di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 6 marzo 2025
Donald Trump non ha inventato nulla di nuovo. Ha solo offerto un grande ombrello alle tante forze nazionaliste, e quindi centrifughe, che già stavano tagliando i fili della coesistenza democratica. L’ha appena annunciato al Congresso degli ormai suoi Stati Uniti. Un vasto programma, quello di Donald Trump al giorno 44 del suo secondo mandato: ci riprenderemo il Canale di Panama e anche la Groenlandia, “in un modo o nell’altro”; Zelensky ci deve aver ripensato e ora è pronto a risarcirci di quel che ci spetta e a mettere fine a un “conflitto insensato”; andremo su Marte; cancelleremo l’ideologia del politicamente corretto; regaleremo all’America un’età dell’oro che è appena cominciata. Il mandato del presidente Usa dura 1461 giorni. Ma già questo inizio prefigura svolte neanche immaginate nelle più ardite previsioni. Avendo la Storia spazio soltanto per un mondo alla volta, per costruire un mondo nuovo bisogna necessariamente demolire quello esistente, comprese le radici, perché non gli sia concesso di resistere sottotraccia e un domani riprendersi la scena.
di Massimiliano Mingoia
Il Giorno, 5 marzo 2025
L’allarme del Garante dei diritti dei detenuti di Milano, Francesco Maisto: “Le condizioni inammissibili nelle strutture incidono su chi si toglie la vita”. A San Vittore, sul totale dei detenuti, gli stranieri sono al 64,21% e i tossicodipendenti al 50,55%. Il sovraffollamento delle carceri e i suicidi in aumento nelle stesse strutture detentive sono due problemi strettamente legati. Ne è convinto il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune, Francesco Maisto, che cita una frase dell’intervento di fine anno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (“L’alto numero di suicidi è indice di condizioni inammissibili”).
di Gianluca Ottavio
giornalelavoce.it, 5 marzo 2025
“Inquietanti”. Così l’associazione radicale Nessuno tocchi Caino ha definito le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulle carceri italiane. Al convegno di Torino, organizzato nell’ambito di un tour nelle strutture piemontesi, il giudizio è stato netto: “Un carcere abbrutente non può che abbrutire. Non è un luogo di rieducazione, ma solo di contenimento”. A ribadire il concetto è stato Cesare Burdese, architetto esperto di edilizia penitenziaria, che ha demolito l’idea di utilizzare caserme come nuove strutture detentive e ha bocciato i nuovi padiglioni, che secondo lui non faranno altro che “riempire edifici di umanità dolente, senza prospettive di recupero”. Le carceri italiane restano prigioni di afflizione, senza evoluzione.
di Franco Corleone
Il Manifesto, 5 marzo 2025
Il 27 febbraio, nella calda cornice del Teatro Rossetti di Vasto, è stato presentato il volume “Un ossimoro da cancellare: Misure di sicurezza e Case Lavoro”, curato da Giulia Melani con i contributi di Franco Corleone, Katia Poneti e Grazia Zuffa. La scelta di Vasto non è casuale, perché la ricerca su una istituzione totale quasi sconosciuta, partì proprio da quello che era il contenitore più grande per i detenuti che, per la proclamata pericolosità sociale, dopo avere scontato la pena detentiva per i reati commessi, sono sottoposti a una misura di sicurezza che può durate all’infinito. La scelta è legata anche alla presenza assai significativa dell’arcivescovo della diocesi di Chieti-Vasto, Bruno Forte, teologo di grande profondità che già nel 2018 scrisse sul Sole 24 Ore un appello perché si mettesse fine a una realtà istituita dal fascismo sulla base della concezione positivista e lombrosiana del delinquente abituale, professionale e per tendenza. Il Codice penale addirittura definisce queste persone come soggetti di indole malvagia. Così, vengono riclassificati come internati.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 5 marzo 2025
La premier Meloni incontra i vertici dell’Associazione nazionale magistrati per discutere della riforma sulla separazione delle carriere. Ma le toghe già si sono dette contrarie a ogni forma di “trattativa” e puntano allo scontro totale. Più che un confronto, quello che si terrà oggi pomeriggio a Palazzo Chigi tra il governo e l’Associazione nazionale magistrati rischia di prendere le forme di un faccia a faccia tra due pugili prima di scendere definitivamente sul ring. L’incontro, auspicato dal neopresidente del sindacato delle toghe Cesare Parodi, e accolto dalla premier Giorgia Meloni, ha infatti tutte le premesse per rivelarsi fallimentare, vista la chiusura totale dell’Anm a ogni forma di reale discussione sulla riforma che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pm e l’istituzione di un’Alta corte disciplinare.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 5 marzo 2025
Oggi a palazzo Chigi. La riforma resta blindata. Maruotti (Anm): “Nessun margine di trattativa”. È l’abc della politica: in una trattativa non si concede mai nulla in cambio di una promessa da mantenere in futuro. Giorgia Meloni, che di politica un po’ se ne intende, lo sa benissimo e quindi è perfettamente consapevole che quando oggi pomeriggio, alle 15 e 30, riceverà i vertici dell’Associazione nazionale magistrati dovrà fare un’offerta impossibile da accettare: disponibilità al dialogo non per modificare la riforma della giustizia ma per accordarsi sui successivi decreti attuativi sul sorteggio “temperato” dei togati del Csm e sulle quote rosa.
