di Fabrizio Lucidi
Il Giorno, 14 novembre 2024
La necessità di investimenti e rieducazione per garantire un futuro ai detenuti e la sicurezza della società. “Sbattetelo in carcere e buttate via la chiave”. Quante volte avete sentito questa frase al bar o - peggio - in tv pronunciata dal politico di turno con sguardo torvo e tono imperioso? Tante. Ma con i facili slogan non si risolvono i problemi. Né ci si rende conto dell’emergenza carceri se almeno una volta non si è toccata con mano la sincera sofferenza di centinaia di persone che stanno pagando per i propri errori. E cercano di uscire dal tunnel di droga e alcol, se possibile senza tornare a delinquere. Facile a dirsi. Ma lo Stato italiano ha scavato ormai un abisso tra la carta della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”) e la dura realtà di celle dove stanno in tre nello spazio di 5 risicati metri quadrati.
di Enzo Gabrieli
paroladivita.org, 14 novembre 2024
“Mi pare di poter dire che la situazione oggi nelle carceri in Italia sia giunta al totale collasso per una serie di fattori e di conseguenze a dati che non sono più tollerabili: si parla di sopraffollamento, ma questo è solo uno dei fattori”. È duro il commento di sr. Nicoletta Vessoni, operatrice da 11 anni in carcere a Catanzaro e responsabile nazionale delle religiose che lavorano nei penitenziari in Italia che ha portato la sua testimonianza la settimana scorsa al Consiglio Nazionale della Fisc mentre nelle settimane scorse aveva promosso un convegno sulla giustizia riparativa a Catanzaro e Lamezia. “Non parliamo poi - spiega la religiosa delle Suore delle Poverelle di Bergamo - della situazione sanitaria che è gravemente al collasso. La mancanza di opportunità lavorativa all’interno degli istituti mette tutti in grande affanno. Il rallentamento dell’applicazione di misure alternative ingolfa e mette in grosse difficoltà la vita all’interno degli istituti”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 14 novembre 2024
Un incontro al Cnel, organizzato da Confcooperative Federsolidarietà, è stato l’occasione per fare il punto su cooperazione sociale e giustizia. Siglato un protocollo d’intesa tra l’organizzazione e il Dap. Maurizio Gardini, presidente Confcooperative: “Accogliamo la sfida recidiva zero. Abbiamo bisogno di un grande lavoro di sussidiarietà. Occorrono investimenti sulle infrastrutture”. Su 100 detenuti che seguono percorsi di formazione e di inserimento lavorativo in carcere nelle cooperative sociali “torna a delinquere meno del 10%, un abbattimento della recidiva importante rispetto a chi è sottoposto a trattamenti standard. E di margine per far crescere l’impegno della cooperazione sociale in quest’ambito ce n’è”. Lo ha detto Stefano Granata, presidente di Confcooperative Federsolidarietà intervenendo a “Cooperazione sociale e giustizia: un ponte tra carcere e società. Esperienze di innovazione ed impatto sociale” convegno organizzato a Roma, nella sede del Cnel, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, da Confcooperative Federsolidarietà.
di Giorgio Pogliotti
Il Sole 24 Ore, 14 novembre 2024
I percorsi formativi e il lavoro come antidoto al rischio di recidiva. Su 100 detenuti che seguono percorsi di formazione e di inserimento lavorativo in carcere nelle cooperative sociali torna a delinquere meno del 10%: è “un abbattimento della recidiva importante rispetto a chi è sottoposto a trattamenti standard” e “di margine per far crescere l’impegno della cooperazione sociale in quest’ambito, ce n’è”. È il quadro fornito ieri dal presidente di Confcooperative Federsolidarietà Stefano Granata, intervenendo al convegno su “Cooperazione sociale e giustizia: un ponte tra carcere e società. Esperienze di innovazione ed impatto sociale” organizzato al Cnel da Confcooperative Federsolidarietà. Granata ha ricordato che un detenuto su 3, tra quelli occupati nel privato, è assunto da una cooperativa sociale associata a Confcooperative Federsolidarietà. E sono oltre 1.500 i detenuti ed ex detenuti impegnati in percorsi di formazione, tirocini e borse lavoro. Mentre sono 3mila gli ex detenuti che, intrapreso il percorso di lavoro in una cooperativa sociale, vi restano anche al termine della pena.
