di Angela Stella
L’Unità, 6 novembre 2024
“Il Senato riconsideri le norme di quel pacchetto, lontanissime dai principi del diritto penale liberale”. L’appello dell’Unione camere penali. “Chiediamo che il Senato riconsideri le norme segnalate non solo sotto i profili di incostituzionalità segnalati dall’Accademia ma anche sotto quelli del manifesto distacco dai principi del diritto penale liberale, che asseritamente ispira questa maggioranza, e della provata inutilità degli aumenti di pena e dell’introduzione di nuovi reati e di nuove aggravanti per la soluzione dei problemi della sicurezza dei cittadini”: Questo l’appello lanciato ieri al termine dell’evento organizzato a Roma dall’Unione Camere Penali dal titolo “No al pacchetto sicurezza. Con la costituzione in difesa del diritto penale liberale”, contro il ddl sicurezza, in discussione al Senato, dopo l’approvazione alla Camera dei deputati.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 6 novembre 2024
Per Giovanni Maria Flick è “un disegno di legge segnato da un autoritarismo privo di logica”. Molti avvocati e accademici si sono riuniti ieri a Roma all’evento “No al pacchetto sicurezza. Con la costituzione in difesa del diritto penale liberale”, organizzato dall’Unione Camere Penali contro il ddl sicurezza, in discussione al Senato, dopo l’approvazione alla Camera dei deputati. Tra i giuristi ha preso la parola l’ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick: “Sono onorato e lieto di essere avvocato e di partecipare a questo incontro che si batte per la difesa dei diritti fondamentali e contro l’autoritarismo privo di logica che segna questo disegno di legge”. Per l’ex ministro della Giustizia “c’è il rischio che il sovraffollamento diventi l’etichetta dell’invivibilità del meccanismo di panpenalizzazione e pancarcerarizzazione. Il disegno di legge non tocca nulla per quanto riguarda la depenalizzazione” e assistiamo a un “silenzio su interventi migliorativi per rendere il carcere più umano.
di Matilda Ferraris
Il Domani, 6 novembre 2024
Il decreto Cutro e poi quello Caivano, il recente ddl sicurezza: “Il governo Meloni reagisce ai problemi con nuove leggi e nuove pene che, in realtà, non cambiano nulla. Si risparmia su tutto, sono riforme a costo zero che non incidono su nulla, se non sui diritti di chi non si può difendere, come i migranti”: così parla l’avocato Fabio Anselmo, ospite insieme a Ilaria Cucchi del festival di Domani “Il futuro è adesso” per parlare di diritti umani, carceri e centri per la permanenza e il rimpatrio. Secondo la senatrice Cucchi, l’introduzione di nuovi reati sempre più oppressivi è un’operazione di propaganda politica per parlare alla pancia dell’elettorato: “Io sono parte della commissione Giustizia, da due anni sono sequestrata ogni giorno ad approvare leggi, norme e decreti che si rivelano inapplicabili”.
di Angela Stella
L’Unità, 6 novembre 2024
“Uno dei fattori di distruzione dello Stato di diritto è precisamente la violazione dei diritti delle persone ed anzi la negazione dell’identità di persona dei migranti”, dice il giurista Luigi Ferrajoli a proposito delle norme del “pacchetto sicurezza”. Lo abbiamo intervistato a margine della manifestazione promossa ieri dall’Unione camere penali contro il ddl governativo. Ma Ferrajoli si scaglia anche contro il protocollo con Tirana: “La deportazione dei migranti in Albania è chiaramente un sequestro di persona, dato che quei migranti sono stati sequestrati in mare, mentre esercitavano il diritto di emigrare, e deportati contro la loro volontà in un luogo di detenzione. Ma evidentemente per i nostri governanti questi disperati non sono persone, ma cose, che possono essere impunemente prelevate, private della libertà personale e rinchiuse in un campo di concentramento. Ebbene io credo che la questione migranti sia oggi il banco di prova del tasso di civiltà di un ordinamento; e che di queste nostre politiche dovremo un giorno vergognarci”.
di Glauco Giostra
Il Domani, 6 novembre 2024
Ma la magistratura non deve e non può né cercare di aiutare, né cercare di ostacolare l’azione governativa. Volendo tentare una lettura delle recenti ringhiose recriminazioni governative nei confronti di alcuni provvedimenti della magistratura, bisogna evitare due errori di segno opposto: pensare che si tratti di un inedito, riprovevole scadimento istituzionale oppure, all’opposto, che non ci sia nulla di nuovo sotto il sole italico. Per carità di patria tralasciamo i tentativi del passato e del presente di giustificare questa intolleranza alle iniziative giudiziarie con il fatto che i rappresentanti politici sono stati democraticamente votati dal popolo, e quindi loro e la loro azione sono al di sopra del giudizio di un magistrato non votato, che non può andare contro la volontà del popolo. Anche Hitler è stato democraticamente eletto eppure nessuno di coloro che hanno addotto il summenzionato argomento si sognerebbe di sostenere che il criminale tedesco dovesse considerarsi legibus solutus per essere stato eletto dal popolo.
