di Antonio Maria Mira
Avvenire, 8 novembre 2024
Seconda missione per la nave della Marina Militare: a bordo bengalesi ed egiziani. Intanto a Lampedusa in tre giorni sono sbarcati in 1.400. Nave Libra ha sbarcato questa mattina nel porto di Shengjin in Albania gli otto migranti bengalesi e egiziani “selezionati” in mare a sud di Lampedusa. In realtà, secondo alcuni testimoni, il pattugliatore della Marina militare sarebbe già in zona dalla mattina di giovedì. Ma non si è visto. Anche se altri testimoni assicurano che si trovi a 12 miglia dalla costa. Comunque dopo lo sbarco sarà effettuato un nuovo screening, oltre a quello effettuato a bordo. Tre settimane fa, in occasione dell’arrivo dei primi 16 migranti, proprio con questi nuovi accertamenti si scoprì che due erano minorenni e due malati: vennero immediatamente portati in Italia. Dopo lo screening gli otto dovranno affrontare la Commissione territoriale per la richiesta d’asilo. Poi interverrà il Tribunale di Roma che per i 12 precedenti decise per la “liberazione” e il ritorno in Italia. In assenza di comunicazioni ufficiali, il deputato Riccardo Magi di +Europa ha avanzato ai ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Comando Generale della Guardia Costiera, un’istanza formale di accesso agli atti amministrativi relativamente alle due operazioni.
di Flavia Amabile
La Stampa, 8 novembre 2024
E l’Ue prende le distanze dall’accordo tra Roma e Tirana: “Per ora non sta funzionando”. “Il centro di Gjader? Una delusione per noi abitanti”. Aleksander Milici ha vissuto per anni tra Italia, Inghilterra e Germania. Da tre mesi è tornato nel paese dove abitano ancora i suoi genitori e non riesce a trattenere la rabbia per quello che sta accadendo. “Il campo che ha realizzato l’Italia con il presidente Rama non ha portato nulla a Gjader”. Avrebbe dovuto portare lavoro e un po’ di benessere a questo piccolo paese al confine con il Montenegro il centro per il quale per il 2024 sono state stimate spese per 144 milioni di euro, per il 2025 127,3 milioni e per il 2026 127,5 milioni. Così come l’intera operazione avrebbe dovuto consentire al governo Meloni di imprimere una svolta decisiva alla battaglia contro l’immigrazione irregolare.
di Maurizio Martina
Avvenire, 8 novembre 2024
Dopo il Covid la crisi alimentare è tornata ad acuirsi a un ritmo che non ha precedenti: pesano le tensioni geopolitiche. In un mondo dove si getta un terzo del cibo prodotto, 2,8 miliardi di persone non hanno accesso a una dieta sana: dalle regole inadeguate agli eccessi speculativi, nel piatto uno specchio delle diseguaglianze economiche globali Con lo spazio mensile “Cibo è vita”, che inizia oggi a cura di Maurizio Martina, vicedirettore generale della Fao, approfondiamo i grandi temi che incidono sulla sicurezza alimentare globale. L’obiettivo “Fame Zero” indicato nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dalle Nazioni Unite è ancora molto lontano. I paradossi dell’abbondanza sono evidenti: milioni di persone soffrono di malnutrizione mentre molti altri di obesità e ogni giorno sprechiamo sulle nostre tavole almeno un terzo del cibo che produciamo nei campi. Il cambiamento climatico impatta su tutte le agricolture del mondo, e scienza e innovazione sostenibile possono offrire nuove soluzioni. Comprendere la centralità di questi argomenti e la loro connessione profonda con i temi della pace e della giustizia sociale sarà sempre più importante per capire quanto la comunità internazionale saprà affrontarli garantendo davvero il bene comune.
askanews.it, 7 novembre 2024
“Il sistema di Giustizia minorile italiano sta regredendo gravemente e il Governo non se ne occupa”. È l’allarme lanciato da Defence For Children Italia. Un anno fa, al termine di un seminario internazionale organizzato a Genova dall’Associazione, che si occupa di diritti per i minori, e sostenuto dalla Commissione europea con il Child Friendly Justice European Network, i partecipanti, in rappresentanza di 20 Paesi europei, inviavano una lettera alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con la quale si invitava il governo “a riallineare il decreto immigrazione e sicurezza ai criteri e alle norme europee e internazionali che regolano la protezione di qualsiasi persona minorenne”.
9colonne.it, 7 novembre 2024
Il carcere come luogo in cui scontare una pena, certo, ma anche da cui riscattarsi e ripartire. Applicando le leggi già esistenti, come la Smuraglia, le direttive europee e le linee guida sociali e di governance dettate dal ranking Esg. È stato questo il focus della quarta “di una serie di tappe che abbiamo costruito in maniera trasversale con Giusy Versace, ma anche con Gianmarco Centinaio, con Marco Scurria, con il sottosegretario Ostellari. Per discutere di carceri non dal punto di vista emergenziale solo invocando più risorse, ma provando a capire cosa si può fare per alleviare la condizione dei detenuti”. Così Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati-Centro Popolare, promotrice dell’incontro di oggi in Senato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 novembre 2024
Il Guardasigilli al Salone della giustizia: “Andrò all’evento di Md per una riconciliazione”. La replica di Giuseppe Santalucia, presidente dell’Anm: “È la politica a colpirci”. Il guardasigilli Carlo Nordio sta cercando una tregua, seppure “armata”, con la magistratura? Non è molto semplice dare una risposta a questa domanda, leggendo le dichiarazioni che il ministro ha fatto ieri al Salone della Giustizia a Roma. Il contesto è noto: lo scontro fra governo da una parte e giudici dall’altre, rei - a detta della maggioranza - di prendere decisioni contro le politiche migratorie dell’Esecutivo. Da un lato inizialmente Nordio ha picchiato duro contro le toghe, ricordando quanto sarebbe avvenuto a partire dalla stagione di Tangentopoli: “Vi è stata una seconda fase di ’Mani pulite’ in cui, per una retrocessione della politica, la magistratura ha di fatto occupato questo posto, e da quel momento molte decisioni politiche sono state influenzate dalla magistratura, che si è permessa di criticare le leggi.
