volerelaluna.it, 30 ottobre 2024
Non c’è più tempo: bisogna fermare la strage di vite e diritti nelle carceri italiane. Più di quanto non sia mai stato, le carceri italiane sono diventate un luogo di morte e di disperazione. Dall’inizio dell’anno ormai ben oltre settanta le persone che si sono tolte la vita dietro le sbarre, quanti non mai dall’inizio del secolo in poco più di nove mesi. E con loro hanno deciso di farla finita sette agenti di polizia penitenziaria. Ognuno di loro avrà avuto le proprie personali ragioni per arrivare a quella scelta ultima ed estrema, ma quelle morti ci interrogano sull’ambiente di vita e professionale in cui avvengono e sulle sue croniche carenze. Sono ormai 62.000 i detenuti nelle carceri italiane, circa quattordicimila in più dei posti effettivamente disponibili. In un anno, quasi quattromila in più.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 30 ottobre 2024
Il Comitato per la prevenzione della tortura in via Arenula. Finalmente l’esecutivo italiano ha accettato di incontrare il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa. Ad aprile, dopo la visita del Cpt nel nostro Paese, i final talks richiesti erano stati disertati dai ministri e sottosegretari del governo Meloni. Strasburgo non l’aveva presa bene, e ha elevato la richiesta al livello superiore, tipico delle situazioni problematiche con un determinato Paese. Gli high-level talks, cui avrebbe dovuto partecipare anche il ministro Piantedosi, sono stati invece accettati ieri dal Guardasigilli Carlo Nordio che in via Arenula ha ricevuto il Presidente del Cpt Alan Mitchell. “L’incontro è stata l’occasione per illustrare le iniziative avviate dal governo per affrontare le criticità del sistema carcerario”, ha fatto sapere il ministro.
di Angela Stella
L’Unità, 30 ottobre 2024
Il ministro ostenta ottimismo, però è stato l’organismo del Consiglio d’Europa a chiedere un incontro, preoccupato per lo stato delle nostre prigioni. L’ex presidente del Cpt e garante Palma avvisa: “Se la situazione non cambia, il Comitato dovrà ricorrere a strumenti che non si addicono a un Paese di tradizione democratica”. Il giorno dopo la denuncia dell’associazione Antigone per cui “il numero delle persone detenute nelle carceri italiane ha superato le 62.000 unità. Era dal 2013, cioè dall’anno della Sentenza Torreggiani con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia per i trattamenti inumani e degradanti generalizzati nelle carceri italiane” il Ministro Nordio ieri ha ricevuto a via Arenula il Presidente del Comitato Prevenzione Tortura del Consiglio d’Europa, Alan Mitchell.
anteprima24.it, 30 ottobre 2024
In Italia, nel 2024, si sono finora suicidati almeno 78 carcerati (di cui uno detenuto in un Cpr), contro i 70 del 2023 e gli 85 del 2022. In Emilia-Romagna si contano sette suicidi, a poca distanza dai nove del 2005. Negli ultimi 22 anni, nella regione, si sono tolte la vita ottanta persone. Numeri che rischiano di sottostimare il fenomeno, per il responsabile dell’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali Gianpaolo Catanzariti: “Sui suicidi non esistono dati ufficiali, riteniamo che la stima di 78 sia in difetto rispetto al numero reale. Le morti per altre cause sono 114″. In generale, i numeri sono “la spia di un fallimento del sistema” testimoniato anche da altri fattori come il sovraffollamento e i dati sulla recidiva.
di Alessandra Mussolini
Il Riformista, 30 ottobre 2024
La politica ignora il dramma negli istituti penitenziari: spendersi per i detenuti non porta voti. Intanto l’odio serpeggia, il riscatto sociale viene dimenticato e dilaga il desiderio della vendetta. L’errore da non commettere quando si parla della situazione delle carceri italiane è quello di fare ricorso al termine “emergenza”. Perché quando lo si fa, e accade molto spesso, si nega la vera natura del problema. Non occorre compulsare un dizionario per capire che ci si riferisce a un’emergenza quando si ha a che fare con una circostanza imprevista. Ebbene, il sovraffollamento degli istituti di pena e le conseguenti condizioni indegne di detenzione non hanno proprio nulla di imprevisto.
limprenditore.com, 30 ottobre 2024
Un progetto che punta al reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro. Un team instancabile, attivo da nord a sud, e in costante contatto con le imprese. Abbiamo intervistato la coordinatrice di Seconda Chance, Flavia Filippi, approfondendo l’impatto che l’impegno sociale delle aziende ha anche sulla loro immagine e competitività. Centinaia di opportunità di lavoro già assicurate a detenuti, affidati ed ex detenuti grazie alla disponibilità di centinaia di imprese, e giornate infinite per Flavia Filippi e la sua rete di referenti regionali e collaboratori dal nord al sud Italia: la giornalista del TgLa7 - che abbiamo intervistato per questo numero - coordina dal 2022 l’associazione no profit del terzo settore Seconda Chance, che porta avanti anche formazione, sport, svago e altro per migliorare la condizione della popolazione carceraria.
