di Vito Mancuso
La Stampa, 9 marzo 2025
Ci sono momenti nella storia in cui sembra proprio che si avverino le antiche parole del salmo: “Emergono i peggiori tra gli uomini”. I giorni che stiamo vivendo sono esattamente così: fanno emergere i peggiori tra gli uomini. Qual è allora il compito della coscienza? È triplice: individuazione, difesa esterna, difesa interna. Quanto al primo punto, è significativo che di recente sia stato riesumato un termine così desueto da apparire un neologismo: “cachistocrazia”, alla lettera “il governo dei peggiori”, l’esatto contrario di aristocrazia, il governo dei più competenti. Il paradosso è che tali peggiori non sono tiranni giunti al potere con la forza, ma politici eletti dal popolo: è cioè la demo-crazia a produrre la cachisto-crazia.
di Ornella Favero*
Il Riformista, 8 marzo 2025
Un’istituzione così gerarchica che anche dove è gestita da donne stenta a mettere in discussione questa rigidità: è un mondo antico per le detenute e le volontarie. Scrive Dacia Maraini che “il femminismo è una rivoluzione pacifica che ha cambiato il modo di stare insieme. Non ha fallito perché ha cambiato le leggi e quindi il mondo: diritto di famiglia, delitto d’onore, violenza sessuale. Manca però la parità vera tra uomo e donna. Perché si può cambiare una legge, ma una mentalità è radicata. In Italia è ancora difficile accettare che una donna sia autonoma e libera”.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 8 marzo 2025
Vivere in un carcere è difficile per chiunque. Spesso tuttavia, per una serie di motivi, è più difficile per una donna che per un uomo. In questa giornata internazionale della donna il mio pensiero vuole andare a tutte le donne del mondo che si trovano dentro una prigione. In molti paesi accade che ci si trovino a seguito di comportamenti non offensivi, dettati dalla necessità della sopravvivenza personale e dei figli. In Italia le donne attualmente detenute sono poco più di 2.700. Su una popolazione reclusa che ha superato le 62.000 unità, si tratta del 4,4%. Una piccola percentuale, una minoranza nella minoranza, una categoria ancor più trascurata di quella delle persone detenute nel loro complesso. È paradossale che la maggior parte dei problemi che vivono le donne in carcere dipenda dalla loro scarsa vocazione criminale, dal fatto che sono poche e che commettono reati generalmente meno gravi di quelli commessi dagli uomini. Problemi anche molto concreti, primo tra tutti quelli legati alla loro distribuzione nelle carceri.
di Susanna Marietti*
questionegiustizia.it, 8 marzo 2025
La norma, contenuta nel cosiddetto “ddl Sicurezza”, che rende non più obbligatorio ma facoltativo il differimento della pena nei confronti di donne incinte o con figli fino a un anno di età, si potrebbe studiare nelle aule scolastiche quale esempio di quell’uso distorto dello strumento penale al quale sempre più siamo stati abituati negli ultimi anni e di cui l’attuale governo è maestro indiscusso. In essa vi sono tutti gli ingredienti della degenerazione giuridica e culturale: la creazione di un nemico inesistente (le donne che si procurerebbero gravidanze continue per farla franca), il pugno di ferro e l’intolleranza zero verso piccoli reati di strada (il borseggio), il carcere sbandierato come unica prospettiva punitiva (perfino il codice Rocco è indicato come permissivista), la falsa retorica della certezza della pena che mancherebbe e va ripristinata (il differimento di qualche mese dell’esecuzione non significa assenza di pena ma pena rinviata), l’odiosa stigmatizzazione di una categoria etnica (le donne rom).
di Valeria Valente
Corriere del Mezzogiorno, 8 marzo 2025
In occasione dell’8 marzo vorrei dedicare una riflessione alle 2.722 donne che stanno scontando una pena nelle strutture penitenziarie. Una condizione difficile, la loro, su cui si riflette poco e per cui, soprattutto, si fa quasi nulla. A partire dalla politica. Anche per questo, pochi giorni fa, ho partecipato alla manifestazione al fianco di Samuele Ciambriello e di tante associazioni, promossa dalla Conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà. Il sovraffollamento carcerario oggi ha raggiunto il 132% (in Campania 134%) e dall’inizio del 2025 si sono registrati 54 decessi, di cui 12 suicidi certi.
