di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 4 marzo 2025
L’eurodeputato Mimmo Lucano: “Depositeremo a Strasburgo una legge per l’inserimento abitativo diffuso”. Quindici anni fa, all’indomani della rivolta di Rosarno, nacque la tendo-baraccopoli per migranti di San Ferdinando. Da allora la musica è sempre la stessa. È come stare davanti a una lavatrice e vedere il cestello che gira. Prima si forma una favela, poi arriva lo sgombero, allora si crea una tendopoli. Le tendopoli si trasformano in baraccopoli poi ancora ruspe e sgomberi. A 15 anni dalla rivolta la situazione resta incendiaria. E la bomba San Ferdinando è pronta a riesplodere. L’ultimo apprendista stregone era stato Matteo Salvini. A bordo della sua ruspa attraversò la distesa della zona industriale e rase al suolo la tendopoli. Ma in pochi credevano che non fosse il solito spot elettorale. L’ex ministro degli Interni andò via e in breve tempo i migranti tornarono a occupare gli spazi. Era il 2019.
di Francesca Spasiano
Dubbio, 3 marzo 2025
Delle quasi 3mila detenute, solo un quarto si trova nei tre Istituti femminili attivi. Le altre sono sparpagliate nei penitenziari maschili, invisibili e spesso lontane dai propri affetti. Una “minoranza penitenziaria”. È ciò che sono le donne nei nostri istituti di pena, una manciata di dati irrilevanti tra i numeri spaventosi delle carceri. Secondo l’ultimo aggiornamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, al 31 gennaio 2025 le donne recluse erano 2.718 su 61.916 detenuti, di cui 11 madri e 12 bambini. Una percentuale minima, ferma negli anni sotto il 5 per cento.
di Elisabetta Brusa*
Il Dubbio, 3 marzo 2025
La privazione dell’affettività e della sessualità in carcere è una punizione invisibile. E per le donne il legame con i figli e con i congiunti e il rapporto affettivo che le stesse vogliono mantenere è ancora più complesso che per i detenuti uomini. In un contesto in cui i fondi destinati al sistema penitenziario italiano sono scarsi, le risorse per le esigenze delle detenute, compreso il diritto alla sessualità, sono estremamente limitate. La pronuncia della Corte Costituzione n. 10/2024 ha dichiarato illegittimo l’art. 18 O.P. nella parte in cui non prevede per la persona detenuta colloqui privati con il proprio partner aprendo la strada ad alcune isolate iniziative positive. La strada da percorrere è ancora lunga e la negazione di questi diritti, che è poi negazione del diritto alla salute, è ancora la prassi nelle carceri italiane.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 marzo 2025
Dietro le fredde statistiche delle carceri mondiali si nasconde un enigma che sfida sociologi, criminologi e legislatori: perché le donne rappresentano solo il 6,9% della popolazione carceraria globale? Un dato sorprendentemente basso, che resiste a ogni spiegazione univoca, attraversando indenne confini culturali, religiosi e politici. Dall’Albania conservatrice alla Scandinavia progressista, dall’America iper-carceraria al Giappone punitivo, le cifre raccontano una storia di marginalità femminile che non si piega alle aspettative.
di Simona Musco
Il Dubbio, 3 marzo 2025
Dalla mancanza di cure mediche alla solitudine forzata: la storia di Luna Svela e le condizioni disumane delle detenute e la lotta per la dignità. Luna ha trascorso cinque anni in carcere. E il suo racconto non è solo una cronaca di eventi, ma una riflessione profonda sulla solitudine, la sofferenza e la speranza che si può trovare anche nei luoghi più bui. Come il carcere, dove spesso si è sentita invisibile e privata dei propri diritti, ma dove ha imparato tanto sul valore dell’umanità e della solidarietà.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 3 marzo 2025
Quante sono, e come stanno le donne in carcere? Secondo gli ultimi dati del Dap aggiornati al 31 gennaio 2025, le donne recluse sono 2.718 su 61.916 detenuti, di cui 11 madri e 12 bambini. Una “minoranza penitenziaria”, isolata e sparpagliata sul territorio nazionale. In Italia, infatti, al momento ci sono soltanto tre penitenziari femminili: Trani, Roma e Venezia Giudecca, che ospitano circa un quarto delle detenute. Tutte le altre si trovano nelle sezioni degli istituti maschili. Con quali conseguenze? Ne abbiamo parlato con la deputata di Italia Viva Maria Elena Boschi.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 3 marzo 2025
Quante sono, e come stanno le donne in carcere? Secondo gli ultimi dati del Dap aggiornati al 31 gennaio 2025, le donne recluse sono 2.718 su 61.916 detenuti, di cui 11 madri e 12 bambini. Una “minoranza penitenziaria”, isolata e sparpagliata sul territorio nazionale. In Italia al momento ci sono soltanto tre penitenziari femminili: Trani, Roma e Venezia Giudecca. E la maggior parte delle detenute si trova nelle sezioni degli istituti maschili. Con quali conseguenze? Ne abbiamo parlato con Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati-Centro popolare.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 3 marzo 2025
Quante sono, e come stanno le donne in carcere? Secondo gli ultimi dati del Dap aggiornati al 31 gennaio 2025, le donne recluse sono 2.718 su 61.916 detenuti, di cui 11 madri e 12 bambini. Una “minoranza penitenziaria”, isolata e sparpagliata sul territorio nazionale. In Italia, infatti, al momento ci sono soltanto tre penitenziari femminili: Trani, Roma e Venezia Giudecca, che ospitano circa un quarto delle detenute. Tutte le altre si trovano nelle sezioni degli istituti maschili. Con quali conseguenze? Ne abbiamo parlato con la senatrice di Fratelli d’Italia Susanna Donatella Campione.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 3 marzo 2025
Quante sono, e come stanno le donne in carcere? Secondo gli ultimi dati del Dap aggiornati al 31 gennaio 2025, le donne recluse sono 2.718 su 61.916 detenuti, di cui 11 madri e 12 bambini. Una “minoranza penitenziaria”, isolata e sparpagliata sul territorio nazionale. In Italia, infatti, al momento ci sono soltanto tre penitenziari femminili: Trani, Roma e Venezia Giudecca, che ospitano circa un quarto delle detenute. Tutte le altre si trovano nelle sezioni degli istituti maschili. Con quali conseguenze? Ne abbiamo parlato con la deputata del Pd Debora Serracchiani.
di Rosaria Amato
La Repubblica, 3 marzo 2025
L’inserimento professionale abbatte dal 62 al 2 per cento la recidiva dei detenuti, contribuendo a combattere il sovraffollamento. Gli esempi virtuosi ci sono, ma tutti al Nord. Quasi una media impresa, con oltre 200 dipendenti, la Cooperativa Bee4 si occupa di servizi che vanno dal call center alla rigenerazione e revisione dei distributori automatici delle macchine da caffè. Ha una caratteristica che però la differenzia da altre imprese simili: l’80 per cento dei suoi dipendenti sono detenuti del carcere di Bollate e di Vigevano. Il suo stesso fondatore, Pino Cantatore, è stato condannato all’ergastolo nel 1993.
- Misure alternative, oltre 95mila persone sono sotto controllo fuori dal carcere
- “Liberi sospesi”, quando la pena è l’attesa
- La riforma non placherà la tempesta della giustizia
- Se uno Stato è lo specchio della sua magistratura
- Il declino del processo tradizionale e la progressiva erosione dello Stato di diritto









