di Paolo Morelli
Corriere di Torino, 5 marzo 2025
Il Rigoletto va in carcere grazie al Teatro Regio. È la prima volta che l’ente lirico, guidato da Mathieu Jouvin, varca la soglia della Casa circondariale Lorusso e Cutugno, ma si tratta di un ulteriore tassello aggiunto al più ampio progetto di allargamento del teatro sul territorio cittadino. Lo spettacolo, ridotto grazie al lavoro di Vittorio Sabadin, andrà in scena il 10 marzo alle 16.30 per 80 detenuti selezionati dalla direzione (su 1.400 totali). “Questo genere di spettacoli - ha spiegato Sabadin - negli anni ha coinvolto 25 mila ragazzi. Ho pensato che quel tipo di formula avrebbe funzionato anche in carcere per un pubblico non preparato alla lirica, che deve essere raggiunto”. Ed è l’intento del Regio, con queste iniziative. “Il progetto - ha affermato Cristiano Sandri, direttore artistico del Regio - vede la partecipazione fattiva dei detenuti. Esiste già una collaborazione delle istituzioni con il carcere attraverso il Teatro Stabile”. Che ha coinvolto i detenuti nella realizzazione delle scenografie, insieme all’associazione Teatro e Società già attiva da tempo presso la Casa circondariale. L’intero progetto si realizza grazie alla collaborazione con la Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito del programma nazionale “Per Aspera ad Astra”.
comune.arco.tn.it, 5 marzo 2025
“Il colloquio”, sottotitolo “Storie di donne e di carcere”, è la proposta (l’ultima di questa edizione) della rassegna Cantiere Teatro per sabato 8 marzo, Giornata internazionale della donna: uno spettacolo poetico e vero firmato dal collettivo napoletano LunAzione e nato da una ricerca sul campo condotta dagli artisti tra le donne in attesa fuori dal carcere napoletano di Poggioreale. Al Centro giovani intercomunale Cantiere 26 con inizio alle 20.45. Tre donne (interpretate da attori uomini) attendono stancamente, tra tanti altri in coda, l’inizio degli incontri con i detenuti. Portano oggetti da recapitare, una di loro è incinta: in maniera differente desiderano l’accesso al luogo che per ognuna custodisce un legame.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 5 marzo 2025
Le baby gang e i ragazzini criminali e pericolosi sono oggi l’ultima frontiera del nemico costruito, imposto, sbattuto in faccia. Sarebbero loro - vogliono farci credere - il problema dell’Italia, il problema di noi tutti, il motivo per il quale non dovremmo dormire tranquilli e dovremmo avere paura a uscire per strada. Il meccanismo è sempre lo stesso: incuranti di ogni statistica, si comincia a raccontare a gran voce quanto pericolosa sia quella certa categoria di persone (sono stati a volte gli immigrati o i tossicodipendenti o addirittura gli organizzatori di rave party). Anche se l’evidenza dice il contrario, anche se i reati sono in calo, anche se non è vero nulla. L’importante è che in tutti noi venga ben rinforzata la paura: è questa emozione a costituire la chiave del trucco. Dopodiché si procede a promettere che verremo protetti da tali pericoli immaginari, liberati dai sentimenti spaventosi che hanno prodotto in noi.
di Luca Fazio
Il Manifesto, 5 marzo 2025
La campagna sociale di Coop “Dire, fare, amare”. Nomisma: per nove italiani su dieci può prevenire fenomeni di odio e violenza di genere. Stiamo male, a cominciare dai bambini o dai “nostri ragazzi”, come dicono gli adulti che almeno provano a mettersi una mano sulla coscienza. Molte maestre (e maestri) e tante mamme e papà disorientati che procedono a tentoni. La consapevolezza si sta facendo largo anche nel discorso pubblico e non solo tra i professionisti che si occupano di disagio psichico: oggi l’ansia è un sentimento così diffuso che sta facendo collassare i legami sociali. È questa l’atmosfera di un sistema che crea soggetti ansiosi, soli, rassegnati o aggressivi.
di Massimo Taddei
Il Domani, 5 marzo 2025
Una nuova indagine Coop mostra che ben nove italiani su dieci sarebbero d’accordo con l’insegnamento nelle scuole, ma non è chiaro chi e come dovrebbe occuparsene. Nel quinto anno di Close the gap, un’iniziativa per favorire la parità di genere in azienda e nella società, Coop ha presentato il 4 marzo a Milano un rapporto che sintetizza i principali risultati raggiunti nell’ultimo anno. Il report riporta i molti successi a livello aziendale: oltre il 70 per cento delle persone che lavorano per Coop sono donne. È donna una responsabile di negozio su tre, così come il 40 per cento dei membri del consiglio di amministrazione. C’è poi una parte relativa ai molti risultati raggiunti, dall’ottenimento della certificazione per la parità di genere (prima azienda della grande distribuzione organizzata a ottenerla), al lancio di vari progetti di formazione e inserimento nel mondo del lavoro per le donne.
