triesteatletica.com, 7 marzo 2025
Si è svolto ieri pomeriggio il primo incontro del progetto “Mai soli” presso la Casa Circondariale Ernesto Mari di Trieste. Il programma ha visto la partecipazione di 18 detenuti, che hanno avuto l’opportunità di conoscere nel dettaglio il percorso di formazione teorica e pratica che li accompagnerà nelle prossime settimane. “Mai soli”, ideato dall’Asd Trieste Atletica Aps e sostenuto da Sport e Salute S.p.A., ha come obiettivo principale la reintegrazione sociale dei detenuti attraverso lo sport, in particolare l’atletica. Nel corso dell’incontro sono stati illustrati i contenuti delle 50 ore di formazione, che spazieranno dall’insegnamento delle tecniche di allenamento a livello giovanile all’organizzazione di eventi sportivi.
agensir.it, 7 marzo 2025
“Bassone quale umanità?”, questo è il titolo della mostra itinerante, pensata e realizzata da Caritas Como per raccontare la realtà della Casa circondariale di Como attraverso 8 totem, nei quali vengono affrontate le dimensioni del carcere, come salute, lavoro, rapporti con le famiglie, mondo esterno ed altri ancora. Dall’8 al 16 marzo la mostra è visitabile negli spazi della parrocchia di Como - Sant’Agata dove, mercoledì 12 marzo alle ore 18,15, verrà presentata con un incontro aperto a tutti al quale interverranno Fabrizio Rinaldi, direttore della Casa circondariale del Bassone, ed il cappellano padre Zeno.
di Simona Musco
Il Dubbio, 7 marzo 2025
Affetto da un tumore al quarto stadio, il migrante egiziano, condannato in via definitiva perché considerato uno scafista, è stato accolto a Riace. L’eurodeputato di Avs: “Domani andrò in carcere per capire come sia stato possibile non dargli cure”. Ahmed è egiziano e dal 2021, quando è approdato sulle coste calabresi in cerca di una speranza, si trova in carcere. L’accusa è quella classica: essere uno scafista, un trafficante di esseri umani. Anche se lui si è sempre professato innocente, dichiarandosi solo uno dei tanti passeggeri di una bagnarola scassata che lo ha fatto arrivare sano e salvo, chissà come, in Italia. Ahmed, però, è stato condannato in via definitiva. La sua pena terminerà tra pochi giorni, ma il suo non sarà un lieto fine. Perché in carcere ha a lungo urlato di stare male, senza essere ascoltato. E ora per lui è troppo tardi: quello che era sembrato un capriccio si è rivelato, in realtà, un tumore al pancreas al quarto stadio. A raccontarlo è Domenico Lucano, sindaco di Riace ed europarlamentare di Avs, contattato dall’ospedale per dare un’ultima speranza ad Ahmed: quella di una casa oltre le sbarre. E di affetto.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 7 marzo 2025
Il Ministero si era opposto alla sospensiva del diniego d’asilo per un cittadino del Bangladesh. Nuovo insuccesso giudiziario del ministero dell’Interno sul protocollo Italia-Albania. La Corte d’appello di Roma ne ha rigettato il reclamo contro la sospensione del diniego dell’asilo deciso dalla Commissione territoriale per uno dei 43 migranti rinchiusi a Gjader a gennaio. È un cittadino del Bangladesh che il giorno dopo lo sbarco, in applicazione della procedura accelerata di frontiera, è stato audito per la protezione. Come in tutti i casi d’oltre Adriatico il No è arrivato in meno di 24 ore per “manifesta infondatezza”.
Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2025
Le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso presentato da un gruppo di migranti a cui, dal 16 al 25 agosto del 2018, dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, fu impedito di sbarcare dalla nave Diciotti della Guardia Costiera che li aveva soccorsi in mare. Nell’istanza si chiedeva la condanna del Governo italiano a risarcire i danni non patrimoniali determinati nei profughi dalla privazione della libertà. Il collegio ha rinviato al giudice di merito la quantificazione del danno di fatto, condannando però il Governo.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 7 marzo 2025
In nome della libertà di obbedire solo alla “volontà generale”, alla Rousseau, si sono poste le basi di molti dispotismi, e tra i più sanguinari. Ma quel J.D. Vance che dal podio della presidenza applaudiva eccitato l’espulsione dall’aula del Congresso del deputato Al Green, reo di aver contestato platealmente Trump, è lo stesso che a Monaco ha rimproverato a noi europei di non tollerare la libertà di parola? E il presidente Trump, è libertario perché dà la grazia ai teppisti che in suo nome assalirono quello stesso Congresso quattro anni fa, o è autoritario perché licenzia i funzionari dell’Fbi che lo indagarono?
