di Adelia Pantano
La Stampa, 13 novembre 2024
L’architetto torinese in occasione del convegno per i 185 della struttura carceraria di Alessandria ne propone la dismissione e la riconversione in spazi museali, di cultura e sociali. La struttura che ospita il carcere Don Soria, realizzata 185 anni fa, non ha le caratteristiche essenziali per soddisfare i bisogni primari dei detenuti. A dirlo è l’architetto torinese ed esperto di edilizia penitenziaria Cesare Burdese, che al convegno per celebrare il compleanno dell’edificio e tracciare le linee di rinascita per il futuro, ha affrontato la questione dell’istituto penitenziario nel centro di Alessandria mettendo al centro la possibile svolta innovativa della struttura.
di Francesco Oliva
La Repubblica, 13 novembre 2024
Allarme scabbia all’interno del carcere di Lecce: nove detenuti, reclusi nel reparto dei “precauzionali”, sono rimasti in isolamento preventivo per 24 ore, nel weekend scorso. Un’allerta scattata dopo che i reclusi hanno accusato sintomi e fastidi tipici della malattia: sfoghi e infiammazioni sulla pelle. Da qui la cautela adottata dalla direzione del carcere di trasferire i detenuti in isolamento ed evitare così che la possibile infezione potesse diffondersi nel resto della popolazione carceraria. D’altronde, la scabbia è un disturbo contagioso che può diffondersi in modo molto rapido causato da un piccolo parassita, un acaro che provoca un intenso prurito. E in un ambiente di grande affollamento come un carcere, il parassita può passare con maggior facilità da una persona all’altra in caso di contatti fisici ravvicinati e di biancheria non perfettamente igienizzata. Per il momento, però, l’allarme scabbia è “un’ipotesi su cui sono state avviate verifiche che sono in corso” precisa la direttrice del carcere, Maria Teresa Susca.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 13 novembre 2024
“Moussa non era un violento, chi ha visto ora deve parlare”. Ieri Djemagan piangeva. “Piange sempre, quando viene qui”, spiegava un suo amico. Djemagan è il fratello maggiore di Moussa Diarra. Dal 20 ottobre, quando Moussa è stato ucciso, ha lasciato la sua casa e il suo lavoro a Torino. I suoi giorni e le sue notti le passa a Verona, chiedendo giustizia per quel fratello che dal Mali era fuggito dieci anni fa. Aveva 16 anni, Moussa. Per lui e un altro fratello c’è stato il deserto algerino, le torture e la detenzione in Libia - dove l’altro fratello è morto e i cui segni Moussa portava sul corpo - Lampedusa, il Cas di Costagrande, i contratti da lavoratore agricolo.
di Cesare Bechis
Corriere del Mezzogiorno, 13 novembre 2024
“È un’opportunità di riscatto”. I concorrenti dell’undicesima edizione del talent trasmesso su Real Time sono stati maestri per un giorno per i detenuti del carcere, che ogni giorno lavorano nel laboratorio di pasticceria dell’istituto di pena ionico. L’obiettivo commerciale è di vendere almeno tremila panettoni. Ma lo scopo ultimo è il recupero sul piano sociale dei detenuti i quali, dopo aver appreso un mestiere nel periodo di detenzione, possono spendere questa capacità all’esterno dopo aver finito di scontare la pena. Il laboratorio di pasticceria del carcere di Taranto fornisce questa possibilità con il progetto “Lievito”.
di Serena Valietti*
L’Eco di Bergamo, 13 novembre 2024
La persona è più del gesto che compie ed è dalla sua umanità che bisogna ripartire per riabilitarla, oltre a ricostruire la società dove il trauma o la violenza del reato l’ha spezzata. Parte da questa idea, dal riconoscere che l’umano c’è anche in un criminale, l’esperienza dell’ex giudice Elvio Fassone, che in un libro ripercorre 26 anni di corrispondenza tra lui e il detenuto che ha condannato all’ergastolo. Una relazione che va in scena a Torre de’ Roveri sabato 16 novembre nell’ambito del festival “Prossimi futuri” di Aeper.
i-libri.com, 13 novembre 2024
Il tema del reinserimento dei detenuti e dell’accettazione del loro valore umano da parte della società è al centro di un nuovo e toccante volume fotografico, I volti della povertà in carcere, che sarà disponibile in libreria a partire dal 25 novembre, edito da EDB. Scritto da Rossana Ruggiero, con fotografie in bianco e nero di Matteo Pernaselci, il libro raccoglie le storie di uomini e donne detenuti nel carcere di San Vittore, ed evidenzia la cruda realtà e le sfide quotidiane di chi vive in uno dei più celebri istituti di pena italiani.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 13 novembre 2024
“È ispirato al libro che ho scritto sulla mia tragedia e che porto nelle scuole. Sento il bisogno di sostenere i più fragili e studio all’università per farlo al meglio”. I magistrati archiviarono il caso ma fu Teresa Manes a scoprire che il figlio, impiccatosi a 15 anni, veniva deriso su Facebook.
di Gianni Beretta
Il Manifesto, 13 novembre 2024
Una chiamata urgente da un telefono pubblico: Basaglia deve trasmettere un articolo sulla morte di Pasolini. Con lui aveva condiviso le battaglie per la riforma psichiatrica. È il 3 novembre del 1975. Un primo pomeriggio umido e fosco, quando un tipo si dirige a passo svelto verso l’Antico Posto di Ristoro sul piccolo valico della Libbia, nel comune aretino di Anghiari. Ha urgente bisogno di fare una chiamata. Ma di lunedì il telefono pubblico è chiuso. Picchia allora insistentemente sul portone di vetro fino a che arriva Lucio, il giovanissimo figlio del proprietario: “mi disse che doveva trasmettere un articolo alla redazione di Paese Sera; e io gli aprii”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 novembre 2024
Il rapporto europeo dopo le verifiche nei reparti psichiatrici degli ospedali di Milano Niguarda, Melegnano, Cinisello Balsamo e Roma San Camillo. L’Italia, pioniera nell’abolizione dei manicomi, fatica ancora a liberarsi della loro eredità: la contenzione fisica prolungata ed eccessiva, la scarsa tutela giuridica nei Trattamenti Sanitari Obbligatori (Tso) e le condizioni igieniche inadeguate persistono nelle strutture psichiatriche. La recente condanna senza precedenti della Corte Europea nei confronti del nostro Paese per l’abuso di questa pratica evidenzia una problematica connessione con il passato. Una criticità già emersa nel rapporto del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (Cpt) dello scorso anno, le cui conclusioni rispecchiano le precedenti osservazioni del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, allora guidato da Mauro Palma.
di Davide Vari
Il Dubbio, 13 novembre 2024
L’immigrazione è un fenomeno epocale che richiede visione, competenza e una strategia a tutto campo. Non può essere affrontata con decreti d’emergenza che si sgonfiano al primo soffio di vento giudiziario. Il Decreto sui Paesi Sicuri è un colabrodo, un gioco al massacro orchestrato da un governo che sembra volersi giocare tutto - anche la credibilità - sul contrasto all’immigrazione. Ormai è chiaro a tutti - tranne forse a qualche anima sperduta nei corridoi di Palazzo Chigi e a “mister X”, Elon Musk - che quel decreto è un fallimento, un bersaglio facile, facile per quei magistrati che vogliono fare rispettare il diritto internazionale, certo, ma anche per quei pochi che l’hanno giurata a questo governo fin dal primo giorno e che si sfregano le mani ogni volta che una nave imbarca una manciata di disgraziati da spedire in Albania.
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