di Lucio Motta
filodiritto.com, 28 febbraio 2025
I Giudici di Sorveglianza pungolano l’inerzia legislativa. Questioni aperte e problemi pratici ma è questa la strada giusta? A distanza di più di un anno da quella decisione - Sentenza Corte Costituzionale n. 10/2024 - due magistrati di sorveglianza hanno autorizzato altrettanti colloqui privati: uno nel carcere di Parma e uno in quello di Terni. In entrambi i casi l’istituto penitenziario aveva negato la richiesta, prima perché in attesa di specifiche da parte degli uffici superiori sulle modalità per far concretizzare i colloqui intimi, e poi per mancanza di spazi. Dopo mesi di tira e molla, il magistrato di sorveglianza competente di Reggio Emilia, Elena Bianchi dopo aver esaminato la vicenda e stabilito che il detenuto non intenderebbe usare il tempo degli incontri intimi per scopi illeciti, ha accolto il richiamo presentato dall’avvocata Pina Di Credico, che segue altri due casi simili, “contro la negazione del diritto all’affettività”, e dato il nullaosta. Il provvedimento, datato 7 febbraio, stabilisce che entro 60 giorni il carcere debba allestire spazi idonei dove il detenuto e la moglie possano appartarsi, nel rispetto della loro privacy.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 28 febbraio 2025
Detenzione femminile. Molte non possono contare sul supporto familiare; ai Tribunali di sorveglianza, istanze relative soprattutto ai figli. Affollate le strutture principali, una sola detenuta nel Messinese. In 1.254 lavorano. All’ora d’aria, quando ragazze, donne o altro siri - trovano insieme nel cortile di cemento, le riflessioni teoriche diventano immagini concrete: capelli lunghi, corti, ricci, lunghi si avvicinano, si confondono, si toccano. Come i vestiti stesi sulle grate ad asciugare. Perché se per ogni uomo detenuto (tranne molti stranieri) c’è quasi sempre una compagna, una figlia, una madre a portare cibo e vestiti, per quasi ogni donna in carcere è il senso di colpa ad entrare molto più spesso dei pacchi con gli effetti personali.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 28 febbraio 2025
In questo 2025 sono già 14 i suicidi nelle nostre carceri. Puntualmente comunicati dal sindacato Uilpa che racconta dove e come ciò sia accaduto. Erano 89 al 31 dicembre 2024. Ma per il Guardasigilli Carlo Nordio non sono una notizia. Semplicemente non esistono. Basta scorrere Gnews, il giornale online di via Arenula che ogni giorno celebra le gloriose gesta di Nordio. Sappiamo tutto di lui, dove ha parlato, cosa ha detto, chi ha incontrato. Foto, video, discorsi. Uno storytelling monografico. Dove niente sfugge, neppure un passo o una visita del monarca della Giustizia. Parla alla Camera? Ed ecco il filmato, senza che risuoni la bagarre dell’opposizione. Incontra gli avvocati? E qui le ole sono garantite. Qualunque sia l’organizzazione che incontra. Parla in tv? Il video è assicurato. Più che Gnews il sito dovrebbe chiamarsi “Nordionews”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 28 febbraio 2025
Tra il 75 e l’80 per cento dei magistrati ha aderito alla protesta dell’Anm, che però per bocca del suo segretario Maruotti ha ribadito che “non ci sono margini di trattativa” sulla riforma sulla separazione delle carriere. È riuscito lo sciopero di ieri dell’Associazione nazionale magistrati. Con un’adesione tra il 75 e l’80 per cento dei magistrati, la protesta ha raggiunto la soglia che era stata prefissata informalmente da diversi esponenti del sindacato. Una dimostrazione di compattezza, che tuttavia sembra rinsaldare la linea più intransigente interna all’Anm, quella contraria a ogni forma di confronto con il governo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 febbraio 2025
L’Anm scende in piazza contro la separazione delle carriere: “Lo facciamo per i cittadini”. Circa l’80 per cento dei magistrati ha scioperato contro il ddl di riforma costituzionale per la separazione delle carriere: a comunicare il dato è stato il segretario generale dell’Anm Rocco Maruotti al termine dell’assemblea che si è tenuta questa mattina al Cinema Adriano di Roma, dopo il flash mob sulla gradinata della Cassazione. I numeri saranno affinati nelle prossime ore ma si attendono comunque quelli ufficiali che verranno forniti dal ministero della Giustizia nella tarda mattinata di domani. Intanto, però, i magistrati esultano e tirano un sospiro di sollievo: l’Anm si riscopre compatta dopo il flop dell’astensione contro la riforma Cartabia che vide l’adesione solo del 48 per cento delle toghe. “Risultato molto positivo”, ha commentato a caldo con il Dubbio il presidente del “sindacato” delle toghe Cesare Parodi.