di Alessandra Algostino
Il Manifesto, 7 marzo 2025
Scompare il diritto; i diritti sono ignorati, neanche più distorti a coprire politiche di potenza; chi osa evocare il diritto è dileggiato e stigmatizzato; la politica è privatizzata. È difficile comprendere il presente, sconvolto da vortici e tornanti, guerre imprescindibili e paci che improvvisamente ne squarciano l’ineluttabilità; genocidio in diretta e migranti che muoiono lungo i confini, nel silenzio indifferente e complice. È difficile capire, ma pare di scorgere una costante: un potere senza remore, che anzi ostenta - nuda - la sua violenza. Non ha vergogna della sua protervia, ma la rivendica. Non finge di rispettare limiti, ma li infrange con tracotanza. È oltre l’impunità, perché è la legge, una legge che si identifica con la mera forza.
di Serena Palumbo
Corriere della Sera, 7 marzo 2025
Brad Keith Sigmon, condannato negli Usa alla pena di morte per l’omicidio dei genitori della sua ex fidanzata, ha preferito la fucilazione alla sedia elettrica e all’iniezione letale. Ogni condannato a morte ha un ultimo desiderio. Quello di Brad Keith Sigmon, 67enne condannato negli Stati Uniti all’esecuzione capitale per il duplice omicidio dei genitori dell’ex fidanzata nel 2002, è stato quello di morire fucilato, rifiutando il “metodo” predefinito dallo Stato e quello di “riserva”: la sedia elettrica e l’iniezione letale. Una scelta insolita, che nessuno negli ultimi 15 anni aveva mai preso. E che arriva dal ricordo dell’esecuzione di altri prima di lui, dichiarati morti anche a 20 minuti dall’iniezione, dopo una probabile sofferenza. La morte di Sigmon è prevista per il 7 marzo presso il Broad River Correctional Institution di Columbia, nella Carolina del Sud. Martedì sera, la Corte Suprema della Carolina del Sud ha respinto l’ultima richiesta di Sigmon di rinviare l’esecuzione.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 marzo 2025
Un’ora di incontro a Palazzo Chigi, ieri mattina, tra il governo e gli avvocati penalisti non ha prodotto alcun passo avanti, neppure teorico, nelle politiche di contrasto al problema dei suicidi in cella e del sovraffollamento carcerario. “Nessuna convergenza” su questi temi, riferisce il presidente dell’Unione delle camere penali italiane (Ucpi) Francesco Petrelli a fine incontro, perché si tratta di questioni che “non possono trovare rimedio nell’ampliamento degli spazi disponibili, che non garantisce alcuna possibilità di recupero ed incentiva la recidiva, ma deve, al contrario, procedere da un progressivo abbandono di una visione carcerocentrica inevitabilmente priva di prospettive risocializzanti”. L’avvocato si riferisce all’avvio del recupero edilizio di alcuni edifici allo scopo di ampliare la capienza delle carceri, unica azione governativa intrapresa per un problema che, assicura la premier Meloni, “rimane uno degli obiettivi dell’azione dell’esecutivo”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 marzo 2025
Nel cuore di una crisi ormai cronica, il sistema penitenziario si trova a fare i conti con una realtà insostenibile: 62.132 detenuti costretti a convivere in strutture progettate per accogliere appena 46.910 persone, con un tasso di occupazione pari al 132,4%. I dati, emersi nell’ambito della mobilitazione nazionale indetta dalla Conferenza Nazionale dei Garanti, dipingono un quadro allarmante che ha spinto, lo scorso lunedì, i garanti dei detenuti - capitanati dal portavoce dei Garanti e Garante campano Samuele Ciambriello - a manifestare per chiedere interventi urgenti e strutturali.
- Il Pd a Nordio: “Modello Albania per le carceri?”
- Il dialogo non decolla, Governo e Anm restano lontani
- Carriere separate, il Governo non tratta. L’Anm prepara la battaglia referendaria
- Sulla riforma della giustizia la distanza tra toghe e Governo è insanabile
- Toghe e politica: due ore scarse di “cortesie” pensando già allo scontro finale









