, ti spogli di tutti gli strumenti che ti permettono di avere un rapporto col mondo fuori. Dopo c’è il rumore stridente delle chiavi che girano nella toppa dell’entrata di ferro del braccio femminile - che si richiude dietro di te appena dentro - cui non riesco proprio ad abituarmi. Ho imparato a gestire l’aria ferma, il sole che passa dalle finestre e disegna sul pavimento quadrati e rettangoli, i cieli uggiosi che rendono necessaria la luce accesa durante gli incontri anche se si svolgono nelle prime ore del pomeriggio.
ravennawebtv.it, 16 novembre 2024
“Vivere senza la chiave. Dialoghi tra carcere e città” è l’appuntamento in programma sabato 16 novembre al Teatro Capuccini, via Canal Grande 55, a Faenza. A partire dalle 18.30 si terrà un incontro con frate Ignazio De Francesco. Dopo l’incontro, alle 20.45, è in programma uno spettacolo teatrale tratto dal libro dello stesso De Francesco “Vivere senza la chiave”. In scena Joseph & Bros. “Una rappresentazione molto intensa che ha visto la sua ‘prima’ nel carcere della Dozza, per volontà dell’autore del testo da cui è stato tratto lo spettacolo teatrale. Si tratta di Joseph & Bros, con la regia di Alessandro Berti, attore regista e drammaturgo, in scena con Francesco Mariuccia e Savì Manna. Il testo lo ha scritto Ignazio De Francesco, monaco dossettiano, islamologo, co-fondatore di Eduradio. Si chiama Giuseppe e i suoi fratelli, dal suo libro ‘Vivere senza la chiave’, Zikkaron Edizioni, una piccola casa editrice che pubblica testi preziosi”.
di Gianluca Iovine
Il Dubbio, 16 novembre 2024
Nel suo trentennale, il Med Film Festival è ormai un ponte stabile tra le culture dei Paesi del Mediterraneo e oltre. La kermesse vanta importanti partners istituzionali e privati quali MiBac, Ministero degli Esteri, DAP del Ministero della Giustizia, Regione Lazio, Comune di Roma, Commissione Europea, Fondo Asilo Migrazione e Integrazione, IOM UN Migration, Cinecittà, Amnesty International e WWF; oltre ad ambasciate di Francia, Spagna, Marocco, e media come Avvenire, Ansa, RAI Movie, per citarne alcuni; cosa che permette di superare la semplice rassegna, creando occasioni di finanziamento offrendo masterclass originali; mostrando progetti audiovisivi e sociali, scoprendo nuove tendenze artistiche della contemporaneità, ben oltre i confini del Mare Nostrum. E il pubblico apprezza, avvicinandosi a sogni e sofferenze di popoli distanti, narrati con delicatezza e sapienza espressiva.
di Gery Palazzotto
Il Foglio, 16 novembre 2024
Da don Cozzi che raccoglie le memorie di Brusca a Mario Frittitta. Dal gesuita Pintacuda a padre Sorge. Il difficile dialogo con l’oscurità. Marcello Cozzi si presenta come prete, lucano, impegnato da decenni sul versante del disagio sociale, nell’educazione alla legalità e alla giustizia, nel contrasto alle mafie e nell’accompagnamento ai pentiti di mafia e ai testimoni di giustizia. Racconta che dal 2004 è stato contattato da più di cento mafiosi e che con almeno cinquanta di loro continua a sentirsi, scriversi e vedersi. Talvolta l’accompagnamento sfocia in un libro. L’ultimo raccoglie le memorie di Giovanni Brusca che con malcelata modestia afferma: “Sono stato ritualmente affiliato all’età di 19 anni, credo di essere stato uno dei più giovani nella storia di Cosa nostra…”. L’ex enfant prodige che è maturato straziando corpi di giudici e poliziotti, strangolando bambini, sciogliendo i nemici nell’acido, oggi è un tranquillo pensionato del crimine. Si è definito lui stesso “un animale” e ha lasciato il carcere in virtù degli sconti di pena per i collaboratori di giustizia. “Un animale” in libertà.
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