di Giulia Merlo
Il Domani, 28 febbraio 2025
Il presidente Anm, Parodi: “Non scioperiamo contro qualcuno ma per difendere la Costituzione”. Il successo di partecipazione. Vertice della premier con Nordio e i vicepremier: “Disponibilità a un confronto costruttivo”, ma solo sulle leggi attuative del sorteggio. Costituzione in mano, coccarda tricolore al bavero e toga sopra i cappotti: a Roma il sole è quasi primaverile, ma fa freddo all’ombra del Palazzaccio di piazza Cavour. I magistrati si sono dati appuntamento sui gradoni davanti alla Cassazione circondata dalle impalcature per dare il via allo sciopero proclamato dall’Associazione nazionale magistrati contro la riforma costituzionale della giustizia voluta dal governo Meloni.
di Errico Novi
Il Dubbio, 28 febbraio 2025
In contemporanea con lo sciopero delle toghe, vertice di maggioranza a Palazzo Chigi: ecco la via (stretta) per la tregua sulla separazione delle carriere. L’idea è chiara: smorzare la tensione. Spegnere la miccia. Nel giorno in cui l’Anm sciopera, Giorgia Meloni riunisce i leader di tutto il centrodestra ed elabora una piattaforma per la distensione con le toghe. Dopo l’incontro a cui in mattinata intervengono, con la premier, Alfredo Mantovano, Carlo Nordio, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, Palazzo Chigi fa sapere che sulla separazione delle carriere “la maggioranza ha confermato la propria disponibilità a un confronto costruttivo, con particolare attenzione al dialogo con l’Anm. La riforma della giustizia”, si aggiunge per fissare un punto destinato a diventare slogan, “non è concepita contro i magistrati, ma nell’interesse dei cittadini”.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 28 febbraio 2025
La bulimia degli esecutivi e la regressione del giudiziario da potere a strumento di governo non sono fenomeni nazionali ma tendenze mondiali. Non basta il titolo per giudicare una riforma. Una volta scritte in Costituzione, le norme vanno fatte vivere ed è facile prevedere che le modifiche di marca governativa all’ordinamento della magistratura avranno effetti negativi sulla già pessima situazione della giustizia italiana. Ormai la polemica politica si nutre di modifiche costituzionali immaginate, le etichette e gli slogan che le accompagnano servono a confondere. Meglio guardare alle intenzioni di chi propone le riforme, soprattutto quando sono apertamente dichiarate. Così il monocameralismo che voleva Renzi non era quello di Ingrao, il presidenzialismo che spinge Meloni non è quello sul quale ragionava Calamandrei, la separazione delle carriere sulla quale ha messo la firma Nordio non è quella sostenuta da Vassalli.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 28 febbraio 2025
L’Anm: “Adesione allo sciopero oltre il 75%”. A Roma il presidio sulla scalinata della Cassazione e l’assemblea “da centro sociale” al cinema Adriano. Il presidente Parodi verso l’incontro a Chigi: “Spiegherò le nostre ragioni”. Davanti al palazzaccio della Cassazione i magistrati arrivano alla spicciolata: c’è chi si presenta già in toga, chi la tiene in mano, chi nello zaino. Chi si fa scortare dai figli piccoli, chi tiene le distanze, chi si incrocia e sembra non vedersi da un secolo. Le troupe dei programmi televisivi inseguono i volti più noti: il presidente dell’Anm Cesare Parodi, il segretario Rocco Maruotti, la presidente di Magistratura democratica Silvia Albano, il segretario di Area democratica per la giustizia Giovanni Zaccaro. È caccia aperta alle dichiarazioni da mandare in onda durante le trasmissioni della mattina.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 28 febbraio 2025
L’adeguatezza della misura di massima limitazione personale può però emergere da altri fattori quali il rischio di mantenimento dei rapporti “illeciti” con i consociati se il soggetto venga ammesso ai domiciliari. In caso di indagato per associazione dedita al traffico di stupefacenti non scatta la presunzione che la custodia cautelare sia la misura personale più adeguata a prevenire la commissione di nuovi reati, in assenza di radicamenti di stampo mafioso. Non si applica cioè la presunzione, recata dal comma 3 dell’articolo 275 del Codice di procedura penale, prevista per il reato dell’articolo 416 bis del Codice penale, che persegue l’associazione di stampo mafioso.
- Giudizio abbreviato, intercettazioni utilizzabili anche se la motivazione è secretata
- Ivrea. (To). Nel carcere grande sovraffollamento, scarsissimo lavoro
- Vasto (Ch). “Casa di Lavoro, realtà barbara”. Al Teatro Rossetti una riflessione sulla giustizia
- Firenze. Detenuti a fine pena, Confcommercio al fianco delle imprese
- Torino: “Ricomincio da me”, percorso di formazione in carcere con Corporate Academy Bosch









