di Angela Stella
L’Unità, 10 marzo 2025
Si è tenuta a Roma l’assemblea dei soggetti che fanno parte del comitato promotore del Referendum cittadinanza. Tra gli interventi quella della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Venerdì pomeriggio si è tenuta a Roma l’assemblea dei soggetti che fanno parte del comitato promotore del Referendum cittadinanza. Tra gli interventi quello della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein: “Sosterremo con grande convinzione i referendum e il referendum sulla Cittadinanza. Siamo molto impegnati a far sì che tutte le cittadine e i cittadini siano informati sull’importanza di andare a votare e di sostenere questo referendum. La nostra battaglia è per garantire a tutte e tutti uguali basi di partenza. Questo partito non ha sempre avuto tutta questa forza, ma vi dico con umiltà che oggi il Pd dice che chi nasce e cresce in Italia deve essere italiano o italiana”.
di Giuseppe Maria Berruti
La Stampa, 10 marzo 2025
La Corte rammenta che ai fini della cosiddetta giustiziabilità dell’atto occorre guardare alla dimensione sostanziale della legalità nella vicenda. Non accade tutti i giorni che la Corte suprema di cassazione, peraltro a sezioni unite, ovverosia nella composizione che rappresenta la più maggiore autorevolezza giudiziaria che l’ordinamento italiano conosca, venga accusata di aver fatto politica. Io credo si tratti di una sciocchezza. Ma credo che essa debba essere discussa seriamente. Le sezioni unite si sono occupate di una vicenda nata dalla protesta di un rifugiato in Italia, dopo che era stato trattenuto un certo tempo sulla nave che lo aveva soccorso.
di Sergio Labate
Il Domani, 10 marzo 2025
Concentrarsi sui confini per Ursula von der Leyen, e per un Ue già in crisi di legittimazione, è una scommessa rischiosa. Perché continua a non riconoscere che i cittadini chiedono anche un altro tipo di tutele e perché potrebbe favorire l’avanzata elettorale delle destre. Chi ha letto quel grande trattato di antropologia politica che è il romanzo di Coetzee Aspettando i barbari, riconosce almeno due verità. La prima è che in situazioni estreme non è ragionevole distinguere con assoluta certezza le azioni corrette da quelle che non lo sono. Invece noi facciamo il contrario: proprio quando le cose si fanno complesse diventiamo ancor più tifosi. Proprio come accade in questi giorni, chi sottolinea le incongruenze del Rearm Europe è subito etichettato come putinista: sostituire la discussione pubblica con la propaganda di guerra mi pare francamente un po’ prematuro.
di Tommaso Siviero
Il Domani, 10 marzo 2025
Kathryne Bomberger, direttrice generale della Commissione internazionale per le persone scomparse (Icmp), ha lavorato in Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Armenia, Iraq, Libia, Ucraina, solo per citare alcuni paesi, aiutando le istituzioni locali e internazionali e la società civile a sviluppare le capacità e gli strumenti per affrontare la questione trasversale delle persone scomparse. Ma ora la sfida è più complessa. A una ventina di chilometri da Damasco una fossa comune, grande come diversi campi da calcio, contiene migliaia di corpi senza nome. Sono le vittime della violenza del regime di Bashar al Assad, ex dittatore siriano rovesciato dal gruppo armato Hayat Tahrir al Sham lo scorso 8 dicembre. “Per oltre un decennio i corpi, compresi quelli di donne e bambini, soprattutto bambini nati da stupri all’interno delle prigioni del regime, venivano scaricati qua due volte a settimana” dice Kathryne Bomberger, appena rientrata da una missione a Damasco. Di esperienze di post guerra Bomberger ne ha un bel po’ alle spalle. Eppure descrive il massacro che ha visto in Siria come “inimmaginabile”. Direttrice generale della Commissione internazionale per le persone scomparse (Icmp), Bomberger ha lavorato in Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Armenia, Iraq, Libia, Ucraina, solo per citare alcuni paesi, aiutando le istituzioni locali e internazionali e la società civile a sviluppare le capacità e gli strumenti per affrontare la questione trasversale delle persone scomparse.
di Cesare Burdese
Ristretti Orizzonti, 9 marzo 2025
Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica, mi permetto di indirizzare alla Sua attenzione questa lettera aperta, in qualità di architetto da molti decenni impegnato nel contribuire a riscattare le misere sorti del nostro carcere. Mi rivolgo rispettosamente a Lei quale garante supremo della nostra carta Costituzionale e dunque quale garante del complesso sistema istituzionale democratico a difesa dei diritti inalienabili delle persone, affinché si faccia promotore di un cambiamento necessario e urgente nel sistema carcerario italiano.