di Alberto Gaino
volerelaluna.it, 14 novembre 2024
L’ultimo rapporto di Antigone è univoco: “In 22 mesi di Governo di destra i minori in carcere sono aumentati del 48%. Eppure non c’è un allarme sociale rispetto alla devianza giovanile: nel 2023 i ragazzi denunciati e/o arrestati sono stati persino di meno (4,15%) rispetto all’anno precedente. La metà dei reati a carico di minorenni in istituti penali minorili (IPM) è contro il patrimonio. Però, nel frattempo, è entrato in vigore il decreto Caivano e i numeri di ragazzi in detenzione cautelare è esploso: sono il 67,7% per cento del totale dei detenuti minorenni”. La stessa incompatibilità dei giovani con il carcere degli adulti - sancita per legge nel 1988 - che consente ai minori diventati maggiorenni di restare in un IPM sino al compimento dei 25 anni, è stata negata, grazie al “decreto Caivano”, dal Ministero della Giustizia: nel 2023 ha disposto il trasferimento in carceri per adulti di 59 ragazzi fra i 18 e i 24 anni. Nel corso del 2024 l’ha rifatto: sono 123 gli ex minori trasferiti in mezzo agli adulti.
di Don Antonio Mazzi
Oggi, 14 novembre 2024
Ciò obbliga a riflettere, ma senza perdere la certezza che in ognuno esistono radici positive. Tra i vari commenti ai fatti accaduti in questo periodo, soprattutto tra i giovani e giovanissimi, c’è stata una frase micidiale che mi ha particolarmente colpito. Non ricordo più dove io l’abbia letta e chi l’abbia scritta, ma è stata così potente da farmi dimenticare tutto. Eccola: “Forse i nostri ragazzi sono orfani di genitori vivi”. Qualcuno la penserà troppo forte e pesante, ma per caso proprio in questi giorni, i ragazzi de “La Mammoletta”, la comunità Exodus che si trova all’Isola d’Elba, hanno fatto come ogni anno una esperienza educativa in barca a vela, sul Bamboo. Tra le varie tappe di questa avventura in mare, anche quella nel carcere minorile di Nisida; ne sono tornati entusiasti dell’accoglienza e dell’atmosfera che hanno respirato, dello scambio di testimonianze che hanno portato e condiviso.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 novembre 2024
Il sistema dell’esecuzione penale esterna registra un boom di numeri, ma paradossalmente non riesce a decongestionare le carceri. È quanto emerge dall’analisi del Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, che fotografa una situazione complessa e per certi versi contraddittoria. I dati più recenti, aggiornati al 31 ottobre 2024, mostrano un incremento significativo delle persone in carico agli uffici dell’esecuzione penale esterna (Uepe), raggiungendo quota 140.744, di cui 93.028 sottoposte a misure alternative alla detenzione. Un aumento vertiginoso rispetto al dicembre 2019, quando i numeri si attestavano rispettivamente a 102.119 e 60.360, segnando così una crescita del 38% per il totale delle prese in carico e del 54% per le misure alternative. L’analisi rivela che la maggior parte delle misure alternative (68%) coinvolge persone provenienti dalla libertà o dagli arresti domiciliari, mentre solo il 32% proviene dagli istituti penitenziari. Un dato che rimane sostanzialmente stabile nel tempo e che evidenzia come il sistema dell’esecuzione penale esterna intercetti principalmente soggetti esterni al circuito carcerario.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 14 novembre 2024
