di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 5 marzo 2025
Terrorista per i turchi, gli Stati Uniti e l’Unione Europea il leader del Pkk è in cella da 26 anni ma non ha mai perso consensi. Ömerli, il villaggio in cui è nato nel Sudest della Turchia, è ancora oggi un luogo di pellegrinaggio, il giorno del suo compleanno, il 4 aprile 1948, è considerato alla stregua di una festa sacra, eppure per la maggior parte dei cittadini turchi Abdullah Öcalan è il peggiore dei terroristi, un “assassino di bambini” come viene spesso definito sui media. D’altra parte il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), da lui fondato nel 1978 per inseguire il sogno di una patria curda, è in guerra con Ankara da 40 anni lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue che conta più di 40 mila morti.
di Marco Birolini
Avvenire, 4 marzo 2025
I Garanti regionali per i detenuti protestano per il sovraffollamento dei penitenziari. Sale l’allarme suicidi: da inizio anno già in 13 si sono tolti la vita, per un totale di 361 negli ultimi 5 anni. I Garanti regionali per i diritti dei detenuti alzano la voce: il sovraffollamento ha da tempo superato i livelli di guardia, è ora di trovare soluzioni. I detenuti sono 62.132, a fronte di 46.910 posti disponibili, con un tasso di occupazione pari al 132,4 per cento. I dati, diffusi nell’ambito della mobilitazione nazionale indetta dalla conferenza nazionale dei Garanti, fotografano uno scenario di emergenza cronica. Le regioni dove si registra il maggiore sovraffollamento sono la Lombardia, la Puglia, il Veneto e il Molise. Il carcere più sovraffollato, con un tasso del 214%, è San Vittore a Milano, seguito dalla casa circondariale di Foggia e da quella di Brescia Canton Mombello. Il carcere romano di Regina Coeli ha un tasso del 185%. La mancanza di spazi adeguati esaspera la sofferenza, con conseguenze drammatiche. In Italia sono già deceduti nelle carceri 54 detenuti nel corso del 2025. Lo scorso anno furono 248. I suicidi accertati sono stati 13 nei primi due mesi del 2025, dal 2020 sono stati 361. Un trend che lascia sgomenti.
di Angela Stella
L’Unità, 4 marzo 2025
“È prevista dalla Costituzione ed è d’accordo anche il personale penitenziario”, dice il Garante del Lazio Anastasia. Il coordinatore Ciambriello: “Nessuna apertura dalle forze di maggioranza”. L’11 marzo l’incontro con Nordio. Ieri mobilitazione dei garanti territoriali dei detenuti in tutta Italia per fare rumore sul “silenzio assordante della politica e della società civile sul carcere”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 4 marzo 2025
Dietro l’emergenza del sovraffollamento carcerario si cela anche una riluttanza culturale dei giudici ad applicare quanto previsto dal codice penale, concedendo le misure alternative e rendendo effettivo il principio del carcere come extrema ratio. Sovraffollamento carcerario che non accenna a diminuire, già quattordici suicidi tra i detenuti da inizio anno. La situazione degli istituti penitenziari italiani resta critica dopo un 2024 da dimenticare, con il record storico di suicidi (90 detenuti) e più in generale di decessi in carcere (246). È per queste ragioni che ieri la Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà ha celebrato una giornata di protesta in tutta Italia, intitolata “Un silenzio assordante sul carcere”. La Conferenza ha diffuso gli ultimi dati sul sovraffollamento: il numero di detenuti presenti a fine febbraio è di 62.132, contro una disponibilità di posti regolamentari pari a 46.910, con un tasso di sovraffollamento che è arrivato a quota 132,4 per cento.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 marzo 2025
Erano il nostro fiore all’occhiello, ora sono fuori controllo: a Bologna reclusi trasferiti negli istituti per adulti per mancanza di spazio. E a Treviso scoppia il caso dei ragazzini che dormono sui materassi per terra. Fino a pochi anni fa, l’Italia era considerata un esempio virtuoso in Europa per il suo approccio alla giustizia minorile, basato sulla riabilitazione e sul reinserimento sociale. Oggi, però, quel sistema è in frantumi. Le carceri minorili, un tempo fiore all’occhiello del Paese, sono travolte da una crisi senza precedenti: sovraffollamento, condizioni disumane e una deriva punitiva che rischia di compromettere decenni di progressi. A lanciare l’allarme sono associazioni, politici e osservatori indipendenti, che denunciano il collasso di un modello fondato sull’articolo 27 della Costituzione, il quale sancisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
di Vincenzo Musacchio
huffingtonpost.it, 4 marzo 2025
È necessario poter selezionare i delitti di maggiore allarme sociale limitando la carcerazione solo a simili fattispecie criminose che comprovino anche una pericolosità del reo tale da prevedere la restrizione intramuraria. Il carcere potrebbe essere l’extrema ratio delle conseguenze penali a cui il reo può essere sottoposto. Per far questo, però, occorrerà una seria ed efficace opera di depenalizzazione. È necessario poter selezionare i delitti di maggiore allarme sociale limitando la carcerazione solo a simili fattispecie criminose che comprovino anche una pericolosità del reo tale da prevedere la restrizione intramuraria. Il nostro legislatore dovrebbe avere una buona volta il coraggio necessario per attuare una simile riforma.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 marzo 2025
La posizione ufficiale delle toghe è di chiusura. Ma qualcuno apre al sorteggio temperato. Il 5 marzo alle 15.30 la premier Giorgia Meloni, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano incontreranno la giunta esecutiva dell’Associazione nazionale magistrati per discutere di separazione delle carriere. Nella mattinata invece vedranno il presidente e il segretario dell’Unione Camere penali, Francesco Petrelli e Rinaldo Romanelli. Nelle ultime ore, la presidente del Consiglio continua a confermare la sua apertura al dialogo, ma non c’è conferma né smentita circa l’ipotesi che il governo sarebbe disposto a concedere il sorteggio temperato per la designazione dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura. Al momento il ddl costituzionale prevede una forma di “sorteggio secco” per le toghe che siederanno sulle poltrone dei due futuri Csm distinti per giudicanti e requirenti.