di Angela Gennaro
Il Domani, 5 marzo 2025
Benzid è poco più che maggiorenne ed è rinchiuso da novembre nel centro siciliano. “Ha più volte manifestato intenti suicidari e attualmente risulta fortemente debilitato e risultano evidenti sul suo corpo gli esiti degli atti di autolesionismo”, spiega l’avvocato Gaetano Pasqualino. Un nuovo caso Sylla. È questo il timore che ha per Benzid il suo avvocato, Gaetano Pasqualino, già difensore del fratello di Ousmane Sylla, il ragazzo guineano che si è tolto la vita un anno fa nel centro per i rimpatri di Ponte Galeria, alle porte di Roma. Benzid - il nome è di fantasia - viene dalla Tunisia ed è ancora più giovane di Ousmane: non ha neppure 19 anni e già ha tentato molte volte di farsi del male e togliersi la vita. Arriva in Italia subito dopo Natale, nel 2023, ancora minorenne. Viene sistemato in una struttura per minori non accompagnati a Castelvetrano, ma dopo un po’ si allontana. Secondo il suo avvocato, anche per “assenza di adeguata assistenza legale”: agli atti non risulta che sia mai stata avanzata istanza di permesso di soggiorno per minore età, cui pure il ragazzo aveva diritto ancor più in qualità di minorenne in viaggio da solo, senza famiglia. “Disorientato e depresso”, Benzid fa perdere le sue tracce per essere poi trovato dalle forze dell’ordine durante una di quelle operazioni che qui appaiono come veri e propri “rastrellamenti”. Lavora in nero nei campi siciliani e nel frattempo ha compiuto 18 anni. L’età “giusta” per essere portato nel Cpr di Trapani-Milo: è senza documenti ed è pure tunisino - paese con cui l’Italia ha accordi per i rimpatri.
di Gaetano De Monte
Il Domani, 5 marzo 2025
L’indagine nata da un esposto della deputata Rachele Scarpa e dell’associazione Lasciatecientrare. Dopo la visita in alcune strutture sono state rilevate gravi carenze nell’assistenza sanitaria e nell’erogazione di beni di prima necessità, la totale mancanza del servizio di mediazione linguistica e culturale e l’assenza di qualsiasi forma di tutela dei bambini presenti che vivono in promiscuità con gli adulti. In provincia di Viterbo esistono dodici centri di accoglienza straordinari per richiedenti asilo, quasi tutti gestiti da una unica società di Milano, la Ospita Srl, che per fornire questo servizio di tutela a più di 500 beneficiari ha attrezzato ex strutture religiose, spazi fiera abbandonati, ex alberghi e anche appartamenti di campagna che si trovano a decine di chilometri dal centro abitato.
di Serena Sileoni
La Stampa, 5 marzo 2025
Trump è la realtà che ha sfondato la porta, dopo aver smesso di bussare perché nessuno apriva. Vale per l’agenda politica dei democratici, in lunga fase di de-pensiero woke, vale per l’illusione della pace perpetua nel nostro angolo di mondo, della tenuta del multilateralismo, della forza intrinseca dell’Unione europea. In particolare, dare addosso a quest’ultima per la sua inconsistenza, burocrazia e retorica è lo sport del momento, ma l’iperrealismo sulle cause conduce poco lontano nella gestione delle conseguenze. È vero, l’Ue arranca da quindici anni di emergenza in emergenza ed è probabile che viva solo grazie ad esse. In fondo, il motto che l’Europa si sarebbe fatta nelle crisi è un modo più elegante di dirlo. Ma una volta riconosciuto tutto ciò, che si fa ora che Trump ha sfondato la porta e ci ha sorpresi, come il famoso re, nudi in casa nostra?
di Monica Maggioni
La Stampa, 5 marzo 2025
Deve essersi svegliato nel mood del capo supremo. Alle 7,30 del mattino di Washington di martedì Donald Trump posta sui social il suo ultimo ordine. Sembra di vederlo con il dito alzato mentre intima la sospensione di tutti i fondi federali verso i college, le scuole, le università che ospitano proteste illegali. Peccato che non definisca con chiarezza quali siano le proteste che lui ritiene illegali. Si sa, invece, che ha in programma di sanzionare le università come la Columbia o la Chicago University che hanno ospitato le manifestazioni pro Palestina. Ma non basta. Si capisce che non si fermerà qui. È pronto ad allargare l’orizzonte. L’affermazione contenuta nel post è molto grave ma il tono è persino peggio. Chiude in cinque righe un lungo e doloroso dibattito sulla libertà di espressione, sul diritto a manifestare (che negli Stati Uniti ha caratteristiche molto particolari e diverse dalle nostre).
di Laura Berlinghieri
La Stampa, 5 marzo 2025
Il cooperante italiano è detenuto da oltre 100 giorni in Venezuela con generiche accuse di terrorismo. La madre: “Un dolore enorme”. Il sottosegretario Mantovano: “Stiamo facendo tutto il possibile”. Oggi siamo impegnati a riportare Alberto Trentini tra le braccia dei suoi familiari e della sua comunità. La situazione è complessa, la soluzione difficile, ma abbiamo attivato ogni possibile canale e posso garantire ai suoi genitori che stiamo facendo ogni sforzo per assicurare il suo ritorno”. Le parole sono quelle di Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e braccio destro della premier Giorgia Meloni, pronunciate ieri, in occasione della presentazione della relazione 2024 dell’intelligence.
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