di Giulia Merlo
Il Domani, 2 novembre 2024
Verso le prossime elezioni dell’Anm, i gruppi associativi si stanno confrontando sul modello di magistratura. Nuove geometrie: Mi e Area uniti sulla discrezionalità del Csm, Unicost, Md e gli indipendenti vogliono i punteggi. La toga non basta più a difendere la magistratura, né a darle prestigio. Dal 2018 dello scoppio del caso Palamara a oggi, è stata una lunga traversata nel deserto, che sembra ancora lontana dall’essere conclusa: troppi gli strascichi non ancora lasciati alle spalle, tante le contrapposizioni interne, asprissimo il confronto con la politica. Con tre effetti ben distinti che, andando oltre la contingenza delle polemiche quotidiane, si scaricheranno verosimilmente sull’elezione della nuova giunta dell’Associazione nazionale magistrati nel gennaio prossimo.
di Federico Capurso e Niccolò Carratelli
La Stampa, 2 novembre 2024
L’Anm: “Questa accelerazione è un segnale. C’è un clima di inquietudine”. Salvini: “Spero trovino il tempo di lavorare”. Parlano di “clima di inquietudine”, di “istituzioni ferite”. I giudici si sentono sotto assedio e accusano il governo e i giornali che gli sono vicini di voler “impaurire i magistrati”. “Fai un provvedimento che non piace e diventi “rosso” - attacca l’Associazione nazionale magistrati - Si rastrellano informazioni sui giudici per delineare pubblicamente il profilo del magistrato di parte e ostile. È inaccettabile”. Una protesta che per Matteo Salvini non è altro che “il solito comizio” e invita quindi i pm ad andare “a lavorare”.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 2 novembre 2024
L’obbligatorietà dell’azione penale non è una finzione, ma un obbligo della Carta. L’organizzazione dei Tribunali e delle Procure passa già da piani di lavoro trasparenti. Casi più disparati di “notizie di reato”, piovono nelle Procure: comunicazioni delle polizie, denunzie o querele di privati, comunicazioni della Consob, l’Autorità che vigila sui mercati finanziari, esposti su fatti del tutto fantasiosi, eccetera. Ogni giorno di decine o di centinaia di atti (nelle grandi sedi quasi centomila su base annua).
di Nicola Madia
Il Riformista, 2 novembre 2024
La speranza è che questa sia davvero la volta buona per la separazione delle carriere. Speriamo che la politica, consapevole del proprio ruolo, abbandonando qualsiasi timidezza o addirittura timore nei confronti del potere più forte che c’è, non si lasci prendere dalla tentazione di un quieto vivere, abdicando alla Riforma delle Riforme, quella indispensabile a rendere il nostro un paese conforme ai canoni di una democrazia avanzata.
di Errico Novi
Il Dubbio, 2 novembre 2024
Nota di fuoco dal “sindacato” dei magistrati: “Colpiti mediaticamente i colleghi autori di pronunce sgradite al governante di turno, c’è un’aria pesante”. Come in tutte le guerre, a un’azione corrisponde una reazione. E la replica dell’Anm non si fa attendere: “I continui attacchi mediatici ai giudici che assumono decisioni sgradite al potere ci costringono a prender nuovamente parola per denunciare le ferite che questo abusato triste copione reca anzitutto alle istituzioni del Paese”, si legge nella nota firmata poco fa dalla giunta esecutiva dell’Associazione magistrati. “Non si accetta l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario, non si tollera che i giudici si esprimano senza assecondare la volontà ed i programmi del governo e della sua maggioranza”. È un comunicato diverso dagli altri. Non critica un singolo atto del guardasigilli Carlo Nordio, né una particolare riforma. È un contrattacco frontale alla linea della maggioranza sulla giustizia. Delle tante prese di posizione assunte negli ultimi mesi da parte della magistratura, il comunicato diffuso oggi pomeriggio è il primo che davvero riporta la dialettica fra politica e toghe al clima del ventennio berlusconiano.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 2 novembre 2024
