di Luigi Ferrajoli
Il Manifesto, 11 marzo 2025
Verso il 15 marzo. L’Ue da molti anni rinnega se stessa, violando valori costitutivi: il no alla guerra con l’insensato bellicismo e l’uguaglianza, con politiche disumane e razziste contro i migranti. Si possono condividere gli argomenti critici proposti da questo giornale a riguardo della manifestazione per l’Europa promossa dall’appello di Michele Serra, eppure decidere di partecipare ugualmente. Perché farlo? Per impedire all’Europa delle armi, voluta dalle von der Leyen e dai Macron, di proporsi come la sola Europa esistente. Per manifestare l’esistenza di un’altra idea dell’Europa: quella, sicuramente maggioritaria, che vede nell’Europa il luogo delle democrazie costituzionali, delle separazioni dei poteri, dell’”unità nelle diversità” secondo la massima adottata nel 2000 dall’Unione, cioè dell’uguaglianza e, soprattutto, della pacifica convivenza.
di Francesca Paci
La Stampa, 11 marzo 2025
L’Unione non riesce a immaginare una difesa comune neanche contro l’offensiva di Putin e Trump, ma si compatta contro le “insidie” degli irregolari. Stamattina dunque, mentre la diserzione americana dall’occidente trascina il mondo nelle polveri di una guerra per ora fortunatamente solo commerciale, la presidente Ursula von der Leyen presenta a Strasburgo l’”ambiziosa” proposta di un “sistema veramente europeo per facilitare i rimpatri di cittadini di Paesi Terzi senza diritto di soggiorno”. Quell’Unione cioè, che non riesce a immaginare una difesa comune neanche contro l’offensiva a tenaglia di Vladimir Putin e Donald Trump, si compatta, miracolo, per blindare i propri confini insidiati dai migranti.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 11 marzo 2025
Nuove norme contro gli irregolari. È scontro sugli hub nei paesi terzi. Previsto un “ordine di rimpatrio europeo” e divieto di ingresso per 10 anni. Era uno dei “pezzi mancanti” del Patto immigrazione e asilo, come lo aveva definito il commissario all’Immigrazione Magnus Brunner, un vuoto che - in linea con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen - l’austriaco aveva promesso di voler colmare quanto prima. Cosa che avverrà oggi a Strasburgo, quando la Commissione presenterà il nuovo regolamento rimpatri dei migranti irregolari e di quanti si sono visti respingere la domanda di asilo (fatta eccezione per minori e famiglie con bambini piccoli), nuove norme utili a mettere ordine tra le varie legislazioni nazionali in materia stabilendo criteri validi per tutti e 27 gli Stati membri. Aprendo allo stesso tempo la strada alla realizzazione di hub per i rimpatri da realizzare in Paesi terzi con i quali esiste un accordo. Un punto, quest’ultimo, che se in Italia viene letto dalla maggioranza come un’apertura verso il “modello Albania” al parlamento europeo ha provocato l’immediata reazione dei socialisti che, pur dicendosi disponibili a lavorare sui rimpatri purché “con un approccio efficace, sostenibile e dignitoso”, hanno sbarrato la strada agli hub per i rimpatri, definiti “altamente controversi” tanto da “non poter far parte di questo approccio”.
di Andrea Nicastro
Corriere della Sera, 11 marzo 2025
A Damasco le vittime diventano carnefici: gli alawiti costretti a lasciare le loro proprietà mentre i curdi, di fronte alla violenza, firmano un accordo con Al Jolani. Tre mesi, dall’8 dicembre al 10 marzo, tanto è durata la festa post dittatura in Siria. L’idea gioiosa che le cose cambiano, che il governo può essere di tutti e un siriano ha dei diritti davanti al Potere. I tre mesi sono passati e la festa è finita nel sangue della minoranza alawita. Quelli che erano cittadini di serie A solo per appartenere alla setta del dittatore, adesso sono carne da macello. Non importa se hanno commesso dei reati, se sono stati complici della dittatura, se sono vecchi o bambini. Nei tre mesi dalla fine della dittatura di Bashar Assad c’è stato uno scambio: chi era sotto è andato sopra, le vittime sono diventate carnefici.
di Marco Perduca
L’Unità, 11 marzo 2025
Mandato internazionale contro l’ex Presidente filippino per le migliaia di esecuzioni di nove anni fa. La Corte penale internazionale ha chiesto l’arresto per l’ex presidente filippino Rodrigo Duterte accusandolo di crimini contro l’umanità. Eletto nel 2016, su una piattaforma “law and order”, in poche settimane aveva lanciato una lotta senza quartiere contro spacciatori e consumatori di droghe ritenendoli causa di tutti i mali che affliggevano le Filippine nel silenzio di Trump e le lamentele europee. Le cifre ufficiali hanno poi ammesso circa 7.000 vittime, le ong locali e internazionali hanno sempre sostenuto che i morti fossero tre volte di più.
