di Gianni Alemanno e Fabio Falbo*
Il Tempo, 7 marzo 2025
Caro Direttore, ci rivolgiamo a Lei come detenuti che si trovano oggi a fare i conti con un pianeta carcerario collassato. Siamo due persone molto diverse: una da sempre impegnata in politica che si è trovata improvvisamente catapultata in questo mondo e l’altra che, vivendo da molto tempo in questa condizione, in carcere è riuscita a laurearsi in giurisprudenza e oggi lavora per assistere gli altri detenuti nella difesa dei propri diritti. Ci accomuna lo stupore e l’indignazione per una situazione carceraria insostenibile, contraria ai dettati costituzionali, che non viene neppure percepita nel dibattito pubblico italiano. L’inizio dell’Anno giubilare e i ripetuti appelli di Papa Francesco per un atto di clemenza finalizzato almeno a ridurre il sovraffollamento carcerario, avevano aperto una speranza tra i detenuti e i loro familiari, ma quegli appelli sono fin troppo rapidamente caduti nel vuoto.
di Delia Cascino e Titti Vicenti
L’Espresso, 7 marzo 2025
Nel 2024, oltre a 88 detenuti, si sono tolti la vita sette membri della Polizia penitenziaria. Resistere a violenze, disorganizzazione e doppie mansioni è difficile. Soprattutto se si è lasciati soli. “A1 lavoro ho visto persone cucirsi la bocca con il filo di ferro. Alle volte, pur iniziando la mattina, finisco il turno a tarda sera”. Mario (nome di fantasia) fa l’agente di Polizia penitenziaria in un carcere del Nord Italia. Soffre di ansia e disturbi del sonno. “Ho preso molti chili. I pensieri mi tormentano”, ammette. Alcuni suoi colleghi, rivela, chiedono il congedo o preferiscono assentarsi tramite certificato di malattia. Nel sistema carcere perdono tutti. Lo scorso anno, si sono tolti la vita sette agenti e 88 persone detenute. Suicidi, aggressioni e rivolte generano alti livelli di stress.
di Don Vincenzo Russo*
perunaltracitta.org, 7 marzo 2025
Ho letto l’intervista rilasciata su Toscana Oggi dall’Ispettore Generale dei cappellani delle carceri, don Raffaele Grimaldi, in occasione della sua visita di tre giorni presso alcuni istituti penitenziari della Toscana. Dalle sue parole voglio trarre alcune riflessioni. Tutti deplorano le condizioni in cui sono costrette a vivere le persone detenute e, alla loro situazione oggi disperata, vogliono anteporre l’annuncio di una prospettiva opposta, appunto quella della speranza. Così si esprime anche l’Ispettore Generale. Ma se ci fermiamo un attimo e andiamo oltre la superficie, scopriamo che la speranza di cui si sente parlare è un vestito vuoto, una parola di fumo che presto svanisce, piuttosto adatta ad infiorettare un cristianesimo di facciata.
di Marco Bracconi
Il Venerdì di Repubblica, 7 marzo 2025
Carcere milanese di Bollate. Trentotto detenuti condannati per reati sessuali seguono un programma speciale, unico in Europa, che dovrebbe aiutarli a riconoscere le violenze commesse. Obiettivo: non commetterle più. Risultati? Ottimi. Abbiamo assistito a uno dei loro incontri (senza dimenticare le vittime) La prima cosa di cui ti accorgi quando varchi il muro di cinta del carcere di Bollate è la luce, tanta luce. E poi i colori. Vuol dire che la galera non è mai un bel posto ma può almeno essere un luogo dove provare a ricominciare, perfino se hai commesso il reato più odiato dalla società, dai reclusi comuni e talvolta da te stesso: stupro, molestie sessuali gravi, pedofilia, pedopornografia, revenge.
