di Enrico Cipolletti
Il Centro, 5 marzo 2025
È morto stroncato da un malore, forse conseguenza di patologie cardiache: così ha stabilito l’autopsia eseguita su Michele Venda, 42 anni, detenuto nel carcere di Castrogno dove era arrivato circa 9 mesi fa dal penitenziario di Rebibbia, deceduto nel tardo pomeriggio di venerdì. Tra le prime ipotesi circolate quella che l’uomo potesse essere stato soffocato da un boccone di cibo andato di traverso. L’autopsia è stata eseguita ieri dall’anatomopatologo Giuseppe Sciarra su incarico del sostituto procuratore di turno Monia Di Marco.
di Federico Malavasi
Il Resto del Carlino, 5 marzo 2025
Spunta un documento che scagionerebbe l’agente imputato per il suicidio di un 29enne trovato impiccato con un lenzuolo nella propria cella a poche ore dall’arresto. Un atto che testimonierebbe come, al momento dell’entrata in servizio quel maledetto giorno, non fosse attiva la cosiddetta ‘grande sorveglianza’ nei confronti del giovane che poi si è tolto la vita all’Arginone. Non solo. Il poliziotto avrebbe appreso del provvedimento nei confronti del detenuto soltanto quanto ormai era troppo tardi. Alla luce di ciò, l’agente di polizia penitenziaria G.P. (difeso dall’avvocato Alberto Bova) ha chiesto di essere processato in rito abbreviato, condizionato però all’acquisizione di quell’atto e all’esame dello stesso poliziotto. È quanto stabilito ieri mattina nel corso dell’udienza preliminare per la tragedia avvenuta il primo settembre del 2021 tra le mura del carcere. Per quel fatto, al termine delle indagini è rimasto sotto accusa soltanto l’agente Palermo, dopo che il gip ha disposto l’archiviazione per altri tre indagati (la stessa comandante della polizia penitenziaria, un medico del carcere e una ispettrice).
ansa.it, 5 marzo 2025
“Le carceri sono sempre più non solo sovraffollate, ma luoghi dove la dignità umana continua ad essere messa sotto i piedi. E noi come Chiesa non possiamo fare silenzio”. A dirlo, don Franco Esposito, direttore della Pastorale carceraria della Diocesi di Napoli e cappellano del carcere di Poggioreale a margine della maratona per accendere i riflettori sull’emergenza carceri che ha fatto tappa anche a Napoli, ieri nel pomeriggio, a piazzale Cenni, tra il Palazzo di Giustizia e il carcere di Poggioreale, con l’iniziativa Carcere: liberare la speranza!
di Irene Testa*
laprovinciadelsulcisiglesiente.com, 5 marzo 2025
La situazione all’interno della struttura purtroppo si conferma di estremo disagio determinato dagli innumerevoli problemi legati al sovraffollamento. Sussiste una condizione di estrema povertà per diversi detenuti; c’è chi, straniero, non ha vestiti e scarpe. I numerosi detenuti con patologie psichiatriche molto spesso sono confinati in celle lisce, senza materasso e senza cuscino. Questo è il percorso loro riservato, piuttosto che da un’assistenza sanitaria, dal sistema penale: costretti a dormire in una branda in ferro anziché poter essere curati nelle strutture idonee a trattare il disagio. Non si può in questo tralasciare di ricordare la condizione in cui sono costretti a lavorare gli agenti in queste sezioni. Ieri un agente aveva il viso pieno di lividi perché un detenuto in escandescenza gli ha scagliato contro un tavolo; un detenuto malato con disturbi psichiatrici gravi che non dovrebbe trovarsi in carcere.
di Cinzia Gorla
corrieretoscano.it, 5 marzo 2025
Garante Marco Solimano con sindaco Luca Salvetti: “Situazione di degrado ambientale dove le persone vivono, private della dignità personale e del decoro, per noi inaccettabile”. Punto della situazione sul carcere di Livorno del garante dei detenuti del Comune di Livorno Marco Solimano. Con il sindaco Luca Salvetti l’assessore al sociale Andrea Raspanti, l’avvocata Guia Tani in rappresentanza delle Camere penali, Giampaolo Dotto, security manager del Comune di Livorno, rappresentanti di Caritas, Arci, enti del Terzo Settore che svolgono attività socio culturali all’interno della casa circondariale ‘Le Sughere’ di Livorno.
