di Adriano Sofri
Il Foglio, 13 novembre 2024
Nel cuore dell’altra notte tenevo accesa come sempre Radio Radicale, che mi conciliasse il sonno o mi compensasse dell’insonnia, e la mia attenzione è stata eccitata dalla voce anticamente amica di Paolo Liguori. Interpellava con una smagliante disinvoltura, una dietro l’altra, le più alte cariche della magistratura italiana, nell’ambito di una manifestazione annuale intitolata, come ho appreso, “Salone della giustizia”. Profano come sono, se non come paziente, ero mosso solo da una curiosità umana, per così dire. Strada facendo sono stato colpito da un tema che prendeva un peso centrale nei dialoghi e, benché dichiarasse di svolgersi nell’astrattezza del concetto giuridico, implicava evidentemente la questione sanguinante della deportazione in Albania di migranti colpevoli di migrare, combinazione fantastica di insensatezza e di cattiveria.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 13 novembre 2024
Opposizione contraria alle “tappe forzate” sul divorzio tra giudici e pm previste dalla maggioranza, che vuole sedute notturne e “overtime” fino a tutto il weekend. Sarà la conferenza dei capigruppo, convocata per stamattina alle 8.30 dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, a decidere se la riforma costituzionale su separazione delle carriere, doppio Csm e Alta Corte disciplinare approderà effettivamente nell’aula di Montecitorio il 26 novembre, dov’è attesa per la prima lettura. Fino a ieri mattina la data era certa, ma poi durante l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali tutto è stato rimesso in gioco. Non è stato trovato alcun accordo tra i partiti sul calendario della settimana. E così per adesso restano convocate le sedute notturne e quelle in tutto il week end per l’esame dei provvedimenti all’ordine del giorno: separazione delle carriere, appunto, e decreto flussi, quello in cui, tra l’altro, sono confluite le norme inizialmente emanate dal governo con il decreto Paesi sicuri, norme ora al centro del “conflitto” fra Esecutivo e magistratura. I tempi, e l’urgenza, su entrambi i provvedimenti, sono stringenti, considerato l’incombere della sessione di Bilancio e la volontà di non far slittare “in coda” le questioni sospese. Ma non è escluso che qualcosa, nel calendario su “carriere” e migranti, venga modificato, nella capigruppo e nell’ufficio di presidenza della Prima commissione previsti per oggi.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 13 novembre 2024
Non ha mai preteso di rendersi simpatica, la Licia che ci ha lasciato dopo una lunga vita, ma non ha mai ceduto di un millimetro sulla dignità e sull’orgoglio, non solo perché era la vedova di Pino Pinelli, anarchico e staffetta partigiana, ma perché cercava una verità dei fatti che per almeno cinquant’anni non ha avuto. Non è affatto vero che quella sera a Milano era caldo, ma è vero che c’era un bel nebbione di quelli che poi non abbiamo visto più. Eravamo a metà dicembre, era il 15 per la precisione, e Pinelli insieme a un’ottantina di anarchici era prigioniero della questura di via Fatebenefratelli, trattenuto e interrogato al terzo giorno senza alcuna autorizzazione di magistrato, allora usava così, c’erano state leggi di polizia che lo consentivano. Poi, il fatto che il Pino fosse morto, la Licia, con le sue due bambine di otto e nove anni, non lo ha saputo dal commissario Luigi Calabresi, nel cui ufficio veniva condotto l’interrogatorio, ma dai giornalisti. È rimasta lì dritta, con la sua dignità e il suo orgoglio, mentre Claudia con l’acume della sua ingenuità di bambina chiedeva chi fosse stato, a portarle via il suo papà.
di Giulia Ricci
La Stampa, 13 novembre 2024
“Non è escluso ci siano altre rivolte in futuro, è una situazione che non si risolve con la bacchetta. A Cuneo l’abbiamo affrontata perché siamo riusciti a far arrivare personale da altri istituti. Ma lì dentro ci sono persone che non hanno ancora accettato il motivo per cui si trovano lì, che non legittimano lo Stato”. Così Mario Antonio Galati, provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, commenta quanto successo lunedì pomeriggio nel carcere di via Roncata.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 13 novembre 2024
L’avvocato Bolloli: “Il mio assistito si trova ora in ospedale in quanto la sua situazione sanitaria è quanto mai compromessa. Sarebbe opportuno che egli scontasse la parte di pena residua presso una idonea struttura terapeutica”. Sono destinate a spalancarsi le porte del carcere, anche se manca poco più di mese al “fine pena”, per il detenuto agli arresti domiciliari che non “collabora” con le Forze dell’ordine e con i giudici. E a nulla valgono le sue precarie condizioni di salute, come l’essere portatore di aritmia, colpito in passato da diverse embolie polmonari, con problemi circolatori e di ipertensione e, peraltro, con un intervento chirurgico già fissato a breve. Lo scrive il magistrato di sorveglianza di Alessandria Angelo Rosano in un provvedimento con cui la scorsa settimana ha disposto la sospensione della detenzione domiciliare per un 48enne di Valenza.