di Francesco Maisto*
appuntidiculturaepolitica.it, 9 marzo 2025
Quando il governo delle carceri italiane, responsabile della custodia e della vita di decine di migliaia di persone legittimamente private della libertà personale, resta indifferente, o si limita ad annunciare progetti realizzabili a lungo termine, o addirittura si perita di dare una diversa e rasserenante narrazione dello stillicidio insopportabile di vite umane, significa che è colpevole, insensibile, o quanto meno non vuole capire che questo sistema penitenziario è connotato da logiche di morte e di inimicizia. Secondo l’ultimo Report del 24 febbraio 2025 del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, nei primi 54 giorni di questo anno, ben 11 detenuti si sono suicidati, oltre i 10 deceduti per cause da accertare e 29 morti per malattie. Quanti non mai dall’inizio del secolo, in poco più di nove mesi. E con loro hanno deciso di farla finita sette agenti di polizia penitenziaria.
ansa.it, 9 marzo 2025
Rita Bernardini di “Nessuno tocchi Caino” denuncia la “carenza di servizi adeguati per le donne detenute”, con solo tre istituti femminili in Italia e un “sovraffollamento preoccupante” a Rebibbia. Le carceri italiane ospitano attualmente un totale di 2.729 donne detenute, tra cui 14 madri che hanno con sé i propri figli, e vengono considerate la “minoranza invisibile del sistema penitenziario, con il rischio di diritti negati e percorsi di reinserimento inadeguati”.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 9 marzo 2025
All’evento “Il carcere al femminile” organizzato dal Cnf con la Fai e Il Dubbio, le proposte di Maria Elena Boschi (IV), Susanna Donatella Campione (Fdi), Mariastella Gelmini (Noi moderati - Centro popolare) e Debora Serracchiani (Pd). Nel corso del dibattito “Il carcere al femminile”, organizzato ieri a Perugia dal Consiglio nazionale forense per la Giornata Internazionale della Donna, con la Fondazione dell’avvocatura italiana e Il Dubbio, le parlamentari Maria Elena Boschi (IV), Susanna Donatella Campione (Fdi), Mariastella Gelmini (Noi moderati - Centro popolare) e Debora Serracchiani (Pd) hanno avviato una riflessione comune sul ddl sicurezza, ora in discussione al Senato, che prevede la cancellazione del differimento obbligatorio della pena per le donne incinte e le madri con figli di età inferiore a un anno.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 9 marzo 2025
Dopo la Cassazione sulla Diciotti le toghe annunciano una campagna nelle piazze. Il Viminale: “Sentenza ininfluente” Non ci possono fermare, non vogliamo arretrare. Anzi: ci stanno costringendo a parlare di più, a moltiplicare le voci, a cercare l’ascolto di tutti gli ambienti, di tanti cittadini. Eccola qui, la campagna di primavera dell’Anm. Si prepara un assaggio di pressing referendario. Una mobilitazione che rischia di diventare anche più vasta e motivata, il giorno dopo lo scontro frontale portato avanti da Meloni e maggioranza contro la Corte di Cassazione, per l’ordinanza delle Sezioni unite civili che condannava l’esecutivo a risarcire i migranti della nave Diciotti, vittime di un “arbitrario trattenimento”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 9 marzo 2025
Clima teso all’Anm dopo l’incontro con Meloni a palazzo Chigi. “Iniziative ovunque” contro la riforma. Entro marzo da Mattarella. La corrente di destra già mette in discussione il “suo” presidente Cesare Parodi. A dispetto del momento delicatissimo e dei ripetuti appelli all’unità, tra le toghe dell’Anm il clima è teso: l’intenzione di proseguire sulla via della protesta contro la riforma della separazione delle carriere, dopo l’80% di adesione allo sciopero della settimana scorsa, c’è. Però manca l’accordo su come muoversi. E soprattutto su come affrontare le onde del dibattito pubblico. Così, la riunione del comitato direttivo centrale dell’associazione dei magistrati di ieri in Cassazione è andata molto oltre il contenuto molto burocratico dell’ordine del giorno. Tutta la discussione, in mattinata e per buona parte del pomeriggio è ruotata intorno alle comunicazioni fatte dal presidente Cesare Parodi e dal segretario Rocco Maruotti sull’infruttuoso incontro andato in scena mercoledì pomeriggio a palazzo Chigi con la premier Meloni, i vice Tajani e Salvini, il ministro Nordio e il sottosegretario Mantovano.
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