di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 6 novembre 2024
Gli obblighi cui è subordinata la concessione della condizionale agli uomini violenti se imposti per fatti ante 2019 vanno impugnati, in caso contrario la questione non può essere proposta la prima volta in sede di legittimità. La Corte di cassazione penale con due sentenze ha affrontato il tema della violenza di genere e anche specificatamente la condotta persecutoria. I due aspetti emergenti sono quelli dell’applicazione retroattiva di ulteriori obblighi previsti per l’accesso al beneficio della sospensione condizionale della pena e quella della necessaria rinnovazione dibattimentale della prova dichiarativa decisiva, posta a fondamento della decisione di secondo grado che ribalta l’esito processuale.
di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 6 novembre 2024
Il Garante: si sta facendo molto, ma condizioni complesse. Ha preso una cinghia, si è chiuso in bagno e si è impiccato. Ieri T.M., 41 anni marocchino, detenuto da aprile con una sentenza appellata e due procedimenti in attesa di giudizio, si è tolto la vita nel carcere di Santa Maria Maggiore. Il compagno di cella, vedendo che non usciva, ha tentato invano di aprire mentre allertava gli agenti di Polizia penitenziaria. Accorsi subito e forzata la porta, hanno attivato le manovre di rianimazione. Ma era troppo tardi. “Non aveva dato particolari segni di disagio. Di recente aveva anche visto i propri cari”, riferisce affranto il garante dei detenuti, l’avvocato Marco Foffano, ricordando che è il terzo suicidio da maggio nella casa circondariale di rio Terà dei Pensieri.
di Beatrice Martelli
Il Messaggero, 6 novembre 2024
“Ci domandiamo perché, proprio adesso che c’è bisogno di volontari”. L’associazione si occupava da molti anni di attività rivolte al reinserimento sociale delle persone detenute, in collaborazione con istituzioni del territorio e della regione. Tra laboratori e progetti teatrali, Toto Corde è un’associazione impegnata nella risocializzazione delle persone detenute: è attiva da circa vent’anni, con un lavoro che punta sull’aspetto sociale ma anche affettivo della costruzione di un futuro migliore. Il progetto è stato però interrotto, proprio in questi giorni. “Con grande dispiacere e profonda delusione, oggi ci domandiamo quali siano le ragioni che ci negano di proseguire questa attività che ha ottenuto risultati tangibili negli anni”.
La Nazione, 6 novembre 2024
Il direttore della Casa circondariale Tazio Bianchi: “questa collaborazione con il Comune di Pisa si traduce in un risparmio di tempo e costi e in una diretta percezione dei detenuti rispetto alle loro esigenze”. “Una volta al mese potremo garantire la presenza del nostro personale a Don Bosco”. È stata firmata questo pomeriggio nella cornice della sala delle Baleari la convenzione tra il Comune di Pisa e la casa circondariale “Don Bosco” di Pisa per potere erogare servizi demografici alle persone che sono lì detenute. A siglare l’accordo, che avrà durata due anni e potrà essere rinnovato, sono stati la dirigente del servizio del Comune, Cristina Pollegione, e il direttore della casa circondariale, Tazio Bianchi. Era presente anche l’assessore ai servizi demogarfici del Comune di Pisa Gabriella Porcaro.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 6 novembre 2024
Il talk “Inclusione e prevenzione: strumenti e risorse per donne detenute”, promosso dalla Fondazione Human Age Institute di ManpowerGroup, è stato un’occasione per parlare del progetto “Libere di stare bene”. Stefania Grea, segretaria generale: “Impegno su due assi portanti: educazione al lavoro e prevenzione oncologica dall’altro”. Il progetto “Libere di stare bene” ha visto Fondazione Human Age Institute insieme a Gomitolorosa e Fondazione Severino a supporto delle detenute della Casa circondariale di Rebibbia sezione femminile. Il webinar “Inclusione e Prevenzione: strumenti e risorse per donne detenute”, sul tema delle carceri femminili e sull’importanza della prevenzione e dell’inclusione lavorativa delle detenute, si inserisce nel progetto ed è stato l’occasione per ascoltare esperti del settore, condividere esperienze di progetti sul campo e scoprire strategie per promuovere un reinserimento sociale positivo.
argocatania.it, 6 novembre 2024
Non progetto Koinè ma metodo Koinè, un metodo che deve essere standardizzato, divenire la norma all’interno delle carceri e nell’area di esecuzione penale esterna. Con queste parole Luca Rossomandi, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catania, ha concluso il convegno “Il senso della pena” durante il quale, mercoledì 23 ottobre, con l’ottimo coordinamento di Maria Pia Fontana, è stata presentata l’esperienza del progetto Koinè. La voce di Rossomandi non è autorevole soltanto per il ruolo che egli ricopre, è una voce convinta, motivata. Racconta, ad esempio, che “quando ho conosciuto i nomi delle detenute che avrebbero fatto un tirocinio lavorando al riordino dei materiali di archivio del Tribunale, ho fatto un balzo sulla sedia”. Era il nome di due donne nomadi, abituate a vivere di illeciti e che non avevano mai lavorato. Ma il giudice ammette di essersi sbagliato, le due detenute hanno dimostrato senso di responsabilità, puntualità, capacità di organizzare un’attività di cui non avevano nessuna esperienza.