di Guido Corso*
L’Espresso, 7 marzo 2025
La separazione delle carriere dei giudici e dei magistrati del pubblico ministero richiede una modifica costituzionale? È questa la strada battuta dal governo e dalla maggioranza parlamentare. È possibile, tuttavia, che l’operazione possa essere compiuta a costituzione invariata. Gli argomenti? 1) Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale (articolo 111 comma 2 della Costituzione) Il pubblico ministero è parte, come lo è l’imputato (e il suo difensore). Dalle parti il giudice deve essere equidistante: non può identificarsi con una delle parti perché cesserebbe di essere terzo e imparziale. 2) I giudici sono soggetti soltanto alla legge (articolo 101 comma 2 della Costituzione). I giudici, non i magistrati del pubblico ministero.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2025
Muovendo in direzione opposta rispetto alla separazione delle carriere, i magistrati chiedono di promuovere una “maggiore interscambiabilità tra le funzioni”. “Le nostre proposte per una giustizia più efficiente”. È quanto si legge nel documento dell’Anm che contiene gli otto punti presentati ieri dalla giunta del sindacato delle toghe nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi. Dalla richiesta di assunzioni e investimenti, alla tecnologia, per arrivare a quella definita “più spinosa” che punta a “promuovere una maggiore interscambiabilità tra le funzioni”, con un cambio di direzione completo rispetto alla riforma per la separazione delle carriere, che è stata per confermata ieri dalla premier nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi. Per le toghe le riforme ‘Castelli-Mastella’ e ‘Cartabia’ hanno drasticamente ridotto tale possibilità che invece esiste negli altri paesi europei, garantendo una migliore qualità della giurisdizione.
di Emilio Carelli
L’Espresso, 7 marzo 2025
La protesta all’inaugurazione dell’anno giudiziario e l’astensione dal lavoro dello scorso 27 febbraio. Giudici e pm sono uniti contro la riforma delle carriere. Parola del presidente Anm L’Associazione nazionale magistrati, che lei presiede, ha espresso ferma contrarietà al disegno di legge costituzionale in tema di separazione delle carriere, giungendo, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, ad abbandonare l’aula quando hanno preso la parola il ministro Carlo Nordio (a Napoli) o i delegati in rappresentanza del governo (negli altri distretti delle Corti d’Appello). Perché questa riforma è così pericolosa?
di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 marzo 2025
Il padre fondatore del Pd critica lo sciopero dell’Anm. L’ex pm di Mani pulite: “Dov’è l’asservimento all’Esecutivo?”. Ma Bruti Liberati: “Rischio insito nel nuovo assetto”. Ormai le posizioni sul ddl costituzionale per la separazione delle carriere sono chiarissime, dopo l’incontro di mercoledì scorso tra la premier Giorgia Meloni e l’Anm. L’obiettivo del governo è chiudere la partita quanto prima, senza alcuna modifica in sede parlamentare. Tale elemento sarà anche l’oggetto della riunione di domani del “parlamentino” del sindacato delle toghe che, preso atto della chiusura di Palazzo Chigi e via Arenula, dovrà adesso intensificare la campagna comunicativa in vista del referendum, che si terrà probabilmente nella primavera 2026.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 7 marzo 2025
Intervista al vicesegretario dell’Anm: “Tutti i giudici hanno le loro idee, anche chi non ha giornali in tasca”. Stefano Celli, sostituto procuratore a Rimini, esponente di Magistratura democratica e vicesegretario dell’Anm. Durante il vostro incontro a palazzo Chigi ha mai avuto l’impressione che il governo volesse aprire un dialogo sulla riforma della giustizia? Prima dell’incontro c’è stato il tentativo di accreditare a Meloni la volontà di dialogare, con concessione di possibili modifiche gradite a quelle parti dei gruppi che ragionano e agiscono in chiave clientelare. Sorteggio temperato, magari con una platea di sorteggiati talmente ampia da consentire loro un ampio margine di manovra. Non si poteva escludere una scelta di questo genere, ma a parte le voci, non si sa bene messe in giro da chi, anche prima dello sciopero, non mi è parsa mai una proposta realmente sul tavolo.
di Francesca Schianchi
La Stampa, 7 marzo 2025
L’ex magistrato, autore di Romanzo criminale: “La riforma della giustizia è inutile e dannosa. C’è un’interpretazione della democrazia in chiave nuova, in senso sostanzialmente autoritario”. Fosse stato ancora in attività, la settimana scorsa Giancarlo De Cataldo avrebbe scioperato insieme ai colleghi magistrati. “Ho aderito idealmente”, dice. Perché anche lo sceneggiatore, scrittore, autore del libro cult Romanzo criminale, in magistratura per quarant’anni, giudica negativamente la riforma della giustizia in discussione in Parlamento: “Ha fatto il miracolo di mettere d’accordo un bravissimo procuratore come Nicola Gratteri e quelli che hanno le mie idee, non proprio identiche”. Ed è convinto che all’origine di quel testo di legge ci sia un obiettivo preciso: “Modificare la Costituzione nell’equilibrio dei poteri”.
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