di Dario del Porto
La Repubblica, 11 novembre 2024
“La nascita di mia figlia è stata la molla per cambiare. Sono andato all’estero a lavorare perché mi vergognavo, adesso mi sento più ricco”. “Appena arrivato a Nisida mi sono detto: “Mi hanno portato in carcere? E allora sono uno buono. Ero pronto a spaccare il mondo”. Aveva 15 anni, M. C., napoletano del quartiere Secondigliano, quando fu condotto per la prima volta nell’istituto minorile che ha ispirato la fiction Mare fuori. Aveva commesso reati di droga, era già stato per tre mesi in comunità ed era evaso due volte. Oggi ha cambiato vita, ha 27 anni, si è trasferito in centro Italia e lavora sodo. Assistito dall’avvocata Mariangela Covelli, ha chiuso i conti con la giustizia. E ai ragazzi che, nella sua città d’origine si fanno la guerra a colpi di pistola, dice: “Basta con le armi e con l’illegalità. Trovatevi un lavoro”.
di Maurizio Patriciello
Avvenire, 11 novembre 2024
Sbigottiti. Si fatica a trovare le parole giuste per descrivere e commentare quest’ultimo, terrificante episodio: un ragazzo di 18 anni, è stato colpito alla testa con un colpo di pistola. Ancora un giovane è stato ucciso a Napoli, a pochi giorni di distanza dagli omicidi di Emanuele Tufano e Santo Romano. Eppure, in questi giorni non sono mancate marce anticamorra, incontri nelle scuole, vertici delle istituzioni. Il problema è che loro, i giovani con le pistole, vivono in un mondo parallelo, un mondo dove senza l’apposito passaporto, non entri.
di Elisabetta Cina
gaeta.it, 11 novembre 2024
Il progetto “Chiavi di Libertà” sarà presentato a Napoli per supportare i minori figli di detenuti, migliorando le loro condizioni di vita attraverso azioni educative e sociali specifiche. Il progetto “Chiavi di Libertà” sarà presentato domani dalle ore 10 alle 12 presso l’Istituto Salesiano E. Minichini di Napoli, e rappresenta un’iniziativa significativa nell’ambito del bando “Liberi per Crescere”, promosso dall’Impresa Sociale “Con i Bambini”. Questa iniziativa mira a migliorare le condizioni di vita dei minori figli di detenuti, un tema sempre più rilevante dato il contesto carcerario italiano e le conseguenze che ha sui legami familiari di chi vive in tali situazioni.
latinatoday.it, 11 novembre 2024
Proseguono gli incontri nell’ambito del progetto di Terza Missione “3CiLab - Costituzione, Carcere e Città di Latina” dell’Università Sapienza di Roma, coordinato dalla professoressa Fabrizia Covino, docente di Istituzioni di diritto pubblico. Il progetto si propone di approfondire il tema dei diritti della persona all’interno della realtà carceraria, favorendo l’interazione tra studenti, detenuti, docenti e amministrazione penitenziaria ed è in linea con gli obiettivi della Terza Missione dell’Università che, accanto alle tradizioni funzioni di insegnamento e ricerca, mira a favorire lo sviluppo sociale, culturale ed economico del territorio, attraverso la promozione del dialogo e della collaborazione tra il mondo accademico e la comunità locale.
vocedimantova.it, 11 novembre 2024
Mantova Poesia-Festival Internazionale Virgilio inizia in carcere il terzo anno di laboratorio, esperienza nata nel novembre 2022 in collaborazione con la Medicina penitenziaria di Asst, nell’ambito di un percorso di medicina narrativa. Tra il 2023 e il 2024 sono stati numerosi i temi affrontati e i conduttori dei workshop. In questa nuova stagione - che si è aperta a ottobre 2024 e continua nel 2025 - si proporrà ai partecipanti di sviluppare il rapporto con sé stessi attraverso l’autobiografia e la scrittura come dialogo, utilizzando la forma epistolare. “Continuiamo ad andare in carcere - spiega Lucia Papaleo - presidente dell’associazione La Corte dei Poeti che organizza il festival virgiliano - perché succede sempre che chi si approccia a questo tipo di esperienza non ne verrà più fuori, tanta è la felice contropartita. A fronte di ciò che noi possiamo portare, è infinitamente superiore ciò che riceviamo in cambio. Noi portiamo noi stessi, il nostro desiderio di esserci, le nostre braccia, i volti, le voci, le risate, lo stupore, gli abbracci, le penne, i poeti, le speranze. Dalle persone detenute riceviamo idee, connessioni, energie, entusiasmo, emozioni, coraggio di provare cose impossibili, vitalità, speranza”.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 11 novembre 2024