di Giulia Merlo
Il Domani, 5 marzo 2025
Le toghe, sapendo che non c’è margine per incidere sulla separazione delle carriere, si presenta da Meloni con proposte concrete su edilizia e assunzioni. E chiederà un impegno al Governo. Otto proposte sotto il titolo “una giustizia più efficace”. Così l’Associazione nazionale magistrati si presenterà oggi, 5 marzo, al tavolo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. L’incontro programmato ha al centro la riforma costituzionale della separazione delle carriere, ma le toghe guidate da Cesare Parodi hanno intenzione di allargare il fronte del dibattito, così da uscire dall’angolo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 5 marzo 2025
Parla Nicolò Zanon, ordinario di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano e già giudice della Corte costituzionale. “È necessario un cambiamento profondo della mentalità: bisogna capire che, quando si ha a che fare con un pubblico ministero, quest’ultimo espone la sua tesi accusatoria, ma non è l’unica tesi in gioco”. A dirlo è Nicolò Zanon, ordinario di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano e già giudice della Corte costituzionale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 5 marzo 2025
Proseguite ieri in Commissione Affari Costituzionali del Senato le audizioni in merito alla riforma costituzionale della separazione delle carriere. Il primo ad intervenire è stato l’ex magistrato e attualmente scrittore Gianrico Carofiglio: “I migliori pubblici ministeri, dal punto di vista della tutela dei diritti dei cittadini ma anche dell’efficacia, sono i pubblici ministeri capaci di pensare come i giudici. Se uno è capace di pensare come un giudice, cioè immaginare la sentenza, è in grado di selezionare le ragioni dell’indagato quando spessissimo ci sono. Appartenere alla stessa cultura delle regole è una premessa per un’azione giudiziaria contemporaneamente garantistica ed efficiente”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 5 marzo 2025
I servizi presentano la relazione annuale: aumentano le minacce di jihadisti ed estrema destra. L’Italia è il paese del G7 dove il crollo demografico sarà più forte. Una conferenza stampa dei servizi segreti può sembrare una contraddizione in termini. E infatti i giornalisti tornano a casa quasi senza risposte alle informazioni richieste. Il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano replica alle domande: “Su Paragon abbiamo già detto tutto quello che si poteva dire e continuano le audizioni al Copasir”; idem su Elmasry “su cui ci sono state relazioni al parlamento, il tribunale dei ministri sta conducendo approfondimenti ed è in corso un’interlocuzione con la Corte penale internazionale”. Di Alberto Trentini, cooperante italiano arrestato in Venezuela il 15 novembre scorso, Mantovano si limita ad affermare che “la situazione è estremamente complessa e di difficile soluzione, ma tutti i canali sono attivati”. Sul resto “serve riservatezza”.
- Teramo. Detenuto di 42 anni morto in cella, eseguita l’autopsia
- Ferrara. Suicidio in carcere, agente sotto accusa. Spunta un nuovo atto
- Napoli. Don Franco Esposito: “Nelle carceri dignità umana calpestata ogni giorno”
- Cagliari. La Procura si attivi sulla situazione sanitaria al collasso al carcere di Uta
- Livorno. Il Garante dei detenuti: “Celle piene di muffa. Promiscuità imbarazzante”