Una cosa è certa, dopo cinquant’anni non ci può essere giustizia. Ma è giunta l’ora di sgominare le brigate Rosse. Quindi la giudice torinese Ombretta Vanini ha deciso di mandare a processo un gruppo di ottantenni per un delitto del 1975 per il quale il principale imputato era stato già prosciolto in una vecchia istruttoria di cui non esistono più documenti, annegati in un’alluvione. È tutto surreale in questa inchiesta che coinvolge la storia infinita delle Brigate rosse e di quel che fu in Italia negli anni settanta, quando fu rapito e ucciso il presidente del maggior partito italiano, la Democrazia cristiana, Aldo Moro.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 2 novembre 2024
La testimonianza di Ernesto Balducchi, ex brigatista: “In carcere a San Vittore il cappellano don Melesi mi portò un’immagine di Cristo con la lista dei compagni caduti e si accese la speranza”. Ci sono accadimenti importanti, a volte persino decisivi, che scaturiscono da episodi solo apparentemente piccoli e che qualcuno potrebbe giudicare insignificanti, ma diventano veicoli di significati profondi e destinati a lasciare un segno nella storia. Come l’episodio che andiamo a raccontare. Ottobre 1983, nel primo raggio del carcere milanese di San Vittore è rinchiuso un folto gruppo di detenuti appartenenti all’area dell’antagonismo, accusati di costituzione di banda armata e di numerose rapine e attentati. L’Italia sta lasciandosi alle spalle gli anni di piombo, ma per coloro che ne sono stati i protagonisti ci sono ancora molti conti da saldare con la giustizia. Da tempo e in più di un’occasione il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo della città che per anni era stata teatro di attentati e di efferati delitti, era intervenuto sul tema delle carceri e sulla condizione delle persone detenute, e non a caso nel 1981 aveva scelto proprio San Vittore come prima tappa della visita pastorale nella diocesi ambrosiana.
di Tommaso Moretto
Corriere del Veneto, 2 novembre 2024
La Cgil minaccia scioperi per la carenza di funzionari contabili nelle carceri. “La loro assenza mette a rischio la sicurezza”. Lo sostiene Gianpietro Pegoraro, funzione pubblica, sezione penitenziaria della Cgil del Veneto, spiegando quale sarebbe il nesso tra amministrativi e sicurezza. “C’è differenza tra contabili e funzionari contabili - sottolinea - i secondi devono pagare i compensi ai detenuti che lavorano, inoltre raccolgono i bonifici dalle famiglie dei detenuti e pagano i fornitori. Senza di loro all’interno del carcere c’è una lacuna in un settore fondamentale, ne va della sicurezza dell’istituto perché un detenuto che non riceve con puntualità la ricarica di denaro nel proprio libretto può diventare aggressivo.
di Alessandro Salemi
Il Giorno, 2 novembre 2024
Dal sovraffollamento alla penuria perfino della carta necessaria per i moduli. “Preoccupazione per la condizione dei detenuti, e il cibo scarseggia”. S.O.S. emergenza carcere. Dal penitenziario di Monza stanno emergendo negli ultimi tempi situazioni di degrado e di sofferenza dei detenuti molto dure, compresi episodi di scabbia che hanno costretto, qualche tempo fa, alla chiusura di alcuni settori dell’istituto di detenzione. A lanciare l’allarme allo scorso Consiglio comunale di Monza è stato il consigliere di Forza Italia Pierfranco Maffè, che ha elencato le criticità che maggiormente stanno affliggendo la casa circondariale di via Sanquirico.
di Floriana Rullo
Corriere della Sera, 2 novembre 2024
Il racconto del titolare di un’azienda agricola piemontese che produce formaggi. “C’è tanto lavoro, mi è utile. E poi ho fatto una cosa che sentivo di dover fare e che mi fa stare meglio”. Il contributo dell’associazione “Seconda chance”. Ha assunto un ergastolano per dargli una seconda chance. Proprio come l’associazione che lo ha aiutato. “Non sono matto come qualcuno mi ha detto - racconta Egidio Fiandino, titolare di un’azienda agricola di Villafalletto, in provincia di Cuneo, a qualche chilometro dal carcere di Saluzzo dove il suo lavoratore è detenuto. “Ho fatto una cosa che sentivo di dover fare e che mi fa stare meglio - dice ancora -. La verità è che ci stiamo avvicinando al Natale, il lavoro da fare è anche troppo, e io avevo bisogno di qualcuno che potesse darmi una mano in azienda. Mi è capitata l’opportunità di scegliere questo ragazzo e non ci ho pensato neppure un secondo”.
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