di Giulia Merlo
Il Domani, 4 marzo 2025
Il governo ha già detto che non tornerà indietro sulla separazione delle carriere. Le toghe non accetteranno compromessi. E sono pronte a lavorare per il No. I più drastici, tra le toghe progressiste, sono trancianti: “É tutto un bluff”. I più dialoganti, tra i moderati, si limitano a un prudente: “Ascoltare è correttezza istituzionale”. La sensazione, alla vigilia dell’incontro di mercoledì 5 marzo sulla riforma della separazione delle carriere tra l’Associazione nazionale magistrati e la premier Giorgia Meloni con il guardasigilli Carlo Nordio, è che l’esito sarà un nulla di fatto. O meglio, che si tratti di un passaggio necessario in cui entrambe le parti certificheranno la distanza delle rispettive posizioni. Per guardare poi oltre: il governo all’approvazione della riforma costituzionale così com’è stata già approvata in prima lettura alla Camera; l’Anm alla mobilitazione dell’opinione pubblica in vista del referendum, dopo aver testato la condivisione interna del no grazie allo sciopero con l’80 per cento di partecipazione.
di Fabio Pinelli*
Il Foglio, 4 marzo 2025
Dagli anni Novanta, il pubblico ministero ha conosciuto una profonda trasformazione. L’equivoco dell’essere parte imparziale nel processo e la riforma della separazione delle carriere. L’analisi del vicepresidente del Csm. Viviamo un’epoca di grandi trasformazioni della società, dal punto di vista sociale, culturale, demografico, economico e, non da ultimo, degli stessi meccanismi di formazione del consenso e del modo di fare politica. Anche il diritto - che nella società si radica - è stato interessato da profondi mutamenti che, dagli anni Novanta del secolo scorso fino a oggi, hanno toccato in modo radicale il processo penale e il ruolo degli attori di questo processo. Ventuno magistrati uccisi da terrorismo e mafia, le conseguenze politiche delle inchieste sulle corruzioni nei primi anni Novanta, l’interesse nel mondo politico a utilizzare le inchieste penali per la lotta politica e del mondo giornalistico nel darne un connotato scandalistico, hanno consegnato a una parte della magistratura il convincimento di potersi costituire come protettrice permanente della Repubblica e di dover conseguentemente svolgere una missione di pulizia morale del Paese. A partire da quegli anni, si manifestò una sorta di entusiasmo punitivo di massa, sollecitato dagli spiriti animali dell’antipolitica: demagogie, populismi, sfiducia pregiudiziale in tutto ciò che fosse pubblico, beatificazione delle procure, il processo e la pena come lavacri per l’intera società.
di Marco Grasso
Il Fatto Quotidiano, 4 marzo 2025
Coprono il 90% dei dibattimenti penali e il 50% come giudici nei tribunali. “Intervenga Mattarella”. Di fatto sono un terzo della magistratura: 4500, che si aggiungono ai poco meno di 10 mila magistrati togati. Pochi lo sanno, ma buona parte del lavoro dei palazzi di giustizia è svolto dai magistrati onorari. Per avere un’idea, portano avanti fino al 90% dei dibattimenti penali per conto delle Procure, e circa il 50% come giudici. In ambito civile si occupano delle cause sotto ai 50 mila euro, circa la metà del contenzioso. Per anni sono stati i precari della giustizia, pagati a cottimo, senza contribuzione o malattia, non reclutati attraverso concorsi. Erano stati pensati come un rimedio temporaneo, che nella più classica delle situazioni all’italiana è diventato nel tempo definitivo, senza però una vera e propria formalizzazione. Fino a diventare un problema.
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