napolitoday.it, 6 novembre 2024
Cresce l’allarme per gli effetti del decreto sicurezza sulle carceri italiane. È questo il tema di un appuntamento che si tiene oggi, alle 11 nella sala metafora del Tribunale di Napoli, dal titolo “Decreto sicurezza e il suo impatto esplosivo sul sistema penitenziario. Con la costituzione per la difesa dei diritti”. Queste le parole, nell’annunciare l’incontro, del garante campano dei detenuti, nonché portavoce della Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà, Samuele Ciambriello: “Esprimiamo ancora una volta preoccupazione per lo scollamento tra la realtà drammatica delle carceri italiane e i provvedimenti normativi già promulgati e via di approvazione. Rischiamo norme di dubbia legittimità costituzionale e un impatto esplosivo sul sistema penitenziario”.
di Walter Siti
Il Domani, 6 novembre 2024
Nel libro che Gianluca Herold ha dedicato alla vicenda delle Bestie di Satana (“Il più bel trucco del diavolo”, Rizzoli), emerge la distanza tra il giornalismo che spiega e suggerisce da che parte devi stare, e la letteratura che accumula contraddizioni. Quella che sui media è stata trattata come una vicenda di serial killer satanisti diventa nelle sue pagine un intreccio interessante e misterioso. Se ci fosse da scommettere sul talento di un esordiente, io su Herold ci scommetterei. I romanzi molto spesso si chiudono (si chiudevano) o con una morte o con un matrimonio; non necessariamente coincidendo con un esito tragico o un lieto fine, visto che da una morte può nascere una liberazione e certi matrimoni sono frutto dei più desolanti fallimenti. Il libro che Gianluca Herold ha dedicato alla vicenda delle Bestie di Satana (Il più bel trucco del diavolo, Rizzoli) comincia invece con un matrimonio, o quasi: dopo aver scontato sedici anni di carcere Andrea Volpe, il protagonista forse più indecifrabile dell’intera vicenda, ha celebrato quest’anno l’unione civile con un giornalista (poi trafficante di droga) brasiliano conosciuto in cella. Herold è stato presente al matrimonio, pur avendo rifiutato di fare da testimone. L’evento felice è raccontato con un realismo quotidiano: nervosismo tipico di tanti matrimoni, piccoli inconvenienti buffi, speranze. Poi salto netto a vent’anni prima, 2004: la rivelazione che lo sposo (l’unito civilmente) italiano ha ucciso la sua ex ragazza a colpi di pistola e di badile - un personaggio aggiunge che “i cani le hanno mangiato la faccia”; quest’ultima notizia verrà poi falsificata, ma l’atrocità piomba sul lettore come una botta.
di Jacopo Storni
Corriere della Sera, 6 novembre 2024
Per oltre un anno il fotografo milanese Alessandro Didoni ha fotografato i volti dei “fantasmi di Rogoredo”. “Volevo mostrare i volti di persone che nessuno aveva mai mostrato”. Adesso i fantasmi di Rogoredo hanno un volto. Laggiù, dentro quel bosco che ti risucchia, i tossici non sono soltanto tossici. Sono persone. Con una loro storia, coi loro sguardi, i loro volti. Occhi che esprimono umanità. E sofferenza. Alessandro Didoni, fotografo milanese esperto in ritratti, si è avvicinato a quel bosco per fotografarli. E farci un libro. Ha costruito un set, con le luci, con il fondale. “Volevo mostrare i volti di persone che nessuno aveva mai mostrato, nonostante Rogoredo sia stato spesso al centro delle cronache”. Non avrebbe mai pensato, all’inizio, che in tanti si sarebbero lasciati fotografare. E invece così è stato. “Quando spiego che voglio fare un libro di ritratti che racconti Rogoredo da un punto di vista umano, e quindi focalizzato sulla persona e non sul consumo e lo spaccio di droga, molti accettano di farsi fotografare. L’idea di farsi fare un ritratto professionale, che poi andrà a far parte di un libro, probabilmente li fa sentire in qualche modo valorizzati. Una volta un ragazzo si è commosso e mi ha detto che in quella foto ha visto ciò che ancora c’è di buono in lui”.
di Alessandra Farro
Il Mattino, 6 novembre 2024
Presentato sabato 9 novembre al cinema Moderno The Space alle 17 ad ingresso gratuito. La luce di un faro squarcia l’oscurità della notte, svegliando un marinaio ed illuminando una vela, un orizzonte, una nuova rotta, un futuro possibile: “Ofarja” è il corto animato realizzato da otto giovani detenuti della casa circondariale Pasquale Mandato di Secondigliano con carboncino e gesso bianco su una lavagna in ardesia, tra i lavori del progetto LievitAzione in collaborazione con Art33, Cultural Hub di Napoli Est. Il corto, selezionato al MedFilm Festival di Roma nella sezione “Voci dal Carcere”, sarà presentato sabato 9 novembre al cinema Moderno The Space alle 17 ad ingresso gratuito.











