di Francesca Lequaglie e Virginia Tallone
Il Domani, 28 febbraio 2025
A cosa serve la riduzione del danno per i consumatori di stupefacenti. Riconoscere le persone che consumano sostanze come portatrici di diritti. Questo alla base di una pratica portata avanti da realtà su tutto il territorio nazionale che da anni si occupano di ridurre rischi e danni correlati all’uso di stupefacenti sul piano sanitario e sociale. Si chiama “Riduzione del danno” e parte da due presupposti: che il consumo di sostanze non si combatta solo con repressione e carcere; e che anche chi usa stupefacenti ha diritto alla tutela della salute. L’uso di sostanze è un fenomeno complesso. Esistono diversi profili e stili di consumo, nonché un’infinità di stupefacenti. L’approccio della Riduzione del danno mira, appunto, a ridurre rischi e danni legati all’uso di sostanze. È uno dei quattro pilastri della politica europea sulle droghe (insieme a prevenzione, cura e riabilitazione, lotta al narcotraffico).
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 27 febbraio 2025
I Garanti territoriali hanno indetto una giornata di protesta. La priorità dei penalisti è fermare i suicidi: quindici da inizio anno. Una giornata di protesta nazionale contro il sovraffollamento nelle carceri, indetta per il 3 marzo. L’iniziativa è dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale che, in un documento congiunto, chiedono la mobilitazione e la solidarietà non solo dei garantisti e dei tanti volontari dell’area cattolica ma anche dell’avvocatura, della magistratura, della politica, oltre che della società civile.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2025
Visitare un carcere è sempre un’esperienza dolente. Visitare un carcere minorile lo è ancora di più, in quanto recluse dietro quelle mura ci si imbatte in una giovinezza, in un’esplosione di vita, in una pienezza di futuro e di speranza che si avvertono drammaticamente come interrotte, spezzate, mortificate, piangenti. Sono appena rientrata da una visita a un istituto penale per minorenni e l’angoscia di quelle esistenze adolescenti mi è rimasta, come ogni volta, appiccicata addosso.
di Andrea Bulleri
Il Messaggero, 27 febbraio 2025
Qualcosa, anche se lentamente, si muove. Sono sempre di più i detenuti che svolgono un’attività lavorativa mentre scontano la loro pena in carcere. E sono sempre di più quelli che lo fanno non alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, datore di lavoro naturale (e per molto tempo, l’unico) di chi decide di imparare un mestiere dentro una struttura detentiva, ma assunti da imprese private e cooperative sociali. E i numeri sono destinati a crescere ancora, dal momento che sono stati già individuati (e dovrebbero partire a breve) 200 interventi in decine di penitenziari italiani per la ristrutturazione “totale o parziale” di spazi, anche all’aperto, da destinare ad aree di lavoro: panifici, falegnamerie, aule studio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 febbraio 2025
Obbligo di avere i capelli sempre ben puliti e, se tinti, di colore naturale. Le donne, in particolare, dovranno avere unghie impeccabilmente curate, con uno smalto che sia sobrio. E fuori servizio? Divieto di eccentricità, silenzio imposto sui disagi delle carceri, divieto di commenti irriverenti sui social. Non solo detenuti nel mirino, con il nuovo reato di rivolta che criminalizza anche proteste pacifiche, ma anche agenti penitenziari stretti in una morsa di regole che, come denuncia il segretario Uilpa Gennarino De Fazio, “sono un attacco alle libertà costituzionali”. Parliamo di una recente bozza del nuovo regolamento di servizio del corpo di Polizia penitenziaria, che contiene delle modifiche rispetto all’attuale. Come si legge nel documento, inviato alle rappresentanze sindacali, la revisione è stata effettuata da parte del gruppo di lavoro presieduto dall’attuale capo del Dipartimento penitenziario facente funzioni e coordinato dal direttore generale per la gestione dei beni e servizi e degli interventi in materia di edilizia penitenziaria.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 27 febbraio 2025
Al Csm la destra spacca il plenum davanti a Mattarella. Che poi parla di “irrinunciabile indipendenza”. Gaeta nuovo pg della Cassazione. Oggi incontri e manifestazioni in tutta l’Italia. Una vigilia agitata per lo sciopero dei magistrati che andrà in scena oggi: l’elezione del nuovo procuratore generale della Cassazione al plenum del Csm presieduto dal presidente Mattarella è stata particolarmente complicata. Prima di tutto perché non si è arrivati a una decisione unitaria come auspicato dal Colle, e poi perché la spaccatura non è stata generata solo dai laici di destra, ma anche da quattro dei sette consiglieri di Magistratura indipendente. E così se i numeri del vincitore annunciato Pietro Gaeta sono notevoli (20 voti), quelli dello sfidante Pasquale Fimiani sono stati migliori del preventivato (9). Il vicepresidente Fabio Pinelli, come da prassi, si è astenuto. “Non c’è dubbio che Gaeta avesse molti più titoli di Fimiani - spiega al manifesto un togato che nota la divisione interna ma pensa che non vada enfatizzata troppo -, comunque parliamo di due figure di altissimo profilo”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 27 febbraio 2025
Ancora divisioni interne alla magistratura in vista dello sciopero di oggi contro la separazione delle carriere. E i penalisti criticano il sindacato. “Noi magistrati componenti del Consiglio superiore della magistratura manifestiamo l’adesione alle ragioni dello sciopero dell’Associazione Nazionale Magistrati. Invero si tratta di uno sciopero che la magistratura associata ha indetto non per tutelare interessi di categoria, ma per porre con forza all’attenzione dell’opinione pubblica il tema della garanzia dell’autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario e, dunque, della tutela dei diritti di tutti”. Con queste parole, 19 consiglieri togati su 20 di Palazzo Bachelet aderiscono, idealmente, alla protesta indetta dall’Anm contro la separazione delle carriere.
