di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 30 ottobre 2024
È questa l’intesa raggiunta nel corso del vertice di maggioranza che si è tenuto questa mattina presso il Ministero della Giustizia. La norma relativa all’applicazione del termine dei 45 giorni come limite alle intercettazioni non si applicherà ai reati di Codice Rosso, così come già avviene per i reati di mafia e terrorismo. È questa l’intesa raggiunta nel corso di un incontro dedicato alla modifica della disciplina in materia di durata delle operazioni di intercettazioni che si è tenuto in via Arenula alla presenza del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, del Viceministro, Francesco Paolo Sisto, dei Sottosegretari Andrea Delmastro Delle Vedove e Andrea Ostellari. Hanno partecipato al vertice i Presidenti delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato oltre ai capigruppo di maggioranza delle rispettive commissioni. In base all’intesa raggiunta, la proposta di modifica verrà anticipata da un ordine del giorno cui verrà data attuazione nel primo provvedimento utile, così da non rallentare l’iter di approvazione del DDL proroga intercettazioni.
consiglioveneto.it, 30 ottobre 2024
“Sorpresa a Palazzo. Mentre a Roma la maggioranza di destra approva, nel disegno di legge 1660, l’inasprimento delle condizioni delle detenute madri, rendendo facoltativo anziché obbligatorio il rinvio dell’esecuzione della loro pena in carcere se il minore è neonato, il Consiglio regionale del Veneto ha oggi votato all’unanimità la mozione, da me promossa, che impegna la Giunta di palazzo Balbi ad attivarsi con il governo affinché vengano modificate tali norme per le madri di bambini e bambine con meno di sei anni di età, sostituendo la contenzione in carcere con quella in case famiglia protette”.
Il Secolo XIX, 30 ottobre 2024
Quando gli agenti lo hanno trovato hanno chiamato i soccorsi: sul posto è intervenuto il personale del 118, che però non ha potuto fare altro che constatare il decesso. La Procura del capoluogo ligure indaga sulla morte di un detenuto di 56 anni trovato ieri nel suo letto in una cella del carcere di Marassi: l’uomo non aveva segni apparenti di violenza sul corpo e non soffriva di patologie pregresse. Ad accorgersi del decesso sono stati gli agenti della polizia Penitenziaria, che lo hanno trovato nel letto ieri mattina, sotto le coperte. Nessuno dei compagni di cella, secondo i primi riscontri, si sarebbe accorto di nulla. La Procura ha però deciso di aprire un fascicolo e di fare eseguire l’autopsia per capire che cosa sia successo.
di Sara Tanveer
Il Domani, 30 ottobre 2024
Dall’autopsia al coltello. In tanti esprimono dubbi su quanto ucciso alla stazione di Verona dove lo scorso 20 ottobre è stato ucciso il ragazzo maliano di 26 anni. E una domanda su tutte resta sospesa: quel colpo sparato da un agente della Polfer era necessario? Per la destra l’agente avrebbe sparato per “legittima difesa”. Le ombre sulle dinamiche che hanno portato all’uccisione di Moussa Diarra, il 26enne maliano ucciso da un agente della Polfer davanti alla stazione di Verona il 20 ottobre, sono molte. Almeno secondo chi in queste settimane ha continuato a porre domande. E che sabato è sceso in piazza nella città veneta dietro lo slogan “Verità e giustizia per Moussa Diarra”. Durante l’autopsia, svoltasi lo scorso giovedì, non sono stati rinvenuti segni di colluttazione. Un dato che, unito al fatto che il proiettile che lo ha ucciso non è stato sparato a distanza ravvicinata, quindi non durante un corpo a corpo, solleva qualche perplessità sulla ricostruzione dell’accaduto in cui, da subito, si è parlato di “legittima difesa” e di un ragazzo in preda a un raptus di violenza incontrollabile verso le autorità e l’ambiente circostante.
di Abdulkadir Monaco, Abdullahi Omar e Marie Moïse
Il Domani, 30 ottobre 2024
Moussa Diarra “non ci mancherà. Grazie ai poliziotti per aver fatto il loro dovere”. Le parole di Matteo Salvini, di fronte all’uccisione di Moussa Diarra per mano armata di un poliziotto a Verona fanno da cornice perfetta al manifesto del razzismo istituzionale made in Italy. Moussa Diarra era in condizioni di alterazione psico-fisica e avrebbe dovuto ricevere assistenza medica, non essere ucciso. Invece Salvini ha costruito il “mostro” per difendere una presunta operazione di “sicurezza” che ha esposto la vita di Diarra a una morte brutale e prematura. Se la risposta istituzionale alla sofferenza fisica e mentale è un incentivo a premere il grilletto, chi ha bisogno di mettersi al sicuro in questo Paese?
