tusciaweb.eu, 1 novembre 2024
La presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino interviene dopo le rivelazioni del supertestimone secondo cui il detenuto è stato ucciso: in un post su Facebook fa specifico riferimento ad Andrea Di Nino e alla svolta delle indagini che sarebbe giunta sei anni dopo la tragedia grazie alle indagini difensive della famiglia, che il 22 ottobre ha depositato tramite il proprio difensore gli atti relativi presso il Tribunale e la Procura della Repubblica di Viterbo. Andrea Di Nino è il 36enne romano morto a Mammagialla il 21 maggio 2018, che secondo un altro detenuto, un supertestimone rintracciato solo di recente dai familiari, non si sarebbe tolto la vita impiccandosi in cella, ma sarebbe stato vittima di un pestaggio da parte della “squadra della morte” che all’epoca avrebbe imperversato all’interno della casa circondariale di Viterbo.
di Ilaria Sacchettoni
Corriere della Sera, 1 novembre 2024
“Ai detenuti cibi scaduti, verdure marce, latte con acqua”. Una truffa ai danni del Ministero della Giustizia, quella del cibo nelle carceri di Lazio e Abruzzo. Una “frode nelle pubbliche forniture” per utilizzare i termini del codice penale con i quali il procuratore aggiunto Paolo Ielo e la sostituta Giulia Guccione hanno ottenuto il processo nei confronti di Umberto e Achille Ventura, ai vertici della società omonima. La prima udienza è fissata per venerdì 22 novembre. Ma cosa accadeva (e tuttora accade se si considera che la ditta non è mai cambiata) dietro le sbarre di penitenziari come ad esempio la popolosissima Rebibbia? Qui la società appaltatrice forniva “intenzionalmente alimenti scadenti non aventi le qualità indicate dal capitolato di gara” si legge nelle carte. Quei prodotti venivano camuffati “con vari espedienti” individuati dai finanzieri del Nucleo di polizia valutaria che hanno effettuato prelievi di cibo sotto la direzione dei magistrati. E che, in seguito, hanno sottoposto ad analisi di laboratorio il contenuto. Il risultato che se ne ricava appare sconcertante e descrive una vera e propria truffa ai danni dell’amministrazione penitenziaria.
romatoday.it, 1 novembre 2024
Nella Casa circondariale di Regna Coeli si registra il numero più alto di suicidi. Quintavalle (Asl Roma 1): “Promuoviamo un contesto più sicuro per le persone in carcere”. Ridurre i rischi di atti di autolesionismo e suicidi in carcere, promuovendo la salute mentale e il benessere dei detenuti. Con questo obiettivo è stato firmato, presso la Casa circondariale di Regina Coeli, in cui si registra il più alto numero di suicidi in Italia, il protocollo di prevenzione e gestione del rischio autolesivo e suicidario. A siglarlo sono stati: la direttrice della casa circondariale, Claudia Clementi e il commissario straordinario della Asl Roma 1, Giuseppe Quintavalle, alla presenza del garante per le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio Stefano Anastasìa.
inconsiglio.it, 1 novembre 2024
Il Garante dei detenuti della Toscana in visita al penitenziario denuncia numerosi problemi strutturali, celle sovraffollate, di piccole dimensioni e fornelli per cucinare vicini ai servizi igienici. La sala polivalente chiusa da 15 anni e ancora manca un progetto di ristrutturazione. Carcere Le Sughere di Livorno: malgrado il lodevole impegno della direzione e del personale le condizioni igienico sanitarie sono assenti, le celle presentano muffa alle pareti ed infiltrazione di acqua, si sono sezioni chiuse da oltre un decennio e zone ristrutturate ancora non sfruttate. “I detenuti devono essere immediatamente spostati in luoghi salubri e riaperti gli spazi nei quali le condizioni di vita sarebbero nettamente migliori”. È quando chiede il Garante dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani, che ieri ha visitato la struttura insieme ai funzionari Katia Poneti e Paolo Scalabrino e al Garante del Comune di Livorno Marco Solimano.
napolimonitor.it, 1 novembre 2024
Avrà luogo a Napoli, sabato 2 novembre, dopo le prime due svoltesi a Roma, la terza edizione di Arte contro le pene capitali, una manifestazione organizzata da Monitor, “Sensibili alle foglie” e dal gruppo carcere dell’ex Opg - “Je so’ pazzo”. In Italia la pena di morte è stata abolita con il nuovo codice penale militare di guerra nel 1994 e in Costituzione solo nel 2007. Nel codice penale vi è tuttavia ancora la pena dell’ergastolo, che non costituisce un’alternativa alla pena di morte, in quanto essa stessa è una pena fino alla morte. Nei paesi in cui è in vigore, inoltre, la stessa pena di morte non è più lo spettacolo patibolare di un tempo ma una esecuzione durevole nel tempo, che si può protrarre anche per molti anni prima dell’azione del boia. Pena di morte ed ergastolo sono quindi due istituti che inducono l’agonia nelle persone che vi vengono condannate, decretandone la morte a ogni prospettiva sociale e un lento “vivere morendo”. Nel corso dei mesi passati, il gruppo organizzatore della manifestazione ha diffuso una call invitando artisti a sollecitare la propria vena creativa intorno al tema dell’ergastolo e della pena di morte.