di Stefano Musolino e Giovanni Zaccaro*
Il Manifesto, 27 febbraio 2025
Sciopero dei magistrati. Decine di incontri con la cittadinanza organizzati per spiegare che la riforma Nordio non renderà i processi più veloci o le decisioni più giuste, ma separerà i pubblici ministeri dal potere giudiziario, con il pericolo che vengano attratti nella sfera di influenza del potere esecutivo. Lo sciopero è vissuto dai magistrati come una specie di tradimento della loro essenza. Abituati come sono a rendere il loro servizio, nonostante le pessime condizioni di lavoro e anzi supplendo all’inefficienza e all’inadeguatezza delle strutture che il ministero della giustizia dovrebbe garantire, scioperano mal volentieri. E, infatti, non protestano per difendere privilegi, né per chiedere migliori condizioni di lavoro, nonostante ce ne sia un gran bisogno. Piuttosto, scioperano per tutelare il diritto dei cittadini ad avere giudici e pubblici ministeri autonomi e indipendenti, all’interno di quell’assetto di delicati equilibri istituzionali che la Costituzione ha previsto e che la riforma Nordio vorrebbe destrutturare.
di Oliviero Mazza
Il Dubbio, 27 febbraio 2025
È indiscutibile l’elevato tasso di democraticità della riforma, ben lontana dai cupi fantasmi illiberali evocati anche nelle ragioni dell’Astensione. Il dibattito sulla riforma costituzionale della separazione degli ordinamenti si intensifica e si inasprisce proprio in vista dello sciopero nazionale dei magistrati, fatto, quest’ultimo, di per sé indicativo di un’obiettiva patologia. In una democrazia compiuta non può essere ritenuto fisiologico che l’ordine giudiziario si sollevi contro la volontà espressa dal Parlamento e, prima ancora, dal popolo sovrano nel momento elettorale. Non va dimenticato, a titolo di premessa, che la separazione delle carriere non è stata solo oggetto di una legge di iniziativa popolare, promossa da Ucpi e sostenuta da oltre 72.000 firme di cittadini, ma era parte integrante e qualificante dei programmi sui quali l’attuale maggioranza parlamentare ha ottenuto un largo consenso elettorale e, addirittura, dei programmi di alcuni importanti partiti dell’opposizione.
di Tullio Padovani*
L’Unità, 27 febbraio 2025
La protesta dell’Anm di oggi è diretta a contrastare la riforma della giustizia. Ma per la Consulta non si può ostacolare il libero esercizio di un potere legittimo. L’art. 40 della Costituzione garantisce a tutti - come è noto - il diritto di sciopero secondo le leggi che ne regolano l’esercizio: tutti, compresi ovviamente i magistrati, che legittimamente possono astenersi dal prestare la propria opera per le più diverse rivendicazioni, al pari di qualsiasi altro lavoratore. Ma, al pari di qualsiasi altro lavoratore, non proprio per tutte le rivendicazioni. In proposito, occorre ricordare che, quando la falcidia della Corte costituzionale calò sul cespuglio dei delitti di sciopero a suo tempo inseriti nel codice Rocco, la potatura non fu integrale; in particolare, non lo fu nel caso dell’art. 504 c.p., che contempla la “coazione alla pubblica autorità mediante serrata o sciopero”.
- Così il governo riscrive il sistema che tutela l’indipendenza delle toghe
- Per la Cassazione la morte in cella per overdose è colpa (anche) dello Stato
- 41-bis, il no a detenere una pianola e libri di musica viola il diritto allo studio del detenuto
- Piemonte. Crisi della salute mentale nelle carceri, l’allarme dalla Camera penale
- Cremona. Si impicca in carcere dopo una lite con un laccio fissato a poco più di un metro dal pavimento