La messa in scena del male nelle opere di finzione e il rischio di emulazione: la violenza è causa o effetto di film e serie televisive? Mickey e Mallory se ne andavano in giro per il loro soutwest lisergico seminando cadaveri: 52 in tre settimane. Uccidevano a caso, per piacere, per noia o per fastidio, belve imbizzarrite, grotteschi come cartoon. Metafora un po’ tagliata con l’accetta di una nazione impazzita e senza bussola che sembra sprofondare nel culto fanatico e primitivo delle armi. Verso la metà degli anni 90 la coppia protagonista del road movie di Oliver Stone, “Natural born killer”, finisce sotto accusa: non nel climax del film, ma nella vita reale.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 11 novembre 2024
L’immaginario malavitoso ha fatto breccia nel pubblico giovanile, creando un modello per una parte di adolescenti. Qualche giorno fa, in una scuola della periferia di Roma, una alunna dodicenne ha accoltellato un compagno di classe, rea a suo avviso di avere “fatto la spia” rispetto a un compito copiato. Si tratta di un episodio purtroppo sempre meno isolato, che al di là delle mere statistiche generali sulla criminalità e su quella giovanile, è tanto più grave se messo in rapporto a una tendenza sempre più marcata negli stili e nei modelli seguiti dagli adolescenti. È un dato incontestabile e sottolineato a dovere dagli studiosi che negli ultimi anni, nel nostro paese, si è accelerato un processo di appropriazione, da parte dei più giovani, di un bagaglio estetico e comportamentale tipico della malavita, con modalità e conseguenze diverse rispetto al passato. Per la prima volta, in Italia, le sottoculture giovanili hanno proposto in massa il mito del “piccolo gangster” o del “bad boy”, senza che questa connotazione abbia una radice sociale.
di Errico Novi
Il Dubbio, 11 novembre 2024
Assurde le tesi che accusano Gomorra di aver trasferito nei giovani la fascinazione per il crimine. casomai, film e serie tv ispirati a Saviano hanno smitizzato i boss e decostruito il terrificante mistero dei clan. “Gomorra” è un libro, prima che un film e una serie tv. Risale a 18 anni fa. Ha diviso Napoli. Ha suscitato reazioni ostili, nei confronti di Roberto Saviano. Non tanto, è il paradosso, tra i segmenti della città che vivono ai margini o al di qua del mondo legale, ma nei ceto medio-alti. Tra la cosiddetta borghesia illuminata. “Ci diffama”, “ci ha distrutti”, “ha inflitto il colpo di grazia alla nostra immagine”, “siamo diventati agli occhi del mondo intero la Gotham city d’Occidente”. Alcuni anni dopo Gomorra, dopo il primo libro di Saviano e dopo l’uscita nelle sale della pellicola di Matteo Garrone, due geniali autori del nostro cinema, i Manetti Bros., produssero un musical a metà fra il comico grottesco e la fiction pulp: Ammore e malavita. In apertura, un balletto di turisti che si scatenano con le Vele di Scampia sullo sfondo e dichiarano la loro fascinazione per la cattedrale dello spaccio, per l’incontro ravvicinato con l’epicentro dell’abisso metropolitano. Si scherza, si ride. Una parodia. Ma i fratelli registi, romanissimi, intuiscono in realtà un dato oggettivo: la narrazione “gomorroide” attrae turismo. Rende Napoli una meta per stranieri curiosi. La riporta paradossalmente al centro del villaggio globale.
di Flavia Perina
La Stampa, 11 novembre 2024
Zecche rosse e camicie nere se le sarebbero volute dare di santa ragione a Bologna, o forse no, forse tutte e due le falangi speravano nell’interposizione della polizia, come poi è avvenuto (per fortuna). E alla politica, alla politica che cavalca l’onda degli scontri riesumando il vocabolario dei Settanta - zecche rosse è di Matteo Salvini, camicie nere del sindaco Matteo Lepore - si vorrebbe fare una sola domanda: ma non ne abbiamo avuto abbastanza? La sceneggiata muscolare messa in campo dagli opposti movimentismi a Bologna, a una settimana dal voto, è una parodia di guerra civile dalla quale gli adulti dovrebbero prendere le distanze in blocco, usando appunto il linguaggio degli adulti e non le parole-feticcio di stagioni lontane, riabilitate come sistemi sbrigativi per segnalare una posizione di principio.
di Davide Varì
Il Dubbio, 11 novembre 2024
In una toccante intervista a Fabio Fazio a “Che tempo che fa” su Nove, il papà della ragazza uccisa da Turetta, ha spiegato come sia riuscito ad ascoltare le parole dell’imputato senza nutrire odio o rabbia. Gino Cecchettin, padre di Giulia Cecchettin, ha raccontato il proprio percorso interiore durante il processo che vede imputato Filippo Turetta. In una toccante intervista a Fabio Fazio a “Che tempo che fa” su Nove, Cecchettin ha spiegato come sia riuscito ad ascoltare le parole dell’imputato senza nutrire odio o rabbia. “Per un anno ho lavorato su me stesso e ho compreso quanto sia importante coltivare la positività per dare valore alla vita”, ha affermato.
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