di Alice Dominese
Il Domani, 30 ottobre 2024
Il gip del tribunale di Torino ha accettato la richiesta di rinvio a giudizio per la direttrice delegata della società che gestiva il Cpr e per il medico della struttura al momento della morte di Moussa Balde. L’ispettore capo della Polizia indagato ha patteggiato un anno di reclusione. La direttrice delegata di Gepsa, la società che gestiva il Cpr di Torino e il medico della struttura andranno a processo per la morte di Moussa Balde nel maggio del 2021. Il gip del tribunale di Torino ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio della procura per i due, mentre un ispettore capo della polizia indagato per dei falsi relativi alla compilazione di una serie di relazioni di servizio ha patteggiato un anno di reclusione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 ottobre 2024
L’appello di associazioni, enti del terzo settore, sindacati e professionisti. “Noi siamo umani”. Questa scritta, trovata su un muro del Cpr di Torino, rappresenta un grido silenzioso che ancora riecheggia tra le pareti della struttura di corso Brunelleschi, chiusa dal marzo 2023. Elena Ferro, segretaria della Camera del lavoro di Torino, lo definisce come “il buco nero della democrazia”, dove i segni delle rivolte - dalle scarpe abbandonate ai biglietti sparsi - testimoniano una storia di disperazione e resistenza. Ora rischia di riaprire. La chiusura del Centro, ricordiamo, è avvenuta in seguito a una serie di eventi drammatici, culminati nel suicidio del ventitreenne Moussa Balde.
di Anna Dazzan
udinetoday.it, 30 ottobre 2024
Ancora un’azione civica per chiedere la risoluzione dei problemi igienico sanitari della prima sezione del carcere di Udine. Giovedì 7 novembre un seminario. A Udine c’è una voce che, da mesi, si alza costante per la risoluzione di una problematica lontana dagli occhi dei più, quella delle condizioni igienico sanitarie della prima sezione del carcere di Udine che soffre anche dell’ormai drammatico sovraffollamento. A portare avanti con costanza la richiesta di provvedere alla questione i due uomini che si sono avvicendati nel ruolo di garante dei detenuti di Udine, l’avvocato penalista Andrea Sandra, che ha raccolto il testimone da Franco Corleone. Quest’ultimo sempre in prima linea, non solo a parole, ma anche a fatti, ha rinnovato un’azione che già in passato lo aveva visto protagonista: il digiuno.
di Claudio Labate
lacnews24.it, 30 ottobre 2024
Un protocollo di intesa per favorire l’inserimento socio-lavorativo delle persone soggette a restrizioni della libertà personale nel territorio della città metropolitana di Reggio Calabria, simbolo di attenzione e civiltà rieducativa, frutto di un enorme sinergia istituzionale tra tanti soggetti che ognuno per la propria parte porterà il proprio mattoncino per la realizzazione degli obiettivi che si prefissa il documento. Oggi pomeriggio nel Salone degli Stemmi del Palazzo del Governo sono state diverse le firme apposte in calce al Protocollo che prevede quindi il coinvolgimento, oltre della Prefettura, dell’Assessorato Regionale politiche per il lavoro, del Tribunale di Sorveglianza, delle Direzioni degli Istituti penitenziari di Reggio Calabria, delle Case Circondariali di Palmi e Locri, dell’Istituto a Custodia Attenuata di Laureana di Borrello, dell’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna, di Confindustria, dell’Ance, del Fai, dei Garanti, regionale e comunale, dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, dell’Arpal - Azienda Calabria lavoro, del Centro per l’impiego di Reggio Calabria, dell’Ente Scuola Edile Formazione e Sicurezza cittadino.
di Gloria De Vincenzi
Gazzetta di Mantova, 30 ottobre 2024
Richiesta di Verdi Sinistra dopo la visita ai detenuti. L’assessora: “Via Roma si impegnerà a sensibilizzare privati ed enti. Sinistra Italiana e Alleanza Verdi-Sinistra erano oggi, martedì 29 ottobre, in visita al carcere di Mantova e la delegazione provinciale è uscita dalla struttura di via Poma con una richiesta precisa, rivolta al Comune: un aiuto per favorire il reinserimento lavorativo. Oggi i detenuti in permesso di lavoro sono quindici ma potrebbero essere molti di più e alleggerire in parte la pressione di un sovraffollamento che a Mantova è del 150%: 97 posti e 150 persone nelle celle anguste di un edificio vetusto.
- Rovigo. Il Sottosegretario Ostellari: “Il carcere minorile apre a marzo”
- Trieste. Una finestra sul carcere. Problematiche e criticità del sistema penitenziario italiano
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