di Lucia Castellano
Il Riformista, 8 marzo 2025
I rumori incessanti di cancelli, chiavi, voci umane: una quotidianità insostenibile. Così ho lavorato alla costruzione di una detenzione costituzionalmente orientata. Sono entrata in carcere per la prima volta, come vicedirettore della Casa Circondariale di Genova Marassi, il 24 giugno 1991, avevo 27 anni. Il primo impatto con un istituto di pena vecchio e fatiscente com’era allora Marassi, con quattro piani di ballatoi, i soffitti a volta che ospitavano anche piccioni svolazzanti e le reti anti suicidio tra un piano e l’altro, non fu dei migliori. Mi colpivano gli odori e, soprattutto, i rumori incessanti di cancelli, chiavi, voci umane che si sovrapponevano, tra poliziotti e detenuti: una quotidianità insostenibile per entrambe le categorie.
di Livio Ferrari*
L’Unità, 8 marzo 2025
Le 189 carceri per adulti sono diventate camposanti, 246 morti e tra questi 90 suicidi nel 2024, 53 morti con 15 suicidi dall’inizio dell’anno, questo per quanto riguarda i reclusi, se poi aggiungiamo anche il personale della polizia penitenziaria il numero diventa ancora più alto, per una mattanza che non si placa e per un dramma che non interessa quasi a nessuno, governo e parlamento compresi. Tanto, quale interesse rivestono i poveri? I 17 istituti per i minori stanno assiepando da un paio d’anni sempre più giovani vite, soprattutto straniere, senza un senso reale per questo accanimento nei loro riguardi, se non quello del mostrare i muscoli. Come per ogni azione che calpesta i diritti delle persone però basterà attendere perché comporterà una azione contraria, sta nella logica dei fatti e delle reazioni a questi.
di Franco Corleone*
L’Unità, 8 marzo 2025
Fatichiamo a pensare iniziative di opposizione all’altezza della sfida. Ora che, con le nuove misure volute dal governo Meloni, anche la disobbedienza e la resistenza pacifica dei detenuti saranno sanzionate penalmente tocca a noi fuori lottare con più forza. Il momento richiede fantasia: dobbiamo inventarci delle cose scandalose, turbare le coscienze attraverso razione. Devono disobbedire anche i magistrati! Come potete immaginare non ho preparato una relazione, non ero in condizione di una sufficiente concentrazione; tuttavia, ho scritto degli appunti e predisposto delle note che rappresentano il filo di una riflessione che ho sviluppato in questi ultimi anni. Innanzitutto, mi viene da dire che noi, non da oggi, del carcere sappiamo tutto: il nostro problema non è scavare questioni, bensì affrontarle e risolverle. Come si diceva una volta riprendendo il monito di Marx, il problema non è interpretare il mondo ma cambiarlo.
di Caterina Peroni e Luca Galantucci
dinamopress.it, 8 marzo 2025
Nell’intervista a Valentina Calderone vengono passasti in rassegna orrori e disfunzioni del sistema carcerario italiano, di cui sovraffollamento e suicidi sono solo gli aspetti più vistosi. Il tabù dei provvedimenti di clemenza e come immaginare una società libera dal carcere. La drammatica situazione di sovraffollamento delle carceri si sta ogni giorno aggravando e il numero dei suicidi dei detenuti è solo il suo indice più vistoso e intollerabile. Abbiamo intervistato al proposito Valentina Calderone, Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà del Comune di Roma, direttrice dell’associazione A Buon Diritto dal 2013 al 2023, autrice, insieme ad altri, dei libri Quando hanno aperto la cella (Il Saggiatore 2011), Abolire il carcere (Chiarelettere 2015) e Il carcere è un mondo di carta (Momo edizioni 2024).
di Luisa Brambilla
iodonna.it, 8 marzo 2025
Donne in carcere: la pena è più gravosa perché il sistema è pensato per gli uomini. Intervista a Micaela Tosato, di “Sbarre di Zucchero”. A dar vita a “Sbarre di zucchero”, movimento che sensibilizza su tutte le tematiche inerenti la vita carceraria, in particolare quella delle donne in carcere, è Micaela Tosato. Ha avviato l’associazione come account social nell’agosto di due anni fa e in breve tempo si è affermata come associazione che ha referenti in tutta Italia. È oggi uno dei canali che testimonia quotidianamente sulla condizione due volte penalizzante delle donne in carcere.
- Carlo Nordio: “Il modello Albania per costruire carceri. 7.000 posti in più in due anni”
- Il vero scopo della giustizia non è punire, ma sanare le ferite e ricostruire relazioni
- Dietro gli attacchi alla Cassazione il pensiero del Governo sul referendum sulla giustizia
- Il Cdm approva Ddl sul femminicidio, è aggravante punibile con ergastolo
- Il femminicidio diventa reato e l’ergastolo è il vero “gol”