di Errico Novi
Il Dubbio, 30 ottobre 2024
Nel doppio vertice di ieri a via Arenula, il ministro detta i tempi ai Parlamentari di maggioranza. Intercettazioni, il limite dei 45 giorni escluso per i reati del Codice Rosso. Se si vuol capire la determinazione della maggioranza sulla giustizia basta partire dalla prima notizia trapelata dal vertice di ieri a via Arenula: l’eccezione prevista - o meglio, concordata al summit - per il limite di 45 giorni imposto alle intercettazioni: il tempo massimo concesso ai pm per l’uso dello strumento investigativo (prorogabile solo qualora emergano elementi “specifici e concreti” nella prima fase degli “ascolti”) sarà derogabile non solo per i reati di mafia e terrorismo, ma anche per le violenze in famiglia, e in generale per tutti i casi che rientrano nel “codice rosso”.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 30 ottobre 2024
Nordio vede la maggioranza: corsia preferenziale per la riforma. Il ministro: “È popolare, c’è sfiducia nei magistrati”. Accelerare. A costo di approvare la riforma della separazione delle carriere entro novembre, o al massimo entro la fine dell’anno. È la risposta, o meglio la ritorsione, del governo alla decisione dei giudici del Tribunale di Roma di dichiarare illegittimo il trattenimento di 12 migranti in Albania, a cui il governo ha già risposto approvando un decreto legge. Proprio ieri, tra l’altro, il Tribunale di Bologna ha rinviato alla Corte di Giustizia europea la norma con cui l’esecutivo aveva provato a mettere una toppa alla sentenza. Ma la questione è più ampia e più complessa delle decisioni della magistratura sull’immigrazione: da mesi a Palazzo Chigi aleggia il fantasma di un complotto di una parte della magistratura contro il governo.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 30 ottobre 2024
Meloni prova a blindare i provvedimenti sulla cybersicurezza. Ma la procura di Roma indaga su un altro caso di spionaggio. Una fitta giornata di appuntamenti per non concludere niente. Il governo Meloni, in imbarazzo per la vicenda dei dossieraggi, ieri ha tentato di dare un’immagine di operatività sul tema della giustizia convocando due vertici di maggioranza con il guardasigilli e un consiglio dei ministri che però non son serviti a recuperare terreno sulla permeabilità dei servizi di sicurezza. Anzi, contrariamente a quanto comunicato in precedenza, il tema non è stato proprio affrontato in nessun luogo istituzionale, venendo sbianchettato addirittura dall’ordine del giorno del Cdm un attimo prima che cominciasse la riunione.
di Simona Musco
Il Dubbio, 30 ottobre 2024
Votate in V Commissione le proposte per la nuova Circolare sulle nomine. Accordo tra Unicost, Md e gli indipendenti Mirenda e Fontana. La V Commissione del Consiglio superiore della magistratura ha sciolto le riserve sulle proposte da sottoporre al plenum per il nuovo Testo unico sulla dirigenza, dal quale dipenderà il futuro delle carriere dei magistrati. L’intento dichiarato è quello di individuare un antidoto alle degenerazioni che hanno portato allo scandalo dell’Hotel Champagne e di definire in maniera chiara, una volta per tutte, i limiti della discrezionalità del plenum, oggetto di un continuo botta e risposta con la giustizia amministrativa. I due testi arrivano dopo un serrato confronto e la richiesta aperta del vicepresidente Fabio Pinelli di una sintesi tra le proposte in gioco, che inizialmente prevedevano, da un lato, un ritocco al testo attualmente vigente e dall’altro una “rivoluzione”, con l’introduzione dei punteggi. La sintesi, alla fine, non c’è stata, almeno non al punto da ridurre ad una le proposte. Ma il lavoro di confronto ha portato ad un riposizionamento delle correnti, con, da un lato, la proposta appoggiata da Area e Magistratura indipendente e, dall’altro, quella sponsorizzata da Magistratura democratica, Unicost e le toghe indipendenti Roberto Fontana e Andrea Mirenda. Una sorta di prequel della campagna elettorale in vista del rinnovo dei vertici dell’Anm, secondo alcuni, che di fatto potrebbe ridisegnare gli equilibri all’interno del Csm.
- Intercettazioni, il limite dei 45 giorni non si applicherà al Codice rosso
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