di Giorgio Paolucci
Avvenire, 16 novembre 2024
È la prima volta che un capo dello Stato partecipa all’iniziativa donando un pacco al Banco, esattamente come ogni anno fanno altre 5 milioni di persone. Le ragioni di una straordinaria provocazione. È la prima spesa solidale di un capo dello Stato. Ed è anche la prima ad essere stata consegnata al Banco Alimentare in questa Giornata nazionale della Colletta alimentare 2024. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il suo sostegno all’iniziativa, concedendo l’Alto Patronato accompagnato da un pacco grigio, impreziosito dal tricolore. Un gesto significativo di vicinanza e solidarietà. Fino al 30 novembre sarà possibile donare la spesa anche online su alcune piattaforme dedicate: per conoscere le varie modalità di acquisto dei prodotti e i punti vendita aderenti all’iniziativa è possibile consultare il sito colletta.bancoalimentare.it.
di Luigi La Spina
La Stampa, 16 novembre 2024
Protestare è legittimo, ma così non si aumentano certamente i consensi per i motivi della protesta e per chi protesta. Il corteo di studenti era partito a Torino con alcune motivazioni sulla riforma Valditara per la scuola e sulle nuove regole dell’Università anche condivisibili, ma, purtroppo è degenerato con forme di violenza inaccettabili. Alla manifestazione si sono aggiunte subito le solite accuse contro Israele e la guerra in Palestina. Anche in questo caso, comprensibili le proteste per come il governo di Netanyahu si sta comportando, ma il modo con il quale lo si è fatto, con alcuni episodi di violenza ingiustificabili, è inammissibile. Non si capisce davvero perché i manifestanti abbiano fatto irruzione al Museo del cinema, alla Mole Antonelliana, simbolo di Torino e di tutti i torinesi, senza distinzioni di parte. Né imbrattare i principali monumenti del centro cittadino ha alcuna motivazione. Senza senso è stato anche l’ingresso violento in alcune sedi private e sono soprattutto gravi alcuni richiami al periodo più oscuro degli anni 70 del secolo scorso, come le tre dita per simboleggiare la pistola P38, un ricordo di quegli spezzoni di Autonomia operaia protagonisti di tanti episodi criminali.
di Daniele Nalbone
Il Manifesto, 16 novembre 2024
Le reazioni “Inaccettabili scene di violenza e caos a opera dei soliti facinorosi”, dice Palazzo Chigi. Schlein: “Speculazioni”. “È stato celebrato il No Meloni day all’insegna dell’aggressione alle forze dell’ordine, quando approveremo definitivamente il Ddl sicurezza festeggeremo il Meloni day”. La dichiarazione del sottosegretario alla giustizia Delmastro, in mezzo alle tante degli esponenti di destra, è esemplare per la sua chiarezza. Come si è visto sabato scorso a Bologna, quando dalle ricostruzioni ufficiali è scomparsa la provocazione di Casapound, governo e maggioranza hanno deciso di calvalcare ogni protesta giovanile in funzione dell’approvazione del Ddl sicurezza. E il copione è stato declinato allo stesso modo anche per lo sciopero degli studenti di ieri. Il via libera lo ha dato Meloni che sui social ha parlato di “inaccettabili scene di violenza e caos a opera dei soliti facinorosi”.
di Danilo Paolini
Avvenire, 16 novembre 2024
Troppo giovani per ricordare quegli anni terribili, non abbastanza giovani per essere giustificati. Tra i tanti gesti brutti e da condannare compiuti nei cortei di ieri per il cosiddetto “No Meloni day”, in particolare in quello di Torino, si è rivisto “quel” gesto: l’indice e il medio della mano uniti, il pollice aperto a simboleggiare una pistola, la Walther P38 appunto, arma prediletta dall’estremismo rosso negli anni 70 del secolo scorso. Anni che ogni italiano di buon senso - quali che siano le sue idee politiche - sperava definitivamente archiviati. E invece riecco quel gesto, fatto da studenti che, ripetiamo, sono troppo giovani per ricordare e troppo cresciuti per essere giustificati. Tanto più se spalleggiati da attivisti che a quel passato in qualche modo si rifanno.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 16 novembre 2024
Dai nuovi dati pubblicati da Action Aid e Osservatorio di Pavia emerge una scarsa comunicazione da parte della politica, e più nello specifico del governo, sul fenomeno. E spesso i contenuti sono fuorvianti. Mentre il 98 per cento delle donne e il 95 degli uomini considera rilevante la violenza. L’attenzione sul tema della violenza maschile sulle donne da parte della politica italiana è intermittente e i picchi si registrano in occasione di giornate simboliche o durante momenti chiave dei processi legislativi. È ciò che emerge dai nuovi dati pubblicati da ActionAid con l’Osservatorio di Pavia, su come e quanto comunicano sul tema governo, parlamento ed enti locali.