di Giulia Merlo
Il Domani, 7 novembre 2024
Il vicepresidente del Csm non riferisce al plenum ma manda una mail a tutti: “La mia porta è aperta”. Cresce lo scontro tra Chigi e il Colle. Nuovo attacco alle toghe del ministro Nordio. Dopo aver appiccato l’incendio, è iniziato il tentativo di buttare acqua sul fuoco. L’incontro ufficiale del vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli con la premier Giorgia Meloni proprio nei giorni di aspro scontro tra governo e magistratura e senza aver concordato con il Colle il contenuto del confronto ha infatti prodotto una serie di effetti. Il più rilevante, secondo fonti quirinalizie, è la sorpresa e l’irritazione di Sergio Mattarella per una iniziativa quantomeno sgrammaticata, visto che il Csm è organo collegiale e il vertice è il Quirinale, con cui ogni passo deve essere concordato. Meloni non poteva che aver messo in conto tale reazione, ma fonti di FdI confermano come sia stato considerato preminente mandare un messaggio alle toghe “non di sinistra”, per mostrare che l’attacco non è all’intera categoria.
di Federico Capurso
La Stampa, 7 novembre 2024
Il vicepresidente del CSM conferma: “Mattarella era stato avvisato della visita”. Ma con il Capo dello Stato non erano stati concordati i temi da discutere. Proprio non se ne capacita, Giorgia Meloni. Osserva le reazioni innescate dal suo incontro, lunedì scorso, con il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli e discutendo con i suoi fedelissimi si dice più volte sorpresa. Non si aspettava questo clamore intorno a una visita istituzionale, ma è soprattutto “stupita” dell’irritazione lasciata trapelare con tanta forza dal Colle. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, era stato avvertito dell’appuntamento a Palazzo Chigi. Lo sottolinea nuovamente Pinelli ieri mattina: “Avevamo informato la presidenza della Repubblica”. Ed è la verità, come è vero allo stesso modo che la comunicazione sia arrivata con un certo ritardo, quasi a ridosso dell’incontro. Non è questo, però, il tema sollevato dal Quirinale, quanto piuttosto il fatto che Pinelli non abbia affatto concordato con Sergio Mattarella, che del Csm è il presidente, i temi di discussione che avrebbe poi affrontato con la premier. Uno sgarbo istituzionale. E mai come in questi casi, la forma è sostanza. Specie in un momento così delicato, in cui preoccupa il deterioramento dei rapporti tra il governo e il potere giudiziario.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 7 novembre 2024
I 4 professionisti insultati e costretti a uscire da una porta secondaria del Palazzo di Giustizia. Un episodio molto spiacevole ha interessato qualche giorno fa gli avvocati Cecilia Turco, Andrea Mitresi, Michele Passione e Gabriele Bordoni. Il fatto, come ha rilevato la Camera penale di Pistoia, ha rappresentato uno “scempio della funzione difensiva”. I quattro penalisti, dopo un’udienza davanti alla Corte d’appello di Firenze, sono stati aggrediti verbalmente. Un’inaudita esplosione di urla, offese e minacce dirette agli avvocati, che sono stati costretti, per il clima pesante venutosi a creare, ad uscire da una porta laterale del palazzo di Giustizia scortati dalle forze dell’ordine. Il motivo di tanta acrimonia? L’aver esercitato la funzione difensiva in favore di due imputati accusati di violenza sessuale ai danni una minorenne.
di Michele Passione, Cecilia Turco, Andrea Mitresi
Il Dubbio, 7 novembre 2024
Firenze, 4 novembre, Corte di Appello; la storia si ripete. Di fronte a una richiesta di concordato, assentita dalla Procura Generale, il processo (in camera di consiglio) diventa (ancora una volta) la cassa di risonanza del risentimento e della giustizia privata e della vendetta. Preceduta da una insistita campagna mediatica sui social, dove “stupratori” è il più benevolo degli epiteti rivolto agli imputati, l’udienza si apre e si chiude nel peggiore dei modi. Non di consenso prestato, e semmai revocato, non di consapevolezza sulle condizioni personali della parte civile da parte degli imputati (diciotto anni loro, diciassette lei, all’epoca dei fatti); non di questo ancora si parla, ma di un istituto previsto dalla legge (il concordato in appello), peraltro depurato dalla c.d. Legge Cartabia dalle preclusioni prima previste all’uopo dal secondo comma previgente dell’art. 599 bis c. p. p., che ne impediva il ricorso per numerosi reati, tra i quali proprio quelli contestati agli imputati (609 ter, 609 octies c. p.). Riservata invece alla prossima udienza la valutazione di merito e di una denunciata incostituzionalità di un’altra preclusione di legge (che un Tribunale fiorentino ha già sollevato in un diverso processo), che per questi reati impedisce la sanzione con pene sostitutive, si discute, appunto, di un’ipotesi, rimessa alla valutazione della Corte.
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