di Lara De Luna
La Repubblica, 11 marzo 2025
Quattro tirocinanti in permesso premio dall’istituto di pena avranno la possibilità di seguire, anche grazie a questa esperienza, un percorso formativo per il diploma dell’Alberghiero. Non è solo Mare Fuori. Nei giorni della messa in onda della nuova stagione della fortunata serie targata Rai 1, importanti notizie arrivano dal mondo reale che gravita attorno ai penitenziari minorili. Notizie belle e buone, almeno così è nel caso che vede insieme il carcere minorile di Nisida (isolotto vulcanico in area flegrea) e la Presidenza della Repubblica. Alcuni degli ospiti dell’Istituto partenopeo, infatti, studieranno e lavoreranno all’interno delle cucine del Quirinale fino al 13 marzo. I ragazzi che vivranno questa importante opportunità formativa sono 4 e tutti hanno scelto di affrontare il percorso di studi che prevede come obiettivo il diploma di scuola secondaria di istituto alberghiero. Nello specifico, tutti i ragazzi hanno scelto l’indirizzo cucina.
di Giulia Rocchi
romasette.it, 11 marzo 2025
Lucia Di Mauro, che perse il marito ucciso nel 2009 dalla camorra, racconta la sua storia legata a un percorso di giustizia riparativa, dando il via alla Settimana diocesana per la pastorale dei detenuti. Lucia Di Mauro rimane vedova nel 2009. Suo marito Gaetano Montanino, guardia giurata, viene ucciso a Napoli dalla camorra. Tra i suoi assassini c’è Antonio, all’epoca diciassettenne. La sua riabilitazione passa soprattutto attraverso di lei, Lucia, assistente sociale abituata a occuparsi di ragazzi in contesti difficili. Insieme iniziano un percorso di giustizia riparativa, grazie anche a Libera di don Luigi Ciotti. Antonio oggi lavora ed è sposato, mentre Lucia racconta la sua storia - sulla quale sono stati realizzati, tra l’altro, anche un libro e un podcast - in incontri in giro per l’Italia. Questo pomeriggio, 10 marzo, alle 18 è al Pontificio Seminario Maggiore, protagonista de “L’abbraccio che ripara. Perdonare un delitto”, promosso dal Servizio diocesano per la pastorale carceraria. Si darà il via così alla Settimana di animazione per la pastorale delle persone detenute, organizzata per la prima volta nella diocesi di Roma.
portalegiovani.comune.fi.it, 11 marzo 2025
Rieducazione, umanizzazione e riparazione: per Ernesto Balducci il carcere non doveva essere luogo di punizione fine a se stessa, ma un’opportunità per la riabilitazione del detenuto e il suo reinserimento nella società. Criticava le condizioni disumane di molte carceri, sostenendo la necessità di garantire ai detenuti il rispetto dei diritti umani fondamentali; promuoveva una giustizia che non si limitasse a punire, ma che si concentrasse sulla riparazione del danno causato dal reato, coinvolgendo sia la vittima che il reo.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 11 marzo 2025
Dopo anni di silenzio, il Parlamento sembra disponibile a presentare una bozza che possa dare veste giuridica a quanto disposto dalla sentenza della Corte costituzionale sull’aiuto al suicidio medicalizzato. Non è da escludere che la recente normativa toscana o il prossimo regolamento che Luca Zaia prepara in Veneto possano ormai aver fatto capire al Parlamento che ulteriori ritardi non sarebbero stati possibili. Così nasce una bozza preliminare in merito, a firma del senatore Ignazio Zullo di Fratelli d’Italia.
di Chiara Lalli
Il Dubbio, 11 marzo 2025
Ho dovuto rileggere due o tre volte le agenzie sulla legge sul suicidio assistito che sta scrivendo il comitato ristretto al Senato. Ci sarebbe molto da dire anche su questa ristrettezza del comitato, sui tempi e sull’incapacità del legislatore di copiare due sentenze della Corte costituzionale, la 242 del 2019 e la 135 del 2024. Ma forse il comitato si è superato - o meglio ha confermato le aspettative più basse. La prima meraviglia si trova già nei titoli. “Fine vita: relatore, ok paletti Consulta e obbligo cure palliative. È lo schema di ddl proposto dal Comitato ristretto al Senato” e “Fine vita: relatore, paletti Consulta e obbligo cure palliative (2). Ecco il testo dello schema di legge, in due articoli” (Ansa, 5 marzo 2025).