Il comunicato di Giuristi Democratici verso l’assemblea nazionale contro il ddl sicurezza del 16 novembre a Roma. Intanto il governo accelera alla Camera sulla separazione delle carriere per i magistrati: entro fine novembre in aula. “Assistiamo in questa congiuntura politica allo smantellamento della democrazia così come l’abbiamo conosciuta sino ad oggi, a partire dalla messa in discussione delle sue radici antifasciste”. Così Giuristi Democratici, nel documento conclusivo della propria assemblea generale tenutasi a Torino il 9 e il 10 novembre, lancia l’appello a una mobilitazione generale contro le politiche repressive del governo. E si prepara all’assemblea nazionale contro il decreto sicurezza prevista per sabato 16 novembre alla Sapienza, ore 10 aula magna della facoltà di Lettere. Nel comunicato i giuristi evidenziano come il quadro globale, all’indomani della rielezione di Trump, veda superate le distinzioni tra “democrazie liberali e illiberali”, mentre gli spazi di agibilità del conflitto sociale sono “sempre più assottigliati”. Un quadro in cui l’Italia gioca il ruolo di “laboratorio di nuove pratiche giuridiche e politiche a-democratiche, tese apertamente all’esautoramento delle istituzioni di garanzia e dei principi che reggono il nostro sistema di democrazia costituzionale” si legge nel comunicato.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 14 novembre 2024
“La magistratura dimostra, a mio avviso, di avere in se stessa la forza per adeguarsi alle richieste che provengono dalla società, per autoriformarsi, e per introdurre nuove norme al fine di garantire più trasparenza e maggiore credibilità al proprio lavoro”, ha dichiarato ieri Isabella Bertolini, laica Csm eletta su indicazione di FdI e presidente della commissione di Palazzo Bachelet per le Valutazioni di professionalità, illustrando in plenum la circolare relativa appunto alle “pagelle”. Le nuove norme, approvate ieri con la sola astensione del laico Ernesto Carbone (Iv), arrivano al termine di un lungo e complesso lavoro di studio e di approfondimento avviato quando la commissione era presieduta dalla togata Bernadette Nicotra.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 14 novembre 2024
Da Genova a Cosenza, da Padova a Brindisi: negli ultimi mesi in giro per l’Italia è emerso un numero impressionante di accessi abusivi alle banche dati riservate da parte delle forze dell’ordine. Un quadro inquietante fatto di agenti infedeli, banche dati colabrodo e controlli inesistenti. Da Genova a Cosenza, da Padova a Brindisi, da Prato a Marsala. Lontano dai riflettori, puntati sui casi Striano e della società Equalize, negli ultimi mesi in giro per l’Italia è emerso un numero impressionante di accessi abusivi alle banche dati riservate da parte di agenti delle forze dell’ordine. Poliziotti, Carabinieri e agenti della Guardia di Finanza infedeli, spesso in cambio di denaro, altre volte per mere ragioni personali, ad esempio per spiare famigliari e amici. Queste vicende non sono arrivate all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale ma, messe insieme, consegnano l’immagine inquietante di una parte di paese appassionata allo spionaggio, grazie a infrastrutture informatiche ridotte a un colabrodo e assenza di controlli all’interno delle forze dell’ordine. Il caso più eclatante è quello di Prato, dove lo scorso 30 maggio il comandante dei Carabinieri, Sergio Turini, è stato arrestato con l’accusa di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico. Secondo l’accusa, Turini si sarebbe messo a disposizione di imprenditori amici, italiani e cinesi, accedendo abusivamente al sistema banca dati Sdi delle forze dell’ordine per fornire informazioni in cambio di utilità (sono almeno 99 gli accessi individuati). Ora Turini ha chiesto di patteggiare, con il consenso della procura.
- Se nel sistema giudiziario manca la giusta cura per le vittime di reato
- È legge il Dl contro le aggressioni ai sanitari e il danneggiamento dei beni ospedalieri
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