di Piero Tony*
Il Foglio, 16 novembre 2024
Un incontro casuale e un lungo ragionamento, un po’ indignato, un po’ semplicemente razionale, un po’ da uomini di legge un po’ delusi dalla loro professione e molto delusi dalla politica. Napoli villa comunale, fontana dei paperi, sole cocente di un mezzogiorno rovente nonostante sia novembre, qualche giorno fa, per puro caso - viviamo in paesi diversi e siamo a Napoli per un convegno - ho incontrato il mio vecchio amico e collega Sabatino detto Peppiniello, procuratore della Repubblica in pensione. “Hai già letto i giornali di oggi? Hai sentito l’ultima?” mi fa, la stretta di mano è agitata, “siamo alla frutta, sono tutti pazzi”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 novembre 2024
Azzurri scettici sull’emendamento, voluto da Viminale e FdI per “fermare” i Tribunali. Ma il sì al Dl è scontato. Lunedì alle 12 la commissione Affari costituzionali della Camera riprenderà la discussione sul decreto Flussi, nel quale confluiranno anche le norme del decreto Paesi sicuri. La legge di conversione dovrebbe passare in Aula, con la fiducia, il 25 novembre, e passare al Senato. Ma in Forza Italia rimangono ancora forti perplessità sull’emendamento presentato martedì dalla relatrice Sara Kelany, responsabile Immigrazione di Fratelli d’Italia. Come già ampiamente raccontato, la proposta emendativa sottrae alle sezioni Immigrazione dei Tribunali civili la facoltà di decidere sui tratte-nimenti dei migranti da parte del Questore, demandando tutto alle Corti d’appello civili. Da quanto appreso, la modifica, arrivata martedì sera in quello che le opposizioni hanno definito un vero e proprio blitz, sarebbe stata scritta al Viminale e piombata all’ultimo istante sul vertice di maggioranza. L’iniziativa ha raccolto ovviamente la forte opposizione non solo dell’Anm ma anche, com’è ovvio, di Pd, Movimento 5 Stelle e + Europa. Ai quali, appunto, si devono aggiungere un po’ di malumori tra gli esponenti di FI. Il primo a esprimersi, quando la polemica era nel pieno, era stato, mercoledì, Pierantonio Zanettin, capogruppo Giustizia degli azzurri al Senato, che aveva dichiarato: “Questa proposta potrebbe avere una sua astratta plausibilità per risolvere i contrasti giurisprudenziali emersi nei giorni scorsi, ma credo necessiti ancora di un approfondimento di natura tecnica. Ci confronteremo con il ministro Nordio e sicuramente individueremo la soluzione più idonea”. L’incontro col numero uno di via Arenula al momento però non sembra ci sarà, anche perché sia il guardasigilli che la premier Giorgia Meloni non hanno alcuna voglia di arretrare sulla questione, nonostante le disapplicazioni continue e i rinvii alla Cgue da parte della magistratura. Tuttavia il gruppo di Forza Italia alla Camera continua a non essere pienamente in sintonia con l’iniziativa della meloniana Kelany. Innanzitutto la proposta emendativa della relatrice non era stata concordata con gli alleati. E poi, essendo arrivata all’ultimo momento, ha provocato complicazioni rispetto all’iter già di per sé impegnativo del Dl Flussi: ha imposto, fra l’altro, di fissare un termine per la presentazione dei subemendamenti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 novembre 2024
In un momento storico in cui il sistema penitenziario italiano sembra orientarsi sempre più verso un approccio panpenalista nella gestione delle criticità carcerarie, emerge almeno un segnale in controtendenza. Il Ministero della Giustizia ha infatti presentato una bozza di decreto ministeriale che introduce, per la prima volta nella storia della Polizia Penitenziaria, la figura del “negoziatore”. Una novità che, se non risolve i problemi strutturali del sistema, almeno introduce uno strumento di mediazione finora mancante nel nostro ordinamento penitenziario. Il documento, attualmente in fase di consultazione con le organizzazioni sindacali, delinea un ruolo cruciale destinato a trasformare l’approccio alla gestione degli eventi critici nelle carceri italiane. La proposta nasce da un’esigenza concreta e sempre più pressante: la necessità di gestire in modo efficace e non conflittuale quelle situazioni particolarmente complesse che possono turbare gravemente l’ordine e la sicurezza degli istituti penitenziari. Il decreto, attualmente in fase di consultazione con le organizzazioni sindacali, delinea un quadro normativo dettagliato per questa nuova specializzazione, definendone compiti, requisiti e percorsi formativi.
di Girolamo Monaco*
Avvenire, 15 novembre 2024
Ma che cosa è che non funziona oggi negli Istituti penali minorili italiani? In questi mesi ci siamo concentrati sulle cause esterne: la delinquenza minorile, le baby gang, i minori stranieri non accompagnati, i giovani adulti, i soggetti psichiatrici, i tossicodipendenti, e, in ultimo, il cosiddetto decreto Caivano. Abbiamo, cioè, individuato fuori di noi i motivi dei nostri mali. Oggi ritengo necessario uno sforzo introspettivo. Voglio partire dalla mia esperienza: ho sempre posto la massima attenzione al benessere del personale in servizio, nella convinzione che proprio il benessere è funzione direttamente proporzionale al pieno assolvimento del mandato istituzionale della struttura rieducativa. La rieducazione è infatti il prodotto professionale di operatori impegnati, coordinati, motivati, mai disinteressati, isolati, demotivati; Operatori che colgono il senso del loro agire, il vincolo del dovere e la presenza di un orientamento.
L’Osservatore Romano, 15 novembre 2024
“Fuori dal carcere, il prima possibile e accompagnati” è la via doverosa per affrontare il problema della pena e del reinserimento. È l’assunto della Caritas Italiana, che ha organizzato il convegno Giustizia e speranza: la comunità cristiana tra carcere e territorio, svoltosi il 13 novembre a Roma, presso l’Auditorium della Chiesa di Santa Maria degli Angeli. “Un incontro per riflettere sulle condizioni di vita all’interno delle strutture detentive e sul ruolo che la comunità cristiana può e deve avere nella costruzione di percorsi di riscatto e integrazione”, ha spiegato monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas Italiana, che ha aperto l’incontro, moderato da Daniela De Robert, giornalista, della Direzione Rai per la Sostenibilità.