di Alessia Candito
La Repubblica, 11 marzo 2025
Sottoposto a accertamenti medici solo quando il cancro al pancreas che lo divora è diventato incurabile. L’europarlamentare di Avs e sindaco della cittadina calabra: “Gli restituiamo dignità. E poi faremo un esposto”. Un posto per morire. Nella pace che può concedere un tumore al quarto stadio che dal pancreas si è diffuso divorando viscere e midollo. Nel calore di un posto in cui straniero non è nessuno. Habashy Rashed Hassan Arafa alla fine ha chiesto solo questo, perché non gli rimane altro, neanche i giorni necessari per tornare un uomo libero. Condannato a cinque anni come “capitano” di una delle tante carrette che attraversano il Mediterraneo, solo quando il cancro che lo stava divorando è arrivato al quarto stadio ha avuto la grazia di un’ecografia che lo accertasse. Solo adesso che sta per morire ha potuto lasciare il carcere e andare a Riace, che gli ha aperto le porte. “Non abbiamo esitato un secondo. I suoi più elementari diritti umani sono stati violati. Gli restituiamo almeno la dignità”, spiega il sindaco e europarlamentare di Avs Mimmo Lucano.
di Fulvio Vassallo Paleologo
Il Manifesto, 11 marzo 2025
Ad ogni tappa del fallimento di sistema del governo Meloni in materia di immigrazione e asilo ritorna il richiamo ad appoggi che arriverebbero da Bruxelles sulla esternalizzazione delle procedure in frontiera per i richiedenti asilo e sulla gestione comune dei rimpatri con accompagnamento forzato. Una propaganda ormai dilagante - malgrado solenni smentite che arrivano dai giudici italiani e dalle Corti internazionali - spaccia il numero estremamente ridotto di espulsioni e respingimenti effettivamente eseguiti come se si trattasse di una conseguenza del sostanziale blocco delle procedure accelerate in frontiera e dei centri di accoglienza/detenzione costruiti in Albania, una responsabilità che si attribuisce alla magistratura “ideologica”.
di Graziella Romeo*
Avvenire, 11 marzo 2025
La designazione dei “Paesi sicuri” è un nodo centrale nel dibattito italiano ed europeo sull’immigrazione, soprattutto ora che la Corte di giustizia dell’Unione Europea è chiamata a rispondere ai quesiti posti dai Tribunali di Roma, Bologna, Firenze e Palermo su un punto fondamentale: l’Italia può dichiarare un Paese sicuro escludendo alcune categorie di persone per le quali la presunzione di sicurezza non si applica? Oppure, se esistono eccezioni rilevanti e di difficile accertamento, il Paese nel suo complesso non dovrebbe essere considerato sicuro? La questione è complicata dalle strategie adottate dal governo italiano, come il protocollo con l’Albania, che prevede il trasferimento di migranti in centri fuori dai confini nazionali per la gestione delle richieste di protezione.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 11 marzo 2025
Il gup Mattia Fiorentini ha rinviato a giudizio gli amministratori della Martinina srl, la società che gestiva il Centro di permanenza per il rimpatrio dei migranti di Via Corelli a Milano. Le accuse sono di frode in pubbliche forniture e turbativa d’asta, l’inchiesta è dei pm Paolo Storari e Giovanna Cavalleri insieme alla Guardia di finanza. Gli investigatori hanno documentato le condizioni di vita disumane all’interno del centro: trattamenti disumani, cibo scadente, abuso di farmaci, impossibilità di comunicare con gli avvocati, assistenza sanitaria negata.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 11 marzo 2025
Le ambiguità dei partiti politici contribuiscono ad alimentare il senso di insicurezza. L’instabilità internazionale fa paura all’85% dei più giovani. Oggi l’intensità e la frequenza delle crisi internazionali fanno percepire agli italiani una minaccia più vicina e concreta di un conflitto su larga scala in grado di evolvere e ampliarsi fino a coinvolgere l’Europa intera compreso il nostro Paese. Il 42,2% degli italiani, infatti, sente vivo il pericolo di giungere a una possibile terza guerra mondiale. Questo è quanto emerge da un sondaggio di Euromedia Research presentato giovedì scorso nella trasmissione Porta a Porta di RaiUno, dove il 47,5% della gente ritiene che siano minacciati i confini dell’intera Europa. La paura di una guerra “globale” è alimentata da diversi fattori che si intrecciano in un particolare contesto storico, con nuovi assetti geopolitici e importanti dinamiche mediatiche internazionali che ripropongono in loop le varie dichiarazioni, spesso provocatorie e allarmistiche, dei leader dei diversi Paesi di tutto il mondo.
- Perché manifestare per l’Europa con le bandiere della pace
- Mentre il mondo trema, l’Europa se la prende con i migranti
- La deriva del continente europeo. Uniti sì, ma solo per respingere i migranti
- Siria. Le vittime di Assad ora sono i nuovi carnefici
- Filippine. Crimini durante la guerra alla droga. L’Aja: arresto per Duterte