reportsardegna24.it, 1 novembre 2024
Otto detenute che hanno partecipato a un corso di sartoria, tenuto gratuitamente dalla stilista Emma Ibba nella sezione femminile della Casa Circondariale di Cagliari-Uta, hanno ricevuto, ieri mattina, alla presenza del Direttore Marco Porcu, della responsabile dell’Area Educativa Giuseppina Pani, di Maria Grazia Caligaris, Rina Salis e Anna Lusso di SDR, il primo attestato di partecipazione. Promosso dall’associazione “Socialismo Diritti Riforme ODV” per offrire un’opportunità di formazione, il corso, articolato in tre fasi, si concluderà nei prossimi mesi con il confezionamento di un capo di abbigliamento, a scelta dalle detenute. Con il primo degli attestati, ottenuto anche in seguito a una prova pratica, le allieve hanno appreso la conoscenza dei tessuti e il loro utilizzo, l’imbastitura e l’utilizzo delle macchine lineare e tagliacuci. Come si eseguono le cuciture e le rifiniture.
ilsud24.it, 1 novembre 2024
Nel corso dei mesi, il progetto ha coinvolto un gruppo di detenuti in un percorso di formazione e riflessione, volto a stimolare la consapevolezza sulle proprie azioni e a fornire strumenti utili per la gestione dei conflitti in modo pacifico. Attraverso laboratori interattivi, incontri con esperti e testimonianze. I partecipanti hanno avuto l’opportunità di esplorare temi fondamentali quali la comunicazione non violenta, la gestione delle emozioni e la costruzione di relazioni positive.
di Laura Aldorisio
Corriere della Sera, 1 novembre 2024
Dal 2020 la società di distribuzione cinematografica e audiovisiva “Invisible Carpet” porta anteprime cinematografiche nelle carceri, nelle case famiglie, nelle stazioni ferroviarie, nei quartieri difficili. Silenzio. Il proiettore irradia le prime scene del film. Il fiato sospeso per più di un’ora. Scorrono i titoli di cosa. Silenzio. Sotto il cielo stellato di Eboli. Poi, tutti vogliono parlare, si apre un vero dibattito, un cineforum, ma uno tra loro all’improvviso si alza e dice: “Questa sera sono al cinema e vedo le stelle, ma non da dietro le sbarre, qui, nel chiostro. E mi sento libero”. Lui è uno dei detenuti che nel luglio 2020 assiste, dentro all’Istituto a custodia attenuata a Eboli, alla prima proiezione organizzata da Stefania Rifiordi. Sua è la pazza idea di Invisible Carpet, la società di distribuzione cinematografica e audiovisiva, che realizza anteprime cinematografiche per gli invisibili.
di Marco Molino
Corriere della Sera, 1 novembre 2024
I luoghi di detenzione e sofferenza abbandonati da tempo di queste tre gemme del Tirreno sono in via di recupero per finalità storiche, artistiche o culturali. Gli ottomila chilometri di coste italiane sono impreziositi da una costellazione di circa ottocento isole, al novanta per cento disabitate. Oasi senza tempo che purtroppo l’intervento dell’uomo ha tramutato talvolta in luoghi di pena. Un’oscura deriva che cancella l’originaria dimensione del sogno ma che non è irreversibile, come dimostrano le comunità di Procida, Ventotene e Santo Stefano, le tre gemme tirreniche che divennero carcere in epoca borbonica e oggi sono invece protagoniste di una nuova stagione di valorizzazione del patrimonio culturale.
di Stefano Zirulia
Il Manifesto, 1 novembre 2024
Si rischia il ritorno a una condizione dei rapporti tra Stato e individui che ci eravamo illusi di avere archiviato. Alcune nuove delle disposizioni sono campanelli d’allarme. L’espressione “fascista”, riferita a riforme e altre iniziative della maggioranza al governo, dovrebbe essere utilizzata con cautela, non foss’altro perché si tratta pur sempre (per ora) di provvedimenti adottati nella cornice di uno stato democratico di diritto. Non è così per il codice penale. Entrato in vigore nel cuore del ventennio, il codice che porta la firma del ministro Alfredo Rocco riflette ancora alcune caratteristiche tipiche di un regime autoritario: pene detentive estremamente severe, misure di sicurezza, reati di opinione, forme di responsabilità oggettiva e via dicendo.
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