di Federico Capurso e Ugo Magri
La Stampa, 6 novembre 2024
Meloni ha chiesto al vicepresidente quanto conta in Consiglio la corrente di Md. L’irritazione del Capo dello Stato. Si deve procedere con ordine per comprendere i motivi dello “stupore” e dell’”irritazione” provati del Capo dello Stato Sergio Mattarella di fronte all’incontro, avvenuto lunedì pomeriggio a Palazzo Chigi, tra il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Fabio Pinelli e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una questione tutt’altro che superficiale e che affonda, invece, nella carne viva della grammatica istituzionale. Tale è stato il trambusto ieri mattina nei Palazzi romani che, fuori dal portone del Quirinale, ci si è iniziati a interrogare sull’opportunità dei temi trattati dalla premier con Pinelli. Specie se - come rivela una fonte di governo a La Stampa - Meloni ha davvero discusso degli equilibri interni al Csm e alla sua Sezione disciplinare, del peso che esercitano le “toghe rosse” all’interno del plenum e della questione di Rosanna Natoli, membro che Fratelli d’Italia deve sostituire.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 6 novembre 2024
Lunedì il vicepresidente del Csm ha incontrato la premier. Secondo alcuni giornali, il capo dello Stato non sarebbe stato informato, ma non è così. Cosa è realmente accaduto e perché la vicenda conferma una certa distanza tra la premier e il Quirinale. “Mattarella è stato tempestivamente informato”, riferiscono fonti vicine alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura. “Il capo dello stato è stato informato dell’incontro tra Pinelli e Meloni, ma non è stato messo al corrente dei contenuti della visita e del fatto che questa sarebbe stata svolta da Pinelli nelle vesti formali di vicepresidente del Csm”, replicano al Foglio fonti vicine al Quirinale. È stato rappresentato come l’ennesimo sgarbo alla magistratura e persino al capo dello stato l’incontro avvenuto lunedì pomeriggio a Palazzo Chigi fra la premier Giorgia Meloni e il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli.
di Alberto de Sanctis e Vittore d’Acquarone
Il Riformista, 6 novembre 2024
Andrea Mirenda è magistrato e componente del CSM non appartenente ad alcuna corrente. Nel suo profilo pubblicato sul sito ufficiale del CSM si legge che si è sempre battuto “contro i degradanti fenomeni del correntismo”. Gli abbiamo chiesto di spiegarci il suo punto di vista sul quadro politico che fa da sfondo all’approvazione del Testo Unico Dirigenza, che diventerà il regolamento fondamentale per decidere la nomina dei capi degli uffici giudiziari. Al CSM è in discussione il Testo Unico Dirigenza, circolare attuativa del Dlgs. 44/2024 emanato a seguito della Riforma Cartabia (Legge n. 71/2022). Dovrebbe specificare i criteri per la scelta dei candidati agli uffici direttivi (per esempio, per chi ci legge, il Procuratore Capo). Innanzitutto, come ha funzionato fino adesso, prima e dopo il c.d. “scandalo Palamara”?
di Errico Novi
Il Dubbio, 6 novembre 2024
Calderone, capogruppo Giustizia degli azzurri: “No alla norma sul contributo unificato”. Sul piede di guerra le capogruppo 5Stelle d’Orso e Lopreiato. Non si poteva sentire. “Non è proprio accettabile, né la norma in sé né un certo modo incredibile in cui si cerca di giustificarne la ratio”, per usare le parole di Tommaso Calderone: l’articolo 105 della Manovra che prevede l’estinzione della causa civile per mancato versamento del contributo unificato fa infuriare il capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia alla Camera. Il quale assicura la volontà di presentare un emendamento per “sopprimere questa insensata barriera fiscale frapposta ai diritti del cittadino: sono pronti a firmarlo, con il sottoscritto, gli altri tre deputati del mio partito che fanno parte della commissione Giustizia, vale a dire Annarita Patriarca, Pietro Pittalis ed Enrico Costa, e un altro nostro deputato, Giandiego Gatta, a propria volta avvocato come tutti noi.
di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2024
Dopo due settimane di “vacanza” nella sua Palermo, l’ex capomafia reggente della famiglia di Santamaria di Gesù, Ignazio Pullarà, ergastolano, torna oggi nel carcere di Cuneo. Mai collaborato con la giustizia, è uscito dal penitenziario a ottobre su decisione del Tribunale di Sorveglianza. Su quanto sta accadendo, abbiamo chiesto l’opinione a un esperto di diritto dell’ordinamento penitenziario, il procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita, autore del libro “Il coraggio del male”, in uscita il 15 novembre.
- I corsi di recupero imposti dal Codice rosso non sono retroattivi ma se applicati la pena è legale
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