reggiotoday.it, 5 marzo 2025
Michele Conia, avvocato, sindaco di Cinquefrondi e consigliere metropolitano della Città metropolitana di Reggio Calabria, delegato ai beni confiscati, periferie, politiche giovanili e immigrazione e politiche di pace, da esperto di diritto si esprime sulla giornata di protesta nazionale indetta dai Garanti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. “Condivido le motivazioni dei garanti che in un documento congiunto denunciano il ‹silenzio assordante della politica e della società civile›. Al 31 gennaio scorso erano 61.852 i detenuti nelle carceri italiane, a fronte di 46.839 posti disponibili, con un divario di 4.473 posti rispetto alla capienza regolamentare di 51.312 e a una disponibilità effettiva di circa 47mila posti. Ci sono, dunque, di fatto, quasi 15mila persone in più nelle strutture destinate alla detenzione. Il carcere di San Vittore ha il triste primato per numero di presenze di detenuti rispetto alla capienza consentita, con l’indice di sovraffollamento al 218,3%”.
di Stefano Carluccio
corriereirpinia.it, 5 marzo 2025
Oggi un passo significativo è stato compiuto verso il reinserimento sociale e lavorativo dei giovani ex detenuti, grazie alla firma di un protocollo d’intesa tra la CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola Impresa) e la Comunità di Sant’Egidio. Il protocollo ha l’obiettivo di offrire nuove opportunità di lavoro ai giovani che hanno terminato il loro percorso nelle carceri minorili e adulte, mettendo in contatto questi ragazzi con le migliaia di aziende artigiane italiane che, al contempo, stanno cercando personale qualificato. La firma dell’accordo è avvenuta questa mattina nella sede della CNA, alla presenza di Dario Costantini, presidente della CNA, e Cesare Giacomo Zucconi, segretario generale di Sant’Egidio-Acap, insieme ad altri rappresentanti delle due organizzazioni.
di Nicola Rosselli
Il Mattino, 5 marzo 2025
Un corso di studi nel settore tecnologico alla casa circondariale di Aversa. È lo scopo del progetto avviato dall’istituto “Carlo Andreozzi” per l’istruzione per detenuti. A tale scopo, a partire dal prossimo anno scolastico, il carcere “Filippo Saporito” di Aversa ospiterà infatti un nuovo corso di studi specifico. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia) di Caserta, vedrà l’istituto tecnico Statale “Carlo Andreozzi” impegnato nell’offrire formazione professionale ai detenuti, con particolare attenzione all’inclusione e alla cittadinanza attiva.
di Maria Gloria Roselli
perunaltracitta.org, 5 marzo 2025
Continuiamo a parlare di scuola e percorsi formativi all’interno del carcere con Claudio Pedron, insegnante di Lingua Italiana, referente per il CPIA1 di Firenze all’interno del carcere di Sollicciano. Per capire cosa significa insegnare in carcere e quali criticità è necessario affrontare, Pedron comincia raccontando le specificità professionali e relazionali che guidano i percorsi formativi. Un cambiamento forte è avvenuto da quando è stata equiparata la scuola interna a quella esterna, cioè con gli stessi percorsi, gli stessi orari. “Questo può funzionare, io credo però che sia importante anche una formazione specifica, legata al mondo carcerario. Alcuni di noi hanno frequentato corsi specifici di preparazione all’insegnamento in carcere e nel tempo abbiamo seguito corsi di formazione, a volte organizzati anche da noi, specifiche per i nostri bisogni, per cercare di affrontare problematiche particolari.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 5 marzo 2025
Alla fine sono riusciti a sposarsi, Micaela Tosato e Nicolae Ion. Ieri le nozze sono state celebrate nel carcere di Rebibbia dove Nico è detenuto. “Venne la dispensa, venne l’assolutoria, venne quel benedetto giorno...”. Quello del matrimonio di Renzo e Lucia. E, mutuando Alessandro Manzoni, venne anche “quel benedetto giorno” per Micaela e Nico. È stato ieri, quel momento, per i promessi sposi di un sistema carcerario che quell’unione l’aveva già fatta saltare una volta. E se Micaela Tosato e Nicolae Ion quelle nozze non le hanno potute celebrare, come previsto, lo scorso 24 febbraio a Bovolone, il loro “sì” lo hanno pronunciato ieri mattina verso le 11,30 nel carcere romano di Rebibbia. Lì dove Nico, 51 anni e una pena da scontare di meno di due anni per rapina, è stato trasferito dal giorno alla mattina lo scorso dicembre.
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