di Paola Cioppi
Il Giorno, 13 novembre 2024
Due reclusi hanno dato fuoco a lenzuola e giornali. Una lite ha rischiato di finire in tragedia: evacuata l’intera sezione. Una reazione di ripicca per un problema banale, che ha spinto due giovani detenuti del Bassone, a dare fuoco ad alcuni oggetti in cella, lenzuola e giornali. L’incendio scoppiato lunedì sera si è concluso con un giovane detenuto ricoverato con gravissime ustioni, altri due feriti, l’evacuazione dell’intera sezione con 65 persone trasferite temporaneamente nel cortile, e danni da quantificare. In ospedale, in attesa di essere trasferito al Centro Grandi Ustionati di Niguarda, è finito un ragazzo marocchino di 19 anni, forse uno dei due autori dell’incendio, che è stato il più esposto alle fiamme. Quando i soccorritori del 118 lo hanno preso in carico, aveva lesioni gravi in tutto il corpo, tali da valutare il suo ricovero a Milano o Torino. Al momento è stato stabilizzato e viene mantenuto in osservazione al Sant’Anna, in Rianimazione, con una prognosi ancora riservata, in attesa di poterlo trasferire in un reparto specializzato. Feriti altri due detenuti, un tunisino di 18 anni e un marocchino di 24 anni, anche loro trasportati al pronto soccorso dell’ospedale di San Fermo, ma le loro condizioni non sono risultate preoccupanti e sono stati subito dimessi, facendo rientro in carcere verso mezzanotte.
di Elisa Sola
La Stampa, 13 novembre 2024
Per i giudici del tribunale del Riesame non ci sono dubbi delle violenze sistematiche della Polizia penitenziaria. Condotte “crudeli, brutali e degradanti per le vittime”. E, soprattutto, “frutto non già di una situazione eccezionale ed episodica, ma conseguenza di una prassi fuorviante improntata alla violenza”. Non esistono dubbi, secondo i giudici del tribunale del Riesame di Torino. Nel carcere di Cuneo picchiare i detenuti, perlomeno in un determinato periodo, sarebbe stata un’abitudine per alcuni agenti della penitenziaria. Accogliendo la tesi della procura - guidata da Onelio Dodero - e respingendo i ricorsi delle difese, i giudici del Tribunale della libertà (presidente Cristiano Trevisan) hanno confermato la misura dell’interdizione dal servizio, per 10 e 12 mesi, nei confronti di due poliziotti. Rappresentati dagli avvocati Antonio Mencobello e Leonardo Roberi, l’ispettore Giovanni Viviani e l’assistente capo Rosario Rossi, si erano difesi anche sostenendo che non vi fosse pericolo di reiterazione del reato.
di Adriano Arati
Corriere di Bologna, 13 novembre 2024
L’aggressione, avvenuta il 3 aprile 2023 nel carcere di Reggio Emilia, vede coinvolti 10 agenti, accusati a vario titolo di lesioni, tortura e falso nelle relazioni di servizio. Si scusa col detenuto colpito al volto e con l’amministrazione penitenziaria, il viceispettore della Polizia penitenziaria di Reggio Emilia a processo assieme a altri nove colleghi per l’aggressione ai danni di un detenuto, un 44enne tunisino, durante il trasferimento in isolamento. Il fatto, avvenuto il 3 aprile 2023 alla Pulce, il carcere reggiano, vede coinvolti dieci agenti, accusati a vario titolo di lesioni, tortura e falso nelle relazioni di servizio. Un video girato con il cellulare, che riprende l’accaduto, ha permesso di fornire molti dettagli.
di Federica Nannetti
Corriere di Bologna, 13 novembre 2024
“Una situazione di evidente illegalità” che, oltre a essere legata a un “significativo sovraffollamento”, è dovuta, tra le varie cose, a una “allarmante inadeguatezza strutturale”, all’impossibilità “di isolamento in caso di malattia infettiva” e, ancora, a uno “stato di scadente pulizia e di evidente degrado”, con “muffe e scarafaggi”. È a partire da tale constatazione che il Partito Radicale ha presentato un esposto contro il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, chiedendo alla Procura di “disporre indagini” e, di conseguenza, di “accertare” le eventuali “responsabilità penali” rispetto alle condizioni del carcere di Bologna. Come hanno segnalato i firmatari, i problemi sarebbero noti. Secondo i firmatari si tratta di “inerzia dell’autorità amministrativa”. Sulle condizioni delle carceri, “il governo ha responsabilità”, hanno ammesso, ma intanto “è il sindaco a poter intervenire”.
di Umberto Maiorca
ternitoday.it, 13 novembre 2024
Accolto il ricorso del Dap contro la decisione del Magistrato di Sorveglianza sulle modalità di conservazione dei cibi freschi di proprietà dei detenuti. La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria contro la decisione del Magistrato di sorveglianza di Spoleto con la quale era stato “imposto all’istituto penitenziario di dotare la sezione di un frigorifero per la conservazione dei cibi freschi, limitando l’uso delle borse termiche solo per i cibi che il detenuto deteneva nella cella” del carcere di Terni. Secondo i giudici di Cassazione, “i detenuti sottoposti al regime penitenziario differenziato hanno diritto alla corretta conservazione dei cibi freschi, attenendo ciò al diritto soggettivo alla salute e a una sana alimentazione, ma che le modalità con cui tale diritto viene esercitato costituiscono esercizio della discrezionalità amministrativa e non ledono alcun diritto soggettivo”.
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