di Valter Vecellio
L’Opinione, 10 marzo 2025
Se c’è una cosa detestabile, lessicalmente, è il gerundio: quando si dice: “Sto arrivando”, buona regola sarebbe correggere: “No, o arrivi o non arrivi”. Da sempre, per quel che riguarda il carcere, dicono: “Stiamo lavorando”. Come testimonia l’articolo del 2014 di Fiorenza Sarzanini quel gerundio si traduce in un nulla di fatto. La questione sembra essere scomparsa dai radar della politica, sia di chi governa che di chi si colloca all’opposizione. Alle spalle un 2024 dove ci sono stati una novantina di suicidi ufficiali di detenuti; più altri sette di appartenenti alla polizia penitenziaria. Non parliamo dei suicidi sventati e altre manifestazioni di autolesionismo. E ora? Siamo già a quota 14 detenuti (più un assistente), dall’inizio dell’anno.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 10 marzo 2025
Intervista con il giornalista e scrittore Alessandro Trocino, autore del libro “Morire di pena” (Laterza): “Sono storie di morti che si potevano evitare. La popolazione carceraria è cambiata: ci sono più migranti, più tossicodipendenti e, dopo il decreto Caivano, più minori. Il Governo ha un atteggiamento sprezzante”. Già solo il termine “carcere” risulta respingente agli occhi dell’opinione pubblica. Come un altrove indigesto che non la riguarda. I morti in carcere, e di carcere, poi, sono destinati all’oblio. O essere numeri in sterili contatori usati dall’opposizione per attaccare il Governo di turno.
ternitomorrow.it, 10 marzo 2025
Il Commissario per l’edilizia penitenziaria starebbe acquistando prefabbricati per creare stanze destinate agli incontri affettivi tra detenuti e familiari. A Terni è già in fase di realizzazione una di queste strutture, scatenando critiche da parte del sindacato di Polizia penitenziaria Osapp. L’amministrazione penitenziaria avrebbe avviato l’acquisto di prefabbricati da destinare alla creazione di stanze dell’affettività all’interno delle carceri italiane. Questi spazi, noti anche come “camere dell’amore”, permetterebbero ai detenuti di incontrare i propri familiari in un ambiente più riservato e accogliente. Secondo fonti interne all’Osapp, il sindacato di Polizia penitenziaria, uno di questi moduli sarebbe già in fase di predisposizione nel carcere di Terni.
vativision.com, 10 marzo 2025
Papa Francesco ha deciso di aprire, per la prima volta nella storia, una Porta Santa nella prigione italiana di Rebibbia durante il Giubileo della Speranza, un gesto che i prigionieri hanno accolto come segno di clemenza, vicinanza e speranza. La sua visita a Rebibbia ha risposto alle linee guida della bolla Spes non confusit, in cui il Pontefice esorta ad essere “segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di miseria”. Padre Grimaldi lasciò la cappellania nella prigione Secondigliano di Napoli, dove servì i prigionieri per 23 anni, per coordinare i 230 sacerdoti che assistono i circa 62.000 detenuti di tutta Italia, di cui 20.000 stranieri. Dei suoi anni come cappellano sottolinea che non c’erano solo i detenuti comuni, “ma anche quelli di massima sicurezza, persone con una storia criminale molto forte”. Sottolinea che il suo servizio “era per tutti” e che “non importa quale crimine avesse commesso la persona, perché non dobbiamo identificare l’uomo che è in prigione con i suoi errori”.
di Elena G. Polidori
Il Giorno, 10 marzo 2025
Le Camere penali sugli attacchi del Governo: “Toni pesanti, mantenere il rispetto”. La maggioranza insiste: “Alcuni esponenti della Cassazione fanno comizi”. Sotto traccia, lo scontro è sempre rovente. Dopo le parole del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che è tornato a lanciare l’allarme sulla legge sulla separazione delle carriere (“si rischia un pm al di fuori della giurisdizione che non lavora più per cercare la verità, ma una condanna a tutti i costi”, ha commentato), ieri al fianco dei magistrati, dopo il riacutizzarsi della polemica seguita alla sentenza della Cassazione sul caso Diciotti, sono scesi in campo i penalisti.
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